Georgien 2008

Georgien 2008
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UN’IMPERATRICE IN INCOGNITO: “SISSI” A GENOVA, 1893



A CURA DI VITTORIO LAURA E MASSIMO SANNELLI.
A Compagna nell’ambito delle conferenze I Martedì de A Compagna, che l’antico sodalizio cura da oltre quarant’anni, promuove il XIV appuntamento del ciclo 2016-2017

*


Tutti la chiamano “Sissi”, dopo i film romantici con Romy Schneider. In realtà si chiama Elisabetta, oppure Sisi. È l’imperatrice Elisabetta d’Austria, regina apostolica d'Ungheria, regina del Lombardo-Veneto. Quando arriva a Genova per la prima volta, nel marzo 1893, in incognito, è una signora di 56 anni, ancora molto bella, ma devastata dalla perdita del figlio, l’arciduca Rodolfo. Per cinque giorni l’imperatrice attraversa Genova in lungo e in largo, quasi sempre a piedi, da Pegli a Staglieno, dal monte Gazzo al centro. Vuole camminare il più possibile e vedere tutto, nel breve tempo a disposizione. Un anonimo giornalista del “Secolo XIX” la segue sempre, come un vero e proprio stalker. Nell’ultimo anno di vita, il 1898, Elisabetta torna in Liguria: vive quasi due mesi al Grand Hotel di Sanremo, dal 3 gennaio al 1° marzo. È il suo ultimo contatto con l’Italia e con il mare, il suo ambiente più amato.

Soggezione e al.

Sabato 26 Novembre 2016, Sala Mercato, Teatro dell’Archivolto, Genova
"Soggezione" di Once danzateatro e "La Vita è una Malattia Ereditaria" di Manule Valenti. 

Siete tutti invitati a partecipare alla serata e alla Call! Il bando è sempre aperto! Proponete i vostri progetti!

Programma:
20.30 Soggezione

21.30 La Vita è una malattia ereditaria

SOGGETTO, TESTI E REGIA: Sara Due Torri
IDEAZIONE COREOGRAFICA: di Sara Due Torri in collaborazione con Guendalina Di Marco 
MATERIALE COREOGRAFICO: Maria Francesca  Guerra  
CON: Maria Francesca Guerra e Alessandra Caviglia 
COSTUMI: Aline Bozzo 
DISEGNO LUCI: Federico Canibus
UNA PRODUZIONE di: Once e CC Bur (Centro Civico Buranello)
Con il patrocinio del Comune di Genova – Municipio II Centro Ovest
Con il supporto di: Progetto Maia 2016 / Teatro Akropolis 

free your mind: ansia?...canta che ti passa














L’idea nasce dall’osservazione e dall’ esperienza personale che vede, attraverso il corretto uso della voce, l’attenuarsi  di: sensazioni di oppressione al petto, tensione alla bocca dello stomaco, fame d’aria  e stati ansiogeni. La voce è uno  strumento in nostro possesso, molto potente ma poco utilizzato.
Il laboratorio esperienziale proporrà esercizi energetici e di respirazione finalizzati al libero fluire dell’energia in particolare nei meridiani di Polmone (confini, scambio e relazioni) Stomaco (masticare e digerire la vita) Maestro del Cuore (protezione emotiva) Cuore ( nucleo del sé individuale) ed esercizi vocali condotti da Paola Montanari,  con  la  finalità di:
-rilassare e distendere il diaframma per migliorare il nostro respiro
-conoscere e liberare la nostra voce e il suo potere terapeutico
-muovere l’energia nel III e V chakra

Il limone lunare

Inaugurazione dell’Atelier Artistico Sociale
“Il limone lunare”
via della Maddalena 120-122, Genova
Sabato 12 Dicembre
17:00 – 21:00

“Dare materia al sogno”
Danilo Dolci

Sabato 12 dicembre in via della Maddalena dalle ore 17 si inaugura lo spazio artistico sociale dell'Associazione “Il limone lunare”, un atelier territoriale partecipato.

L'associazione è referente regionale per la Liguria del “Centro di sviluppo creativo Danilo Dolci” di Palermo e gemellata con Casa Memoria di Felicia e Peppino Impastato di Cinisi (Pa).

Il limone lunare crea gruppi di studio e di ricerca-azione che approfondiscono e intrecciano temi inerenti l'arte, il sociale, la cura e l'ambiente.
Attraverso lo stimolo della creatività, l’associazione promuove la crescita personale e collettiva, sviluppa connessioni su territori nazionali ed internazionali come scambi di buone pratiche sociali, educative e civili.

