Georgien 2008

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ETTORE E ANDROMACA, come lo abbiamo letto allora




“… vedendo talun piovere il pianto
dal tuo ciglio, dirà: quella è d’Ettorre
l’alta consorte, di quel prode Ettorre 
che fra’ troiani eroi di generosi
cavalli agitatori era il primiero,
quando intorno a Ilïon si combattea.
Così dirassi da qualcuno; e allora
tu di nuovo dolor l’alma trafitta
più viva in petto sentirai la brama
di tal marito a scior le tue catene.
Ma pria morto la terra mi ricopra,
ch’io di te schiava i lai pietosi intenda”.
Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre (…).
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.
Di secreta pietà l’alma percosso
riguardolla il marito, e colla mano
accarezzando la dolente: “Oh!” disse,
“diletta mia, ti prego; oltre misura
non attristarti a mia cagion. Nessuno,
se il mio punto fatal non giunse ancora,
spingerammi a Pluton: ma nullo al mondo,
sia vil, sia forte, si sottragge al fato.
Or ti rincasa, e a’ tuoi lavori intendi,
alla spola, al pennecchio, e delle ancelle
veglia su l’opre; e a noi, quanti nascemmo
fra le dardanie mura, a me primiero
lascia i doveri dell’acerba guerra”.
Raccolse al terminar di questi accenti
l’elmo dal suolo il generoso Ettorre,
e muta alla magion la via riprese
l’amata donna, riguardando indietro,
e amaramente lagrimando.



Iliade, Libro VI