Georgien 2008

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Lettere dalla provincia










    Vivo in una città di provincia e di confine, con pochi invertiti, pochissime prostitute che vengono tutte da fuori, i soliti ladri e gli ultimi contrabbandieri. Qui non c’è società intellettuale, caffè letterari, teatri sperimentali, premi letterari o festival cinematografici, che d’altronde non servono a nulla. Solo gare di pittura estemporanea, sfilate di bosini, in costume, assegnazioni di Giromette d’oro  a benemeriti, esecuzioni della Corale Boschino, caccie al tesoro, Volanti d’oro e concorsi Stazioni fiorite. Non ci sono intellettuali, o se ci sono non si fanno riconoscere per tali. Ci sono architetti, due o tre, ma fingono di lavorare a Milano. Qui lavorano i capomastri, i costruttori e gli edili a drizzar condomini nelle campagne e nelle vecchie piazze, addosso alle chiese, tra due casupole o nel mezzo dei viali. Nessuna eco della politica qui giunge, nessuna indiscrezione degli ambienti bene informati o dei circoli vicini ai ministri, niente comunicati del potere economico. Come potrei di qui, da questa crosta di vita che non fa rumore, uscire in magnifiche invettive e servirmi degli ingredienti che occorrono a un pezzo che sia forte, saporito, pregno di attualità? Qui gli avvenimenti principali sono stati quest’anno la morte di una decina di persone avvelenate dai funghi, la mala sorte di una squadra sportiva, la frana sulla statale 707 col telegramma di protesta del Presidente della Provincia al governo, l’investimento di un notaio e l’arresto per atti osceni di un portinaio trovato in possesso di uno strumento che tentava di far passare per un’ocarina.
    Posso quindi notificare soltanto la presenza, nel sottosuolo, delle feci dei palafitticoli, messe in luce da nuovi scavi stratigrafici, il rinvenimento, in montagna, di un ossobuco antidiluviano, le imprese del gruppo speleologico che alla domenica scende al completo in una cavità naturale, nonché il riconoscimento ufficiale di una specola astronomica sopra un culmine dal quale si può osservare, nelle notti serene, il tondo di Arturo. Dimenticavo le marce podistiche, che sono ormai centinaia e che popolano le strade comunali e provinciali di professionisti e operai in tuta, con le natiche strette e i gomiti ad angolo, tesi nello sforzo della maratona. Un reazionario, parafrasando i soliti titoli delle marce, ne ha lanciata una, personalissima, di suo uso e consumo: “Quater pass e una ciulada”.
    Non rimproveratemi di poca attività o di poca fantasia: vi ho detto tutto. Posso aver dimenticato dei particolari, quelle minuzie indegne di cronaca nelle quali affonda, felice e ignara, la provincia. Minuzie buone solo per me che nella provincia navigo in silenzio, attento a non svelarne l’enorme importanza per timore che i sociologi, i letterati, i sindacalisti, i sottosegretari, gli umoristi e gli altri uomini di primo piano, vengano a disturbarmi nel meglio dei miei godimenti, cioè nel pieno del mio lavoro più serio, che è quello di vivere.
    Dalle mie finestre, in queste mattine, vedo tanta di quella neve sul Monte Rosa e su tutta la fascia alpina dal Monviso all’Oberland, che quasi non mi accorgo delle campagne sottostanti, dei colli interposti e dei laghi vicini e lontani. Non mi riesce di pensare a nulla in questi giorni, se non ai tordi, alle viscarde e agli altri uccelli che tra poco passeranno diretti al sud e che lascerò passare, perché non sono più cacciatore. Ma penso, spesso, anche al Tasso, di cui rileggo quest’anno continuamente il poema e le canzoni con un gusto mai provato negli anni passati.
    Dirà qualcuno che sono fuori dal mondo, dalla realtà e da parecchie altre cose, ma a me pare invece di essere nel giusto e nel buono del mondo e del vivere.
    Perdonatemi tanta presunzione o speranza.