Georgien 2008

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Con quali amici e cosa dirsi, oggi

















Con quali amici e cosa dirsi, oggi
che il focolare è tiepido delle passioni
e la memoria vacilla
Con quali parole, se fatichiamo a trovarle
- se dobbiamo resuscitarle addirittura
quelle rimaste
Siamo nel gorgo e non ce ne accorgiamo
- guardiamo in faccia quello che crediamo
mondo nuovo, e ne moriamo.





*




Un punto, quel che non ha parti




*




Si dice: il Tempo è galantuomo.
Forse, mi dico, certo ci seppellisce
i nostri corpi prima, poi gli oggetti
quanto agli scritti
sorrido pensando ai posteri
al Tempo che pure loro spetta
ai libri che si mangeranno i topi.






*


Venire e svenire,
orgasmo e mancamento
- le due piccole mancate morti
sorelle minori di sorella morte.
Ogni volta c'illudono di farci rivivere
- alla fine del brevissimo sogno
liberi, invece, di morire di nuovo.


*






Rottura di legami con precipitato insolubile





*



Non solo droni
Arriveranno a stormi
ci guarderanno tutti i giorni
fingendo di disperdersi
nel cielo che invece li protegge.
Ci cercheranno senza bisogno di decreti
fin dentro il fondo delle notti
grazie ai motori silenziosi.
E anche se ci sentiremo più protetti
avendo sempre addosso i loro occhi
verrà l'ultimo giorno troppo presto.
Scopriremo d'essere spariti dalla rete
che nessuno risponde alle chiamate
e che un'auto nera ci attende a luci spente
proprio qui sotto, nella notte che splende.









C'era una volta un'anima, la tua
che ti cercava dopo l'abbandono
che ritornava sui luoghi dell'amore
e non riconosceva più volti e parole
che riascoltava perplessa una canzone
non ricordando chi la cantava e dove
che si chiedeva ci fosse una ragione
- se eterna fosse la sua disperazione










*
recensione di 'Fatti vivo', di Chandra Livia Candiani

Tutto sta dentro lo sconfinato perimetro di questa poesia: dalla loquace libreria (Sono i miei libri/ le parole/ che di notte/ sussurrano da sole …) alla paura di morire (Ho paura non avere paura./ Voce,/ ho paura adesso), 
dal frigorifero filosofo (...un cuore freddo/ è un cuore capace di conservare) alla preghiera più raccolta (piega/dove stanno le briciole di noi): oggetti quotidiani e oggetti del pensiero, bambini, sogni, animali (le indimenticabili Piccole persone di Anna Maria Ortese) abitano queste poesie. La raccolta è divisa in cinque sezioni - Il sonno della casa, Dov’è mondo?, Buio padre, Fatti vivo, Chi cade - nelle quali il verso talora si sgrana, nel pervicace impegno a dar voce a ciò che non ha voce, un mondo che resta sfuggente, restio ad accettare le forme della parola. L’orizzonte del poeta è la rinascita di uomini e natura, l’accoglienza ecumenica del bene e del male per un rinnovamento radicale della nostra esistenza. E ‘Fatti vivo’ è un titolo felice, polisemico, ruota infatti dal senso evocativo (l’auspicio di un ritorno) a quello imperativo (vivi, diventa vivo!) e costringe da subito il lettore a meditarvi.
Molto particolare la sezione d’apertura, ‘Il sonno della casa’, dove suppellettili e infissi prendono la parola, riuscendo a dirci le loro ragioni e utilità, manifestando solitudini ed emozioni quasi umane. Nella seconda sezione, ‘Dov’è mondo?’, ci si interroga sulla comparsa e scomparsa del mondo: 
La mia vita è spoglia di me.
E tutto brilla. 

Per poter vedere il mondo, insomma, dobbiamo far scomparire il nostro ego, e ritrovare la parola, anche attraverso le parole degli altri 
Figlia dell’inverno
la lettura
offre la storia
e il silenzio...
Ho bisogno delle parole
degli altri
per scandagliare
le mie. 

In ‘Buio padre’, la terza sezione, lo sguardo si fa più indagatore: 
Fai luce nelle scale/ accucciato nel buio/ rosicchia le spine/ il cane del cuore; 
la poesia continua a accompagnarci e ci invita a far luce dentro, a vedere ed accettare anche le spine del dolore. Con ‘Fatti vivo’ siamo al centro della silloge. Qui la voce poetica assume i toni di un’epica malinconica, ed è spesso lontana e disarticolata 
...
Noi ospiti
di pianeta frusciante
noi con mondo
facciamo tutto
rovina
carcassa spianato tutto.
Fatti vivo. 

I testi sono affollati di domande ed esortazioni, come l’emblematica: 
Accorgiti quando
stai bene al mondo 

che denota l’influenza delle lezioni spirituali d’oriente, tanto care all’autrice.
L’ultima sezione commemora ‘Chi cade’, chi è più fragile o solo più sfortunato nella lotta per la la vita. La poesia più coinvolgente è forse quella dedicata ai bambini migranti che hanno trovato la morte in mare 
...
Voce,
ho paura adesso.
Il mare mi beve
cancelli tutto
mondo nuovo,
matassa di mani
tocco senza incontrare
sono io il mare
e quasi non fa male
il mio rotto cuore
… 
per loro un mondo nuovo promesso e subito perduto, ma dell’infanzia, come dice Chandra Livia, portiamo tutti una scheggia che ci accompagna fino alla fine e ci può salvare: 

Noi non siamo
esseri vuoti
siamo creature scheggia
d’infanzia, noi
ti riportiamo all’origine
ti scintilliamo.

Vorrei chiudere segnalando ai lettori la frequente presenza, nei testi, della bambina della silloge precedente 
La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014, 
venuta a trovarci da quelle pagine per il bisogno di parlarci ancora, così che possiamo ben considerare Fatti vivo naturale continuazione e ragionato compimento di quella poesia.

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo, Einaudi, Torino 2017





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