La luce è la più bella creatura di questo mondo. Viene dal cielo e ce
ne dona il presentimento.
*
L’amore viene da molto più lontano. È nella
nostra magra umanità la sola cosa che faccia sognare di chiarità eterne.
*
La poesia è il saluto di quel che c’è di più
perduto al mondo.
*
Il soggetto di un libro, non si scrive che per
cercarlo. Quando è uscito da tutte queste preparazioni come un fiore dal suo
gambo, miracolosamente, descrive con i suoi colori che strappa all’oscurità
della linfa.
Le parole sono femmine, gli atti sono
maschi, e quando una parola si lascia ingravidare, non ne nascono mai che dei
verbi, ma sono verbi che nessun atto arresterà.
*
C'est
si dur, à la fois, d'être et vivre ! Mais, l'être doit être au plus près de ce
qui est que de ce qu'il est.
è così duro, a
volte, essere e vivere ! ma, l’essere deve essere più prossimo a ciò che è
che a quello di chi è.
*
*
*
*
Une balle m'a brisé une vertèbre. Je n'ai à moi que la lumière vivante
de mes yeux. J'habite la partie de mon être qui échappera aux fossoyeurs.
Mon existence a revêtu une couleur qui n'est pas toute restée sur moi. J'ai dû
me convaincre qu'un peu de mon amour enveloppait ceux qui m'entouraient,
restait sur eux, les rendant plus aimables. Mes paroles passaient dans leurs
discours, me regardaient - J'ai aimé sur eux mon existence. Alors j'ai su que
ma vie était un miracle de l'amitié.
Una palla mi ha spezzato una vertebra.
Non ho per me che la luce vivente dei miei occhi. Abito la parte del mio essere
che sfuggirà a chi affossa.
La mia esistenza ha rivestito un colore
che non è tutto restato su di me. Ho dovuto convincermi che un po’ del mio
amore avviluppava chi mi stava attorno, restava su di loro, li rendeva più
amabili. Le mie parole passavano entro i loro discorsi, tornavano a guardare
verso di me – Io ho amato su di loro la mia esistenza. Allora ho saputo che la
mia vita era un miracolo dell’amicizia.
*
*
(Una palla mi ha spezzato una vertebra. A
lui letteralmente. Ad altri metaforicamente il medesimo effetto: altrettanto
mesti per l’affronto e lo sfregio che fa la vecchiaia.)
*
*
Lettres à une
jeune fille
La littérature est
la vie même, sous la sa forme la plus pure, la plus attirante, la plus voisine
du chant, qui est sur les lèvres avant le mot.
La letteratura è la vita
stessa, nella forma più pura, più attraente, più vicina al canto, sulle labbra
prima della parola.
*
*
Traduit du
silence
Au fond de la plus noire
douleur j'ai surtout souffert de trouver des limites à ma faculté de
l'exprimer.
Al fondo del più nero dolore ho soprattutto
sofferto di trovare dei limiti alla mia facoltà di esprimerlo.
Vivre de sons, de couleurs. Avoir un
royaume dans son regard. Etre ainsi fait que les autres doivent, pour te comprendre,
non pas penser, mais songer.
Vivere
di suoni, di colori. Avere un reame nello sguardo. Essere così fa che gli altri
debbano, per comprendere te, non pensare, bensì sognare.
*
*
Le meneur de lune
Le bonheur de
vivre est la faculté de s'agrandir, d'être la richesse de plusieurs.
La felicità di vivere è la facoltà
d’ingrandirsi, di essere la ricchezza di molti.
*
La ruine d'un homme se mesure à ce qu'il est, non
à ce qu'il perd.
La rovina di un uomo si misura in quel che è, non in quel che
perde.
*
On n'apprend la vérité à des hommes
qu'en la leur cachant à moitié.
Non si insegna la verità a degli uomini se non
spezzandogliela a metà.
*
*
Mystique est donc un livre contemplatif où le poète blessé cherche la
racine de la connaissance sensible - la racine de notre vision du monde - afin
de modifier le monde dans la mesure où le changement voudra bien accompagner un
changement de celui qui voit, qui connaît.
Mystique
è dunque un libro contemplativo dove il poeta ferito cerca la radice della
conoscenza sensibile – la radice della nostra visione del mondo – al fine di
modificare il mondo nella misura in cui il cambiamento vorrà bene accompagnare
un cambiamento di chi vede, chi conosce.
*
Ce livre est pensé comme une mystique et vu comme une
féerie.
