Georgien 2008

Georgien 2008
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I will think no more of the sea! - pensare al mare dalla Nuova Zelanda, del secolo scorso: scrittrice Enorme!



ph salsel, Spruzzi









Sea song




I will think no more of the sea!
Of the big green waves
And the hollowed shore,
Of the brown rock caves
No more, no more
Of the swell and the weed
And the bubbling foam.
Memory dwells in my far away home,
She has nothing to do with me.
She is old and bent
With a pack
On her back.
Her tears all spent,
Her voice, just a crack.
With an old thorn stick
She hobbles along,
And a crazy song
Now slow, now quick
Wheezes in her throat.
And every day
While there’s light on the shore
She searches for something,
Her withered claw
Tumbles the seaweed;
She pokes in each shell
Groping and mumbling
Until the night
Deepens and darkens,
And covers her quite,
And bids her be silent,
And bids her be still.
The ghostly feet
Of the whispery waves
Tiptoe beside her.
They follow, follow
To the rocky caves
In the white beach hollow…
She hugs her hands,
She sobs, she shrills,
And the echoes shriek
In the rocky hills.
She moans: “It is lost!
Let it be! Let it be!
I am old. I’m too cold.
I am frightened… the sea
Is too loud… it is lost,
It is gone…” Memory
Wails in my far away home.




Canto del mare




Non penserò più al mare!
Alle grandi onde verdi
E alla concava spiaggia,
Alle grotte di roccia bruna –
Non più, non più pensare
Al flutto e all’alga,
Al ribollir di schiuma.
La Memoria abita la casa lontana,
Non ha niente a che fare con me.
È vecchia e curva,
Ha un fagotto
Sulle spalle.
Sparse tutte le lacrime,
La voce, appena uno schiocco.
Con un vecchio bastone
Storto si aggira zoppicando,
E una pazza canzone
Ora lenta, ora veloce
Le ansima in gola.

E ogni giorno
Finché in spiaggia vi è 
luce 
Va in cerca di qualcosa,
La sua zampa appassita
Fruga le alghe marine;
Tasta su ogni conchiglia,
Trafficando borbotta
Finché la notte
Cala oscura d’intorno
E la ricopre tutta
E le impone silenzio
E immobilità.
I piedi fantasma
Delle onde mormoranti
Le camminano accanto sulle punte.
La seguono, la seguono
Nelle grotte rocciose
Della concava spiaggia
Bianca… Stringe le mani,
Singhiozza, grida,
E gli echi stridono
Per i colli rocciosi.
Si lamenta: "Perduto!
Sia come sia! Sia come sia!
Sono vecchia. Ho troppo freddo.
E spaventata… il mare
Rimbomba troppo…perduto,
Svanito..." La Memoria
Geme, nella casa lontana.









*

morire un po’ a sè stessi



Bisogna morire un po’ a sè stessi e alla propria scrittura (e al di là di questa, alla propria lingua) per dire che si è tentato di tradurre” (Bernard Simeone, Tradurre poesia, «Testo a fronte», n° 26 (giugno 2002), p. 168).
La traduzione di poesia è un’esperienza globale, un corpo a corpo di grande intensità, che dall’attrazione iniziale all’ascolto via via più articolato e particolare delle condizioni dell’altrui scrittura (e vita) passa per non poche rinunce a sé e al proprio modo di versificare. Per terminare solo quando i dati acquisiti attraverso lettura e ascolto riescono ad indossare sulla pagina l’abito più adatto tra quelli di cui la parola del traduttore dispone.
Comporta cioè il rischio di perdersi nell’universo poetico di cui il testo è particolare seppure minima espressione. E più si avanza sulla strada della conoscenza di tale universo più aumenta il pericolo che la ‘corrispondenza d’amorosi sensi’ all’origine della selezione di autore e testi da tradurre si trasformi in identificazione e perdita di sé.
Costituisce un buon antidoto la consapevolezza che si traduce per qualcuno, e che al lettore si vorrebbe lasciare lo spazio di ulteriori interpretazioni del testo o almeno di qualche aggiunta o aggiustamento. Fatta salva naturalmente l’intenzione di fedeltà all’originale, da cui si parte.
E si fa strada il piacere della resa dei versi nella lingua di chi traduce. Qui il testo iniziale raccoglie anche il contributo specifico del traduttore, che, intenzionato a rendere fedelmente l’originale, non può comunque esimersi dal lasciare un po’ di sé sulla pagina che ospita la poesia nella lingua di arrivo.
Marcella Corsi


Marcella Corsi è antropologo museale e poeta. Ha pubblicato saggi, poesie e traduzioni di poesia, racconti. Tra le pubblicazioni di poesia: Cinque poeti del premio “Laura Nobile” (Scheiwiller 1992); Hanno un difetto i fiori(Amadeus 1994), Distanze (Archivi del ‘900, premio Antonia Pozzi, 2006); Il vento, il riso, il volo. Versioni dai Poems di Katherine Mansfield (Galaad 2010). È redattrice del semestrale di ricerca e cultura critica ‹‹Poliscritture››.


