cadendo si impara et alia similia




ph salsel, Palazzi dei Rolli







Tutti i governi hanno l’obbligo di essere ottimisti, e questo sarebbe già un buon argomento in favore dell’anarchia; le giovani dittature poi debbono rotolarsi in preda ad un parossismo di letizia, di gioia, di innocente bagordo.



Chi ha rubato le Filippine - in "Cina e altri orienti"


*


Nella vita si fanno molti errori, tra i quali alcuni includono la nascita e tutto quello che accade da quel momento in poi.

[...]

Un po’ si va adagio, un po’ si sbaglia e si ricomincia da capo. Signori, questa è la vita.


Improvvisi per macchina da scrivere


Chi viene dall’Italia non può non notare quanto singolare sia il traffico sulle strade tedesche. Il tedesco ha dell’automobile un’idea per noi difficilmente comprensibile. Pensate che la considera un mezzo di trasporto. Naturalmente, in Italia è anche un mezzo di trasporto; ma è molte altre cose. Ad esempio, è un supporto indispensabile per l’io; è un veicolo per lo scatenamento dell’aggressività; è un passaporto per il turpiloquio; è un oggetto altamente sportivo, da usare con impetuosa, fresca litigiosità. Considerare l’automobile come un puro mezzo di trasporto è mortificante. È eccessivamente realistico. Un po’ come essere in un museo, e vedere un leone imbalsamato, o il pensieroso scheletro di un tirannosauro. Il tedesco che guida non cerca di sorpassare se non quando non può farne a meno; il tedesco sorpassato non avverte in ciò, come sarebbe ovvio, un oltraggio da lavare con un immediato risorpasso, accompagnato da gesti inequivoci, e parole che condensano una severa quanto elaborata opinione sui costumi sessuali del precedente sorpassatore e delle sue parenti o conviventi. Macché. Ho visto macchine farsi da parte per agevolare il sorpasso. Incredibile. Occasioni di litigi sprecate in modo insensato. I cartelli stradali non sono dei buffi e benevoli suggerimenti di cui tener conto come dei moniti del nonno, ma sono applicazioni stradali dei dieci comandamenti. Se non li rispettate, può capitare che vi diano la multa: i classici quaranta marchi. Non serve dire: «Siamo italiani». Incredibile, ma i vigili non si metterebbero a singhiozzare, balbettando «O sole mio», confusi e infondati accenni alla torre di Pisa e al Palazzo dei Dogi. Niente. Pagherete la multa, vi daranno la ricevuta, e in compenso non vi faranno sentire la vostra inferiorità morale. I tedeschi non usano il clacson. In tutto il viaggio, incluse alcune ore di punta ad Amburgo e Lubecca, avrò sentito quattro colpi di clacson. Forse esagero. Saranno stati tre. Mi domando, a che serve avere a disposizione un pulsante fragoroso per poi astenersene totalmente. In Italia, dal suono del clacson siamo in grado di capire quale insulto venga trasmesso; impazienza, disprezzo, irrisione, fastidio, disapprovazione, tutto serve a dare al clacson il valore di uno strumento musicale. I tedeschi, che pure sono giustamente noti per la loro vocazione musicale, non ne fanno nulla; patologico, non vi pare?



L'isola pianeta e altri settentrioni






*

hai spodestato il corpo e l'hai lasciato


ph salsel, Palazzi dei Rolli (via Luccoli)






(corpo alla deriva)



da quando, vita, ti sei mossa in me
hai spodestato il corpo e l'hai lasciato;
andava avanti vuoto di perchè
ignorando legioni di pensieri,
fronti di dubbi e di cogitazioni,
e di parole ed opere di ieri
hai popolato i miei deserti andati.



ora si lascia andare, lui: risorto in sé,
solo perduto senza alcun perchè.
corpo di tutti, senza appartenenza:
residuo muto, suono di preghiera,
fatale e stupido dono di terra
che guerra danna finché vita muore...
in lui vivendo, agonizzante agone,
finchè fiore si pianti senza amore.

*

stacchi

(...)

tocchi di te. l'amato. attacchi e stacchi.
di pieni di vuoti. residui moti.
d'io non c'è traccia. di me. che bivacchi.
lato a lato. preghiere senza voti.
risulta che c'è niente. ed oltre il tutto.
risibile, dal nichilo, il suo frutto.

