dicunt





Il cielo si colora di tramonto
a lasciarsi far selfie si sorride
c'è vantaggio (alla macchina) non male.


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stupefacente, gente






Si dice che sia così grande negli elefanti il senso della clemenza verso gli altri animali meno forti di loro che essi sono soliti allontanare con la proboscide, quando si trovano davanti a un gregge, quei capi che vengono nella loro direzione, per evitare di calpestarne qualcuno per disattenzione. Se non vengono provocati, non creano guai; tra tutti gli altri animali sono quelli più socievoli; infatti si muovono quasi sempre in branco. Se vengono circondati da uomini a cavallo, mettono nel mezzo della loro schiera gli esemplari malati o troppo stanchi oppure feriti e volta per volta prendono posto nella linea di combattimento come se ubbidissero a un comando oppure a un preciso ragionamento.

Plinio il Vecchio, Storia naturale

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Omero, a differenza di Cartesio, sa che gli animali posseggono la coscienza della morte: loro e dell’uomo. Tutti hanno fatto l’esperienza, o conosciuto il fatto, di bestie che si lasciano morire per il dolore d’aver perso il padrone. E oggi noi sappiamo che gli elefanti celebrano addirittura cerimonie sociali di compianto funebre.

Paolo Isotta

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in questo caso l’etologia (almeno lei) dà ragione al Vecio!!! cit. salviaselvatica

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distruggere per purificare o anche solo ricostruire




ph salvia selvatica, Angelo di calderina




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Distruggere e dimenticare? Deleuze non ha praticamente mai parlato di Nabokov, e ancor meno di Ada o Ardore, il suo capolavoro assoluto, che racconta gli amori proibiti e perfettamente consumati dell’irresistibile, meravigliosa, sensuale, leggera, «supererudita», pigra, languida, campionessa di Scarabeo e di farfalle, eternamente fedele, sempiternamente infedele Ada, e di suo cugino e fratellastro Van, quasi altrettanto seducente e volteggiante benché in qualche caso più oppresso dai vecchi valori dello spirito di serietà (onore, virilità, gelosia). È un fatto strano, la cui stranezza resiste a ogni giustificazione empirica volgare (Deleuze ne avrebbe ignorato l’esistenza, o non l’avrebbe letto, o l’avrebbe letto troppo in fretta ecc.). E questa stranezza dipende dal profondo richiamo alla filosofia di Deleuze della parola d’ordine di Ada, detta a nessuno in particolare da una ragazzina di dodici anni, a piedi nudi, mentre sfoglia un vecchio erbario della madre ritrovato per caso in un vecchio baule, e che dà una delle chiavi essenziali dell’opera: «distruggere e dimenticare». Bisogna distruggere perché bisogna che la bellezza e gli amori muoiano, per rinascere altrove, più tardi e a volte addirittura, quando la vita è ben fatta, nelle stesse condizioni. E bisogna dimenticare perché non c’è vita nella memoria che si ripeta sempre uguale, perché bisogna andare di continuo al di là, attraversare, passare oltre per vivere ancora.
Tuttavia, il genio di Nabokov sta nel precisare la sua parola d’ordine in questo modo. A Van che le propone di sotterrare o di bruciare il più presto possibile quell’erbario feticcio del passato – «immediatamente» dice lui – Ada risponde: «D’accordo. Distruggere e dimenticare. Ma abbiamo ancora un’ora prima del tè». Non lo si potrebbe dire meglio; ecco lo splendore delle esperienze passate: in nome della vita presente, bisogna distruggerle e dimenticarle, ma prendendosi il proprio tempo e cogliendo in modo chiaro il carattere irrisorio delle esigenze di oblio del presente.
La vita vera è in questa sospensione del tempo, non nella sua abolizione né, al contrario, nell’esaurimento del suo senso estatico o profetico. E le vie che autorizzano tale sospensione sono qui meravigliosamente esplicitate: sono quelle dell’umorismo, della leggerezza, dell’impertinenza e dei discorsi senza capo né coda. Non ne esistono altre...

(Le Libéralisme est-il une sauvagerie? Bayard, Montrouge 2007 forse? o da qualche parte)
via Dal Bon

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ri-posto; Nabòkov de'preferi; ringraz. e rimembro me a 10 anni richiesta dai genitori impegnati a fare ordine, che facciamo dei tuoi disegni di quando "eri piccola" (sic, sigh) ? - Al fuoco i ricordi! Invece tenni religiosamente e segreti quelli della mia bambina.

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brani da sbranare (it/de) : la tolleranza all’ambiguità




