Georgien 2008

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Riflettere sul rapporto con la lingua e con la realtà (nonchè di esse fra di loro)



ph: salsel, Festeggio la Forma con la Fresia
(senza fresa e senza fretta)




Riflettere sul rapporto con la lingua e la realtà
Alcune frasi di Barthes, che pronunciò  nel 1977 al College de France, che secondo me dicono molto bene cosa penso io della lingua e della realtà.
Intanto la dicotomia tra la lingua, che è sempre prescrittiva, che è sempre legata al potere, e all'ordine, e il testo che è invece il tentativo interno di sovvertire la prescrizione, il potere e l'ordine.
"Io ho preso di mira - scrive Barthes - il testo, ossia il tessuto di significanti che costituisce l'opera; poiché il testo è precisamente la parte emergente della lingua e perché è all'interno della lingua che la lingua deve esser combattuta, sviata: non già attraverso il messaggio, di cui essa è lo strumento".
"Le forza della libertà che sono insite nella letteratura non dipendono dalla figura civile, dall'impegno politico dello scrittore, [...], ma dall'azione di slittamento che esso esercita sulla lingua".
"quello che qui io cerco di mettere a fuoco è una responsabilità della forma".

La forma insomma è il vero atto di responsabilità dello scrittore verso il mondo, verso color che leggono, non la bella storia, non l'avvincente susseguirsi di eventi, ma la forma: dare forma a un testo che produce uno slittamento un giro a vuoto della lingua come lingua di potere; mi pare che invece il continuo tentativo di dire che la storia, la trama, i colpi di scena, i diritti dei lettori, la lingua facile, il marketing, le fascette, i personaggi con le malattie alla moda, il libri sui padri, libri sulle madri, i libri sui figli che parlano dei padri mentre aspettano di diventare genitori, l'insistere sul contenuto, sul messaggio a discapito della forma sia il tentativo di grossolano disimpegno, lasciare che la lingua faccia il suo gioco, che è un gioco di potere, invece di forzare la lingua, invece di costringere lei che è potere a non esserlo più o smettere di esserlo in quello spazio di libertà e dono che è il testo letterario. E qui si torna a coloro che vedono nel reale e nel tentativo di descrivere il reale qualcosa che impoverisce il testo.

Lascio infine la parola a Barthes con buona pace di tutti:


"In questo senso si può dire che la letteratura, quali che siano le scuole a cui essa dichiara di appartenere, è assolutamente, categoricamente realista: essa è la realtà, o, per essere più precisi, essa è il bagliore del reale".











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