Questo libro è pensato come una mistica
e visto come una fata.
*
*
Et comme l’amour est la très grande
grâce, la plus grande de celles qu’il nous est donné de connaître ici-bas, je
n’appelle le mal que les réticences, les craintes, les méfiances qui
l’empêcheraient de s’exercer librement.
E come
l’amore è la sì grande grazia, la più grande di quelle che ci è dato di
conoscere quaggiù, io non chiamo il male se non le reticenze i rimpianti le
diffidenze che lo impediranno di ergersi liberamente.
… et je sens que mon âme est plus prés de
votre corps que du mien, et que dans le miroir de votre jeune chair immobile et
religieusement silencieuse, elle baigne sa pureté, une pureté que je ne saurais
même plus reconnaître, que je ne distinguerais plus de votre beauté.
… e sento che la mia anima è più prossima al vostro
corpo che al mio, e che nello specchio della vostra giovane carne immobile e
religiosamente silenziosa, ella bagna la sua purezza, una purezza che non
saprei nemmeno più riconoscere, che non distinguerei più dalla vostra bellezza.
*
*
La poésie, c’est
l’opération magique qui consiste à chercher à travers toutes les ambiguités du
beau.
La poesia, è l’operazione
magica che consiste nel cercare attraverso tutte le ambiguità del bello.
*
L’istante che non mi apporta un arricchimento, apre in me una ferita.
*
L’uomo è il luogo dei fatti che egli controlla e di quelli che non
controlla.
*
Ciascuno porta in sè gli
elementi di un miracolo che lo renderà più bello di tutto; e nessuno manca di farne desideri così
belli che non ne possa essere il sogno.
*
Non ho che l’amore per assidermi nel mio essere totale, non ho che
l’amore di Dio per assidere l’uomo che sono nella promessa di cui sono il
compimento.
*
Come eguagliarti a
te stesso quando non conosci che il tuo cuore. Tu devi domandare a Dio le chiavi
di casa tua.
(Extrait
du Journal littéraire, cahier bleu : le livre d'été)
*
Se non trovi Dio in te, lascialo dove si trova.
*
Non accettava come amanti che i discreti perché tacciono e gli
indiscreti perché a loro non si crede.
*
Non sopporto di essere me, m’invento.
*
Se tu hai il bene di amare la verità, usa la tua vita per farla amare e
quel che avrai scritto durerà più di te.
*
L’esistenza dell’uomo porta la vecchiaia del mondo.
*
Stupidera di un’epoca dove ciascuno cerca gli avvenimenti sul giornale
in luogo di vederli sulla sua strada.
*
En moi se pense la partie, donc je suis le Tout.
In me pensa la parte, dunque sono il Tutto.
*
da La connaissance du soir, 1947 ( La conoscenza della sera) una versione letterale, poi anche nella traduzione di Annamaria Laserra.
*
passer
enfance qui fus dans l’espace
un vol poursuivi jusqu’au
soir
j’appelle ton ombre à voix
basse
avec la peur de te revoir
sœur en deuil de tes robes
claires
ta fuite est l’oiseau bleu
des jours
que de son chant fait la
lumière
des gestes revés par l’amour
c’est par ton charme qu’une
fille
d’un corps ébauché par les
cieux
à formé la larme des
villes
qui s’illuminent dans ses
yeux
et ce fut ton ame de
rendre
mon doute plus que moi
vivant
passerose aux ailes de
cendre
qui m’ouvrais ton cœur
dans le vent
passare
infanzia che fu nello spazio
un volo inseguito fino a sera
chiamo la tua ombra a voce bassa
con la paura di rivederti
sorella in lutto dalla veste chiara
tua fuga è l’uccello blu dei giorni
che del suo canto fa la luce
dei gesti sognati da amore
è per il tuo incanto che una ragazza
di un corpo abbozzato dai cieli
formò la lacrima delle città
che s’illuminano nei suoi occhi
e fu la tua anima a rendere
il mio dubbio più di me vivente
passarosa dalle ali di cenere
che mi apristi il tuo cuore nel vento
Passare
Infanzia
passata nello spazio
Come un volo inseguito fino a sera
Chiamo piano la tua ombra
Per paura di vederti
Sorella
a lutto dalla veste chiara
La tua fuga è l’uccello blu dei giorni
Che con il suo canto rischiara
I gesti sognati dall’amore
Una
fanciulla per il tuo incanto
Con il corpo abbozzato nei cieli
Fece sciogliere le città in pianto
Illuminate nei suoi occhi
E
avesti il coraggio di rendere
Il mio dubbio più vivo di me
Passarosa dalle ali di cenere
Che mi aprivi il tuo cuore nel vento
*
Madrigal
Du temps qu’on l’aimait, lasse d’elle-même
elle avait juré d’être cet amour
elle en fut le charme et lui le poème
la terre est légère aux serments d’un jour.
