Georgien 2008

Georgien 2008

IN MISERO TONO SEMISERIO, bizzebizzarre






Invito personale, trasmissibile o meno a Vs. scelta

S.P.V.R.




Riflessioni sullo stato dell'arte

Il luogo della trascendenza non è di qua nè di là ma è un confine.
Karl Jaspers, Phlosophie (1932-1955), III: Metaphysik





Conferenze della Confraternita del confine, tre serate:


 Labile equilibrio labile

Linnamoramento è un cannocchiale, lamore un caleidoscopio

Il sigillo del sogno        

           


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Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°1:



Labile equilibrio labile 

Pregi degli equilibri precari






Canovaccio per intavolare la conversazione, cui sarà gradito ogni e più eterogeneo contributo
Vale come invito


Virtù estetiche e morali dello stare in bilico.
Funzione vitale di pieni e vuoti nell'interscambio ai fini evolutivi. Dal molecolare al regionale attraverso il personale, figure e metafore nel modello lunare.

Il bisogno di acquisire e il bisogno di perdere.
Contenitori finiti per trasformazioni infinite. Dalla fisica alla metafisica, e in particolare per quanto concerne permeabilità atomica della materia, moti di adsorbimento, trasporto, espulsione.
Pragmaticità del Do ut des. Inspirare, espirare, reagire chimicopsichico. Nobiltà del sangue ora arricchito ora impoverito per veicolare ossigeno. Qualità irrisolte dell'energia viaggiante, nella luce come nel suono. Fantasie spirituali del dolce stilnovo e indagini fondate su intuizioni. Stimoli del superfluo o di ciò che, ancora - per ignoranza - ci pare tale.
Delineare l'obiettivo: frammenti di economia. Dalle bilance ai bilanci sempre per successive approssimazioni.
Continuamente e contemporaneamente in debito e in credito verso la natura, verso la vita, verso sé stessi. Manodopera e manovalanza nella movimentazione dei carichi. Banca dati del passaggio di proprietà. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto è oggetto di scambio: universalità del mercato. Quantità ingenti o infinitesime a seconda del prodotto, ma ininfluenti di per sé sull'entità degli effetti nelle reazioni. Un fulmine bastò a scatenare il caos; molto ci volle per disintegrare l'atomo.

Dove abbiamo messo certe cose non lo sappiamo più.
La casa nasconde ma non ruba, l'universo nemmeno ( Astolfo sulla luna e Le cosmicomiche ). Valenze sessuali del metti e leva. Oppugnabilità della sola funzione procreatrice del seme. Impossibile tener conto di tutti i beni circolanti.
Accordo e comunanze nella substanzialità dell'occhio spassionato di Leopardi e De Filippo. Filosofia taoista, complementarietà yin e yang,  e matematica della percezione da Goethe a Wittgenstein.
Non c'è niente di bello così ben sistemato che non possa essere rotto; niente di prezioso così ben piazzato che possa non venir danneggiato. Lode dell'effimero da Qohelet a tutti i libri sacri, visto nell'ottica evoluzionista come stadio di un unico processo.
Delle certezze abbiamo imparato a fare a meno.
"Dove andremo a finire?" e di quanto questa domanda non interessi più di tanto né a Queneau né tantomeno a Rabelais. Gode chi vuole godere, chi vuol esser lieto sia. Anzi, il dubbio, il tarlo erosivo, è fattore onnipresente e generatore di ulteriori curiosità, quindi generatore per eccellenza. Il beneficio del dubbio non è una concessione.

Ciclicità e abitudine come base fondante per i moti sia fisici che dell'animo.
Data una tavola di legno massiccio. Data la realtà tale e quale ce la troviamo, per quanto sia dato accorgersene. Dato un pensiero catturato, sviscerato, articolato e compiuto. Occorre la terraferma per ballare; almeno la corda tesa per l'acrobata.







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Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°2:


L’innamoramento è un cannocchiale, l’amore un caleidoscopio

Di come sia difficile vivere (essere all’opera) senza binocoli.






