Georgien 2008

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un bel virtuale ritrovo di pittoriche virtù





Ars gratia artis - mutatis mutandis








A lei seca da arte é esta: ‘Ne quid nimis’, nada além do necessário. 

The dry law of art is this one: ‘Ne quid nimis’, nothing beyond the necessary.

Das trockene Gesetz der Kunst ist dieses: ‘Ne quid nimis’, nichts ausser das Notwendige.

L’asciutta legge dell’arte recita: ‘Ne quid nimis’, nulla oltre il necessario. 

ხელოვნების მშრალი კანონი გულისხმობს:,,Ne quid nimis" (ნუ მოერიდები) ის, რაც აუცილებელია, ყველაფერზე მაღლა დგას.

La loi sèche de l'art est celle-ci : 'Ne quid nimis' rien au-delà du nécessaire.













( vers. it e de, chad 
 vers. fr & georgian, Ketevan Kokozashvili )

fb: Ars gratia artis - mutatis mutandis 
https://www.instagram.com/art.ismutatismutandis/

Equistetum arvense, per curiosità si impara tutto, anche l'utile piace.







Tra gli organismi più antichi della terra, è una pteridofita nativa dell’Europa, ma anche del nord America, del nord Africa e del nord Asia. L’appellativo “arvense” denota la sua presenza in zone campestri, ed effettivamente non è infrequente trovarlo su terreni incolti umidi o lungo i fossati; ma anche lungo le scarpate, ambienti ruderali, e terreni sabbiosi e argillosi.
L’Equistetum arvense è una pianta perenne, a rizoma sottile, priva di foglie e ben sviluppato con cauli fertili e sterili sempreverdi, interrotti a distanza regolare da nodi scuri. I cauli fertili sono visibili da marzo a settembre, sono di piccole dimensioni, bruno-rosati e privi di clorofilla. Alla sommità di ogni caule si trova una formazione gialliccia fatta di sporangi. I cauli fertili muoiono dopo la maturazione delle spore e durante l’estate si sviluppano i cauli sterili che hanno funzione fotosintetica, sono di colore verde scuro e portano in corrispondenza dei nodi dei verticilli di rametti. Come tutti gli equiseti può diventare infestante.
La droga è costituita dai cauli sterili raccolti nel periodo estivo e ben seccati.
I componenti principali sono: flavonoidi (il 50% dei flavonoidi contenuti è rappresentato da quercitina ed il maggior contenuto si riscontra in primavera; durante l’estate il contenuto in questa sostanza cala drasticamente); steroli; acido ascorbico ed acidi fenolici (acidi cinnamici, acidi dicaffeiltartrici..); alcaloidi in tracce (nicotina non tossico,3-metoxypyridina, palustrina tossico); saponoside (equisetonina); 15-20% minerali (2.1-2.9% potassio, calcio, fosforo, manganese e 5-8% acido silicico parzialmente idrosolubile).
Il nome Equisetum significa propriamente “coda o crine di cavallo” ed è stata utilizzata a scopo terapeutico, sin dall’antichità romana e greca.
Studiato clinicamente verso gli anni ’30, l’Equiseto ha una triplice azione: diuretica-emostatica-rimineralizzante.
Azione diuretica: la diuresi provocata dalla droga è puramente idrica, senza alterazione del tenore in elettroliti. Viene consigliata negli edemi post-traumatici e statici, nelle raccolte anomale di liquidi a vari livelli e nella diuresi forzata in caso di affezioni batteriche ed infiammatorie delle vie urinarie escretrici e contro la renella (Equisetum a., Orthosiphon s., Escholtia c.). In generale si utilizza nella nefrolitiasi e nelle nefropatie croniche.
Altre indicazioni fitoterapiche sono soprattutto le infiammazioni vescicali con tenesmo ed incontinenza. Ha dato buoni risultati in vari casi di ematuria di origine vescicale ed è utile anche nelle affezioni infiammatorie della prostata, per il suo effetto generale di decongestione a livello pelvico.
Azione rimineralizzante: l’Equiseto è conosciuto come “argilla vegetale” proprio per la sua composizione minerale e le sue proprietà.
La pianta assorbe dal terreno sali alcani d’acido silicico che danno luogo a due tipi di silicio, solubile ed insolubile. Quest’ultimo è responsabile del potere abrasivo della pianta, da cui il nome di Asprella, e della capacità di riflettere la luce, che consente alla pianta di proteggersi da un’intensità luminosa troppo forte. Il silicio organico ha la capacità di ricalcificare, accelera quindi i tempi di ricalcificazione per cui il calcio è insufficiente al fine della risoluzione della frattura ossea. Tutti i minerali presenti nella Coda cavallina contribuiscono al “metabolismo dell’osso”. Grazie all’azione che esercita sia sulla cartilagine articolare, sia sul tessuto osseo, è indicato nell’artrosi (Equisetum a., Harpagophytum p., Spirae u.) e, migliorando l’elasticità dei tendini, nelle tendiniti.
Il suo effetto sul mesenchima e ancora l’importante contenuto in minerali permettono la rimineralizzazione sia del sistema osteo-articolare che dei tessuti duri; è quindi utile nell’osteoporosi, nell’accrescimento scheletrico degli adolescenti, ma anche nella fragilità di unghie e capelli. Da consigliarsi quindi in momenti particolari della vita della donna come la gravidanza e la menopausa.
Infine la presenza di bioflavonoidi spiega l’azione antireumatica e adiuvante nel trattamento delle infiammazioni dell’apparato osteoarticolare della droga.