Le vent pleurait les
oiseaux de passage,
berçant les mers sur ses ailes de sel,
je prends l’étoile avec un beau nuage,
quand la page blanche a bu tout le ciel.
Dans l’air qui fleurit de l’entendre rire,
marche un vieux cheval couleur de chemin,
connais à son pas la mort qui m’inspire
et qui vient sans moi demander sa main.
Madrigale
Dal tempo che era amata, stanca di sè
aveva giurato di essere questo amore
lei ne fu il fascino e lui il poema
la terra è leggera ai giuramenti di un giorno.
Il vento piangeva gli uccelli al
passaggio,
cullando i mari sulle sue ali di sale,
prendo la stella con una bella nuvola,
se la pagina bianca ha bevuto il cielo.
Nell’aria che fiorisce
all’intendere il suo riso,
marcia un vecchio cavallo colore del cammino,
conoscila al suo passo la morte che m’ispira
e viene senza me a domandarne la mano.
Madrigale
Dal
tempo che era amata stanca di se stessa
lei aveva giurato d’essere questo amore
e ne fu l’incanto lui ne fu il poema
la terra è leggera a promesse passate.
Il
vento piangeva gli uccelli migranti,
cullando i mari sulle ali di sale,
prendo la stella con una bella nuvola,
se la pagina bianca ha consumato il cielo.
Nell’aria
che fiorisce al suo riso,
c’è un vecchio cavallo color del cammino,
capisci al suo passo la morte che m’ispira
e che va senza me a chiederne la mano.
*
*
*
altri testi raccolti dalla Rete :
Cahier noir
“C’est sa nudité qu’elle découvre dans
mes yeux en déshabillant sur elle leur regard en s’asseyant pour ainsi dire
dans le rêve où j’étais son image adorée : elle se dépouille d’elle même
dans l’ivresse de se dorer aux regards de son amant de tout le soleil qui s’est
éclairé entre eux : C’est de tout le ciel qu’il possède le fruit dans
cette croupe tournée vers lui dont il fouille la carnation transparente comme
un doux miroir où descendent ses gestes comme afin d’y revêtir la force dont il
est plein de l’éclat où la pensée s’est exprimée avec des éléments de vie. A
peine ai-je découvert son cul que mon regard s’y traverse d’une douceur
inexprimable, se plongeant en lui même comme pour y épanouir sous l’éclatant
duvet de fruit de chair le regard de mon amour et ce qu’il devenait à travers moi
dont il dispersait tous les sens afin de m’ouvrir son ombre comme un horizon où
m’ouvrir ma pensée : C’était un pari. Cette croupe me repoussait de la
clarté qu’elle répandait. Elle me traversait de la lumière comme en écartant
sur elle les ténèbres qui me traînaient avec elle, et c’est dans la lumière de
mon enfance que je la voyais s’envelopper de sa blancheur, découvrir à mon
amour une image magnifique dans les voiles soulevés de l’innocence et de la
splendeur”…
*
*
J’ai perdu le sens de la verticalité. Un mois déjà s’est écoulé depuis que les commandes de ma
jambe gauche m’ont abandonné, et je sens que la droite suit le même chemin. Je
me suis réfugié dans la pièce qui me sert de bibliothèque. Depuis ce long mois,
je passe le temps à scruter les étagères, mes yeux rencontrent les livres que
j’ai lus, d’autres feuilletés, d’autres encore relus, et c’est à chaque fois
une nouvelle histoire qui me revient en mémoire, celle des romans mêmes ou la
musique des poèmes et souvent l’histoire de l’auteur, histoire d’une rencontre
particulière. Bref je passe le temps et ce voyage immobile me fait oublier la
douleur qui me transperce comme un poignard. Ce mois de janvier est très
ensoleillé et la lumière pénètre dans ma petite bibliothèque en multiple
rayons, filtrée par le feuillage de l’oranger. Je me distrais en me laissant
guider par le choix du soleil qui me désigne l’histoire du jour. Comme
l’histoire de ce vieil auteur de Polar, mort enseveli sous sa bibliothèque
effondrée, destin imaginé par Michel Lebrun, un mausolée de rêve pour lecteur
invétéré ! Et puis un large rayon balaye l’œuvre complète de Blaise
Cendrars,
avec juste à coté, dans un désordre alphabétique la biographie de Malaparte par
Orféo Tamburi. Désordre alphabétique mais ordre de proximité car Orféo fut
l’ami de Cendrars, il a même cohabité avec le poète à Enghien les Bains. C’est
là, alors qu’il terminait ces jours dans une chambre de l’hôtel du Casino, que je l’ai rencontré et qu’il m’a
plusieurs fois raconté l’horreur sonore qu’avait été cette cohabitation avec un
poète manchot et qui écrivait en tapant d’un seul doigt de la main gauche sur
sa Remington. Et je le raillais un peu, ce vieux peintre, en lui rétorquant que
le rythme devait pourtant être très jazzy comme en témoignent certains des
poèmes de Cendrars. “Mon
pauvre ami“, me répondait-il, “à cette époque il écrivait ses romans et la prose remingtonienne
sur un doigt c’est
de la musique dodécaphonique !”
