ventiundici

con una parzialità irrilevante, 
per un paese d’elezione langue


sono presa da quegli occhi
rannicchiata vorrei starci
in fetale posizione
un grumo di secrezione.

non mi han guardato abbastanza
per volermi risucchiare
verrà il giorno verrà il tempo
che starò solo là dentro.

*

questo accadde. ma che non accada più
ci si augura, che fu molto azzardato.
che sia sciagura il male derivato
alla nostra mente non andrà mai giù.

rotola sull’esofago, deglutì
disgraziato, a secco di saliva,
il grumo rimbalza in salita
s’annida, ha preso posto nel cervello.

consideralo un fatto molto bello
sia amore, fratello. La cosa strana,
dato il genere di questo episodio?
per la ripetizione un alto odio.

*

quando non voglio proferirne una
l’ho dichiarato e sono di parola.
niente mi viene più facile al mondo
che chiudermi nei muri dei mutismi.

sempre più inarrivabili li alzo
protettiva che manco me n’accorgo
non vedo altro che pietre e sassi
e buche dove vogliono li infossi.

cumuli di energia versati a vita
tengono i liguri muretti a secco
basta ogni tanto qualche colpetto;

ci vogliono secoli di abbandono
infiltrazioni e nemica l’edera
pervicace finché un pezzo sgretola.

*

ti abbassi a farmi scendere
o mi innalzi tu a salire?
ci incontreremo sulle scale
e sempre ci faremo tanto male?

il bene è salito è sceso ed è scomparso,
la fluttuazione l’aveva già morso
la sera la notte la mattina
sto ferma alla finestra da cretina.

*

l’avvenimento che non meritasse
d’esser messo in conto con le tasse
ti lascerebbe più scoperto il fianco
se impreparata ti mandasse in bianco.

aver sudate le venti camicie
le sette paia di scarpe col tacco
lo so l’attesa eccita e blandisce
però preparati a subire smacco.


*


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