Il silicio è presente in tutto il nostro organismo, ma in particolare oltre che nei tendini, nel tessuto aortico. Contribuisce alla formazione di legami tra proteine e mucopolisaccaridi che entrano a far parte di cartilagini articolari e arterie, con azione attiva e di supporto nello sviluppo del tessuto connettivo. L’utilizzo dell’Equiseto frena quindi il processo di degenerazione, dovuto all’invecchiamento, delle fibre elastiche a livello delle pareti arteriose, antagonizzando gli effetti dell’aterosclerosi e prevenendo in parte la formazione di aneurismi.
E’ importante notare che, poiché il silicio, a livello gastroenterico, per essere assorbito, necessita di un ambiente acido, pazienti con achilia gastrica o blocco secretivo gastrico di tipo farmacologico, possono andare incontro ad un deficit di tale minerale. La somministrazione terapeutica quindi dell’Equiseto è ottimale se effettuata con cibi o bevande acide.
Piante ad alto contenuto di Silicio:
Equisetum hyemalis
Equisetum arvense
Pulmonaria officinalis
Plantago lanceolata
Poligonum aviculare
Galeopsis segetum
Azione emostatica: l’Equiseto è stato impiegato con successo nelle emorragie passive; nei microsanguinamenti a livello dell’orofaringe o del tratto gastroenterico, dovuti a piccole ulcere o traumatismi.
L’Equiseto dagli studi ha dato prova di un’azione emopoietica. Questa qualità è in rapporto alla vitalità della pianta, perché se il succo della pianta viene riscaldato oltre i 50°, l’attività emopoietica viene persa. La pianta è stata quindi impiegata nei casi di anemia secondaria.
A livello immunitario l’Equiseto aumenta la leucocitosi e rinforza la reattività connettivale, il che ne giustifica l’impiego nella tubercolosi. La stimolazione immunitaria è dovuta nuovamente all’acido silicico.

L’Equiseto svolge azione protettiva sulle mucose e, anche usato topicamente, ha un effetto di stimolo della funzione connettivale e di cicatrizzazione e riparazione tissutale. In particolare l’Equiseto migliora l’elasticità cutanea e per questo è usato in cosmetologia per la prevenzione di rughe, invecchiamento cutaneo.
Essendo la Coda cavallina diuretico e quindi consigliato nel trattamento dell’eliminazione di scorie metaboliche; capilloprotettore per la sua azione astringente e protettiva sui vasi sanguigni; cicatrizzante perchè ottimo riparatore tissutale, è impiegato per uso interno e in campo cosmetico nella preparazione di prodotti contro la cellulite e come coadiuvante nelle terapie dimagranti.









https://www.scienzanatura.it/equiseto-coda-cavallina/


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spunto dal tema costante A&S, Arte e Scienza




ph: Salsel per Susi
Le due foto sul tavolino sono di Susanne Anna Rötschke: una piccola tela di Tengiz Mirzashvili, (Chubchik), 1934- 2008.







costante cosmologica:
un parametro che oggi sappiamo essere sinonimo di energia oscura: ipotesi fatta un secolo fa da Albert Einstein nel 1918.

Una sorta di 'fluido repellente' dotato di massa negativa (che accelera nella direzione opposta a quella in cui viene spinto) e gravità negativa (che respinge ciò che si avvicina): su di esso galleggerebbe la materia ordinaria con massa positiva!


Pensiamo a quante persone, vive o morte potrebbero essere assimilate, per una transazione semplice di pensiero, a questo fluido che costituisce il 95% della materia?!

n.b. (Nota Bene): 
qui positivo e negativo hanno Esclusivamente significato matematico, non morale!