ph: Stefano Fera, Ermes Trismegisto

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[...] 
Un libretto apparso di recente presso le ed. Reclam, Thomas Bauer, La riorganizzazione del mondo, della perdita di multisignificazione e diversità plurale, (104 pag, 6 eu), constata che la tolleranza di ambiguità (un concetto in origine derivato dalla psicologia) diminuisce continuamente e che le conseguenze per la politica, la società e l’arte sono fatali. Mentre l’ambiguità presa di per sè non sarebbe nè cattiva nè buona bensì inevitabile, la perdita della capacità di tollerarla, condurrebbe o a fondamentalismi di ogni sorta, o, come retrofaccia della stessa medaglia, all’indifferenza: all’ambiguità del reale si può sfuggire appunto o dichiarando che una cosa abbia precisamente un solo significato, o nel sostenere che non ne abbia affatto.
[...]
Dietro la molteplicità, di cui tanto in occidente si tenne conto, si noterebbe una tendenza in crescita  alla negazione di essa, della tolleranza al molteplice in tutte le forme in cui essa compare: il valore sovversivo di questa tesi è ancora più supportato dal fatto che l’autore T. Bauer non è il solito critico culturale bensì uno studioso dell’Islam, il quale in un libro precedente, proprio nella storia delle culture islamiche aveva constatato una notevole tolleranza all’ambiguità. Nel periodo tra il 1100 e il 1500, su cui il testo si concentrava, sarebbero state accolte contemporaneamente e indifferentemente interpretazioni coraniche molto svariate; sarebbe stato esattamente guardato con favore all'idea che Dio possa parlare con plurisignificazione.
Una comunicazione pubblica che si vietasse in tal modo ogni spassionato, amichevolmente empatico interesse, delegherebbe la responsabilità di un accordarsi e accantonare possibili malintesi, ad una norma astratta. Sempre più a labbra strette, formale e devitalizzata - in una parola: comunicazione irresponsabile ne sarebbe la conseguenza [...]
Tollerare l’ambiguità significa assumere la responsabilità nell’avere a che fare con insicurezze e contraddizioni, nelle situazioni e in altre persone - e in se stessi. Cosa che porterebbe oltre che più rilassamento anche più benvolere. 
E quindi anche umorismo (“ L’umorismo, in quanto contrario di rilassamento, annienta non il singolo ma il termine ultimo mediante il diverbio dell’idea.” Jean Paul, „Vorschule der Ästhetik“).
Tempo più che imminente quindi di introdurre la tolleranza all’ambiguità anche nelle scuole come meta di insegnamento. Si potrebbe apprenderla attraverso letteratura, arte, musica [...]



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[...]
Ein kürzlich erschienenes Reclam-Bändchen (Thomas Bauer: „Die Vereindeutigung der Welt. Über den Verlust an Mehrdeutigkeit und Vielfalt“, Reclam, 104 Seiten., 6 Euro) konstatiert, dass die „Ambiguitätstoleranz“ (ein ursprünglich der Psychologie entlehnter Begriff) ständig abnimmt und dass die Folgen für die Politik, die Gesellschaft und die Künste fatal sind. Während Ambiguität für sich genommen weder gut noch schlecht, sondern schlicht unvermeidlich sei, führe der Verlust der Fähigkeit, sie auszuhalten, entweder zu rigiden Fundamentalismen aller Art oder aber, als Kehrseite derselben Medaille, zur Gleichgültigkeit: Der Ambiguität der Wirklichkeit kann man eben entweder dadurch ausweichen, dass man erklärt, eine Sache habe nur genau eine einzige Bedeutung, oder indem man behauptet, sie habe gar keine.
[...]

Hinter der Vielfalt, auf die man sich im Westen so viel zugute halte, mache sich heute ein zunehmender Unwille bemerkbar, „Vielfalt in all ihren Erscheinungsformen zu ertragen“: Die subversive Tücke dieser These kommt noch mehr dadurch zum Tragen, dass ihr Autor Thomas Bauer nicht der übliche Kulturkritiker ist, sondern ein Islamwissenschaftler, der in einem früheren Buch ausgerechnet in der Geschichte der islamischen Kulturen eine ausgeprägte Ambiguitätstoleranz festgestellt hatte. In der Zeit von 1100 bis 1500, auf die sich das Buch konzentrierte, seien ganz unterschiedliche Interpretationen des Korans gleichzeitig akzeptiert worden; es sei geradezu als wertvoll erachtet worden, dass Gott mehrdeutig sprechen kann.
Eine öffentliche Kommunikation, die sich so auch jedes arglose, freundlich anteilnehmende Interesse verbieten würde, würde die Verantwortung für eine Verständigung und ein Ausräumen möglicher Missverständnisse an eine abstrakte Norm delegieren. Eine immer schmallippigere, formellere und leblosere – mit einem Wort: unverantwortlichere Kommunikation wäre die Folge[...]
Ambiguitätstoleranz bedeutet, die Verantwortung zu übernehmen im Umgang mit Unsicherheiten und Widersprüchen von Situationen und bei anderen Menschen – und bei sich selbst. Was neben mehr Gelassenheit auch mehr Wohlwollen mit sich bringen würde. Und also auch Humor („Der Humor, als das umgekehrt Erhabene, vernichtet nicht das Einzelne, sondern das Endliche durch den Kontrast mit der Idee.“ Jean Paul, „Vorschule der Ästhetik“).
Höchste Zeit also, Ambiguitätstoleranz auch als Lernziel an den Schulen einzuführen. Man könnte sie durch Literatur, Kunst, Musik lernen [...]


http://www.faz.net/aktuell/feuilleton/debatten/ambiguitaetstoleranz-gegen-die-ideologie-der-eindeutigkeit-15609070.html#void


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Filologo islamista Università di Mùnster:


La cultura dell’ambiguità. Una diversa storia dell’Islam.

Die Kultur der Ambiguität. Eine andere Geschichte des Islams. 

   Berlin: Verlag der Religionen im Insel Verlag 2011.

omaggio ad una comune preferita, La pietra







La pietra che sogna
di ricongiungersi al cielo che l’ha generata
è sostanza antica di presagi, pupilla
di un desiderio cristallino. Non un grumo
rappreso di sillabe e di quarzo, ma domanda
inesauribile, voce in cerca di dimora.



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REBstein La dimora, dove dinuovo dimoro, dice così.





Le Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke 
tradotte da Chiara Adezati saranno pubblicate integralmente in “Quaderni di Traduzioni“, XLV, giugno 2018.

Un link leggero, sfreccia come rondine:


e grazie sempre a chi legge, scive o sim.