Un gioco di lenti d’ingrandimento solo in parte regolate manualmente e dalla volontà; in parte regolate o sregolate dal giocherellare della mano sinistra, o dalla futilità.

            Una persona passa in primo piano mentre è nella folla. E' stato detto suggestivamente “sopravvalutazione delle differenze marginali che esistono fra una e l’altra”.
            Ma non pare l’innamorato uno che dà giudizi di merito su quali che siano differenze: a suo dispetto - a volte -  per lui ha scelto il cuore. Peggio o meglio ancora, per lui ha scoccato una freccia al cuore Cupido. Dopodichè mitologicamente qualcuno è cieco.
Neanche accade così spesso che i difetti dell’innamorato siano trasfigurati stendhalianamente. Coglie più nel segno, per la passione, l’amo e odio di Catullo.
La lente d’ingrandimento non cambia l’oggetto, solo da quest’ultimo orizzonte il guardo esclude, come leopardianamente sappiamo.
L’atto di concentrare lo sguardo. Se poi, oltre a un sentire leopardiano, abbiamo la possibilità di vivere il nostro sentire, ecco che in breve ricaveremo dall’esperienza questo dato: la predilezione di una parte - in questo caso, dell’umanità - rispetto alla visione d’insieme, non sarà una perdita.
Anzi sarà come un riconoscimento dei propri limiti: riconoscere il limite di essere una sola persona, porsi a tu per tu di fronte a un’altra.
La spia fatta di vetri, come gli indigeni ‘battezzarono’ il cannocchiale, diventa per gli innamorati un ottimo strumento di circospezione.
Siamo tanti, siamo soli, e poi siamo meno soli. A volte sembra di essere in due, ma siamo sempre in tanti. Siamo quasi tutti convinti di essere in due almeno in certe occasioni, eppure non è così. Non tardiamo ad accorgerci che c’è sempre almeno un neonato, che sbircia sulla sua occasione di essere concepito. Ammettiamolo. E’ dura ma è così.
In mezzo alla folla uno si può sentire molto solo se gli manca qualcuno in particolare.E quando sembra di essere soli? Ci sentiamo proprio soli, è sicuro che non c’è nessuno nel raggio di molti passi. Ma, senechianamente, necessariamente, capita a tutti: male o non male, gaudio o non gaudio, non saremo mai i soli a sentirci soli.
Ciò nonostante è terribile sentirsi soli; è terribile come non  poterlo essere quando si vorrebbe; ma, assolutamente, ci si sente lo stesso soli.
Il lato buono è quando si comincia a capire che, magari la sensazione è tutto, ma non sempre coincide con le cose come stanno, con quello che è. Capire che,  per quanto fisico e fisiologico e sensoriale sia il sentire, non si sente sempre quello che c’è, ma anche quello che non c’è. Naturalmente non c’è ma ci circonda, perchè così ci immaginiamo. Abbaglio, illusione, evocazione. Effettivamente.
La sensazione più facile è avvolta in un alone di fantasia. Possiamo solo riconoscerlo, in parte è sempre così. Come un’ombra, la fantasia, lo vogliamo o no, non possiamo spiccarla da noi. Montalianamente.
Nemmeno nel supremo tentativo di essere per una volta razionali, sappiamo prescindere dalla fantasia. Non saremo mai puri, perché siamo un imprescindibile misto. La fantasia dentro di noi, non sappiamo nemmeno bene dove finisce, dove comincia qualcos’altro. Stiamo parlando di introspezione.