A&S (Arte e Scienza), Ansa.it

I buchi neri sono meno neri del previsto (Arte e Scienza)





ph: Nasa









'Buco nero' poteva far pensare a uno spazio vuoto, invece indica una regione in cui si concentra un'enorme quantità di materia, come se una stella dieci volte più grande del Sole venisse strizzata in una sfera del diametro della città di New York. E in effetti, la maggior parte dei buchi neri nasce dai resti di una supernova, una grande stella che muore generando una spettacolare esplosione. Il risultato è un campo gravitazionale così forte da non lasciar sfuggire nulla che si trovi al suo interno: perfino la luce non può scappare, ed è per questo che i buchi neri non possono essere osservati direttamente, ma solo attraverso gli effetti che scatenano nella materia che li circonda.







Ansa
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stupefacente, gente






Si dice che sia così grande negli elefanti il senso della clemenza verso gli altri animali meno forti di loro che essi sono soliti allontanare con la proboscide, quando si trovano davanti a un gregge, quei capi che vengono nella loro direzione, per evitare di calpestarne qualcuno per disattenzione. Se non vengono provocati, non creano guai; tra tutti gli altri animali sono quelli più socievoli; infatti si muovono quasi sempre in branco. Se vengono circondati da uomini a cavallo, mettono nel mezzo della loro schiera gli esemplari malati o troppo stanchi oppure feriti e volta per volta prendono posto nella linea di combattimento come se ubbidissero a un comando oppure a un preciso ragionamento.

Plinio il Vecchio, Storia naturale

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Omero, a differenza di Cartesio, sa che gli animali posseggono la coscienza della morte: loro e dell’uomo. Tutti hanno fatto l’esperienza, o conosciuto il fatto, di bestie che si lasciano morire per il dolore d’aver perso il padrone. E oggi noi sappiamo che gli elefanti celebrano addirittura cerimonie sociali di compianto funebre.

Paolo Isotta

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in questo caso l’etologia (almeno lei) dà ragione al Vecio!!! cit. salviaselvatica

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drums, bass and so on (tutto detto, ben detto!)

il contrabbassista chiuse le chiavi nella macchina? Ci mise due ore per far scendere il percussionista che era rimasto dentro! Nel mondo della musica, quelli che danno il ritmo - i batteristi, i percussionisti, i violisti, i contrabbassisti - sono spesso il soggetto di ironia feroce da parte degli altri: passano un po’ per “i fessi” del giro.
Ebbene, non c’è nulla di più sbagliato: secondo una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, ci sarebbe una relazione precisa tra l’intelligenza, il senso del ritmo e la parte del cervello che si dedica alla soluzione dei problemi.
L’esperimento, condotto su un gruppo di batteristi, prevedeva una sessione musicale e poi un test d’intelligenza basato su 60 problemi. I musicisti che hanno ottenuto i risultati migliori sono stati anche quelli che hanno tenuto meglio il ritmo. Ma c’è di più: saper seguire il tempo può essere utile anche agli altri. Secondo altri studi, la presenza di un ritmo preciso aiuta le funzioni cognitive.
A dimostrarlo il lavoro di un docente di psicologia dell’Università di Washington, che usando terapie basate su luci e suoni ritmici ha ottenuto ottimi risultati sui suoi studenti. Lo stesso metodo è stato usato in altri campi scolastici, sempre con successo. Una ricerca di Oxford ha invece scoperto che mentre suonano, i livelli di sopportazione del dolore e di felicità aumentano.
E infine, ad Harvard è venuto fuori che i batteristi, per tenere il tempo, utilizzano lo stesso “orologio interno” che si muove in “onde” più che in modo lineare come fa un orologio meccanico, lo stesso meccanismo che sembra essere presente nel battito cardiaco durante il sonno e nel funzionamento delle onde cerebrali.

molecole e moscerini


Individuata la molecola che se attivata permette di recepire la carezza leggera.
Studio sullo sfioramento d’ala di moscerini e delle loro larve. Pubblicato su Nature.
Non fatevela mancare.

arte e scienza: la doppiezza della luce

(copio pari pari dai recenti quotidiani)

Misurata per la prima volta la «doppia» natura della luce, che secondo la meccanica quantistica è composta da fotoni, elementi che sono simultaneamente sia particelle che onde. Un team di fisici dell'università di Bristol, fra cui compare un «cervello in fuga» italiano, Alberto Peruzzo, è riuscito a inventare uno strumento in grado di misurare contemporaneamente la doppia natura dei fotoni. La ricerca è stata pubblicata il 2 novembre sulla rivista Science.

