Mi pareva di essere vicino a capire, senza riuscire però a
capire; come capita di essere vicini a ricordare e non riuscire a ricordare.
E.A.Poe
*
Franz
Kafka, in una lettera a Oskar Pollak, quando dice che un libro deve colpire
come un'ascia nel mare ghiacciato che è dentro di noi. L'elemento in comune tra
questa idea di Kafka e la credenza egizia,
Gli
antichi Egizi attribuivano alla scrittura un potere magico: ciascuna immagine
tracciata era considerata viva, al punto che quando rappresentavano la figura
di una belva feroce o di un uomo armato si preoccupavano di mutilarne una zampa
o spuntarne un'arma, per evitare che potessero balzare fuori dalla pergamena e
ferire il lettore. Mi ha sempre colpito molto questa premura degli scribi,
questo gesto cautelativo nei riguardi del lettore, che mi fa ricordare, per
opposizione, quella frase che scrive invece Franz Kafka, in una lettera a Oskar
Pollak, quando dice che un libro deve colpire come un'ascia nel mare ghiacciato
che è dentro di noi.
L'elemento in comune tra questa idea di Kafka e la
credenza egizia, a millenni di distanza, è la fiducia nella sacralità della
parola scritta, nella sua capacità di sporgersi oltre la pagina, per travasarsi
direttamente nella vita. Non è un caso che i greci definirono la scrittura
egiziana «geroglifico», che vuol dire, letteralmente: «segno sacro».
La
scrittura era sacra, alla stessa maniera, anche per Joyce e Proust. Che cosa
sono, infatti, le celebri «epifanie» disseminate nelle loro pagine, di cui ha
scritto Giacomo Debenedetti, se non il rivelarsi di quel potere magico che
spingeva gli scribi a spuntare l'arma del soldato? E del resto, quale scrittore
autentico (e quale lettore autentico, di conseguenza) non crede che le parole
scritte siano divine? Che le immagini vergate sul foglio non possano balzare
dalla pagina? Si tratta solo, forse, di distinguere tra gli scrittori che
azzoppano le belve feroci e quelli che invece non lo fanno, lasciando al
lettore il rischio di ferirsi.
Fabrizio Coscia
*
[...]
Solo così si irradia la rivelazione
nel tempo che ti respinse.
Solo il tuo nulla è l’esperienza
che può avere di te.
Solo così entra nella memoria
la dottrina che spezza l’apparenza:
il retaggio più certo
del tribunale nascosto.
Con assoluta precisione fu misurato
il nostro stato sulla bilancia di Giobbe,
desolati come nel giorno del giudizio
fummo riconosciuti per quel che siamo
In infinite istanze si riflette
ciò che siamo. Nessuno
conosce tutta la via,
già ogni singolo tratto ci acceca.
[...]
Gershom Scholem, Con una copia
del «Processo» di Kafka
*
L’altro ieri è
morto nel sanatorio di Kierling a Klosterneuburg vicino Vienna, il dottor Franz
Kafka, uno scrittore di lingua tedesca vissuto a Praga. Qui lo conoscevano in
pochi, perché era un eremita, un uomo sapiente spaventato dalla vita. Era
lungimirante, troppo saggio per poter vivere e troppo debole per poter
combattere. Vedeva il mondo con una tale chiarezza e precisione da non poterlo
sopportare, da doverne morire, egli infatti, non si è concesso scappatoie, non
si è salvato come tanti altri rifugiandosi in qualche equivoco intellettuale
per nobile che fosse. Era un uomo e un artista dotato di una coscienza così
scrupolosa che rimaneva vigile anche là dove gli altri, i sordi si sentivano al
sicuro».
Milena Jesenská,
Necrologio per Franz Kafka
*
Grazie a una serie incredibile di romanzi cavallereschi
e di storie di briganti lette nelle ore serali e notturne, Sancio Pancia, che
peraltro non se ne fece mai un vanto, riuscì così bene con il passare degli
anni a distrarre da sé il proprio demone, al quale diede in seguito il nome di
Don Chisciotte, che costui si lanciò quindi senza ritegno nelle imprese più
folli le quali però, in mancanza di un oggetto determinato in precedenza, che
avrebbe dovuto essere appunto Sancio Pancia, non facevano male a nessuno.
Mosso
forse da un certo senso di responsabilità, Sancio Pancia, che era un uomo
libero, seguì imperterrito Don Chisciotte nelle sue scorribande, ricavandone
sino alla fine un divertimento non privo di
grandezza e di utilità.
La verità su
Sancio Pancia
*