Scardanelli, Die neue Welt / Viene dal fondovalle


ph Zoppe Voskuhl









Die neue Welt ist aus der Tale Grunde,
Und heiter ist des Frühlings Morgenstunde,
Aus Höhen glänzt der Tag, des Abends Leben
Ist der Betrachtung auch des innern Sinns gegeben

Mit Untertänigkeit


Viene dal fondovalle il nuovo mondo,
serena l’ora matutina in vere,
giorno sulle cime, mentre la sera
si dà alla contemplazione dell’intimo.

Con sottomissione


*
v. anche

Cognitive Constraints on Communication: Representations and Processes


(pag. 129)






*

Autumn song / Canto d’autunno













Le foglie adesso a cumuli ricadono,
i fiori di chi cura non durano
chi cura è andato alle sue tombe
ma i passeggini vanno rotolando.

Bisbigliano i vicini a destra e a manca
limitano il nostro vero piacere,
abili mani obbligate a gelare
derelitte su ginocchi solinghi.

Subito dietro sulle nostre tracce
i morti a centinaia Ahi gridano,
le braccia tese rigide al rimprovero
in attitudini d’amore fittizie.

Nel bosco saccheggiato rinsecchiti
i nani corrono a cercarsi cibo,
i gufi e gli usignuoli sono muti,
e l’angelo non si farà vedere.

Nette, irragiungibili, di fronte
sorgono le Montagne dell’Invece,
dalle loro fresche cascate e fonte
nessuno potrà bere eccetto in sogno.





*

Another time / Un altro tempo







ph: Abbazia del boschetto





For us like any other fugitive,
Like the numberless flowers that cannot number 
And all the beasts that need not remember, 
It is today in which we live.

So many try to say Not Now, 
So many have forgotten how
To say I am, and would be
Lost, if they could, in history.

Bowing, for instance, with such old-world grace
To a proper flag in a proper place,
Muttering like ancients as they stump upstairs
Of mine and His or Ours and Theirs.

Just as if time were what they used to will
When it was gifted with possession still,
Just as if they were wrong
In no more wishing to belong.

No wonder then so many die or grief,
So many are so lonely as they die;
No one has yet believed or liked a lie,
Another time has other lives to live.






Per noi come per altri in fuga,
come per gli innumeri fiori che non sanno i numeri
e tutti gli animali cui non occorre ricordare,
è l’oggi che viviamo.

Tanti provano a dire Non Ora,
tanti hanno dimenticato come
dire Io sono, e sarebbero
persi, se potessero, nella storia.

Chinandosi per esempio, con grazia sì antiquata
a una bandiera giusta nel posto giusto,
mormorando come vecchi mentre salgono le scale
di Mio e Suo o di Nostro e Loro.

Proprio come se il tempo fosse quel che volevano
quando ancora era dato in dono e possesso,
proprio come se avessero torto
a non desiderare più d’appartenere.

Nessuna meraviglia allora se tanti muoiono o soffrono,
sono tanti così soli quando muoiono;
nessuno ancora ha creduto o gradito una bugia,
un altro tempo abbia altre vite da vivere.






















*

nel santuario di Asclepio














L'orazione
Discorso sacro di Elio Aristide, oratore.

28 gennaio 149
Sono arrivato nel santuario di Asclepio, a Pergamo, con uno scopo preciso: guarire. Riconquistare la voce che è mia e che un'oscura malattia mi impedisce di usare. Il mondo aspetta con ansia i miei discorsi e io non lo deluderò: ma mi occorre tempo. Da quando sono malato la voce è un sospiro fioco, che mi esce a malapena dalla bocca. In un sogno di otto mesi fa, quando nasceva la prima luna d'autunno, mi è apparso Apollo: al dio chiedevo come comportarmi, e lui mi disse che, per guarire, avrei dovuto trascrivere tutti i miei sogni.
Così sono giunto a Pergamo, per adempiere a quel comando. Trascrivo ogni notte delle scene bizzarre: scale che si affollano di nani, corde che oscillano su macerie, pozzi da cui nascono fiori. Distinguo un sogno dall'altro con chiarezza, senza capire nulla. Ricordo bene quello di ieri notte: un nugolo di cavallette sta per disperdere la folla radunata nella piazza quando io sollevo il braccio per parlare. Sono cosciente che, nel momento in cui avessi iniziato a pronunciare il mio discorso, tutti mi avrebbero udito, stregati dalla mia voce, e le cavallette si sarebbero disperse. Ma la voce non mi esce dalla bocca. Agito il braccio invano.
Questa notte è diverso: questa notte sognerò il sogno che mi guarirà. Sono a Focea e il Dio è con me. Sollevo il braccio, parlo con voce chiara, intono il discorso. La voce mi esce fluente dalle labbra. Ma a pochi metri da me, rannicchiato sopra un sasso, un vecchissimo saggio mi sussurra che non è più necessario. «L'uomo ha smesso di esistere» bisbiglia «e quanto rimane di lui sono dei sassi incisi dalla sua mano, quelli dove vedi dipinte delle bocche spalancate. Non ti affannare più per convincerli».







