Georgien 2008

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Mi chiedo che ora è, adesso - sei poesie di un giovane vivo









ph TroveRete Dubuffet






*

I
Alba

Tumefatto prima di cadere.
Totalmente dipendente, piangente, appena nato.
Nessun piccolo sole puntato alla mia bocca.
Solo luce nel riflesso d’altri occhi
che in me vedono un foglio
non ancora scritto, dove tutto
può ricominciare.

II
Mattino

Padre a ore – tu – tu troppo presto
perduto, che con voce profonda m’avvolgevi
leggendomi d’oceani, e di tempeste
e di terribili naufragi sulle isole
bianche, le isole della fantasia…
A quell’oggi orfano
del passato e senza ancora un domani
apparivi così, altissimo, imponente,
uguale alla realtà,
fuori portata.

V
Tramonto

Resti umani appesi a una finestra
che seguono distratti la piena del mondo.
Tra avanzi di lucidità mi riconosco.
Per me, non è più tempo di credere ai miracoli
né all’ultima ora, che salva e redime.
Una siffatta verità è l’anticamera delal polvere.
Però la morte non pretende verità, ma vita.

La vita è un giorno


*

A ca’ de Jose
(au Portu)

Sdraiamoci nel ventre di questa cesta
d’aspra terra, dove i nostri amori
in bianco e nero dormono ancora
senza respiro, senza passare.
Lo senti l’odore del silenzio?
Esso ti ascolta. E tutto di te
scopre ed impara accovacciato,
baro nascosto
tra l’agave e il rosmarino.
Attraverso nuvole
cariche d’incognite la natura ci parla
dentro agli occhi, scrivendo il cielo
con rondini e ideogrammi.
Aiutami a impiccare ogni
singola afflizione ai fili
delle stese, educate all’inchino
duro della tramontana.
Riportami per mano
agli albori dei sogni di sabbia
quando respirando con lentezza il mare
ci promettemmo salsedine a vita…


Sguardi


Occhi ciechi, prigionieri delle orbite
adagiati nel cosmo dentro ellissi stanche.
Comete fallite, mancati soli
mancate vite…
Chissà quale smisurato orrore
vi ha impietrito così tra le infinite
architetture del possibile,
facendovi buio in piena luna
dove tutte le stelle del cielo
talvolta sono meno dei baci
affannati di certi amori ritardatari.


*


Erosione

Il mio dolore è una pietra,
un pianeta senz’orbita
che chiama tutto sole, purché bruci.
In lontananza,
barbagli di tempesta
scorticano dal buio
la pelle dell’istante
che s’inventa il mattino.
Mi chiedo che ora è, adesso,
mentre qualcosa dentro scivola, degrada,
lasciando spazio al vuoto
deserto che mi cresce e si distende
sotto lo sguardo che scruta l’orizzonte
e vede un campo di croci.



Artigianato sentimentale









*