La dualità onda-particella dei fotoni è uno degli interrogativi più intriganti della fisica, tanto da esser stato definito «il vero mistero della meccanica quantistica» dal premio Nobel Richard Feynman.
Il dibattito fra le teorie ondulatorie e particellari della luce accompagna la storia della scienza fin dagli albori. Isaac Newton nel XVII secolo era il principale sostenitore della teoria particellare, che poi però dovette cedere il passo alla teoria ondulatoria, dopo gli esperimenti di Thomas Young (all'inizio del XIX secolo) per arrivare fino alla teoria dell'elettromagnetismo di James Clerk Maxwell. Nel 1905 fu Albert Einstein a sparigliare le carte: dimostrò che era possibile spiegare un particolare fenomeno, l'effetto fotoelettrico, tornando all'idea che la luce fosse formata di particelle, vale a dire i fotoni.
Oggi la teoria quantistica spiega che la natura del fotone dipende dal mezzo di osservazione: particolari misure sperimentali possono attribuire alla luce la natura particellare, altri apparati quella ondulatoria. Il problema è che finora non è stato possibile concepire un apparato sperimentale in grado di misurare contemporaneamente la doppia natura del fotone.
ESPERIMENTO - Proprio qui sta la novità introdotta dal team di Bristol. Peruzzo, Peter Shadbolt e Jeremy O'Brien del Centro di fotonica quantistica hanno fatto squadra con i teorici quantistici Nicola Brunner e Sandu Popescu per concepire uno strumento in grado di misurare simultaneamente sia il comportamento particellare che ondulatorio della luce. Peruzzo spiega che questo dispositivo si incardina su un noto principio, contro-intuitivo come gran parte della meccanica quantistica, vale a dire quello della «non-località».
La teoria quantistica va contro il principio della «località» (ciò che accade in un luogo non può influire immediatamente su ciò che accade in un altro luogo) e presenta fenomeni come l'entanglement, vale a dire che per due particelle che nascono dallo stesso processo, ciò che accade a una particella ha effetti istantanei anche sull'altra, indipendentemente dalla distanza che le separa.
Il ricercatore italiano riporta che «l'apparato di misura ha rivelato forte non-località, certificando nel nostro esperimento che il fotone si è comportato simultaneamente sia come un'onda che come una particella.
Ciò rappresenta una chiara confutazione dei modelli in cui il fotone è alternativamente o un'onda o una particella».
O'Brien, direttore del Centro di fotonica quantistica, aggiunge: «Per condurre questa ricerca abbiamo usato un chip fotonico, tecnologia innovativa inventata a Bristol. Il chip, che è riconfigurabile e perciò può essere programmato e controllato per realizzare circuiti diversi, è una delle tecnologie leader per la costruzione del computer quantistico».

arte e scienza, imperdibile


Anche le capre hanno un loro accento
I cuccioli imparentati hanno una voce simile, ancor di più se i consanguinei crescono nello stesso gruppo sociale

  

Anche le capre parlano in dialetto e, con la frequentazione e a prescindere dal ruolo dei geni, tendono a emettere una tipologia di suoni simile ai membri del gruppo con i quali crescono e vivono. Lo sostiene una ricerca pubblicata sull’Animal Behaviour journal che non fa che confermare che l’ambiente, anche negli animali, ha un fortissimo impatto e spesso non ha nulla da invidiare ai geni in fatto di importanza.
Genovese o napoletano, milanese o torinese: l’essere umano a seconda della provenienza geografica parla diversamente. Ma è pur vero che talvolta da bambini è sufficiente una vacanza per acquisire, per condizionamento e imitazione inconscia, l’accento di un altro posto. E per le capre non è così diverso. Proprio come gli esseri umani questi animali sono infatti in grado di sviluppare un accento nel proprio verso che differisce profondamente dall’intonazione di altri gruppi, come fa notare Bbc nel dare la notizia, proponendo una registrazione di tre differenti versi caprini a seconda del gruppo sociale registrato. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra che hanno riscontrato accenti differenti in differenti gruppi di capre. «Nonostante il ridotto repertorio vocale, i richiami dei capretti fratellastri sono diventati più simili se allevati insieme nell'ambito dello stesso gruppo sociale», notano gli studiosi.
Elodie Briefer e Alan McElligott, della School of biological and chemical sciences della Queen Mary, hanno condotto lo studio osservando gli effetti genetici e sociali dei piccoli di capra riguardo alla plasticità della voce. Ovvero quella capacità, umana (ma riconosciuta anche agli elefanti e ai delfini), di modificare il suono della voce a seconda dell’ambiente. I ricercatori hanno infatti registrato e monitorato il timbro sonoro di alcuni piccoli di capra all’età di una settimana e all’età di cinque settimane.
Il campione di ovini studiato comprendeva sia fratelli che fratellastri e se è stato notato un timbro di voce più simile al crescere del legame genetico, è stato altresì rilevato che i fratellastri allevati nello stesso gruppo sociale tendevano ad acquisire un repertorio vocale molto più simile. Il contributo dei geni è insomma fondamentale, ma se la capra emigra e perde di vista i parenti tenderà ad assumere un accento omologato alle nuove frequentazioni, così come fratelli e sorelle stando molto insieme avranno un’intonazione del verso quasi identica.
Perché il Dna non è tutto e l’ambiente è l’altra variabile assolutamente fondamentale: dove si cresce e cosa si mangia! Un po’ come quando da piccoli in vacanza si impara un altro accento.

