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“Albicocche rosse – Palazzaccio“ è un progetto italo-tedesco in occasione del 70. anniversario dell’eccidio perpetrato dai soldati tedeschi. Il “Palazzaccio” è un piccolo podere vicino al paese di San Gusmè, a circa 20 km a est di Siena; è uno dei tanti luoghi dove, durante la II guerra mondiale, i soldati tedeschi hanno commesso crimini di guerra. La mattina del 4 luglio 1944, il giorno della ritirata tedesca, un gruppo di militari della divisione “Hermann Göring“ ammazzò, nell’ ambito di un’azione di ritorsione dopo un attacco da parte dei partigiani, nove civili, quasi esclusivamente donne e bambini.
La guerra combattuta in Italia è entrata poco nella coscienza collettiva tedesca e poco note sono anche le violenze subite dalla popolazione. Questo è sicuramente dovuto anche al fatto che gli Italiani – a differenza per esempio dei Francesi – ne hanno parlato pochissimo dopo la guerra, tanti atti a testimonianza di crimini tedeschi rimasero nascosti per decenni, occultati nel cosiddetto “armadio della vergogna” a Roma. Non si voleva importunare il futuro partner Nato ed ex alleato. E in tutta fretta, dopo il ‘45 i nemici di guerra tornarono a essere anfitrioni e ospiti.
Questo è il contesto storico da cui parte il nostro progetto di teatro-documentario. Nel 70. anniversario del Palazzaccio sono Italiani e Tedeschi che con un progetto musicale e teatrale ricordano insieme gli avvenimenti. Questo sguardo retrospettivo è messo in scena da attori tedeschi e italiani, insieme ad abitanti del paese e del territorio.
Partendo da un paese toscano “immaginario”, si vuole approfondire come è stato possibile arrivare a tanto orrore, quali erano le circostanze, i retroscena, i motivi, chi erano i perpetratori di tutto ciò. Si vuole raccontare la storia con gli occhi di un ragazzo di circa 10 anni che vive nel paese, che fa l’esperienza della guerra e che alla fine, dopo l’eccidio, trova i corpi delle vittime. La forma adoperata è quella di un collage tra teatro, musica dal vivo, canzoni e filmati, basandosi su molti documenti originali dell’epoca.
Questo progetto, realizzato con il patrocinio della Regione Toscana e dell’ambasciata tedesca, con un sostegno del ministero degli affari esteri tedesco e delle Koerber-Stiftung e Hapag-Lloyd-Stiftung e in cooperazione con il Goethe-Institut di Roma, vuole essere un contributo particolare alla rielaborazione del periodo dell’ occupazione tedesca dell’Italia tra il 1943-45 che è stata concordata nel 2012 nell’ambito di un accordo intergovernativo tra i ministri degli esteri delle due nazioni.
Lo spettacolo sarà accompagnata da un convegno di storici italo-tedeschi di tipo estraordinaria includendo per la prima volta un incontro fra testimoni italiani e discendenti di perpetratori tedeschi.
Per il St. Pauli Theater Hamburg, diretto da Ulrich Waller e Thomas Collien, la cooperazione con il Teatro Alfieri di Castelnuovo Berardenga è il primo lavoro con un partner italiano.
Il St. Pauli Theater Hamburg, fondato nel 1841, presso il quale tra l’altro il regista Peter Zadek ha messo in scena i suoi ultimi spettacoli, è un teatro privato con un modesto finanziamento pubblico e ha circa 600 posti. In tutto il territorio nazionale è conosciuto e stimato per le sue sceneggiature come “L’opera da tre soldi”, “Cabaret“, “Anatevka“ o altri classici dei tempi moderni “Chi ha paura di Virginia Woolf”, “Un tram che si chiama desiderio” oppure “Morte di un commesso viaggiatore” e le rappresentazioni di Yasmina Reza “Arte”, “Dio del massacro” e “La sua versione del gioco”.
Ulrich Waller ha ripetutamente elaborato tematiche storiche nelle sue pièce, come la storia di due comici ebrei che dovevano sparire. In due riviste ha raccontato la storia di St. Pauli, il quartiere a luci rosse: “A la Reeperbahn” e “Linea S 1”.
L’associazione culturale teatrale “Lo Stanzone delle Apparizioni“ che gestisce dal 1997 il Teatro Comunale Alfieri di Castelnuovo Berardenga, tra le varie attività collabora da anni con l’associazione locale “Cantiere Bruscello“, con la quale rielabora e mette in scena tematiche classiche e attuali della storia popolare. Sotto la regia di Matteo Marsan attualizzano forme tradizionali di teatro comunitario in ottava rima, il cosiddetto Bruscello.
Come si ricorda la Storia? Come ci si relaziona? Che differenze ci sono tra l’Italia e la Germania? In che forma si può affrontare la storia comune – anche il capitolo più buio – il fascismo, che aveva in Germania e Italia un’ impronta molto diversa? Queste sono le domande che lo spettacolo vuole porsi.