“Rammento che neppure sono stata mai quello che si dice un’osservatrice. Sempre meravigliata di chi sa fissare i particolari, descriverli. Un’ulteriore spinta a imparare a scrivere.
Ho capito che ho carpito, per natura, tendenzialmente, ho carpito altro dall’immagine; sotto l’immagine, dentro l’immagine, non l’immagine. La sensazione.
E scrivere cura: perché per essere comprensibile, bisogna almeno in parte rendere l’immagine.
Del resto, tutto questo guardare immagini moderno, esagerato, esteriore, non mi cattura. Se ho un amore, mi basta. Tanto è dono. Tanto dono è. Me lo godo e basta. Come se altro non esistesse, investo tutta la mia attenzione in   questa meraviglia della natura. E facoltà contemplativa, e studio.
Me ne sto nella vita come all’opera, come in un teatro, intenta a far buon uso dei binocoli, a mettere a fuoco ora un punto ora l’altro della scena, a regolare le distanze, per trovarmi più vicina alla nota che sento più vicina, che sento che mi vuole più vicina.”  (Una degli autori del Canovaccio proposto.)






Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°3:

Il sigillo del sogno

Meditazione su una famosa farfalla




La verità, come il suono della sveglia, interrompe il sogno. Deleteria, importuna, mortifera. Come le critiche suonano i suoi squilli sadici. Occorre. Occorre, percepire la verità, per poterla tacere. Occorre, ma soprattutto esiste. E il sogno! Quanto più ci occorre il sogno! Sentirsi accolti, accettati e cullarsi. Un modo in cui possa valer la pena stare vicini a un qualsivoglia dissimile, o fra sé e sé reggere il confronto senza annoiarsi troppo.
Con tutta la sua forza di autodistruzione, dentro di noi, nella nostra coscienza fa anticamera il sabotatore; per mestiere, purtroppo, critica il sognatore dalla soglia del salotto buono, dove costui mollemente si sdraia. L’uno convinto che la verità vada detta, l’altro taciuta. Quello, purtroppo sempre vigile, ci affanna a rincorrere intelligenza razionale, l’altro, sornione ma a suo modo ben presente, assapora la sensazione e la cela in immagine.
Uno presiede alle parole, l’altro al pensiero, ai gesti meno appariscenti che lo rivelano, alle intuizioni. Uno dei due, forse a turno, si illude, finge; chi, onesto quanto l’altro, limitato nella conoscenza, a differenza dell’altro non sa di esserlo. Uno non accetta neppure che ci sia limite, l’altro lo dà per scontato sebbene non gli interessi quantificare. Il confronto non è dei più morbidi; può avvantaggiarsi solo chi è socratico, e rimane doveroso ricordare che la prepotenza è sempre in agguato.
Riconoscono che la verità non è una scienza esatta; non lo è la matematica e non lo è la storia. In altre parole sanno che la scienza non è mai più esatta di un’approssimazione. Indagare, nobile occupazione, del cervello; imparare a tacere, e quando, nobilissima della mente col cuore.
Inutile aspettare, il sabotatore non cede: è un organo come un altro, involontario, non si lascia costringere con la forza. Solo a tratti blandire dal sonno, è umano, se pure è omerico sonnecchiare.
Vivere con intelligenza è parziale; in effetti come amputarsi, e delle parti più sensibili, più vitali.
Alla luce di una lezione romantica amiamo in mancanza d’altro la decadenza; intervenuta, inarrestabile, dalla caduta illusione di progresso a non so qual scoperta ancora da riconoscere.
Vedere la verità, uno stadio, cui segue quell’arduo, non congeniale, consapevole imparare a mentire: “Se è pena del bugiardo non esser creduto quando dice il vero, gloria del veritiero è esser creduto quando mente.” Cervantes docet.
Solo a patto di non conoscere la verità, l’ipocrita mente. Nemmeno una piccola porzione, che compete a quella menzogna a sé stesso, affiora. Solo a patto di celarla, se non di affatto ignorarla, possiamo illuderci, dare tregua all’affanno del vivere, sognare in pace.
L’autore di finzione, come il saggio cinese che sognò di essere una farfalla, poeta, fiorisce la narrazione; e come i sogni i fiori non sono mai di uno stesso colore. Il viaggio nella meravigliosa meridionale terra dei fiori, l’essenza.

(Chuang-Tsu, Nan-hua chen-ching.  Cfr.Versione inglese di M. Palmer, 1995;
 v. anche Prefazione di L. Arena, 1998)

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