noi e la musica

Non ci sarebbe solo l’ipotetico “effetto Mozart” secondo cui ascoltare i brani del compositore austriaco migliorerebbe le abilità cognitive. Per i più piccini, che ancora non camminano e pronunciano solo monosillabi, battere le mani su un tamburello per cercare di seguire il ritmo di filastrocche e ninna-nanne sarebbe più di un semplice divertimento; li renderebbe anche più positivi e comunicativi nei confronti di ciò che li circonda. Lo sostiene sulle rivisteDevelopmental Science e Annals of the New York Academy of Sciences Laurel Trainer, direttrice del canadese McMaster Institute for Music and the Mind ed esperta di ricerche su musica e sviluppo mentale.
LEZIONI INTERATTIVE – Non si tratta però di ascoltare semplicemente un’aria di Mozart o un celebre brano rock, ma piuttosto di far partecipare attivamente i bambini a una lezione musicale invitandoli a ritmare la melodia battendo su strumenti a percussione e cercando di farli canticchiare. Tra i due approcci alla musica sembra infatti esserci differenza. I ricercatori canadesi hanno osservato per sei mesi le reazioni e il comportamento di bambini di meno di un anno che frequentavano, insieme ai genitori, lezioni di musica interattive oppure giocavano in un ambiente con un sottofondo musicale. I piccoli guidati dagli esperti a un ascolto attivo di canzoncine non solo sviluppavano più di chi sentiva musica in maniera passiva una preferenza per le melodie più armoniche, ma mostravano anche una maggior capacità comunicativa e un atteggiamento più positivo. «Questi piccoli - spiega la Trainer - sorridevano più degli altri e sembravano più tranquilli mostrando meno disagio nei confronti di cose e persone che non conoscevano». Tali bambini sembravano anche più ricettivi verso gli stimoli esterni e più pronti a interagire gesticolando e indicando gli oggetti.
PLASTICITÀ CEREBRALE – Già in passato alcuni studi avevano mostrato che la musica poteva avere un effetto positivo sul quoziente intellettivo dei bambini in età scolare. La stessa Trainer nel 2006 aveva pubblicato una ricerca, su piccoli di età tra i quattro e i sei anni, in cui mostrava che insegnare loro musica ne migliorava la memoria e altre abilità cognitive. Ascoltare Mozart o Beethoven ha intuitivamente l’effetto di calmare e alleviare lo stress, ma ciò che sembra più importante è praticare attivamente l’arte musicale, indipendentemente dal suo genere. Cimentarsi nel canto o nel suonare anche in modo rudimentale uno strumento migliorerebbe le connessioni cerebrali rendendo la mente più adattabile ai cambiamenti. «Il nostro ultimo studio - continua l’esperta - mostra come il cervello dei bambini esposto alla musica sia particolarmente plastico non solo quando il piccolo fa le sue prime esperienze alla scuola materna, ma addirittura prima che inizi a camminare e parlare». La teoria secondo cui la musica sia in grado di migliorare le abilità cognitive non è una scienza esatta, ma un insieme di teorie più o meno verificate. Non è difficile però credere che ascoltare o provare a produrre una melodia stimoli la creatività e possa rendere più sereni e positivi nei confronti degli stimoli esterni. Canticchiare poi una canzoncina al proprio pargolo ancora in fasce è uno dei modi più semplici e spontanei per comunicare con lui e farlo interagire con noi.
Cristina Gaviraghi