Georgien 2008

Georgien 2008
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in memoria (zwei auch auf De)

Francesco Cento, Intorno all'organo (scultura in legno)



Lo conobbi, Guido Zavanone, sul palco di letture alla Biennale di Poesia di Alessandria, allo stesso tavolo a fianco a noi c'era Barberi e così anche a cena, sì a quei tempi offrivano cena e albergo. Poi lo andai a trovare in Procura, fece pubblicare qualche mio testo su Nuovo Contrappunto, e fu il Primo e Unico di cui tradussi un testo - due poesie - dall’italiano.

Qui di seguito alcune sue poesie, comprese le due tradotte da me in tedesco, per ricordarlo. R.I.P.



da Se restaurare la casa degli avi:



LA FELICITA’       a Giovanna

Se esista davvero,
se sulla terra si celi od altrove
in qualche
sconosciuto astro o pianeta
e sia dono o conquista od incontro
improvviso ad un angolo
di una strada desueta…
Ma questo io so
che da tempo
più non la cerco, da quando
m’apparisti nel riquadro d’un giorno
e ancora
tra ingiurie e baci dolcemente infurii
tenacemente
mi vivi accanto.


DAS GLÙCK        fùr Giovanna


Ob es wirklich existiert,
ob es sich auf Erden oder anderswo verstecke
auf irgend einem unbekannten Stern oder Planet;
und sei es Gabe, Eroberung oder Begegnung
plòtzlich an einer Ecke einer ungewòhnlichen Strasse…
Ich aber weiss
dass ich es làngst
nicht mehr suche, seitdem
Du mir im Rahmen jenes Tages erschienst,
und Du Dich immer noch,
zwischen Verletzungen und Kùssen, sùss àrgerst,
beharrlich
neben mir lebst.



SERA IN CUCINA


Tu l’ascolti quel ronzio
che s’incide nel silenzio
della stanza ottenebrata
scende e sale
già t’inscrive nel suo cerchio
insistendo, un sibilare
che t’avvolge ti trascina
con sé dentro una spirale
in un gioco un poco tetro
nella stanza di cucina?
Cresce ancora quel ronzio,
orbitando alla finestra
batte stride contro il vetro,
tu ne tremi, cuore mio,
un moscone,
il Tempo,
Dio?


ABEND IN DER KÙCHE


Du hòrst diesem Summen zu
welches sich in der Stille eingraviert
des dunkelgewordenen Zimmers
erniedrigt sich, steigt,
schon schreibt es Dich in seinen Kreis ein,
gibt nicht auf, ein Keuchen,
ein Vibrieren,
das Dich einwickelt, und mitzieht
in einer Spirale
in einem etwas finsternen Spiel,
im Kùchenzimmer?
Es wàchst noch, dieses Summen,
am Fenster kreisend,
es schlàgt, es zischt gegen das Glas,
Du zitterst davon, mein Herz,
eine Fliege,
die Zeit,
Gott?




Di te m’ero quasi  liberato,
d’improvviso sei riapparsa svestita
così schiavo di te sono tornato.

Tu sorridi guardandomi beffarda
e quando bene ti sei divertita
m’abbandoni; e la morte mi è tarda

ma poi viene e mi si para avante
ed in questa penombra della vita
di quella ch’amo ravviso il sembiante.

Post scriptum
Giovanni Giudici, un giorno m’hai detto:
“Sono ormai secchi i rami del presente
in poesia si torni al Duecento”.
Ne desti esempio e io qui t’accontento.



Dirò: «sii pietoso» quando qualcuno
vorrà scavare la terra
dove da anni riposo.
«Siamo sette miliardi» sento già che risponde.
Poi «non ti sei ancora dissolto?» domanda scherzoso.
«Che giorno è?» chiedo, come fosse importante,
ma così per sapere se sono ancora nel tempo
ora che devo lasciare
l'ultimo lembo di spazio.
Sento che agita una zappa.
«Non fracassarmi il capo –invoco-
è quello che ancora mi resta d’umano.»
«Quando sarà il mio turno –risponde l’ignoto-
non sarò così vano. E poi –soggiunge-
se hai da fare qualche protesta
rivolgiti al padrone del campo
oggi è domenica, è la sua festa».


