Georgien 2008

Georgien 2008
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Tristesse













Die Schatten wandeln nicht nur in den Hainen,
davor die Asphodelenwiese liegt,
sie wandeln unter uns und schon in deinen
Umarmungen, wenn noch der Traum dich wiegt.

Was ist das Fleisch - aus Rosen und aus Dornen,
was ist die Brust - aus Falten und aus Samt,
und was das Haar, die Achseln, die verworrnen
Vertiefungen, der Blick so heiß entflammt:

Es trägt das Einst: die früheren Vertrauten
und auch das Einst: wenn du es nicht mehr küßt,
hör garnicht hin, die leisen und die lauten
Beteuerungen haben ihre Frist.

Und dann November, Einsamkeit, Tristesse,
Grab oder Stock, der den Gelähmten trägt -
die Himmel segnen nicht, nur die Zypresse,
der Trauerbaum, steht groß und unbewegt.



Le ombre non vagano solo i colli,
dove si situa lo slargo di asfodeli,
vagano in mezzo a noi già nelle tue
braccia mentre ti culla ancora il sonno.

Cos’è la carne - di rose e di spine,
cos’è il seno - di pieghe e velluto,
cosa i capelli, le ascelle, gli spersi
incavi, lo sguardo tanto infiammato:

regge il ceraunavolta: la fiducia
e il ceraunavolta: se non lo baci,
non ascoltarlo, sommessi e vocianti
le promesse hanno una loro scadenza.

E poi novembre, solitudo, tristesse,
tomba o bastone che lo storpio regge -
i cieli non segnano, ma il cipresso,
l’albero del dolore, alto e immoto.














*

ma sere c’erano / aber Abende gab es





ph. salsel

*






Fragmente,
Seelenauswürfe,
Blutgerinnsel des zwanzigsten Jahrhunderts –
Narben – gestörter Kreislauf der Schöpfungsfrühe,
die historischen Religionen von fünf Jahrhunderten zertrümmert,
die Wissenschaft: Risse im Parthenon,
Planck rann mit seiner Quantentheorie
zu Kepler und Kierkegaard neu getrübt zusammen –
aber Abende gab es, die gingen in den Farben
des Allvaters, lockeren, weitwallenden,
unumstößlich in ihrem Schweigen
geströmten Blaus,
Farbe der Introvertierten,
da sammelte man sich
die Hände auf das Knie gestützt
bäuerlich, einfach
und stillem Trunk ergeben
bei den Harmonikas der Knechte –
und andere
gehetzt von inneren Konvoluten,
Wölbungsdrängen,
Stilbaukompressionen
oder Jagden nach Liebe.
Ausdruckskrisen und Anfälle von Erotik:
das ist der Mensch von heute,
das Innere ein Vakuum,
die Kontinuität der Persönlichkeit
wird gewahrt von den Anzügen,
die bei gutem Stoff zehn Jahre halten.
Der Rest Fragmente,
halbe Laute,
Melodienansätze aus Nachbarhäusern,
Negerspirituals
oder Ave Marias.



Fragmente und Destillationen




Frammenti,
espurghi dell’anima,
coaguli di sangue del ventesimo secolo –
cicatrici – disturbo circolatorio della creazione ai primordi,
in rovina le religioni storiche di cinque secoli,
la scienza: crepe nel Partenone,
Planck con la sua teoria dei quanti andava
confuso a confluire con Keplero e con Kierkegaard¹ –
ma sere c’erano² che avevano i colori
di Dio padre, morbidi, a lunghe onde,
irrefutabili nel loro silenzio
d’azzurro fluente,
il colore degli introversi,
allora ci si riuniva,
le mani posate sui ginocchi
alla buona, fra contadini,
a bere in silenzio, concentrati,
coi garzoni che suonavano l’armonica –
e altre sere invece³
tormentate da circonvoluzioni interiori,
da impulsi ad arcuarsi,
da compressioni anelanti allo stile
o da cacce all’amore.
Crisi d’espressione e accessi erotici:
questo è l’uomo d’oggi,
l’interno vuoto,
la continuità della persona
garantita dagli abiti
che se di buona stoffa durano dieci anni.
Il resto frammenti,
suoni a metà,
accenni di melodie da case vicine,
spirituals negri
o ave marie.


