Georgien 2008

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bisogna essere forti / E: una identità sognata / E: Io è tanti


ph: F. Toso, Modena







Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nati poeti, e io mi sono riconosciuto poeta. Non è affatto colpa mia. E' falso dire. 
Io penso: si dovrebbe dire mi si pensa. - Scusi il gioco di parole. 
IO è un altro. 
Tanto peggio per il legno che si ritrova violino. 







*






Che cosa è l’Io 
[...] 
che cosa potrebbe essere? Un astro di cui posizione e orbita non sono mai state del tutto individuate e il cui nucleo è composto di sostanze ancora sconosciute. Potrebbe essere questo: miriadi di particelle che formano un ‘Io’, ma al tempo stesso l’Io potrebbe essere un nulla, l’ipostasi di una forma pura, qualcosa di simile a una sostanza sognata, qualcosa che definisce una identità sognata.


L’Io che scrive, Letteratura come utopia







*



Io è tanti
e c’è chi crolla
e chi veglia
chi innaffia i fiori
e chi beve troppo
chi dà sepoltura
e chi ruggisce.
C’è un bambino estirpato
e una danzatrice infaticabile
c’è massacro
e ci sono ossa
che tornano luce.
Qualcuno spezzetta immagini
in un mortaio,
una sarta cuce
un petto nuovo
ampio
che accolga la notte,
il piombo.
Ci sono parole ossute
e una via del senso
e una deriva,
c’è un postino sotto gli alberi,
riposa
e c’è la ragione che conta
i respiri
e non bastano
a fare tempio.
C’è il macellaio
e c’è un bambino disossato
c’è il coglitore
di belle nuvole
e lo scolaro
che nomina e non tocca,
c’è il dormiente
e l’insonne che lo sveglia
a scossoni
con furore
di belva giovane
affamata di sembianze.
Ci sono tutti i tu
amati e quelli spintonati via
ci sono i noi cuciti
di lacrime e di labbra
riconoscenti. Ci sono
inchini a braccia spalancate
e maledizioni bestemmiate
in faccia al mondo.
Ci sono tutti, tutti quanti,
non in fila, e nemmeno
in cerchio,
ma mescolati come farina e acqua
nel gesto caldo
che fa il pane:
io è un abbraccio.





*

Le bateau ivre (e Je suis un autre, forever!)

























Et dès lors, je me suis baigné dans le Poème
de la Mer, infusé d'astres, et lactescent,
dévorant les azurs verts ; où, flottaison blême
et ravie, un noyé pensif parfois descend;

où, teignant tout à coup les bleuités, délires
et rythmes lents sous les rutilements du jour,
plus fortes que l'alcool, plus vastes que nos lyres,
fermentent les rousseurs amères de l'amour !