Danilo Dolci e Friedensreich Hundertwasser, due figure che hanno integrato la loro visione creativa con la pratica sociale, sono riferimenti culturali dell'associazione.


Nell’atelier l’associazione realizzerà:
- accompagnamenti formativi per Enti ad Associazioni.
- Percorsi di ricerca e formazione:
- “Il filo verde”: laboratorio di sartoria ecologico/sociale;
- laboratori artistico artigianali e autoproduzioni;
- laboratori corporei e musicali (di cultura popolare e dell'India);
- “sentimenti di cura”: percorso di ascolto e consapevolezza attraverso il movimento (metodo Feldenkrais).


Programma della serata.
Nella serata verranno presentate le attività dell'Associazione, con la partecipazione di Giordano Bruschi, saranno eseguiti canti antichi e popolari da Eugenia Amisano, Laura Basso e Vera Marenco.
Aperitivo conviviale a cura di Konstantin Steinmayer, studente dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.

Ingresso libero

present-azione

Carmelo Conforto, Onde, Internòs 2013

Maria Giovanna Farina, Dimmi che mi ami, Silele Edizioni, 2014

Angelo Guarnieri, Tempo nostro, il melangolo, 2014

Seguirà dibattito con gli autori

Biblioteca Universitaria di Genova - Sede di Via Balbi, 40 (Hotel Colombia)







da Costantinopoli in Polonia



Ruggiero Giuseppe Boscovich

Giornale di un viaggio da Costantinopoli in Polonia


A cura di Marco Martin
Prefazioni di Silvio Ferrari e Francesco Surdich
Roma, Aracne Editrice, 2014

Interverranno con l’autore: Silvio Ferrari e Francesco Surdich





mauromariotti nostro avito compagno di classe




Biblioteca Universitaria, sede Hotel Colombia, Via Balbi 40, ottobre 09, 2014
h. 17:00 

La S.V. è invitata alla presentazione del libro

Gherardo Cibo. Dilettante di botanica e pittore di 'paesi'. Arte, scienza e illustrazione botanica nel XVI secolo

a cura di Giorgio Mangani Lucia Tongiorgi Tomasi
(Ancona, Il Lavoro Editoriale, 2013)

Interverranno con gli autori:
Mauro Giorgio Mariotti, Ordinario di Botanica, Università di Genova,
Giovanna Rotondi Terminiello, Storica dell’Arte,
Paolo Santini, Presidente Centro Studi Arceviesi di documentazione e ricerca per le Marche

Sarà presente Duilio Contin, Direttore della Bibliotheca Antiqua di Aboca Museum – Sansepolcro (AR)


Lettera di ragguaglio del Passaggio di S.M. Cattolica per gli Stati della Serenissima Repubblica di Genova




Il re è un uomo, ma è anche oltre l'uomo normale, come un dio in terra: è Grande, Benigno, Generoso. Sono attributi divini, che il Signor N. ama notare. Naturalmente il re fiabesco sa godersi la vita, e quando lo fa è sempre cortese. Detto fatto: «E perché Sua Maestà dopo le hore più ritirate, e più gravose del Gabinetto, e del Dispaccio godeva di ristorarsi alquanto col Giuoco che chiamasi della Bassetta, fece in quel tempo l'onore di ammettere qualunque Cavaliere à seder seco à detto giuoco». E poi il re deve avere un Palazzo. Genova glielo serve, ovviamente al massimo livello. In quei pochi giorni, «toltane l'Arma del Duca Spinola, portava in fronte quella del Rè di Spagna». Così Sampierdarena ha avuto il suo Palazzo Reale, a tutti gli effetti.

(dall'introduzione di Massimo Sannelli)

*


In questo incontro fece il Duce à Sua Maestà un profondo inchino: e Sua Maestà levandosi il capello benignamente rese il saluto. Indi rimessosi il capello, disse in lingua Spagnola, «Cuoprasi Vostra Altezza con questi Senatori»: il che avendo tutti eseguito, il Duce con poche mà ben pesate parole, espresse il sommo giubilo della Repubblica per la presenza d'un sì Grande, e sì Potente Monarca, e che quello era l'incontro il più fortunato che la Repubblica potesse mai in questo Mondo aspettare. Al qual complimento avendo il Rè con obbliganti parole brevemente risposto, s'incaminò dentro il Palazzo con avere al fianco sinistro l'istesso Duce senza che vi fusse alcuno dall'altro fianco, e seguitato immediatamente da' Senatori, e da' Grandi, tutti coperti. Entrati che furono nell'Appartamento di Sua Maestà fin dentro la Stanza interiore del Letto Reale, rinovò il Duce un più breve complimento: dopo di cui fù dal Rè ringraziato, e cortesemente accompagnato oltre la metà della Reale Anticamera, mentre dalla Città si faceva con sonoro rimbombo la triplice Salve Reale con tutto il Cannone.


