Georgien 2008

Georgien 2008
Visualizzazione post con etichetta Sandro Penna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sandro Penna. Mostra tutti i post

nell’ora più chiara







Felice chi è diverso,
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.



*


La giovinezza è ancora mio appannaggio? 
Già mi pare di sì ora che il vento 
scompiglia dolcemente i miei pensieri.



*


Con il cielo coperto e con l’aria monotona
grassa di assenti rumori lontani
nella mia età di mezzo (né giovane né vecchia)
nella stagione incerta, nell’ora più chiara
cosa venivo io a fare con voi sassi e barattoli vuoti?
L’amore era lontano o era in ogni cosa?



*


Così non fu perchè le mie parole
furono scarse e forse senza sole.
Ma resta nel mattino di gennaio
forse già un vecchio ma pieno d'amore.



*


I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L’amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!



*


La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori

un mare tutto fresco di colore.








Più vivo di così magari no ma tante volte ancora sì




La luna di settembre su la buia
valle addormenta ai contadini il canto.
Una cadenza insiste: quasi lento
respiro di animale, nel silenzio,
salpa la valle se la luna sale.
Altro respira qui, dolce animale
anch’egli silenzioso. Ma un tumulto
di vita in me ripete antica vita.
Più vivo di così non sarò mai.

quattro senza, senza giocare a carte




Ero solo e seduto. La mia storia
appoggiavo a una chiesa senza nome.
Qualche figura entrò senza rumore,
senz’ombra sotto il cielo del meriggio.
Nude campane che la vostra storia
non raccontate mai con precisione.
In me si fabbricò tutto il meriggio
intorno ad una storia senza nome.

è sul mondo la luna e bagna ..





Mentre noi siamo qui, fra consuete
cose sepolti, è sul mondo la luna
e bagna il canto ai contadini. Quete
ascoltano le siepi. Il fondo ascolto
della mia vita a quel lume di luna.

un occhio non riposa / che l'amore non stanca





Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

*

Al pari di un profilo conosciuto,
o meglio sconosciuto, senza pari
fra gli altri animali, unica terra
la tua forma casuale quanto amai.



*


Piove sulla città. Piove sul campo
ove incontrai, nel sole, il lieto amico.
Ei, nell'età gentile, ha il cuore vago.
E a me certo non pensa. Ma innocenti 
peccati in me la pioggia riaccende.
*

Ecco il fanciullo acquatico e felice.
Ecco il fanciullo gravido di luce
più limpido del verso che lo dice.
Dolce stagione di silenzio e sole
e questa festa di parole in me.


*

S'imbruna l'aria, e il lume 
del giorno a lui d'intorno
lentissimo si chiude.


*

Il caldo, il freddo, delle sale d’aspetto.
Il mondo mi pareva un chiaro sogno,
la vita d’ogni giorno una leggenda.



*
Qui brucio la mia vita. Fra le rare 
luci del vicoletto adesso appare 
un pastorello su di un mulo. Bruci 
tranquilla la mia vita a queste luci.


*


Ed io non so chi voglio amare ormai se non il mio dolore.

*


Era la mia città, la città vuota
all’alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d’amore, il mio più vero 
era per gli altri una canzone ignota.


*

Se desolato io cammino dietro
quel soffio di colline, nella notte
tiepida e buia, steso su una zolla
é forse un giovanotto ad occhi aperti.
Ognuno è solo, ma con vario cuore
riguarda sempre le solite stelle.

*

Entro una vaga e bianca
domenica festosa
un occhio non riposa
che l'amore non stanca.

Elemosina ardita
ei domanda alla gente.
Se taluno consente,
com'e' bella la vita.


