Georgien 2008

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Vento dell'esilio











ph salsel: Commestibile coltivato in casa, melograno
ph TroveRete, Mario Orlando Benedetti






Il passo del tempo



Quando eravamo piccoli
i vecchi erano quelli sulla trentina
una pozza era un oceano
la morte praticamente
non esisteva

diventati ragazzi
i vecchi erano persone sui quaranta
uno stagno era un oceano
la morte solamente
una parola

quando poi ci siamo sposati
gli anziani erano quelli sui cinquanta
un lago era un oceano
la morte era la morte
degli altri

ormai avanti negli anni
sappiamo qual è la verità
l’oceano è finalmente l’oceano
ma la morte comincia a essere
la nostra







Viento del exilio













*

il reale meraviglioso? / ¿lo real maravilloso?








Questionario non tradizionale



Cosa pensa del freddo?
cosa ha influenzato di più la sua opera letteraria? la lotta
di classe? garcía márquez? qualche bicchiere di rum?
il colesterolo? il gruppo di chicago?
il reale meraviglioso? i capezzoli bruni?
lo strutturalismo?
il filetto ai ferri? dio? gli antiossidanti?
qual è il suo odio preferito?
soffre di insonnia durante la siesta?
cosa pensa del pancreas?
lei è celibe sposato divorziato vedovo
omosessuale impotente? (per favore sottolinei la o le
parole corrispondenti al suo stato attuale)
qualche bambino l’ha spinta qualche volta a considerare
seriamente le motivazioni di erode?
qual è il suo dolore preferito?
ha desiderato qualche volta la donna del suo prossimo?
e come è andata?
da quale galassia si sente più distante?
qualche volta ha scritto poesie con inchiostro viola?
per quale ragione o ragioni non si è suicidato?
sbadiglia quando rivede le sue bozze?
o solo quando rilegge le pagine stampate?
o per caso non sbadiglia affatto?
cosa pensa del dittongo in generale?
o di qualche dittongo in particolare?
qual è il suo passatempo preferito? la cucina?
la rabdomanzia? il tiro al bersaglio? per caso il violino?
potrebbe citare nella sua ultima opera qualche caso
di analepsi interna eterodiegetica?
curabile o incurabile?
le piace bere whisky all’ora della messa serale?
crede che la demenza potrebbe essere un fattore
di alienazione?
è un sostenitore o un nemico della dieresi?
e per finire: cosa crede di non essere?
da dove non viene? e dove non va?




Tratto da:
Viento del exilio, 1981
(opera in via di traduzione)





Cuestionario no tradicional




¿Qué piensa del frío?
¿qué ha influido más en su obra literaria? ¿la lucha
     de clases? ¿garcía márquez? ¿el ron en las rocas?
     ¿el colesterol? ¿el grupo de chicago?
     ¿lo real maravilloso? ¿los pezones morenos?
     ¿el estructuralismo?
     ¿el churrasco? ¿dios? ¿el kh3?
¿cuál es su odio más amado?
¿padece de insomnio en la siesta?
¿qué opina del páncreas?
¿es usted soltero casado divorciado viudo
     homosexual impotente? (favor de subrayar la o las
     palabras que corresponden a su estado actual)
¿algún niño le ha impulsado alguna vez a encarar
     seriamente la reivindicación de herodes?
¿cuál es su dolor preferido?
¿ha codiciado alguna vez a la mujer de su prójimo?
¿y qué tal?
¿de cuál de las galaxias se siente más distante?
¿alguna vez ha escrito poemas con tinta violeta?
¿por qué razón o razones no se ha suicidado?
¿bosteza cuando revisa sus pruebas de galeras?
     ¿o sólo cuando revisa las de páginas?
     ¿o por ventura no bosteza?
¿qué opina del diptongo en general?
     ¿o de algún diptongo en particular?
¿cuál es su violín de ingres? ¿la cocina?
     ¿la rabdomancia? ¿el tiro al blanco? ¿acaso el violín?
¿podría nombrar dentro de su última obra algún caso
     de analepsis interna heterodiegética?
     ¿curable o incurable?
     ¿le agrada tomar whisky a la hora del ángelus?
¿considera que la demencia puede ser un factor
     de alienación?
¿es partidario o enemigo de la diéresis?
y por último ¿quién cree que no es?
     ¿de dónde no viene? ¿a dónde no va?










