Georgien 2008

Georgien 2008
Visualizzazione post con etichetta Pedro Salinas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pedro Salinas. Mostra tutti i post

de los sueños






                                        
Di, ¿te acuerdas de los sueños, 
de cuando estaban allí, 
delante? 
¡Qué lejos, al parecer, 
de los ojos! 
Parecían nubes altas, 
fantasmas sin asideros, 
horizontes sin llegada. 
Ahora míralos, conmigo,
están detrás de nosotros. 
Si eran nubes, 
vamos por nubes más altas. 
Si eran horizontes, lejos, 
ahora, para verlos, 
hay que volver la cabeza 
porque los hemos pasado. 
Si eran fantasmas, 
siente 
en las palmas de tus manos, 
en los labios, 
la cálida huella aún 
del abrazo 
en que dejaron de serlo. 
Estamos al otro lado 
de los sueños que soñamos, 
a ese lado que se llama 
la vida que se cumplió. 
Y ahora, 
de tanto haber realizado 
nuestro soñar, 
nuestro sueño está en dos cuerpos. 
Y no hay que mirar los dos, 
sin vernos el uno al otro, 
a lo lejos, a las nubes, 
para encontrar otros nuevos 
que nos empujen la vida. 
Mirándonos cara a cara, 
viéndonos en lo que hicimos, 
brota 
desde las dichas cumplidas 
ayer, la dicha futura 
llamándonos. Y otra vez 
la vida se siente un sueño 
trémulo, recién nacido.


Razón de amor





Di’, ti ricordi dei sogni?
quand’erano proprio lì, 
davanti?
Che distanza, in apparenza, 
dagli occhi!
Sembravano alte nuvole, 
fantasmi senza un appiglio, 
orizzonti irraggiungibili. 
Ora guardali, con me, 
eccoli dietro di noi.
Se erano nuvole,
siamo su nuvole più alte. 
E se orizzonti, lontani, 
ora per vederli,
bisogna voltar la testa
perché li abbiamo passati. 
Se erano fantasmi,
senti
sulle palme delle mani, 
sulle labbra,
quell’orma ancora calda 
dell’abbraccio
in cui smisero di esserlo. 
Ci troviamo all’altro lato
di quei sogni che sogniamo, 
da quel lato che si chiama 
la vita che si è compiuta. 
E ora,
da tanto aver realizzato 
il nostro sognare,
il nostro sogno è in due corpi. 
E non bisogna guardarli, 
senza che uno veda l’altro, 
da lontano, dalle nuvole, 
per ritrovarne altri nuovi 
che ci spingano alla vita.
Guardandoci faccia a faccia, 
vedendoci nel già fatto 
sboccia
da quelle gioie compiute
ieri, la gioia futura
che ci chiama. E un’altra volta 
la vita si sente un sogno 
tremante, ed appena nato.

Ragioni d’amore

Traduz. Valerio Nardoni


*

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.

Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima


*

come si sia non è dato sapere









Cominciano ad accendersi
le domande alla notte.
Ve ne sono distanti, quiete,
immense, come astri:
chiedono da lassù
sempre
la stessa cosa: come sei.
Altre, fugaci e minute,
vorrebbero sapere cose
lievi di te e precise:
misura
delle tue scarpe
nome
dell’angolo del mondo
dove potresti aspettarmi.
Tu non le puoi vedere,
ma il tuo sonno
è circondato tutto
dalle mie domande.




La voz a ti debida, LXVIII







¡Qué cuerpos leves, sutiles,
hay, sin color,
tan vagos como las sombras,
que no se pueden besar
si no es poniendo los labios
en el aire, contra algo
que pasa y que se parece!
¡Y qué sombras tan morenas
hay, tan duras
que su oscuro mármol frío
jamás se nos rendirá
de pasión entre los brazos!
¡Y qué trajín, ir, venir,
con el amor en volandas,
de los cuerpos a las sombras,
de lo imposible a los labios,
sin parar, sin saber nunca
si es alma de carne o sombra
de cuerpo lo que besamos,
si es algo! ¡Temblando
de dar cariño a la nada!



Che corpi lievi, sottili,
vi sono, incolori,
vaghi come le ombre,
che non si possono baciare
se non posando le labbra
nell’aria, contro qualcosa
che passa e si rivela!
E che ombre brune vi sono,
cosí dure
che il loro scuro marmo freddo
non potrà mai abbandonarsi
appassionato fra le nostre braccia!
E che viavai, su e giú,
con l’amore che ondeggia,
dai corpi alle ombre, 
dall’impossibile alle labbra, 
senza sosta, senza sapere mai
se è anima di carne od ombra
di corpo ciò che baciamo, 
se pure è qualcosa! Tremanti
di dare amore al nulla!


Precauzione, fra vetri e macerie

intraducibili:
You have to play a long time to sound like yourself                            









E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero 
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d'amarti solo io.


*

Adesso ti amo,
come ama il mare la sua acqua:
dal di fuori, dal di sopra,
senza smettere di farsi
con essa tempeste, fughe,
dimore, riposi, calme.

*

Che frenesia nell’amarti!
Che entusiasmo di alte onde,
e che deliqui di schiume
vanno e vengono! Una frotta
di forme, fatte, disfatte,
al galoppo scarmigliate.
Però dietro i loro dorsi
un sogno si sta sognando
in un modo più profondo
di amare, che è laggiù sotto:
non esser più movimento,
smettere questo va e vieni,
avanti e indietro, da cieli
e abissi, e trovare infine,
fermo, il fiore senza autunno
di un amarsi quieto, quieto.

*

Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega se stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.




Cominciano ad accendersi




le domande alla notte.
Ve ne sono distanti, quiete,
immense, come astri:
chiedono da lassù
sempre
la stessa cosa: come sei.
Altre, fugaci e minute,
vorrebbero sapere cose
lievi di te e precise:
misura
delle tue scarpe
nome
dell’angolo del mondo
dove potresti aspettarmi.
Tu non le puoi vedere,
ma il tuo sonno
è circondato tutto
dalle mie domande.



*

Il sonno è un lungo commiato da te.
Ma ormai ti ho salutato: sto per lasciarti.
Ti abbraccio per l'ultima volta:
che é come aprire gli occhi.
Ecco. Il mondo funzionerà bene oggi:
ha già ucciso il mio sogno.
Ti sento fuggire veloce,
dall'aurora esattissima,
verso l'alto, cercando, la stella che non si vede.
Il disordine celeste, tua sola dimora.






 

Non importa che non ti abbia,


non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile,
pur vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
funge da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
Che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che
vedrà solo la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possesso totale
dell’anima lontana,
eterna presenza.



senza spagnolo



Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui taci?
Chi ti cerca nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azione a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.