un'altra età che fugge!




ph: R.Vacca, Sardegna






Come le foglie che fa germogliare la stagione di primavera
ricca di fiori, appena cominciano a crescere ai raggi del sole,
noi, simili ad esse, per un tempo brevissimo godiamo
i fiori della giovinezza, né il bene né il male conoscendo
dagli dèi. Oscure sono già vicine le Chere,
l'una avendo il termine della penosa vecchiaia,
l'altra della morte. Breve vita ha il frutto
della giovinezza, come la luce del sole che si irradia sulla terra.
E quando questa stagione è trascorsa,
subito allora è meglio la morte che vivere.
Molti mali giungono nell'animo: a volte, il patrimonio
si consuma, e seguono i dolorosi effetti della povertà;
sente un altro la mancanza di figli,
e con questo rimpianto scende all'Ade sotterra;
un altro ha una malattia che spezza l'animo. Non v'è
un uomo al quale Zeus non dia molti mali.




(da Smirne o da Colofone, 650 a. C. circa)

*

un altro autunno?!




ph: Roberto Nespola





Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.





*

ipsa dixit (per noi è femminile, per altri no ... der Mond)







Immagini o testone
com’è l’ermafrodito,
di trans avrai visione
di eros sei pentito.

Umano presuntuoso
l’universo è infinito.
Il tuo intelletto eroso
sia attratto dal mio invito.

Viva Immaginazione
Energia per marito,
esordio in embrione
il sospiro sopito.

Torni umile, cenere -
desiderio esaudito
il passaggio di genere -
chiami “morte” un candito.

Ascoltami astronauta
ti credi a piedi ito
su pelle di me cauta:
tu non mi hai mai capito.

In singolar tenzone
sfida a segnarLa a dito
toccarLa di attenzione
- ma te lo sogni il sito.


Non cambia la canzone,
per voi fa fede il Mito!
la Luna Endimione
ha sesso indefinito.




*








se tu ... (511) e (254) la cosa pennuta





ph: arnie di api nere, rarissime (Francia)




254




“Hope” is the thing with feathers –
that perches in the soul –
and sings the tune without the words –
and never stops – at all –

and sweetest – in the Gale – is heard –
and sore must be the storm –
that could abash the little Bird
that kept so many warm –

I’ve heard it in the chillest land –
and on the strangest Sea –
yet, never, in Extremity,
it asked a crumb – of Me.




“Speranza” è la cosa pennuta -
che si annida nell’anima –
e canta melodia senza parole –
senza smettere  - mai –

e dolcissima - nella Brezza - si sente –
e crudele deve essere la tempesta
che valga a intimidire il piccolo Uccello
che tenne caldi così tanti –


l’udii nella landa più gelida –
e sui più stranieri Mari –
ma, mai, nemmeno allo Stremo,
chiese una briciola – da Me.




ph: disegno di donna, Temur Chkhetiani




511


If you were coming in the Fall,
I’d brush the Summer by
with half a smile, and half a spurn,
as Housewives do, a Fly.

If I could see you in a year,
I’d wind the months in balls -
and put them each in separate Drawers,
for fear the numbers fuse -

if only Centuries, delayed,
I’d count them on my Hand,
subtracting, till my fingers dropped
into Van Dieman’s Land.

If certain, when this life was out -
that your’s and mine, should be -
I’d toss it yonder, like a Rind,
and take Eternity -

but, now, uncertain of the length
of this, that is between,
it goads me, like the Goblin Bee -
that will not state - it’s sting.




Se tu verrai in Autunno
spazzerò via l'Estate,
con mezzo sorriso, e mezzo sdegno,
come la Massaia, una Mosca.

Se ti potessi vedere tra un anno,
farei 
gomitoli dei mesi -
metterei ciascuno in un diverso Cassetto,
per paura che i numeri fondessero -

se soltanto di Secoli, posposto,
li conterei sulla Mano,
sottraendo, finché le dita mi cadessero
nella Regione di Van Dieman.

Se certa, che finita questa vita -
la tua e la mia, ci sarà -
getterei la mia, come una Scorza
e prenderei l’Eternità -

Ma, ora, incerta della durata
di questo, che si interpone,
sto in ansia, come l’Ape Folletto -
che non dichiara - il pungiglione.








*

così celebra lei i tuoi miracoli










Sanctus Januarius



Der du mit dem Flammenspeere
Meiner Seele Eis zerteilt,
Daß sie brausend nun zum Meere
Ihrer höchsten Hoffnung eilt:
Heller stets und stets gesunder,
Frei im liebevollsten Muß: –
Also preist sie deine Wunder,
Schönster Januarius!