*

dall'Uruguay: no hasta dos o hasta diez / non fino a due né fino a dieci e Tattica e strategia









Tattica e strategia



La mia tattica è
guardarti
imparare come sei
amarti come sei
la mia tattica è
parlarti
e ascoltarti
costruire con le parole
un ponte indistruttibile
la mia tattica è rimanere
nel tuo ricordo
non so come né so
con quale pretesto
ma rimanere in te
la mia tattica è
essere franco
e sapere che sei franca
e che non ci vendiamo
simulacri
affinché tra noi due
non vi sia un sipario
né abissi
la mia strategia è
invece
più profonda e più
semplice
la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so come né so
con quale pretesto
alla fine tu abbia bisogno di me.





*






Hagamos un trato


"Cuando sientas tu herida sangrar
cuando sientas tu voz sollozar
cuenta conmigo"
(de una canción de Carlos Puebla)






Compañera
usted sabe
puede contar
conmigo
no hasta dos
o hasta diez
sino contar
conmigo
si alguna vez
advierte
que la miro a los ojos
y una veta de amor
reconoce en los míos
no alerte sus fusiles
ni piense qué delirio
a pesar de la veta
o tal vez porque existe
usted puede contar
conmigo
si otras veces
me encuentra
huraño sin motivo
no piense qué flojera
igual puede contar
conmigo
pero hagamos un trato
yo quisiera contar
con usted
es tan lindo
saber que usted existe
uno se siente vivo
y cuando digo esto
quiero decir contar
aunque sea hasta dos
aunque sea hasta cinco
no ya para que acuda
presurosa en mi auxilio
sino para saber
a ciencia cierta
que usted sabe que puede
contar conmigo.







Facciamo un patto


"Quando sentirai la tua ferita sanguinare
quando sentirai la tua voce singhiozzare
conta su di me"
(da una canzone di Carlos Puebla)



Compagna
lei sa
che può contare
su di me
non fino a due
né fino a dieci
ma contare
su di me
se qualche volta
sentirà
che la guardo negli occhi
e una vena d’amore
riconosce nei miei
non spiani i suoi fucili
non pensi, che delirio!
malgrado la vena
o forse perché esiste
lei può contare
su di me
se altre volte
mi trova
schivo senza una ragione
non pensi, che noia!
lo stesso può contare
su di me
ma facciamo un patto
io vorrei contare
su di lei
è così bello
sapere che lei esiste
uno si sente vivo
e quando dico questo
voglio dire contare
anche se fino a due
anche se fino a cinque
non più perché lei accorra
premurosa in mio aiuto
ma per sapere
con certezza
che lei sa che può
contare su di me.








*

verifiche indicative di te








Tetro è una parola, cupo e senza forze
sono parole: verifiche indicative di te.
Senti dalla mascella al braccio fino alla mano
il vai e vieni indolenzito e attento che cede
a un campo visivo e poi a un altro:
lo spiazzo, le vetrine, la tenda di un bar,
dove insieme al tavolo rotondo il bicchiere
traslucido forma un’immagine concessa.





Fotogramma del fratello morto, sbiadito
nello specchio del bagno. Esco a prendere il pane
ti ripeto nel bolo staccato a mezz’aria.
Trema spaventata una parete della stanza.
No non importa quello che si vede, non importa
quello che si dice o quello che si scrive.




Secche e immobili nella luce sul terrazzo
le montagne appese allo stendipanni, i gualciti
accappatoi rivoltati dal vento ieri notte.