I Poems furono riediti in edizione ampliata nel 1930. Sanary, The Gulf e The man with the wooden leg furono scritte tra il novembre 1915 e il febbraio 1916 durante un soggiorno di John e Katherine a Bandol, nel sud della Francia. Sanary è un paesino vicino a Bandol.

SANARY

Her little hot room looked over the bay
through a stiff palisade of glinting palms
and there she would lie in the heat of the day
her dark head resting upon her arms
so quiet so still she did not seem
to think to feel or even to dream.
The shimmering blinding web of sea
hung from the sky and the spider sun
with busy frightening cruelty
crawled over the sky and spun and spun
she could see it still when she shut her eyes
and the little boats caught in the web like flies.
Down below at this idle hour
nobody walked in the dusty street
a scent of dying mimosa flower
lay on the air but sweet - too sweet.

SANARY

Oltre la palizzata fitta di palme luccicanti
la piccola stanza rovente guardava sulla baia.
Lì avrebbe voluto riposare nell’ardore del giorno
la testa bruna abbandonata sulle braccia
tanto quieta e silenziosa che non sembrava
pensasse sentisse nemmeno che sognasse.
La tela scintillante del mare pendeva
dal cielo abbagliante ed il sole ragno
con diligente spaventevole crudeltà
strisciava sul cielo e filava, filava
perfino ad occhi chiusi lo vedeva e le barche
piccole prese nella rete come mosche.
A quell’ora pigra nessuno passava sulla strada
polverosa, un odore di mimosa morente
s’allungava nell’aria ma dolce - troppo dolce.


THE GULF

A gulf of silence separates us from each other
I stand at one side of the gulf - you at the other
I cannot see you or hear you - yet know that you are there -
often I call you by your childish name
and pretend that the echo to my crying is your voice.
How can we bridge the gulf - never by speech or touch.
Once I thought we might fill it quite up with our tears
now I want to shatter it with our laughter.

L’ABISSO

Ci separa un abisso di silenzio
io da una parte - tu dall’altra
non posso vederti né sentirti - pure so che ci sei -
spesso ti chiamo col tuo nome di bimbo
e fingo sia la tua voce a far eco al mio richiamo.
Come superare l’abisso - mai parlarti o toccarti.
Un tempo pensavo potessimo colmarlo di lacrime
ora voglio con te squassarlo di risate.





THE MAN WITH THE WOODEN LEG

There was a man lived quite near us
he had a wooden leg and a goldfinch in a green cage
his name was Farkey Anderson
and he’d been in a war to get his leg.
We were very sad about him
because he had such a beautiful smile
and was such a big man to live in a very little house.
When we walked on the road his leg did not matter so much
but when he walked in his little house
it made an ugly noise.
Little Brother said his goldfinch sang the loudest of all other birds
so that he should not hear his poor leg
and feel too sorry about it.


L’UOMO CON LA GAMBA DI LEGNO

C’era un uomo abitava proprio vicino a noi
aveva un gamba di legno e un cardellino in una gabbia
verde, si chiamava Farkey Anderson
ed era stato in una guerra per conquistarsi quella gamba.
Eravamo molto tristi per lui
perché aveva un sorriso così bello ed era un uomo
così grande per vivere in una casa tanto piccola.
Quando camminava per strada la gamba
non si notava troppo ma nella sua piccola casa
faceva un terribile rumore.
Diceva il fratellino ch’era per non fargli sentire
il rumore di quella povera gamba, perché
non se ne dispiacesse troppo, che il suo cardellino
cantava più forte di tutti gli altri uccelli.


Katherine Mansfield (pseudonimo di Kathleen Beauchamp) nacque nel 1888 a Wellington. A vent’anni lasciò la Nuova Zelanda per l’Europa. Il primo volume di racconti, In a german Pension, fu pubblicato a Londra nel 1911. Nel 1918 uscì il racconto lungo Prelude. Delle raccolte di racconti che la resero famosa solo due furono pubblicate prima della sua morte, avvenuta a Fontainbleu nel gennaio del 1923: Bliss and other stories (nel 1920) e, nel 1922, The garden party and other stories. A cura di John Middleton Murry uscirono l’anno successivo i racconti di Dove’s nest and other stories e i Poems, nel 1924 la raccolta Something childish and other stories, nel 1927 The journal, nel 1928 The letters, nel 1930 Novels and novelists.

