Anima?




« Aspetti. Ha mai considerato lo strano cammino della vita attraverso i millenni dei millenni? Da principio, chi eravamo? Protozoi, celenterati. La sensibilità esisteva, ma rudimentale. Lo spirito, quello che viene chiamato spirito, non era ancora nato. O meglio era una fiammella così minuscola, timida e vacillante che la differenza col mondo vegetale si notava a stento. […]
Allora... Ecco, col passare dei millenni, a poco a poco l'evoluzione, il progresso delle facoltà raziocinanti o per lo meno, dei riflessi condizionati, o per lo meno della sensibilità... Mi spiego? A un certo punto di questo interminabile cammino, voilà, il fenomeno che io dico di mostruosità più strabiliante che registri la storia del creato. »
Ismani rise: « L'uomo? ».
«L'uomo », confermò Endriade. « Nel quale con rapidità addirittura precipitosa, nel giro di pochi milioni d'anni si, può dire, si è prodotta una deformazione, un caso di gigantismo, una tumescenza che quasi quasi dubito fosse compresa nel progetto ini-ziale della creazione, tanto va poco d'accordo con tutto il resto. »
«Una deformazione? »
«Sì. La massa cerebrale diventa sempre più imponente, la teca cranica si espande, il sistema nervoso raggiunge una complessità da far paura, insomma l'intelligenza dell'uomo si distanzia sempre più da quella di tutte le altre bestie. […]» […]
«Aspetti. Ancora un passo. La faccenda è addirittura ovvia, ma bisogna che io le dica tutto. Bene. Sviluppandosi in modo abnorme il cervello dell'uomo, e il suo sistema nervoso, e la complessiva sensibilità, a un certo punto... A un certo punto, caro collega, è entrato in scena un elemento imponderabile, un prolungamento incorporeo del corpo, un'escrescenza invisibile eppur sensibile, una protuberanza che non ha precise dimensioni, peso, forma, che scientificamente parlando non sappiamo con sicurezza neanche se esista. Ma che ci dà tanto di quel filo da torcere: l'anima! » […]
« […] il pensiero voglio dire, l'instancabile moto delle idee che non hanno riposo neanche in sonno; di più, di più, non solo il pensiero, ma la sua individualizzazione, la permanenza dei caratteri, insomma quel tumore fatto d'aria che però talora ci pesa addosso come se fosse piombo, l'anima, l'anima […]»

Il grande ritratto

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