(dal testo del 1703).


Lettera di ragguaglio del Passaggio di S.M. Cattolica per gli Stati della Serenissima Repubblica di Genova

a cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli.

Prefazione di Federico Spinola.

Introduzione storico-letteraria, trascrizione integrale del testo del 1703, note e bibliografia.

Tormena Editore, Genova 2014 pp. 80, 16 figure in b/n, cm. 22x21. ISBN 978-88-8480-100-5

  - in vendita da Bozzi, v. Cairoli.

la mafia a Genova?


Altrove - Teatro della Maddalena
11 novembre 9.04.16
Brani dallo spettacolo "Che ci fa la mafia a Genova" di Fabrizio Matteini (da un'idea di Nando Dalla Chiesa) che, senza avere il taglio dell’inchiesta ma più simile al racconto di un Cantastorie, ci porta in un viaggio tra le vicende di mafia in Liguria e a Genova dagli anni 50 a oggi.

C’è o non c’è la mafia a Genova? E la ‘ndrangheta? E la camorra?
Un Narratore dà voce a personaggi e a fatti della cronaca ligure, a volte sul filo del grottesco ma fedele ai documenti e alla storia. In chiave ironica ma documentatissima, e senza sconti per nessuno, Matteini, accompagnato dalla musica dal vivo di Filippo Gambetta, canta e racconta la storia dei clan in una regione che per decenni è stata ritenuta immune da questo genere di criminalità organizzata.
Fino all’ultima inchiesta, che ha svelato che il capo non era, secondo la solita solfa, “il mafioso in doppiopetto che ora va in jet, usa il computer e telefona in borsa” ma il più tradizionale verduraio. E ha coinvolto un numero di politici fotografati e intercettati che va oltre le dita di una mano.


disse domenica p. Costantino :



fra gli ebrei dei tempi di Cristo erano distinguibili diversi movimenti: farisei, molto dediti allo studio dei testi religiosi, ma formali; sadducei, osservanti delle funzioni e riti o doveri ma separandoli dalla vita fuori del tempio; zeloti, partito armato che voleva cacciare la dominazione romana e istituire il regno di Dio in terra; esseni, vivevano in comunità fuori da Gerusalemme, dediti alle opere di bene. I samaritani erano eretici, vivevano in un territorio che gli altri evitavano.

Notte della poesia all’Hotel Colombia




Sede di Via Balbi, 40 (EX HOTEL COLOMBIA), 



"È in me che i paesaggi hanno paesaggio"

 Fernando Pessoa

Jazz Gigs a Genova

Sabato 28 Settembre - SALA CAMINO
ore 10
Convegno - Fotografare il jazz. Documento o opera d'arte?
Intervengono: Jimmy Katz, Roberto Masotti, Pino Ninfa, Luciano Rossetti, Luca Conti, Roberto Mutti _ modera Guido Festinese.

LOGGIA DEGLI ABATI (interno mostra)
GIANNI AZZALI (sassofoni) e ATTILIO ZANCHI (contrabbasso)

MUNIZIONIERE 
WORKSHOP FOTOGRAFICO con JIMMY KATZ
Conclusione

SALONE DEL MAGGIOR CONSIGLIO
Proiezioni fotografiche di PINO NINFA e musica di 
PAOLO FRESU (tromba,flicorno,effetti elettronici) e DADO MORONI (piano)

I concerti e la mostra sono a ingresso libero fino a esaurimento posti

Mostra : Jazz Gigs

Genova, Palazzo Ducale, Loggia degli Abati
Info: 
www.palazzoducale.genova.it

nel bosco da Cecilia e Roberto: invito diffuso



 


concerto di Max De Aloe in solo



armonica cromatica, armonica bassa e fisarmonica





nel bosco da Cecilia e Roberto, via alle Tine 43, Ceranesi(GE)


concerto e buffet
per prenotazioni e maggiori informazioni: 


in caso di adesione vi invierò la mappa per arrivare


se volete diffondete via mail fra le vostre conoscenze
non alla SIAE


Limpido Festival 2013: Faccia di cactus!

21 giugno ore 21.00
Genova: Teatro Garage, Via Paggi, 43
di Raffaella Russo, regia Raffaella Russo, con gruppo laboratorio 3
Gambe in spalla e partiamo! Irriverente commedia sul senso del viaggio e della ricerca della verità, un gruppo di insoliti viaggiatori attraversa lande desolate e fiumi infestati dai coccodrilli per giungere finalmente da colui che ci renderà sapienti!...ovvero faccia di cactus!