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salvezza steineriana






Ph: Bagrati cattedrale






Menschenseele!
Du lebest in den Gliedern,
Die dich durch die Raumeswelt
In das Geistesmeereswesen tragen:
Übe Geist-Erinnern
In Seelentiefen,
Wo in waltendem
Weltschöpfer-Sein
Das eigne Ich
Im Gottes-Ich
Erweset;
Und du wirst wahrhaft leben
Im Menschen-Welten-Wesen.




Animaumana!
Tu vivi nelle membra,
nel mondo dello spazio
ti portano nell’essere del mare:
esercita il rimembrare lo spirito
nel fondo delle anime,
dove in potente
essere creatore
il proprio io
in esser Dio
si crea;
e tu vivrai davvero
in essere - mondo - umano.








*

poetiviventi dei preferiti
















lied della libertà 3



quanto poté il capriccio ed il furore,
mia vita, quanto il tormento avuto e dato,
della vita alla vita, come amore,
anche se lo chiamavo vizio, e voluttà perversa,
e compiacevo il gergo di lussuria, per consegnare
il mare della mia castità, che di vergogna
si macchiava, insana, e timidezza infine,
alla gogna dei giorni, alla loro dolcezza,
quanto poté l'ingeneroso laccio della mia vanità
lasciata fuori, a penzolare cupa all'obbligo del cuore,
al suo femmineo battito di tempo,
che chiede e duole e che pietà mi sente.

così ti tormentavo, vita mia, senza perchè,
come se fosse mia quel che non è.



Inter nos




*


(...)
metastasiana

nella mia libreria
stipata ed invasata,
c'è un eco di follia
della mia vita andata -
c'è l'ansia furia amore
dell'erba di ogni fiore,
c'è il grottesco salasso
che del sangue fa sasso.
nella stanza si muove
la mia mente di allora,
mentre faccio le prove
di un mondo che si ignora.
mentre manco, mi manco,
fiore perduto in mezzo,
e l'aria vana abbranco
disfatto vecchio pazzo.


*
(...)
assoli
il luminoso carcere ti attende -
svogliato il morso negli acuti sensi,
oscuri riti nuove trame accende
nel teatro svenduto dei consensi
il mondo si ritira dal tuo corpo
frastornato di voci luci spente,
solo una voce: stacca, in tono sordo,
ti prende in sé - con te, aspra, dissente
l'ultima lotta spegne un solo abbraccio,
all'amore lo lascio, e qui mi taccio.


(...)
assoli
abita il sonno il sogno è non sei tu
perduto in quello che più sei, perduto.
caro oggetto, indiviso nel mai più,
più tuo sarà quel che non hai mai avuto.
così discendi a dio nel tuo sostare,
quando il male ti affligge come madre.


assoli
(...)
e tutti abbiamo il nostro giuda oscuro
che fa fuori, nel crimine, ogni crimine -
cospira in noi, ci spinge contro il muro
- temi cosi' di diventare dio -
mi dicevi, tentando senza averne
bisogno, senza che tu
- anima mia di pasta, fatta in carne -
senza che tu ne avessi alcun bisogno -
basta un niente per diventare dio
ti basta di fuggire nel non io,
soffocare il pidocchio ed esser solo -
davvero, senza più alcun polo
che ti spinga, solletichi lontano;
anima che, bambina, mi ti inventi,
tenera trota nel fiume del tempo -
ti basta una viltà per farti dio,
una vera catena e schiavitù
- dicevi in me, tremando di virtù -.


(...)
assoli

ed è nel buio, in questo mare mio,
che si ripete la ripetizione, a dio.
che si perpetua il gesto, il bacio, il frutto,
come un coma di luce dentro il lutto.
spingi, ché, spinto, sei la spinta torta.
sei la forza di un dio che in te si porta
senza eredi scateni la tua storia,
in cui credi e non credi, fritto in gloria.










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fondamenta dei fondamentali: powerful basic concept









Ph: Mondrian, cucina in casa sua
Senza arrovellarsi ma con Rovelli




In nature, variables are not independent; for instance, in any magnet, the two ends have opposite polarities. Knowing one amounts to knowing the other. So we can say that each end “has information” about the other. There is nothing mental in this; it is just a way of saying that there is a necessary relation between the polarities of the two ends. We say that there is "relative information" between two systems anytime the state of one is constrained by the state of the other. In this precise sense, physical systems may be said to have information about one another, with no need for a mind to play any role. Such "relative information" is ubiquitous in nature: The color of the light carries information about the object the light has bounced from; a virus has information about the cell it may attach; and neurons have information about one another. Since the world is a knit tangle of interacting events, it teams with relative information...But the basic ingredient is down there in the physical world: physical correlation between distinct variables. The physical world is not a set of self-absorbed entities that do their selfish things. It is a tightly knitted net of relative information, where everybody’s state reflects somebody else’s state. We understand physical, chemical, biological, social, political, astrophysical, and cosmological systems in terms of these nets of relations, not in terms of individual behavior. Physical relative information is a powerful basic concept for describing the world. Before “energy,” “matter,” or even “entity”.




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[..]

Science is a continuous process of exploring new possible views of the world; this happens via a "learned rebellion," which always builds and relies on previous knowledge but at the same time continuously questions aspects of this received knowledge. The foundation of science, therefore, is not certainty but the very opposite, a radical uncertainty about our own knowledge, or equivalently, an acute awareness of the extent of our ignorance. 

Anassimandro di Mileto ovvero la nascita della scienza






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