Le jour s’avance et le soleil se cache,
laissant la bibliothèque dans une semi pénombre, les spots sont éteints. Mais
avant que le jour ne s’en aille un fin rayon de soleil rougeâtre vient frappé
un volume noir qui absorbe avidement cette lumière arriéré. Peut – être,
s’agit-il d’un signe ? Avec l’aide de ce qui me reste de jambe droite, je
me hisse jusqu’au livre et retombe dans le lit, je sais avec qui je passerai la
nuit.
*
Villalier.
Dimanche 11 septembre 1937.
Ma Germaine aimée,
Chaque soir, quand les faits de la journée se sont
envolés, je vous retrouve. Je reprends vos photographies. Je contemple
longuement un accent de votre visage dont tout votre être est parcouru, comme
votre voix, un oiseau d’air pur caché dans votre joue. Au milieu d’une
conversation, je m’interromps, c’est que vous m’avez demandé une pensée : un
poids énorme est sur tous les instants que leur médiocrité m’empêcherait de
vous dédier. Et les heures que j’aime, c’est l’espoir de vous les faire aimer
qui les approche de moi.
…Je veux que nos pensées un jour se reconnaissent dans
notre vie sans avoir à rien renverser sur leur passage. Un grand amour forge la
vie à son image. Et déjà, je dois une force inattendue au bonheur de me sentir
dans tous vos sentiments, imaginé et attendu, je goûte à cette confiance qui
est profonde entre nous et pure comme un ciel. Je n’ai qu’à vous revoir pour me
sentir sûr d’être aimé.
Un miracle s’est produit entre nous. On dirait qu’au
sein de l’Univers que notre séparation met en tiers dans notre amour, votre
chair a pris la qualité spirituelle pour que mon esprit enfin puisse me donner
à elle.
Confidences, comme vous le voyez, obscures que le temps
achèvera d’éclairer, de même que l’espace a commencé à les faire naître. Le
rêve où je vous revois, de tout votre corps d’enfant me fait un chemin entre
mon corps et moi, et cette guirlande éclatante est en vous comme la conscience
du bonheur…
Dans les rêves que je faisais autrefois, un cortège
d’horizons et de couleurs accompagnait dans mes caresses l’être exquis dont le
visage ne portait pas de nom. Et vous m’avez si profondément uni à vous que les
lieux où je vis ont soudain pour mes sens la saveur des paysages où je vous
voyais sans savoir que vous étiez vous… Il y a des pensées qui se cachent de
moi pour me parler de vous …
Joie, ma chérie, joie infinie. À travers mon amour,
c’est une enfant qui est à moi et c’est vous, une jeune fille et c’est vous, et
vous êtes devenue jeune fille sans cesser d’être une enfant pour mon amour, et
pour voir tout cela j’ai moi-même mes yeux d’enfant.
Joë.
*
Joë Bousquet, Lettres à Poisson d’or
Carcassonne.
Décembre 1938, samedi .
Ma chérie,
J’ai reçu de ton amie une lettre exquise ; et j’ai
été frappé de retrouver dans la façon appliquée dont elle manie le français
quelque chose qui rappelle la manière de Rilke quand il écrivait dans notre
langue. Si les poèmes de Rilke nous ont révélé tant de choses, c’est qu’il en a
pris les mots hors de lui, dans ce monde distinct de la langue étrangère qui
les lui montrait comme des objets ; et j’ai été vraiment heureux de trouver
sous la plume de ton amie un jugement poétique chargé, lui aussi, de cette
vertu précieuse qui est dans les mots quand ils nous parviennent dans leur
fleur ; et tels qu’on les avait inventés.