Rosella Postorino


a Genova per IL FESTIVAL DELLE PERSONAGGE: io sono molte
http://www.einaudi.it/multimedia/Intervista-a-Rosella-Postorino

Organizzato dalla Società delle letterate italiane (SIL).

Un georgiano a genova (presentato da me per Il gatto certosino, in p.zza Matteotti, v. video) Drei auch auf deutsch ùbers.von Uwe Kolbe








ph: 2011, p.zza Matteotti, Genova
Org.: Associazione Il gatto certosino






KLAK Verlag, Berlin, 2018
Copertina:
Hans Scheib, Siebdruck, "Knockin' on heaven's door. Kaukasisch"
- elaboraz. Jolanta Johnsson
ph: salsel










Indice

Ex voto
Mai, neanche una volta
Una casa solitaria
Breve elegia per mio padre
Facendosi la barba
Neve, neve, la vita è bella
Questionario invernale
Alla fine , io, pure, imparerò a sentirmi bene






Ex voto



Scrivi, ciò che nessuno ti crederà,
scrivi, come non fosse successo nulla, scrivi,
sugli spiriti, alla cui esistenza
tu stesso non avresti creduto, eppure.
Scrivi, ciò che nessuno ti perdonerà.
No, non là sotto, sul foglio scrivi,
che sei tu patria a te stesso
e che puro è il tuo cuore.
Scrivi, ciò per cui ti derideranno.
Non aspettare la meraviglia, scrivi senza impedimenti
sulla quotidiana ingiusta decadenza
e sulla tua  fede come croce.
Cos’altro? Scrivi anche sull’amore
e dì che ne hai appreso il segreto –
che le poesie si scrivono prima dell’amore
e si leggono dopo.


*



Mai,
neanche una volta,
sono riuscito a svegliarmi
prima della vita per neppure un lampo: lei sempre
sentendo il mio risveglio,
si sistema in modo
che io, già sveglio,
la colga
esattamente come
la lasciai.



*



Una casa solitaria



Che confortevole sarebbe casa tua
e che piacevole la tua solitudine
se non fosse per questo topo:
salta fuori dal buco che hai riempito tante volte
scivola sul pavimento di legno
e s’infila sotto la credenza antica.
Che vuota un’intera casa in mancanza
del lampo di un breve improvviso
squittìo femminile.



*



Breve elegia per mio padre



Guarda, quest’albero è mio padre.
Ti sorprendi?
Ti aspettavi di vedere una quercia?
No, questo albero è mio padre,
un esile tronco
e non ancora troppo vecchio
che ha sonno leggero in inverno
ed è svegliato dal primo segno di calore della primavera.
Non fa ombra alla metà del cortile,
non toglie luce ad altri alberi.
La sua ombra è così gentile e docile
che persino il più debole sole d’autunno
fa avvolgere il tronco senza sforzo
ma d’estate quando è troppo caldo qui,
la sua ombra può contenere almeno cinque o sei di noi
e questo basta. Non siamo più che questo.
Non chiedere altro.



*



Facendosi la barba
per la mia propria faccia allo specchio



Non aver paura:
non riconoscerò mai me stesso
in te.
Questa goccia di sangue
che fiorisce sulla schiuma
mai ci congiungerà -
non aver paura.
Non aver paura:
mai incrocerò la superficie del tuo appartamento;
mai ti spiccherò dal vetro;
nemmeno riesco a ricordare le tue fattezze.
Non permetterò mai a me stesso di notare le tue imperfezioni
per paura che tu ti confonda ogni qual volta
tu confronti il tuo sorriso col mio.
Non aver paura:
noi non invecchieremo insieme.