I miei versi portano
sull’abito di tutti i giorni
uno strano berretto metafisico,
mostrano tatuaggi fantasiosi
sopra la pelle riarsa,
si sporgono nel vuoto con
trattenuta disperazione.

Recitano le memorie confuse
di un viandante smarrito, di un vecchio
che fruga solitario
tra i ricordi dell’esistenza.
E si scavano dentro
per il dubbio che li tormenta,
brancolando nel buio tastano
le porte segrete della morte.






*

lingueuropee




ph: Francesco Cento, scultura lignea








La vita è preziosa : esametro
La vie est précieuse
La vida es preciosa
Life is precious : quadrisillabo
Leben ist edel : rima!



*


L’umorismo salva : esametro
El humor salva
L’humeur sauve
Humor rettet
Humor saves : trisillabo!









*

Abbasciu l’occhi u ti pozzu guardari / Abbasso gli occhi per poterti guardare



ph: TroveRete, Daino etrusco Fondazione Roveta








Quali trisoru si potti arrobbari
Cu ‘ndavi a vucca toi pe cumprimentu
Quali tempesta pot’idu passari
Cu n’davi u cori toi pe sarvamentu
Pecchì si fatta comu ‘na Madonna
Abbasciu l’occhi u ti pozzu guardari
Pecchì chist’occhi toi unu si ‘nzonna
Ca su di focu chi non si po’ stutari
Vaju cercandu se ‘nda chidi stidi
Chi spuntanu di maju a menza sira
N’davi lucenti comu i to capidi
Stelli filanti di la megghiu sita
Se tu t’ammucci iò vegn’e ti cantu
Cu tutt’a vuci chi pozzu trovari
Se tu t’affacci iò su natru tantu
Ca iò sulu pe’ ttia pozzu campari





Quale tesoro ha potuto rubare
Chi ha la tua bocca per rallegrarsi
Quale tempesta ha dovuto passare
Chi ha il tuo cuore per salvarsi
Perché sei fatta come una Madonna
Abbasso gli occhi per poterti guardare
Perché questi occhi tuoi sono da sogno
Sono di un fuoco che non si può spegnere
Io cerco se in quelle stelle
Che spuntano di maggio a mezza sera
Ce ne so splendenti come i tuoi capelli
Stelle filanti della migliore seta
Se ti nascondi vengo a cantare
Con tutta la voce che ho
Se tu ti affacci io posso rinascere
Posso vivere solo per te.









*









Grande madre, e altri canti di uno scultore ligure (di adozione, per la precisione)








Se tu fossi vento e io acqua
Non ci incontreremmo mai
Evaporerei tentando di abbracciarti
Forse proverei ad essere nugolo
Ma allo stesso modo finirei altrove.
Potrei essere l’erba e tu la falce
Per finire ammassato sul lato del campo.
Non avrei scampo neanche a fare muro
Se io fossi mattone e tu la calce.
Potrei essere mare e tu uno scoglio
Mi sarebbe impossibile vederti
La marea mi costringerebbe a
Dimenticarti, lontano. Fuori mano.
Come un quartiere di periferia
Invece del centro a veder vetrine
O nei locali per bere in compagnia.
Potrei essere il giorno e tu, forse, la notte
Sfiorando la felicità di ora in ora
Riusciremmo appena a riconoscerci
E pronunciare il nostro nome
Al tramonto o fra il crepuscolo e l’aurora.
Se tu fossi arcobaleno ed io tempesta
Scivolerei dal cielo senza rumore
Se io fossi la parola e tu la poesia
Utilizzerei la fantasia di rima in rima
per conquistare un posto nel tuo cuore.