*

(arietta)

senti l'istante; decidi che no,
non ti alzi e giaci con lei, la stanchezza.
acqua musica in me quel che non ho,
spartito che consumo in lieta brezza.
ha fiducia la notte nella notte
con quel canto, lontano, di silenzi,
con strade vuote e carri senza rotte.
in altro tempo avvolto, in altri sensi.

*

le chiacchiere aiutano a morire.
la gentilezza è muta. chiude rigida
in libro vento e vita, slanci ed ire.
mite, tempra i rigori e serra i fiori.
ogni vezzo costretto, ogni clamore
sconnesso e riconnesso ad ogni resto.
ed ogni tempo amando, a te devoto.
distrutto il lutto, in te vivendo frutto.


*

(infero)

sabba. i corpi a gruppi. l'uno sull'altro.
uno sull'unico. compatti e curvi.
plurisingolari in massa, dell'altro.
e non c'è fine che metta a finire,
una volta. per tutte. senza indurvi
di tentazione in tentazione tantrica.
frinire grilla strepitata in ire.
moto a vuoto immobile di plastica.
rabbia denti si strappa pelle a pelle.
urli percosse tossi. colpi addosso.
feritoie di teste. contro l'altro.
l'uno. l'altro contuso. agita l'uso.
le teste vuote. i morti contro i torti.
l'altro in uso. in millesimo confuso.

*

(...)

d'avere lui con lui ( la dolce presa
sente nel corpo – a tu per tu – per sempre,
come intontito dai gerghi d'offesa,
trovato il nudo tempo, dirimente )
...la fine resa.

*

(...)

non altra, te. o forse tutte, d'altre
in te. scavate nella carne, in luogo.
quella in questa s'incurva e fanno scaltre
carole e danze d'una in altra pelle.
ed altra ancora sguscia, sfatta in sé,
da fuor di sé, essudata, poro e stelle,
ridona te di me, mentre si sbatte
tutto ribatte in forma di parola,
in gola in collo in pancia in altra fola,
furono tutte in te, tu sola tutto,
corale cuore e cuoio corporale.
frutto di frutto, a cui, sola, appartieni,
sappi che sei, non io che sono, e sale
il dissoluto d'osso che incateni.

*

(pedagogico)

“... ed è la tua manchevolezza a produrre
realtà su realtà; eretico d'eresie consolidate,
sempre più il misfatto a partorire fatti
su fatti, ti trema e trama la tua rete.
… è quel che perdi
che di troppo ti cresce e che ne avanza”
così parlavi in me, ma distogliendo
me stesso dall'eccesso della mente;
mi convincevi a prendere il mio tutto
illudendo il lutto di quel vasto mare
che da lontano splende di chiarezza
e da vicino offende...poi sparivi,
mio dolce pedagogo, austero padre:
e non voglio più che in cielo, camminare.

*

genealogie

...

dentro me te – mietendo – in uno dividuo
da fondo, il fiato che mi prendi per scrittura
non più non più con me, comunicando cieli,
me sequestrando nel tuo cifro
impudico letterario, tu petrarchi pratizzando,
come d'ombre beatrici, muse morte fantasmatiche,
dentro te quel me, che va sfacendo quando fatto,
in verbo carne senza più quel nervo, che ne eccede,
al fianco che rimane, accanto me, con vana pièta -
quella notte ch' è notte, dall'inizio da sempre,
mi premesti quel dente fitto detto, conclamato,
carni così, vocabolarizzate in codici che fradici,
colano scritti in detti e croci cotte, qui dentro
perizie di periti e di sofferti, noi due non soli,
mi vuoi perdere, d'avermi, mente a mente – smentendo.

...

io non sono ma anche sono, con me non sono,
con te neanche, pure. ma anche sì, provengo,
mi destino e sono. pure. rimavo tutto e lutto
in connessione di dissesto che attraverso.
verso ritmo metro di tegola sul capo, regola
di rigo in rigo, rigorosa pietra, ed anche suono
che viene da sapienza, qual mi sono senza sapere,
e so, so ben io che vano è questo, rigoverso,
cinemetrico sconquasso e sangue guasto -
dentro di te c'è me, ma io rimango e sto, non son
tua musa, né la mia, ben chiaro, non mi schiavo
senza saper mio domino, signore e servo, nervo,
senza saver la volta della storia, il c'era c'era...
tua scusa mia, tua porta senza entrata, dimidiata,
vento avere di te fusa con me, d'amore o d'altro inerte.

