[…] Quando come subacquei dobbiamo imparare a regolare l’assetto tramite i polmoni ancor prima che attraverso il gav, dobbiamo guardare i pesci che usano la vescica natatoria o come il capodoglio la diversa densità dello spermacete, o reimparare dai nostri antenati a pinneggiare in un certo modo per stare fermi in hovering oppure dobbiamo ancora guardare loro e reimparare a capire l’intensità delle correnti e la loro direzione dalla posizione dei pesci. La naturalezza dei nostri movimenti, la loro armonia e funzionalità non può che avere nei pesci il suo corrispettivo ancor di più se in apnea. […]
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FILOGENESI
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ONTO E PERIGENESI
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I CATASTROFE
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COMPARSA
VITA ORGANICA
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MATURAZIONE
CELLULE SESSUALI
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II CATASTROFE
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COMPARSA
ESSERI UNICELLULARI INDIVIDUALI
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NASCITA
CELLULE GERMINALI MATURE NELLE GONADI
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III CATASTROFE
IV CATASTROFE
V CATASTROFE
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INIZIO
RIPRODUZIONE SESSUATA
COMPARSA
DELLA VITA NEL MARE
PROSCIUGAMENTO
OCEANI, ADATTAMENTO VITA TERRESTRE
COMPARSA
SPECIE ANIMALI CON GENITALI
ERA
GLACIALE
PROGRESSIVA
OMINIZZAZIONE
NEGLI
ANIMALI PLACENTARI SI SVILUPPA IL CORPO CALLOSO CEREBRALE CHE PERMETTE LA
CONNESSIONE DEI 2 EMISFERI E L’INTEGRAZIONE DI PULSIONI , AFFETTI E RAGIONE .
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FECONDAZIONE
SVILUPPO
EMBRIONE NELL’UTERO
NASCITA
SVILUPPO
PRIMATO GENITALE
PERIODO
DI LATENZA
PRE
ADOLESCENZIALE
LE
PULSIONI INUTILIZZATE DEVONO POTERSI SUBLIMARE IN REALIZZAZIONI INTELLETTUALI
E MORALI
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[…] nella semantica antica: l’idea di profondità implicita
nel pensiero greco arcaico che utilizza la parola Bathos sta a indicare un che di positivo,
sinonimo di folto, fitto, ricco, spesso del tutto diverso dal significato
negativo che i latini attribuivano alla parola Profundis, inteso invece come
mancanza di misura, smodato, fondo, come spazio vuoto smisurato in grado di
inghiottire e divorare uomini e navi.
Quante il mar, senza prò, ricchezze ingurgita
cui da natura o industria crea ! che a perderle
spregiam la vita! Son laggiù miracoli
d’arte rimpianto eterno a l’uman genere.
Da’ tenebrosi, muti abissi e gelidi
sorgea, livido, esausto, alfin, sul margine
Niccolò pesce, stringendo ori e ninnoli,
su cui, l’onde richiuse eran da secoli.
Vittorio
Imbriani
Nel suo scritto “Sull’origine e la fondazione
della mitologia”, Kerèny individua il momento della creazione dei miti nel
risalire ai tempi primordiali: ”Non solo colui che vive una data mitologia e
agisce di conseguenza, non solo lui si immerge come in una campana di
Palombaro: così fa anche ogni vero narratore di miti che si volge verso i tempi
primordiali per raccontare cosa originalmente era. Originarietà per lui
equivale a verità.”. […]
C’è un’antica leggenda millenaria che testimonia
la nostalgia dell’oceano, le cui prime citazioni risalirebbero a Walter Mapes,
canonico di Salisbury nel 1190: la leggenda dell’uomo pesce o Cola Pesce o
Niccolò Pesce. […]
Nella prima parte, la leggenda appare localizzata in Ispana.
Niccolò – vi si dice - era nato nella borgata di Rota, sul mare a due leghe da
Cadice. Ivi ancora vivevano i discendenti della sua famiglia. Bambino, aveva
membra simili a quelle di tutti gli uomini; ma la sua passione lo portava al
mare e nel mare guazzava estate e inverno, e desiderava essere pesce per
esplorarne i segreti. Invano i suoi genitori lo rimproveravano. E diventa pesce
- gli dice finalmente il padre spazientito. e, tutto d’un tratto, la metà
inferiore del corpo si trasforma in pesce (si veda il quadro di Renè Magritte)
e salta nelle acque e sparisce. Dopo un anno e un giorno, torna si erge dalla
sponda restando in acqua e chiede di parlare coi suoi genitori. La gente
accorre, da lontano e da vicino, per vederlo e lui racconta i segreti e le
meraviglie del mare. Queste visite si ripetevano di tanto in tanto. Una volta,
si maritava sua sorella e per averlo alla festa di nozze lo dovettero portare a
casa in una botte pieno d’acqua di mare! dopo la festa, da buon suddito del re
cattolico chiese con molta umiltà la benedizione dei genitori e fu riportato al
mare. E tuffatosi nelle acque, entrò nella grande grotta di Rota e da cent’anni
non era più comparso.
Nella seconda parte, si racconta che il giorno della circoncisione
ricomparve sul mare ed essendosi accostato ad alcune navi parlò a lungo coi
marinai. E raccontò che entrato nella grotta aveva nuotato per quaranta giorni
ed era giunto a un mare tranquillissimo le cui sponde finiscono nel giordano.
Qui i pesci non invecchiano e non muoiono mai, non si moltiplicano e non si
mangiano gli uni con gli altri. E quelli che vi giungono non tornano indietro
tanto la vita è lieta e dilettevole. Egli anche vi dimorava contento e
soddisfatto e tutti i pesci gli erano soggetti. Ma il suo desiderio di giovare
agli uomini lo aveva spinto a tornare nei nostri mari. E si mette a dettare ai
marinai una serie di segreti che il romanzatore dice di non poter ripetere
perché han bisogno di ben altro poeta.
Nella terza parte si descrive il congedo che prende Niccolò dai
marinai dopo averli guidati in salvo e accompagnatili per un pezzo; egli manda
per loro mezzo a salutare i suoi parenti promettendo di recarsi presto a
visitarli a Rota. La nave giunse a Lisbona ed anche due navi irlandesi dissero
d’aver incontrato il pesce, altri dicevano di averlo visto all’isola Bermuda,
altri d’averne sentito la voce ed essersi tappate le orecchie non sapendo chi
fosse. Altri ancora lo avevano scambiato per una sirena incantatrice, per un
fantasma, per un demonio.
[…]