Sanctus Januarius



Tu che con la lancia di fiamma
frangi il gelo della mia anima,
ora in scrosci al mare lei precipita
della più alta fra le sue speranze:
più chiara sempre e più in salute,
libera nella necessità più amorevole: -
così celebra lei i tuoi miracoli,
bellissimo Januarius!






Epigrafe alla quarta parte de "Die fröhliche Wissenschaft", che nell'edizione del 1887 volle sottotitolare come "La gaya scienza".





*




ma quello sò sprendô / lascia tutto inderrè








Quando stavi ballando,
o bella, à ro giardin,
mi stava contemplando
ro tò bello morrin,
e assemeggiava
re masche cororïe
à re reúze sciorïe,
ra bocca à ri rûbin.

Ra fronte me pareiva
unna carma de mâ,
ra gora, quando neiva,
ra neive chi è nevâ;
ma ri belli eûggi,
per quanto ghe pensasse,
per quanto ghe çercasse,
non seppi assemeggià.

Aora ra tramontanna
me metteiva in pensiê,
e aora ra dïanna
pe ro seren dro çê
da peû dixeiva:
«Questi han superiô,
ma quello sò sprendô
lascia tutto inderrè».

Me missi ancora in mente
ro sô de mezo dì,
ma ben che o sæ luxente
ro mæ pensiê fallî,
perchè per sciòrte
se guardo ra sò spera,
comme veûzo ra ciera
no veggo da chì lì.

Non hà questo defetto
quell’eûggio tò seren;
ne dà sempre diletto,
sempre allegri ne ten:
sempre soave
fa sempre cädo cæro
tutto che comme læro
ròba ri coeú di sen.






Mentre ballavi, o bella, nel giardino, io contemplavo il tuo bel visino, e paragonavo le guance colorite alle rose fiorite, la tua bocca ai rubini. 
La bocca mi sembrava il mare quando è calmo, la gola quella neve che è appena nevicata; ma ai begli occhi, per quanto ci pensassi, per quanto cercassi, non sapevo cosa paragonare. 
Ora andavo pensando alla tramontana, ora alla stella diana nel cielo sereno, ma poi dicevo: saranno essi più in alto, ma lo splendore loro li supera sicuro.
Pensai ancora al sole di mezzogiorno, ma per quanto il cielo sia splendente, il mio pensiero errava: se per caso guardo la sua sfera, appena mi volto non distinguo più nulla. 
Non ha questo difetto il tuo occhio sereno: ci dà sempre diletto, sempre ci tiene allegri. Sempre soave, fa sempre caldo chiarore, tanto che come un ladro ci ruba il cuore in seno.




versione F. Toso







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Poeti per Genova - un quaderno per ricordare (eccoci anche qui)





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ph salsel








Genova nel mare




Pensiamo di conoscere tutto del mondo, e invece ne sappiamo sempre meno. Pensavamo che il Ponte Morandi si elevasse sul livello del mare fino ai 90 metri dei piloni e ai 50 dell’asfalto, pensavamo di conoscere bene quell’altezza, di attraversarla quasi incuranti. Invece nella nostra conoscenza sempre più approssimativa, e diminuita insieme a una quantità di altre cose, quel ponte è piombato improvvisamente a zero metri sul livello del mare. Il 14 agosto del 2018, alle ore 11.36 l’altezza si è abbattuta, azzerata, e tutta Genova è precipitata nel mare. L’anima di 43 persone è stata tolta di botto dai loro corpi, mentre l’intero corpo genovese si è preso in pieno petto il contraccolpo. In mezzo a tuoni, fulmini e pioggia battente, c’è stato un altro schianto. E un attimo dopo tutto è cambiato. Improvvisamente abbiamo saputo ben poco della realtà che ci circonda. Enorme cumulo di macerie. Tonnellate. E resti di auto e autotreni. E teli bianchi sui corpi. Mentre quel che rimaneva, decine di metri sopra le nostre teste, stava lì, e non sapendone nulla anche noi siamo rimasti lì. Fermi. A quel punto soltanto furia di allarmi, sirene e centinaia di uomini tutto intorno a scavare con le mani, con i cani, e poi con le enormi ruspe meccaniche. Sul greto del Polcevera, cemento armato a pezzi, tondini di ferro, lamiere strappate e sfondate. Tutto quanto a poche centinaia di metri dal mare, al suo livello. [...]


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beh sono qua, sul ponte
en passant:

https://rebstein.files.wordpress.com/2018/09/aa-vv-poeti-per-genova.pdf



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