Cette lettre m’a redonné du courage : il m’en faut
beaucoup en ce moment parce que le point où j’en suis de mon livre est
littéralement d’une grande difficulté. Ensuite, parce que ces pages expriment
directement les fatalités morales d’un état comme le mien ; et que je me sens
seul jusqu’à l’angoisse dans l’effort de les rendre vivantes et, pour cela, de
les prendre au vif de ma douleur. Car il y a en moi, il y a toujours en moi,
celui qui ne veut pas de sa blessure, qui ignore peut-être toujours le choc qui
l’a frappé, et c’est de son contact avec ma vie présente que naissent mes
accents les plus vrais…
Je voudrais t’expliquer cela : il me semble qu’en
partageant avec toi mes impressions les plus secrètes, en les mettant en toi,
je peux arriver à emplir ton être avec mes propres pensées et que c’est une
façon, non de résoudre certains problèmes, mais de t’éveiller dans un monde où
ces questions ne se posent plus. Le moment est sans doute bien choisi, car je
te sens vibrante, émue par quelque chose que tu ne m’as pas dit. À travers tes
lettres on te sent lourde d’un secret qui te pèse. Mon amour te sent soudain
comme chargée de larmes intérieures, balancée avec un fardeau dans tes pensées
que tu crains d'abandonner bien qu'il te pèse... Je ne te demande pas de
confidences ; mais je tiens à avoir, à chaque instant, une tendresse prête
pour une de tes peines. C’est facile, ma vie semble le berceau de la
tienne ; et rien que de te parler de moi, il semble que j’agrandis ton
cœur.
Dans l’endroit difficile où je te disais que j’avais
actuellement conduit mon récit, je fais revivre un instant récent qui m’a révélé
tout le rayonnement de mon amour pour toi. Une confirmation poétique de la
vérité entrevue dans nos paroles et la joie à intervenir dans les surprises du
sens qui redit la chanson. Ma chérie, je ne savais pas que ce serait si doux.
J’ai voulu l’écrire. Si j’avais le don de communiquer mes impressions nul
aspect de mon amour ne t’échapperait plus. Tu verrais nos sentiments
réciproques sous l’angle du sentiment et non sous l’angle de notre intérêt
humain.
Si l’amour est oubli de soi, l’idée de l’amour doit
effacer plus encore ce qui concerne l’homme, ce qui concerne la femme et
inaugurer le règne de la vie intérieure où les buts disparaissent devant le
progrès de la conscience.
Revenons sur nos pas : je voudrais, aussi simplement
qu’un artisan exposant sa technique, te montrer un des effets de mon amour et
l’incidence sur mes pensées du bonheur qu’il devait m’apporter. Écoute, c’est
là ce qui me tient éveillé dans mes nuits d’étude. [...]
*
Notes d’inconnaissance
E’ che non c’è niente se non personificato.
Vedere è visioni. Ogni rumore contiene una voce che è risposta a un’anima che
si interroga.
*
Parole per l’assente
Sono
anni che aspetto una donna e che non so nulla di lei. Forse è venuta a trovarmi
nel sonno e forse non avrò mai la certezza di essere stato guardato da lei
tanto da vicino.
Forse
è troppo malvagia per essere amata, forse troppo bella per essere vista. Se non
ho ancora rinunciato alla speranza di conoscerla, è perché da tempo sono
accaduti in me dei fatti singolari che soltanto la sua esistenza può spiegare:
ogni pensiero che procede da me, per esempio, è fatto di ombra e se muta in
parole è perché in quest’ombra c’è un volto in cui leggerlo con le labbra.
Certamente questa indicazione è molto vaga e non basta a confermare il mio
dire. Ma il seguito delle mie confidenze sarà più edificante e più d’una si
riconoscerà nel fantasma interiore che invano supplicavo di strapparsi la sua
veste di tenebre. Certamente sarà troppo tardi, almeno per me. Se non altro la
chiarezza che avrei messo nel mio scritto avrà il posto di un’incertezza che
non ho più la forza di sopportare.