*



Neve, neve. La vita è bella



La vita è bella. Mi svegliai alle sei e qualcosa
e accesi l’albero di Natale. E’ carino veder
scintillare luci piene di colore. La vita
è bella. I bambini dormono. Gli adulti pure. Neve,
per quanto mi ricordo, la prima di quest’inverno, cade.
La neve cade e il giorno spunta. Trentaquattro –
dico dapprima nel mio cuore e non sembro gradirlo. Trentaquattro –
ripeto a voce alta – e ancora qualcosa non và.
C’è qualcosa che non mi piace in quel numero. Ho appena compiuto trentaquattro anni
oggi. Dispongo di almeno un’ora e mezza per sedermi e scrivere. No,
non posso. Un cane ha cominciato ad abbaiare così forte
che pare avrà molto da abbaiare in proposito,
ma smette di colpo. La vita è
bella. Il giorno spunta veloce
e già sono pigro per attraversare questo
giorno. Non è vero per
la vita però. La vita è bella. Mi sento ozioso per
questo solo giorno – camminare nel nevischio,
ricevere auguri o non-auguri, ricambiare milioni di volte,
e far mimica di importanza. Il giorno spunta veloce,
l’albero di Natale scintillante non sembra più così carino alla luce del giorno. La vita
è bella. Mia figlia corre alla finestra
gridando: neve, neve, la sua voce riempie tutta la casa,
e mio figlio, anche se molto piccolo, ancora incapace di capire bene, sta saltando
felice sul letto. Potevo prevedere
un tale inizio di giornata
quando m’alzai alle sei e qualcosa,
e guardai per prima cosa fuori dalla finestra. Bambini,
questa non è neve buona –
in un’ora sarà fango,
è tanto sciocca quanto il numero trenta quattro,
o le luci dell’albero di Natale di giorno,
o vostro papà allo scrittoio,
ma, queste parole, bambini, sono peggio,
mentre questa neve è buona,
e così vostro padre, fra l’altro. Prima che egli esca,
prima che le auto trasformino la bianca neve in sporco,
dì solo una volta, bisbiglia solo: trentaquattro,
e il vostro papà diventerà bello,
attraverserà con scioltezza il nevischio,
per una volta forse senza neppure ricordare
come è diventata dura la vita,
e semplice il sogno. La vita
è bella.



*



Questionario invernale



Lascia che venga l’inverno, sono pronto.
Sono già vestito di nero,
con questi vestiti in mezzo a tanti stracci
a coprire non solo pelle ma anche anima:
pantaloni neri, maglia nera
e un cappotto nero, una volta indossato dal nonno.
La mia tipica pelle scura
è già scolorita
e sempre più sono troppo pigro per rasarmi.
Lascia che venga l’inverno.
Lascia che venga l’inverno, sono già freddo
e sono venuto qui dentro, in questo supermercato,
solo per un po’ di calore, dove sto in piedi statuario
su una scala mobile fra i piani gelati
o cammino nella confusione fra le casse e gli scaffali
dove tutto ammicca:
pellicce, lampadari e tazze da gabinetto
gelosi guardano attraverso la gente che cammina qua e là
cercando di scegliere nella folla di compratori
il vero unico proprietario.
Ma io non sarò scelto, indossando i miei vestiti neri,
gli unici vestiti in mezzo a tanti stracci,
io che vago di sezione in sezione senz’altro scopo
che scaldarmi, sento già sulla nuca
geloso gelato lo sguardo
delle schede di sicurezza che intimoriscono.
Lascia che venga l’inverno.
Manichini,
sono vostro fratello e vostro gemello,
e molto più artificiale di voi
qua nelle corsie del supermercato
dove la gente cade a pezzi nell’abbaglio delle cose,
diventa solo occhi per i lampadari,
solo spalle per le pellicce,
solo sederi per le tazze da gabinetto.
E più artificiale di me
il calore del supermercato
che non si può portar fuori gratis:
ogni volta che esci, svanisce.
E nei miei vestiti neri,
negli unici vestiti in mezzo a tanti stracci,
i pantaloni neri, la maglia nera, e il cappotto nero di mio nonno
(senza il cappello nero che portavo prima di perderlo)
manichini,
sono vostro fratello e vostro gemello,
belli, terribili manichini,
e molto più privo della vista di voi
qui, nelle ampie corsie del supermercato
dove le cose cercano pazientemente solo il loro destino, il loro proprietario,
dove la gente senza volerlo si trasforma in oggetto del desiderio,
dove l’inverno è l’unica stagione.
Lascia che venga l’inverno.




*



Alla fine , io, pure, imparerò a sentirmi bene
e salvo quel che tu vedi in me, non sarò nulla
o persino sarò appena quel che vedi.
Io pure, imparerò a scrivere di altri
e a parlare di me.
Questo è il modo in cui attuerò la mia vendetta sulla poesia.
Non fu un cattivo Dio.
Oltre alla mancanza di fede, essa non chiese altro
e non era solita proibire alcunché salvo in quanto a scrivere.
Che risultai un perdente. Nelle mie poesie non riuscii mai
neanche inane a camuffare la mia innata codardia.
Neanche ora ho abbastanza baldanza da scrivere l’ultima poesia
e non mi rimane altro che imparare a sentirmi bene,
ad esser contento delle penultime poesie.
E ogni qualvolta qualcuno mi chiami a una vita razionale
o una vita vissuta dall’interno, altri chiederanno nuove poesie, e io distoglierò la mia faccia
e mostrerò ad ognuno la mia vera maschera.