Perché vedo ancora lapidi da mettere a posto
quando non c’è più nessuno? Le flebo di morfina
erano per la cosa che non sentiva niente. Terra
che ci hai voluto, con le richieste di una casa
e di un affetto, e di comodità, l’ultima domanda
è solo un ostacolo per il continuo affaccendarsi?




Ritornare nei giorni, mandarli avanti.
Anni fa, adesso, domani. Era così
per te, è così per tutti? Stare nelle ore
per altre ore, nei giorni che ci saranno.
E dire dei morti come se fossero
ancora dei vivi, come è necessario
sorridere quando si è in compagnia.




Dai del tu ai morti, stai al posto di te, anche.
Ma il viso ghiacciato è sempre qui, il viso
che non parla, che non si muove. E ogni vita
era questo: interezze create continuamente
per un dopo che non ci sarà più o è già stato.



Lo scalo di Porta Romana
Tra il ferro arrugginito dei vagoni di treni dismessi
la discarica delle parole di poesie che respingono.
Sguardi brevi, arrovellamenti, alberi a caso, afasie.


Duomo-Pasteur

Sono questo, questa mortalità
che mi assedia, che si concentra
negli occhi, nelle mani. Intorno
sono mute le cose, le facce
che si muovono senza motivo,
e sento dissolvermi tra questo.




Via Ferrante Aporti

È rimasto affumicato dalle bombe
il muro fino all’Osteria. Macchie
su macchie lisce inosservate senza
nomi, senza fiori. Nessuno lo sa.
Il vecchissimo oste passa e ripassa
e non mi vede, non mi chiede
che cosa ci faccio in piedi lì fuori.




*

“Facciamo un patto
Compagna
tu
sai
che puoi contar su di me
non fino a due
né fino a dieci
ma contare su di me.
Se a volte
sentirai
che ti guardo negli occhi,
e una vena
d’amore riconosci nei miei,
non impugnare fucili
non pensar che
deliro.
Malgrado la vena
o magari perché esiste,
puoi contare su di me.
Se altre volte
mi trovi
oscuro senza motivo,
non pensare che sono giù
puoi contare lo stesso su di me.
Ma facciamo un patto:
Io vorrei contare su di te.
È così bello
Sapere che tu esisti,
Uno si sente vivo.
E quando dico questo
voglio dire contare
anche fino a due
anche sino a cinque.
Non perché tu corra
premurosa in mio aiuto,
ma per sapere
con certezza
che sai che puoi
contare su di me.”


*


È un’ora assente. Mi guardi. Si vive ancora, sì, si vive ancora.
Ma non c’è la mano da darti. Guardi gli occhi della malinconia.




*

Futilmente presente è la parola






Come testimoniare i morti,
vivere come lo fossimo,
morire come lo siamo. Per la vita
è la scoperta
della morte e della vita.


Di Mimnermo le poesie, la stanchezza dell’età.
Dalla vita l’Ade che non c’è, il non risvegliarsi più.
Inerte il sonno che già sai. Inerti nella polvere
a poco a poco le carni, le belle dita, i neri capelli.
Nessuna immagine o parola, o disperato mondo.


“Anche per me una visione intera
dal primo uomo all’ultimo guardando
questi di questi giorni, provando
il brivido di stare.”
Era il tuo intarsio adolescente.
Entravi nell’ora dell’azzurro cupo:
“Soltanto i giorni tutto questo,
mi difendo con la paura ma non potrò per sempre
questo continuare.”


Adesso i cani sono pecore e macchie.
Si chiamano anche per nome le bestiole.
Chi vive dice nella vita tante cose
che restano nella vita che muore.


Ci si sporge all’esterno della vita nella sua paralisi,
si vede vivere quelli che sono diventati una cosa,
tante cose animate, un testardo sentire obbligato.
Futilmente presente è la parola, anche questo dire.





Tersa morte