In italiano sono disponibili non solo in biblioteca: Racconti (a cura di M. Guiducci), BUR Rizzoli 2001; Il nido delle colombe, Marsilio 2002; Diari (a cura di S. Ciampoli), Robin 2002; Felicità e altri racconti (a cura di M. Ascari), Marsilio 2004; Tutti i racconti (a cura di F. Cavagnoli), Mondadori 2006; Tutti i racconti, Newton Compton 2008.

Katherine Mansfield (1888-1923)



Bliss 


Although Bertha Young was thirty she still had moments like this when she wanted to run instead of walk, to take dancing steps on and off the pavement, to bowl a hoop, to throw something up in the air and catch it again, or to stand still and laugh at - nothing - at nothing, simply.
What can you do if you are thirty and, turning the corner of your own street, you are overcome, suddenly, by a feeling of bliss - absolute bliss! - as though you'd suddenly swallowed a bright piece of that late afternoon sun and it burned in your bosom, sending out a little shower of sparks into every particle, into every finger and toe?
Felicità 


Sebbene Bertha Young avesse trent'anni aveva ancora momenti come questo quando voleva correre piuttosto che camminare, prendere passi di danza su e giù sul pavimento, giocare al cerchio, buttare qualche cosa per aria e riprenderlo al volo, o starsene ferma a ridere di - nulla -  di nulla, semplicemente.
Cosa puoi fare se hai trent'anni e, svoltando l'angolo della strada, ti senti sopraffatta all'improvviso da un senso di felicità - assoluta felicità! - come avessi di colpo inghiottito un luminoso frammento di quel tardo sole pomeridiano e vi bruciasse in petto, emettendo una piccola doccia di raggi in ogni particella, in ogni dito della mano e del piede?





The gardenparty 


And after all the weather was ideal. They could not have had a more perfect day for a garden-party if they had ordered it. Windless, warm, the sky without a cloud. Only the blue was veiled with a haze of light gold, as it is sometimes in early summer. The gardener had been up since dawn, mowing the lawns and sweeping them, until the grass and the dark flat rosettes where the daisy plants had been seemed to shine. As for the roses, you could not help feeling they understood that roses are the only flowers that impress people at garden-parties; the only flowers that everybody is certain of knowing. Hundreds, yes, literally hundreds, had come out in a single night; the green bushes bowed down as though they had been visited by archangels.
La festa in giardino


E dopotutto il tempo era ideale. Non avrebbero potuto avere una giornata più adatta per una festa in giardino nemmeno se l'avessero ordinata. Senza vento, calda, neanche una nuvola in cielo. Soltanto, l'azzurro era appannato da una leggera nebbiolina dorata, come accade talvolta all'inizio dell'estate. Il giardiniere s’era alzato sin dall'alba, aveva falciato e rastrellato i prati finché l'erba e le chiazze scure e piatte dove prima c'erano le margherite, parevano risplendere. Quanto alle rose,non potevi far a meno di sentire che capissero che le rose sono gli unici fiori che fanno colpo sugli invitati, alle feste: gli unici fiori che tutti sono certi di conoscere. Ne erano sbocciate centinaia, sì addirittura centinaia in una sola notte; i cespugli verdi s'inchinavano come se fossero stati visitati da arcangeli.



In a german pension 

Bread soup was placed upon the table. "Ah," said the Herr Rat, leaning upon the table as he peered into the tureen, "that is what I need. My magen has not been in order for several days. Bread soup, and just the right consistency. I am a good cook myself" - he turned to me.
"How interesting," I said, attempting to infuse just the right amount of enthusiasm into my voice.
"Oh yes - when one is not married it is necessary. As for me, I have had all I wanted from women without marriage." He tucked his napkin into his collar and blew upon his soup as he spoke.
In una pensione tedesca

Il pancotto fu messo in tavola. "Ah," disse Herr Rat, curvandosi sulla tavola mentre dava  una sbirciata nella zuppiera "proprio quello di cui ho bisogno. Il mio magen non è stato  in ordine per parecchi giorni. Pancotto, e proprio della consistenza giusta. Sono un bravo cuoco anch'io" e si volse verso di me.
"Che cosa interessante" dissi, sforzandomi di infondere alla mia voce la quantità proprio giusta di entusiasmo.
"Oh sì  - quando non si è sposati  è necessario. Quanto a me, ho avuto tutto quello che ho voluto dalle donne senza matrimonio". Si infilò il tovagliolo nel colletto e continuò a parlare soffiando sulla minestra.