Georgien 2008

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Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Il libro dei frammenti


Appunti per una lettura di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi,
Il libro dei frammenti
 (di Chiara Adezati)







E’ un libro giovanile: si tratta della prima pubblicazione in volume e l’autore è ventiquattrenne. Nella prefazione di P. Zoboli si legge l’osservazione importante: non c’è senso di narrativa, bensì quello del ‘tutto è già accaduto’. Il che caratterizza decisamente la poetica di Ceccardo. Anche secondo la biografia, quando egli compone questo primo libro, gli ‘avvenimenti della sua vita’ sono già accaduti: la fine di un amore e la perdita della madre. I temi sono tristi. Il senso dell’effimero e la nostalgia.
Nel modo in cui egli nomina sé stesso, un nome che ritorna, un epiteto scritto con la maiuscola, ‘il Sognatore’, sono racchiusi gli stessi tratti della sua poetica. Un’aria di sogno pervade tutta la sua opera, non solo i versi.
Per scendere nel particolare e addentrarci nelle parole, prendiamo in considerazione, secondo un metodo consueto, alcune delle parole ricorrenti; subito appare ben visibile la poetica già delineata.
Timido: aggettivo che ricorre molto spesso nel libro. Ricordiamoci che nella lingua di allora, nell’uso corrente e nell’accezione unanime, la timidezza era un valore; almeno quanto nella mentalità comune di oggi, la sfrontatezza. Non si tratta però del ‘ non saper dire’ o del non riuscire a esprimersi, che oggi colleghiamo a questa parola. Mi pare riguardi piuttosto un sapersi concentrare sull’intimità del proprio sentimento. Uno sguardo momentaneamente rivolto a sé stessi, in presenza altrui, qualcosa che non abbiamo perduto, oggi, ma che forse non si ritrova più nella semplicità della parola ‘timido’.
Poi compare spesso, il verbo per alcuni versi correlato: ‘tremare’. E indica un atto nel quale, pur con pudore, invano cercheremmo traccia di vergogna. Un atto nobile. Nel nostro tempo, ma è solo una questione di gusti, è arduo confessare un tremito, lo si nasconderebbe piuttosto. Il giovane Ceccardo decisamente lo adotta: tremare è sintomo di emozione. Come fisiologico, come in Dante, Canto V: questi che mai da me non sia diviso/ la bocca mi baciò tutto tremante.
Un’altra parola di cui Ceccardo fa largo uso, ma non nel modo di altri ottimi autori, questa volta anche suoi contemporanei, è: ‘fantasma’. Senza assumere una presenza calcata, essa provoca pur sempre magari spavento, certo apprensione; invece in Ceccardo sono, se pur ripetute, brevi comparse che indicano apparenze evanescenti e molto delicate; ombre fugaci, ricordi che affiorano, a volte desideri.
Di molte altre parole ricorrenti è già stato detto e scritto, da chi ha titolo, quali ‘casa’, ‘villa’, ‘pioppo’…ancora vorrei citare: ‘brilla’, e non occorrono riflessioni linguistiche perché il sole è rimasto lo stesso, e così il significato. Ceccardo vede sempre ciò che brilla, vede un’immagine e coglie il punto come un buon fotografo ha un’ acuita sensibilità per il gioco di luci e ombre. Spesso è luce che filtra tra i rami; con una sua espressione: ‘tra chiaroscuri verdi’.
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