Georgien 2008

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Tutto lo riguardava molto e per niente








Nella vita o si è ritenuti bonaccioni e capiti alla bell’e meglio, oppure si è presi sul serio ed evitati.


Interiormente era, con spaventosa rapidità, ricco e povero, quieto e inquieto; la sua scrittura lasciava intuire un’aggraziata ottusità; lui aveva sensibilità sia per la costrizione, sia per lo slancio. 
Una volta si ritrovò in un salone diviso in metà da una balaustrata di quercia scura. Peccato che sul letto non giacesse una bella donna. La stanza costava quaranta franchi; e più di diciotto franchi al mese per una camera lui non spendeva mai. 
Con rapide occhiate si saziò della vista da ogni finestra, prese congedo dal locale più elegante che avesse mai conosciuto, se ne andò via infelice per ridiventare poco dopo abbastanza felice. 
Per lui si trattava sempre di una nuova ricerca della stabilità nella perdita frequente della medesima. Tutto lo riguardava molto e per niente. 
Non essere mai in accordo con sé stesso era una delle sue peculiarità; non trovava mai il coraggio di credere di poter essere amato dalla gente, ma pure ogni volta udiva subito il suo cuore confortarlo su ciò. Non si riteneva né forte né debole, si volgeva ora da una parte ora dall’altra a seconda delle circostanze.

Erich


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L'orso

Com’è diverso l’orso. Bello nel senso più rigoroso non è, anzi piuttosto un po’ comico nei suoi movimenti impacciati; abile e goffo, non si sa bene come bisogna prenderlo. Vuole porgerti la zampa, tu involontariamente ti tiri indietro. Non consideri che con la tua paura potresti ferirlo? Un orso possiede amor proprio. Stanotte ho sognato di un orso; mi ero tutto arruffato per la sua buffa immagine. Avevo compassione di lui: allungava il braccio verso una ragazza, lei, la sensibilità fatta persona, lui, sgraziato, neanche pettinato; di questo avrebbe dovuto preoccuparsi. «Lasciami in pace» disse lei, lui se ne andò via dritto come un uomo che capisce una parola, un cenno, andò a letto e si tirò addosso la coperta.



La rosa

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Das Leben ist ein Schulaufenthalt ohne Lehrer.
La vita è una permanenza a scuola senza il maestro

Jakob von Gunten

disquotidianità, cosa che si raggiunge senza fatica



Per viaggiare ci vogliono i soldi: cosa che nessuno potrà mettere in dubbio. Già  l’acquisto del biglietto ferroviario, le valigie, i vestiti, costano. Se uno non paga dovrebbe viaggiare a piedi, ma poi  si consuma le scarpe. Anche il viandante più a buon mercato non può  uscire nel mondo con il portamonete vuoto. Mi ricordo  una volta che sono stato invitato a un viaggio in automobile. All’occasione mi son concesso di  far conoscenza con un delizioso boschetto di acacie. Starsene seduti in un vagone viaggiante può dar luogo a un po’ di trasognamenti, stati di vaghezza e leggerezza d’animo. Esiste forse qualcosa di più sano della piacevole sensazione d’esser portati via da una forza trainante? Ah, com’è rinfrescante arrivare a stazioni che non abbiamo mai visto! Nuovi ambienti creano in noi un che di nuovo: chi è sconosciuto trova in sé una certa dignità, chi non attira l’attenzione si sente un uomo onesto. Secondo me  la maggior parte di quelli che viaggiano per  proprio piacere si sentono innocui come  bambini. L’albergo dove si fermano a riposare o ristorarsi è come una bella amica che incute rispetto. Una camera d’albergo sembra, al tempo stesso, chiacchierare in modo divertente e tacere gradevolmente. Le locande si distinguono per la loro imparzialità. Ora tocca ai monti, sui quali si sale. Codesti monti paiono sempre un pochino come dei casini di delizie, ovvero alcunché di simile ad una sella che promette una bella veduta panoramica. Quest’ultima cosa significa: allegria. Scivolando in barca su un lago che si distende come un vestito di seta, si crea automaticamente una certa quota di felicità nell’anima, alla quale la fresca brezza del lago sorride tutt’intorno. In viaggio si fanno conoscenze alla svelta, perché  ci si presenta dovunque come estranei, che essendo sconosciuti fa piacere conoscere. Con uno a cui si è già parlato spesso, si parla meno volentieri che con uno entrato per caso nel nostro campo visivo. Chi viaggia ci sembra più carino, più bello, più forte, più ricco, più intelligente, più amabile, e più capace di farci sentire a casa, d’uno che sia per noi una figura nota da tempo. L’estraneità porta alla dimestichezza, il conoscersi porta ad estraniarsi: e qui reputo d’aver toccato un punto essenziale del viaggiare. Quelli che stanno fissi  in un posto ci sembrano tirchi, mentre i viaggiatori generosi, e di fatto  i mutamenti continui ci rendono più di buon cuore, laddove talvolta nel tran tran ci accade di abbassare le saracinesche. Di fronte all’apertura del mondo ci apriamo noi stessi. Mi sembra logico, e com’è bello che le città viste per la prima volta ci sembrino sempre significative e favoriscano la bontà d’animo! Quando si devono battere sempre le stesse strade, il cuore diventa senza cuore e l’individuo diventa un tran tran quotidiano. Il guadagno del viaggiatore mi pare si fondi sulla sua disquotidianità, cosa che si raggiunge senza fatica. Il viaggiatore è considerato  sempre il benvenuto, e  non si sbaglia in tale opinione, dato che ha l’aria di far volentieri tutto quel che fa. Ai nostri occhi risulta sempre simpatico chi trova se stesso simpatico.

Traduzione di Marianne Schneider con un suo amico