“il suo linguaggio è costantemente un misto di astrazione e fisicità”
(Saverio Simonelli, dall’intervista)
- A proposito di linguaggio, lei ha pubblicato una versione in inglese moderno del poema epico Beowulf. Cosa l''attrae di quel mondo di storie e leggende?
- Anzitutto la lingua. Tradurre un poema antico è come entrare nella fabbrica del linguaggio. Quella degli antichi inglesi, poi, risuona, tintinna come in un'officina, fa vibrare la carne, e poi c''è la componente dell''epica: non nel senso del grandioso, ma in quello dell''incredibile, di un fato misterioso che condiziona l''agire umano.
…perché solo la lingua ci aiuta a penetrare nella realtà.
La poesia è come la lente del binocolo che aiuta a mettere a fuoco il mondo. Non può cambiarlo, ma si ha l''impressione che quando l''essere umano riesce a sfuggire alla vaghezza e all''indeterminatezza e a vedere le cose in modo più nitido, allora anche le cose possono cambiare.