Non dirò nulla della mia vita. Colei che amerò mi troverà sempre in lei stessa
e non crederà alla mia esistenza se non a forza di provare indifferenza verso
gli oggetti che mi circondano, a cui saprà che io stesso non ho accordato
alcuno sguardo. Estraneo com’ero al mondo e certo che non vi fosse nulla in
esso per appagarmi, abitavo la mia fame. Simile all’inerte massa di un vascello
inabissato di fronte all’agitazione dei flutti, ero così poco mescolato alla
vita dei miei simili. Per la verità non ero nulla di me. E, qualunque idea mi
venisse, avevo per riconoscerla mia un vuoto così immenso da attraversare che
mi ripiegavo in un’angoscia sconfortante, sempre pronto a piangere. Mi
comprenda chi può; ero così profondamente inabissato nel mio indefinibile
sentimento che l’espressione più sincera del dolore suonava falsa nella mia
voce e pareva procurarmi una nuova specie di sconforto. La parola solitudine,
per esempio, non mi rischiarava che la solitudine degli altri; e quando l’usavo
pensando a me, era per sentire meglio intorno al mio cuore le tenebre
indicibili in cui la sua nitidezza mi faceva sentire sprofondato. Piangere?
Avrei pianto se le lacrime stesse non avessero avuto l’apparenza di mentire a
un dolore infinito. Il mio essere era su di me. Il corpo mi pesava, greve come
il cuore di cui si dice che è troppo gonfio quando l’eccesso del dispiacere
sembra indurre chi soffre a fuggirlo.
…
Passante,
fermati. Nel fondo dei tuoi silenzi di donna c’è un raggio nato per rischiararti queste parole di cui
la più leggera coprirebbe mille notti con la sua ombra. Una mano di ferro,
quando avevo solo vent’anni, mi ha dilaniato, non era nulla. Ho creduto di
essere morto e questa illusione mi ha sempre separato dal cuore. Il cuore non
ha mai saputo nulla di ciò che mi era accaduto, né che ero sepolto vivo e una
metà di me stesso era la tomba dell’altra metà.
Ecco il miracolo. Amica mia, ero intatto, terribilmente intatto. Identico a me
stesso in pensiero; terribilmente forte in questa convinzione, poiché essa
poteva sopportare tutto il peso del mondo reale senza smentirsi. Tutto ciò che
respirava, tutto ciò che amava, tendeva a schiacciarmi sotto il peso del mio
corpo congelato, inutile. Ma il pensiero fu più grande di tutto quanto mi
condannava all’oblio. Non c’era nulla che mi si opponesse e di cui il mio cuore
non fosse l’origine. E’ molto strano: così facile a tal punto che non si sa
come dirlo: l’uomo è in se stesso più grande e più forte di tutto ciò che è. E’
la grandezza, il divenire e la morte delle verità e delle cose, di cui è anche
la sorgente.
*
*
titoli :
1.
Le mal d'enfance, 1939
2.
Traduit du silence, 1941
3.
Lettres à poisson d’or, 1967
4.
Le Pays des armes rouillées, 1969
5.
Lettres à Jean Cassou, 1970
6.
Mystique,
1973
7.
Lettres à Carla Suarès, 1973
8.
Lettres à Stéphane et à Jean, 1975
9.
La Romance du seuil, 1976
10. Le Roi du sel, 1977
11. Lettres à Marthe, 1978
12. Isel, 1979
13. Œuvre romanesque complète, 1979
14. Le Bréviaire bleu, 1978
15. Papillon de neige, 1980
16. Le Médisant par bonté, 1980
17. Notes d’inconnaissance, 1981
18. La Connaissance du soir, 1981
19. Lettres à Magritte, 1981
20. À Max-Philippe Delatte, 1981
21. Langage entier, 1981
22. Le Sème-chemin, 1981
23. D’un regard l’autre, 1982
24. Note-book, 1983
25. Un amour couleur de thé, 1984
26. Lumière, infranchissable pourriture et autres essais sur Jouve, 1987
27. La Nacre du sel, 1988
28. Exploration de mon médecin, 1988
29. Deux lettres à Lucie Lauze, 1988
30. Le Meneur de lune, 1989
31. Deux lettres à un ami, 1991
32. Le Galant de neige, 1995
33. Les Capitales, 1996
34. Le Cahier noir, La Musardine, 1996
35. L’Œuvre de la nuit, 1996
36. René Daumal, 1996
(Avec:
Lettres à une jeune fille
D'une autre vie
L'homme dont je mourrai
Le médisant par bonté
La tisane de serment
Le passeur s'est endormi
La neige d'un autre âge
e al.)