Pier Paolo Pasolini a Penna e la risposta


Caro Sandro,

non è forse giusto ch'io dica a te cose che riguardano te, e che ti dipingono con tanto amore. Io ho un culto di te. E, come tutti i culti, mi dà il rimorso di non essere così forte e fedele da praticarlo degnamente. Ciò lo dico come se ambedue fossimo morti, e la vita non ci toccasse dunque più con la sua miseria, che giorno per giorno, ora per ora, contraddice ciò che tu sei e ciò che io penso tu sia. È la vita nella sua totalità, come se noi l'avessimo del tutto adempiuta (e di fatto è quasi così) che ora io guardo. In questa vita tu ti sei tenuto in disparte, a contemplarla, come un animale buono, che qualche volta deve pur nutrirsi, e allora è costretto a predare, non potendo vivere di pura contemplazione, di «gioia e dolore di esserci». Avrai dunque compiuto anche tu i tuoi peccati, e anche la tua coscienza avrà laboriosamente lottato per giustificarsene. E ciò ti avrà reso patetico come il personaggio di una grande opera, che quasi non canta. Questa tenerezza della miseria umana ti circonda come un'aureola terrestre intorno a un capo celeste. Non dico che queste parole ti rappresentino del tutto fedelmente, e che possano prestarsi a qualche equivoco, per un estraneo che legga questa  nostra lettera intima: sì, infatti oltre che miseramente patetico, sei anche un po' buffo. E ciò contraddice alla tua immagine santa che sto delineando. 
Contraddice, intendo, nei termini usuali con cui si discorre: in realtà tutti i santi sono patetici e buffi. In cosa consiste la tua santità? Nel silenzio con cui hai rinunciato alla vita e al suo godimento così come è inteso nella nostra parte di storia in cui siamo apparsi su questa terra. Ripeto, hai cercato il tuo godimento altrove, in cose considerate da tutti futili, remote, incomprensibili, infantili e sconvenienti. Anche tu sei stato, ripeto, un po' predone di quella realtà che forse dovrebbe essere unicamente contemplata. Ma è proprio da questi tuoi momenti di peccato in cui sei venuto meno alla regola della rinuncia e della umile, silenziosa, monastica protesta contro il mondo, così sublime e così inaccogliente che tu hai trovato le aspirazioni per la tua poesia. Essa consiste nell'osservazione lieta e priva di ogni speranza delle cose (per te pochissime, anzi forse una sola) che si possono cogliere nel mondo per sopravviverci; ma questa osservazione è compiuta nel silenzio del luogo dove non si vive più ma, appunto, si contempla soltanto. La tua esclusione di te stesso da un mondo che del resto ti escludeva è stata una lunga ascesi, fatta di notti e di giorni, in cui si ride e si piange, come ingenui personaggi di opere romantiche senza né principio né fine, con le loro croci e le loro delizie: una lunga ascesi in cui, anziché pregare, hai cantato le forme del mondo lontano.
Che ciò abbia fatto di te - oltre che un santo anarchico e un precursore di ogni contestazione passiva e assoluta - forse il più grande e il più lieto poeta italiano vivente - è un discorso che si svolge su un piano molto più basso di quello di questa lettera incerta e incompleta, che riguarda più la tua poesia vissuta  che la tua poesia scritta. È la prima infatti a contare, per chi, appunto perché educato e come tolto a se stesso da un lungo amore per la poesia, riesce a intravedere ciò che vale al di fuori di ogni valore: la santità del nulla.



Minuta dattiloscritta con correzioni autografe conservata nell'Archivio Pasolini. Per la seconda edizione delle Poesie di Penna, aumentata di Croce e delizia e di altri inediti (cfr. Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1970), Pasolini ha steso questo scritto sotto forma di lettera all'autore, che, trasferito in terza persona e con alcuni ritocchi, sarà inserito nei volumi come «segnalibro».

[Roma, febbraio 1970]

Penna, ricevuto questo scritto, risponde a Pasolini con una lettera senza data:
Caro Pier Paolo,
grazie, tanto più che mi credevo proprio non ti fosse possibile. Avevo anche scherzato con Milano (Garzanti) che eri preso da mille cose con un Brasile che ti aspettava.
Glielo mando subito e, credo non ti offenderai, gli chiederò «cosa farete con Pier Paolo? Lo pagate o gli fate un bel regalo in libri?» So che a te non interessa, ma il lavoro deve essere compensato. Ti pare. Ma dovevo solo scriverti «grazie» sul cuscino. L'idea è di Elsa [Morante] ma io tanto sapevo che a Graziella si può dire tutto.
Digli di Porcile: ho pianto di entusiasmo come a Ladri di biciclette o [illeggibile]. Ma quelle sono cose ormai incolori di fronte alla stupenda visione (ma lo hai sognato?) di Porcile. È bello anche se non si può capire o spiegare. Ma da Mallarmé... Godi il Brasile.
Poco santo ma molto affezionato, tuo Sandro
Il saggio è più sublime, cioè è sublime quanto affettuoso. Lo leggerò tutta la notte. Non lo imposto subito. Elsa ne è entusiasta.
.