Georgien 2008

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Costruire la Città Terrestre

Siamo lieti di comunicare i vincitori della prima edizione del Premio di narrativa, poesia e fotografia in bianco e nero: “Costruire la Città Terrestre”. Danilo Dolci, per una nuova etica ambientale:

Sezione Poesia
Categoria aperta a tutti


Vincitrice del premio: Annalisa Rodeghiero con la poesia “Disordine verticale”


Finalisti: Chiara Adezati, Natalia Bondarenko, Luca Bresciani, Davide
Cortese, Vito de Leo, Irene Sabetta.


La giuria ha evidenziato i meriti di tutte le poesie finaliste, che
saranno pubblicate insieme alla poesia vincitrice, trovandosi in pieno
accordo nell’assegnare il primo piazzamento a “Disordine verticale” di
Annalisa Rodeghiero, testo ritenuto “stilisticamente curato e
focalizzato sul tema etico-ecologico secondo la linea dolciana.”




Le mie due inviate:





Mens in corpore



Un corpo morto si getta
la poesia fisiologica.
Non è solo per la mente,
non solo mente,
se allude vita
sotto la vita,
se tocca.






Lavoro e lavorio: non vano, umano



Ma involontariamente ho confuso
tutta la vita il sogno con le cose,
non sapevo ancora che era intessuta.
Faccio un sogno e lo credo, che sia vero
e vero è - ma non è cosa - e vedo
cose credendo di sognare: infatti
sogno. Mischiandolo - e non c'è verso! -
con tutte le cose. Ora che lo so.
E chi lo disintrica? non ha senso.
Delle trame Una è sogno - ogni cosa.

Anche ammettendo ciò non li distinguo;
non vedo divisione netta, perdo
con la luce che va e viene quei fili,
ondeggia la linea d'ombra, si sposta.
Avere un calendario appeso là
non è passeggiare fra megaliti
sostare a verificare misure
ripetute, trovare un punto fermo,
un tracciato grazie a linee di massi
non mai smisurati ma certo grossi.

Come l'ombra il tuo sogno non si spicca -
mai per un attimo (offrirtelo in dono),
volge ad altro il colore delle cose.
Non sarà che non conosceremo
il dritto dal rovescio del tessuto,
di uno imprescindibile dall'altro,
di uno imparentato col suo doppio,
anche multiplo anche stratificato.
Sarà a noi consubstanziale, un'anima,
conosciamo bene la confusione.

Cose come la stagione:
sogno forse che declina
la civiltà contadina…

però per quanto abbia piedi per terra,
ha la testa nelle nuvole, l'uomo;
come aspetta la pioggia il contadino
guardando per aria teme e la spera,
scrutando i cieli cerca di capire.
Mi confondo, credo delimitare,
constatare, tento circostanziare.
Dorme fra dolmen il dolore, vedi
che tace e si risveglia quando sogna
di essere la gioia. O la farfalla.






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