Georgien 2008

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Alexander Pushkin o meglio Александр Пушкин e buon anno nuovo


To…


I still recall a wonder vision.
The day when you before me shone,
a fleeting genius apparition,
a perfect beauty paragon.

Through hopeless sorrows that oppressed me,

through life's alarms and senseless schemes
that caring voice and soul caressed me,
and that endearing face filled dreams.

Years passed. The stormwinds whirled against me,

scattering former dreams of grace,
and I forgot your voice caressed me,
forgot your beatific face.

In wastes, away...in isolation

my days dragged on from year to year:
no deity, no inspiration
no life, no love, and not one tear.

The soul was wakened by a vision

as finally again you shone,
a fleeting genius apparition,
a perfect beauty paragon.

The heart rebounds in exaltation,

as resurrected from dead years
rise deity and inspiration
and love and life and all the tears.



a…



Ricordo ancora una visione miracolosa.
Il giorno che tu davanti a me splendesti,
apparizione di un fuggevole genio,
paragone di beltà perfetta.

Dispiaceri senza speranza mi hanno oppresso
allarmi dalla vita, schemi senza senso.
La voce che curava e l’anima mi hanno carezzato,
il viso che intenerisce ho visto nei sogni.

Gli anni passarono. Venti di tempesta ebbi contro,
sparpagliarono i sogni di grazia
e dimenticai la tua voce carezzevole
dimenticai il viso beatifico.

Devastati, via…in isolamento
i giorni si trascinarono di anno in anno:
non deità, non ispirazione,
non vita, non amore e non una lacrima.

L’anima fu risvegliata da una visione
quando alla fine di nuovo tu splendesti,
apparizione di un fuggevole genio,
paragone di beltà perfetta.

Rimbalza il cuore nell’esaltarsi
come risorto da anni morti,
si rialzano deità ispirarsi
amore vita e tutte le lacrime.




Osip Mandel'stam, i due distici incriminati ...ma meglio altro





We live, deaf to the land beneath us, 
t
en steps away no one hears our speeches,

but where there's so much as a half a conversation 
t
he Kremlin's mountaineer will get his mention.




Viviamo, sordi alla terra sotto di noi,
dieci passi più in là non si ode il nostro discorso,

ma dove fa tanto di esserci mezza conversazione
il montanaro del Kremlino ne sentirà parlare.



(1934)



*

I hate the light that shines
from the monotonous stars.
Welcome back, old obsession of mine –
tower that thins to an arrow of spire!
Stone, become a web,
a lace fragility:
let your thin needle stab
the empty breast of sky.
My turn will come yet –
I feel the wings spreading.
So be it – but where is the target
where living thought’s arrow is heading?
Perhaps I will come back here
when my path and my time both fade:
I could not love there
and here I am afraid…

Odio la luce che splende
dalle monotone stelle.
Bentornata, mia vecchia ossessione -
torre che smagri a freccia di spira!

Pietra fatti rete,
fragilità di pizzi:
l'ago sottile infilzi
il petto vuoto del cielo.

Il mio turno verrà -
Sento aprirsi le ali.
Sia così - ma dov'è il tirasegno
dove mira la freccia di vivo pensiero?

Può darsi che io torni qui
quando sentiero e ore svaniranno:
là non potei amare
e qui ho paura…


*



Mi sono perso nel cielo… Che fare?
Risponda chi gli sta vicino.
Più facile era per voi, nove di Dante
dischi da discobolo, risuonare.

Me e la vita, nessuno può dividerci – lei sogna
di uccidermi, e subito dopo di blandirmi,
perché orecchie, occhi, orbite siano pieni
di nostalgia di Firenze.

Non mettetemi, non mettete
l’acre-tenero alloro sulle tempie,
piuttosto stracciatemi il cuore
in brandelli di suono azzurro.

Perché quando, finita la mia parte, morrò,
amico in vita di tutti i viventi,
risuoni più largo e più alto il richiamo
del cielo nell’arco del mio petto.


*


Mikhail Lermontov




The Angel
By Mikhail Lermontov
Translated by A.Z. Foreman
Click to hear me recite the original Russian

An angel flew forth through the sky under night
And sang a song soft as his flight,
And stars and the moon and the clouds in their throng
Paid heed to that heavenly song.
He sang of the bliss of the innocent shades
That dwell in the heavenly glades,
He sang of the Lord of All Things, all the while
His praise was untainted by guile.
He bore a young soul to the planet below,
To birthing and weeping and woe.
And in that young soul the deep sound of his song
Though wordless, spoke on and grew strong. 
And long in the plaints of this earth did it pine 
In yearning for something divine,
For tunes of mere humans could ever replace
The sound of the heavenly race.






L’angelo


Un angelo volò via attraverso i cieli sotto la notte
e cantò un canto soffice come il suo volo,
e nelle loro gole le stelle la luna le nubi
prestarono attenzione a quel canto celeste.
Cantava la beatitudine di ombre innocenti
che dimorano nelle radure del cielo,
cantava del Signore di Tutte le Cose, tutto il tempo
la sua lode era intatta da macchia.
Portava una giovane anima al pianeta laggiù,
a nascita pianto e dolore.
E in quella giovane anima il suono profondo del canto
pur senza parole parlava e cresceva forte.
E a lungo nel compianto di questa terra versò lamento
nelle agonie per un chè di divino,
che potessero mai far le veci i toni di semplici umani
di suoni delle celesti speci.