*


Se a goccia a goccia si fa il mare
Anche domani ti toccherà aspettare
Perché non sai quale goccia
Formerà l’onda che ti porterà lontano
Indicherà il limite di una storia
O aprirà l’incredibile vittoria sul dolore.
Si chiuderà tra le pagine di un libro
A conservare memoria delle cose.
Lo sfoglierai con chi vorrà provare
A parlare soltanto di speranze
Di tutte quelle cose di cui non si parla
Nelle stanze di ogni giorno.
Al ritorno dal lavoro, quando
starai seduta a domandarti
se anche domani sarà una goccia
a procacciarti l’infinito oppure tracimerà
nello sciabordio di tutti i giorni.
Sarà domani e domani ancora.
A goccia a goccia si fa il tuo mare
Che al sole scintilla e alla luna canta
e quella rosa per la quale sboccia
un amore amaro per ricominciare.






*

N H su S G in radio, (deutschlandfunkkultur - lyriker)





ph: salsel, Francesco Cento, scultura in legno (particolare)



Ein kurzes Kommentar zu dem Gedicht KUNFTTAG II


[...] ich habe nur einige Aufsätze zu George geschrieben und Radiosendungen zu seinem Werk gemacht. Vor allem aber ist er für mich einer der Dichter, die für meine eigene Arbeit als Lyriker wichtig sind.

Das ganze Gedicht hat ja diesen Bezug zum Advent, zum Warten auf den Erlöser, und von diesem für lange Zeit unerfüllten Warten ist "das dumpfe volk" so müde und enttäuscht wie der Sprecher, der sich ab der 7. Zeile einschaltet und davon spricht, wie auch er die Hoffnung schon aufgegeben hatte.
Zum dritten mal "trog" er sich, also täuschte sich, und dies in verschiedenen Lebensaltern: Weil er "als kind sein bild (also das des Erlösers) nicht fand", weil er als Jüngling "sehnend brach" (= ihm brach die Brust, das Herz, die Hoffnung) und nun, da er einer ist, "der heut die mitte tritt", also in der Mitte des Lebens steht (so wie George sich nach 1900 fühlte), ist er "satt noch zu vertraun", das bedeutet, er ist es satt, er ist es leid, noch auf eine Hoffnung zu vertrauen, die ihn schon zweimal getrogen hat, er glaubt nicht mehr an den Erlöser.
Das ist also der Tiefpunkt seines religiösen Sehnens, dem dann in "Kunfttag III" doch wieder die neue Frühlingszeit folgt, der Lenz, der die Begegnung mit Maximin schenkt.

(Ausschnitt aus einem Brief an C. Adezati, 2012)


Un breve commento alla poesia Giorno d'arrivo II


[...] scrissi solo alcuni testi su George e interviste alle radio. Soprattutto però egli è uno dei poeti che assume importanza per il mio personale lavoro di lirico.

L'intera poesia ha questo riferimento all'avvento, all'attesa del salvatore, e per questa - a lungo disattesa - attesa, il "popolo ottuso" stanco e deluso come chi parla, che si innesta dal settimo verso e ne parla, e di come anche egli avesse già rinunziato alla speranza.
Per la terza volta si ingannò, si sbagliò, e in diverse età della vita: da bambino non trovò l'immagine di Lui, il salvatore; da giovane si "spezzò nell'anelare" il petto, il cuore, la speranza; ed ora, uno che oggi sta nella metà della sua vita, (come si sentiva George dopo il 1900), ne ha abbastanza, gli duole affidarsi ancora a una speranza, che gli sfuggì due volte, egli non crede più nel salvatore.
Questo quindi è il punto nel quale tocca il fondo delle sue ansie religiose, cui tuttavia in Giorno d'arrivo III segue la primavera nuova, che gli dona l'incontro con Maximin.


vers Chiara Adezati
(da una sua lettera privata a me, nel 2012)


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in radio in tedesco un altro commento di N.H. su S.G.
https://www.deutschlandfunkkultur.de/lyriker-ueber-stefan-george-der-dichter-ist-wie-jener.974.de.html?dram%3Aarticle_id=422360&fbclid=IwAR0eg7E_XjGzHe-zbL0A81h5Cje_SgL9eG7lfAu-x-j7TVducaCq4DiDwk0






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