La poverina




Cassiopea annuvolata, la treccia
nera sono le tue vertebre sporgenti
flesse le ginocchia, tese le braccia
all’abatjour accesa, coricata

ti adombri, lo sguardo perso nel vuoto
la schiena magra gli volgi oziosa
che un muro di silenzio incupisce
né altrimenti potrà alleggerirsi

se non egli quelle stelle
come l’appuntamento della notte
te disertata distesa di spazi

non desideri più se non un volto
tra le scapole baciarti la nuca
un vampiresco suggerti il dolore.



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