*

duetti

(...)

tutto addìo delle cose. senza addìo.
lascia tutto lasciare. che ronzio.
tieni le rose. stringiti più mio.
tieni la testa in te...spingi l'oblio.










*

L’autobiografia in letteratura




ph salsel, Pal. dei Rolli



L’autobiografia in letteratura non esiste, nel momento in cui i dati del vissuto vengono assorbiti e trasformati in altri ritmi: 

«la soggettività di chi racconta, per quanto messa in crisi, si marmorizza». 

Carissimo Clemente




















Mar che ti volgi ovunque è riva e chiami,
cuor che ti volgi ovunque è pena e l’ami:
ritornan l’acque e i sentimenti al fondo,
ma per salire puri ancora al mondo.



Frammenti lirici, 1913




ph Natalia Cosentino, Punta Vagno



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gentilezza e gesti gratuiti




ph Ansa 99 milioni di anni nell'ambra birmana








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Lettura a suo modo leggera se cattura! (al pari delle altre)




ph Ansa, Detriti stellari della Via lattea


Stanotte mentre rincasavo in macchina, nella strada buia, ho incontrato un pony che galoppava tutto spaesato per chissà dove. Mentre lo superavo, lui mi ha guardato come si guarda una fidanzata che scappa dall’abbraccio. Gli occhi degli animali sembrano fatti apposta per farci sentire in colpa. Ma poi più passa il tempo, che diventi vecchio, meno ti senti in colpa. E prima te ne dimentichi. La strada dell’incanagliamento è lenta ma inesorabile.




Diario nullo_ tomo sfuso Giugno_, 8


Mi chiedo che ora è, adesso - sei poesie di un giovane vivo









ph TroveRete Dubuffet






*

I
Alba

Tumefatto prima di cadere.
Totalmente dipendente, piangente, appena nato.
Nessun piccolo sole puntato alla mia bocca.
Solo luce nel riflesso d’altri occhi
che in me vedono un foglio
non ancora scritto, dove tutto
può ricominciare.

II
Mattino

Padre a ore – tu – tu troppo presto
perduto, che con voce profonda m’avvolgevi
leggendomi d’oceani, e di tempeste
e di terribili naufragi sulle isole
bianche, le isole della fantasia…
A quell’oggi orfano
del passato e senza ancora un domani
apparivi così, altissimo, imponente,
uguale alla realtà,
fuori portata.

V
Tramonto

Resti umani appesi a una finestra
che seguono distratti la piena del mondo.
Tra avanzi di lucidità mi riconosco.
Per me, non è più tempo di credere ai miracoli
né all’ultima ora, che salva e redime.
Una siffatta verità è l’anticamera delal polvere.
Però la morte non pretende verità, ma vita.

La vita è un giorno


*

A ca’ de Jose
(au Portu)

Sdraiamoci nel ventre di questa cesta
d’aspra terra, dove i nostri amori
in bianco e nero dormono ancora
senza respiro, senza passare.
Lo senti l’odore del silenzio?
Esso ti ascolta. E tutto di te
scopre ed impara accovacciato,
baro nascosto
tra l’agave e il rosmarino.
Attraverso nuvole
cariche d’incognite la natura ci parla
dentro agli occhi, scrivendo il cielo
con rondini e ideogrammi.
Aiutami a impiccare ogni
singola afflizione ai fili
delle stese, educate all’inchino
duro della tramontana.
Riportami per mano
agli albori dei sogni di sabbia
quando respirando con lentezza il mare
ci promettemmo salsedine a vita…


Sguardi


Occhi ciechi, prigionieri delle orbite
adagiati nel cosmo dentro ellissi stanche.
Comete fallite, mancati soli
mancate vite…
Chissà quale smisurato orrore
vi ha impietrito così tra le infinite
architetture del possibile,
facendovi buio in piena luna
dove tutte le stelle del cielo
talvolta sono meno dei baci
affannati di certi amori ritardatari.


*


Erosione

Il mio dolore è una pietra,
un pianeta senz’orbita
che chiama tutto sole, purché bruci.
In lontananza,
barbagli di tempesta
scorticano dal buio
la pelle dell’istante
che s’inventa il mattino.
Mi chiedo che ora è, adesso,
mentre qualcosa dentro scivola, degrada,
lasciando spazio al vuoto
deserto che mi cresce e si distende
sotto lo sguardo che scruta l’orizzonte
e vede un campo di croci.



Artigianato sentimentale









*