Frammenti e distillazioni



Traduz. Anna Maria Carpi

n. d. t. 

¹M. Planck (1858-1947), fisico tedesco autore della rivoluzionaria «teoria dei quanti», confluisce con Keplero (1571-1630) e S. Kierkegaard (1813-55) il filosofo danese della fede assoluta e dell’abisso fra uomo e Dio: i tre sono tutt’uno, il progresso scientifico non esiste e la storia è solo una catastrofe indifferenziata. Sui manoscritti il testo aveva delle varianti (Schuster, Gedichte I, p. 486): al posto di Kierkegaard troviamo Pascal, e «Planck diventò Keplero».

²Siamo a Sellin, il villaggio contadino dove Benn è cresciuto.

³Sere artificiali nella nevrosi della metropoli. 



*

solo due o tre cose di Benn fra cui solo due cose



ph: TroveRete, De Chirico




 Synthese


Schweigende Nacht. Schweigendes Haus.
Ich aber bin der stillsten Sterne;
ich treibe auch mein eignes Licht
noch in die eigne Nacht hinaus.




Sintesi


Silenziosa notte. Silenziosa casa.
Io però sono delle ancora più zitte stelle;
porto persino la mia propria luce
fuori, persinonella mia proprianotte.







Wer allein ist, ist auch im Geheimnis,
immer steht er in der Bilder Flut,
ihrer Zeugung, ihrer Keimnis,
selbst die Schatten tragen ihre Glut.


Chi è solo, è anche nel segreto,
sempre sta in marea di figure,
da produrre, da germogliare,
persino le ombre hanno braci.



*


Nur zwei Dinge


Durch so viel Form geschritten,
durch Ich und Wir und Du,
doch alles blieb erlitten
durch die ewige Frage: wozu?

Das ist eine Kinderfrage.
Dir wurde erst spät bewußt,
es gibt nur eines: ertrage
- ob Sinn, ob Sucht, ob Sage -
dein fernbestimmtes: Du mußt.

Ob Rosen, ob Schnee, ob Meere,
was alles erblühte, verblich,
es gibt nur zwei Dinge: die Leere
und das gezeichnete Ich.


Solo due cose


Tanta forma attraversata,
tra Io e Noi e Tu,
eppure tutto restò sofferto
tra l’eterna domanda: a che scopo?

Q
uesta è domanda da bambini.
Tu solo tardi fosti cosciente,
c’è solo una cosa: sopporta -
se senso, bisogno, saga –
ciò che ti fu fissato da lontano: devi.

S
e rose, neve, mari,
tutto quanto fiorì, appassì,
solo due cose sono: il vuoto
e il disegnato Io.



*


Verhülle- dich


Verhülle- dich mit Masken und mit Schminken,
auch blinze wie gestörten Augenlicht,
laß  nie erblicken , wie die Sein, dein Sinken
sich abhebt von dem Rund des Angesichts.

Im letzen Licht, vorbei an trüben Gärten,
der Himmel ein Geröll aus Brand und Nacht -
verhülle- dich, die Tränen und die Härten,
das Fleisch darf man nicht sehn, das dies vollbracht.

Die Spaltungen, den Riß, die Übergänge,
den Kern, wo die Zerstörung dir geschieht,
verhülle, du, als ob die Ferngesänge
aus einer Gondel gehn, die jeder sieht.



Avvolgi – ti


Avvolgi – ti  con maschere e col trucco,
strizza anche come per luce che disturba gli occhi,
non far vedere mai, come gli essere , il tuo sprofondare,
prenda rilievo dal tondo del volto.

Con l’ultima luce, lungo giardini opachi,
il cielo un rollìo di incendio e notte –
avvolgi – ti , lacrime e durezze,
la carne non deve essere vista, da tali cose compiuta.

Le spaccature, lo strappo, i trapassi,
il nocciolo dove la distruzione ti accade,
avvolgi, tu, come se i canti da lungi

partano da una gondola che ciascuno vede.













*