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Aure. I luoghi e i riti
Chi abbia consuetudine con la propria intimità, scorge le aure nel mondo esterno; chi si ignora, chi non abbia mai avuto un sogno fatidico, può passare accanto ad esse e neanche voltarsi.
E' vera anche l'inversa: di aure si nutre la vita interiore. Chi mai non ne incontri, non visiti mai un luogo geniale, non meravigli di esseri demònici, diverrà arido e inquieto, in attesa non sa nemmeno lui di che cosa, mendicherà emozioni, chiederà ebbrezza, meraviglia a comando all'alcool o alla droga.
Un'esistenza interiore felice è un costante rimembrare gl'incontri con aure nella propria esperienza, se si è individui; nella vita della comunità, se si è creature di una stirpe.
Preghiera per molti popoli è il ricordo di aure, epifanie, glorie nella loro storia; così sono tessute le orazioni bibliche. Per un Pueblo americano pregare significa evocare via via l'emersione della sua gente dal mondo primordiale «quando tutto era verde e rugiadoso», e quindi il succedersi dei momenti fatali fino a oggi; quando un giovane prega un anziano di dargli udienza, rammenta l'origine dei tempi, la storia del popolo, nella quale innesta la vicenda della sua famiglia, per concludere infine: «ed ecco, io vi sto dinanzi».
dentro la Pietra
Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l'atto più bello che si possa compiere.
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Chi non abbia indugiato ad ammirare e lodare la luce non si inoltri sulla via alchemica. Sapienza è guardare alle alternanze degli elementi dietro il gioco delle figure di questo mondo… chi ha l’occhio esercitato ai segni dei quotidiani filtraggi, sublimazioni e cotture e in ogni suono, in ogni tinta coglie un loro segnale, non avrà che da trasporre analogicamente e vedrà dentro le rocce, entrerà dentro la Pietra.
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Elémire Zolla, Torino, 9 luglio 1926 – Montepulciano, 29 maggio 2002
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