Già nelle Upanishad si accenna al raptus
estatico, alla possibilità della "soppressione della coscienza sia del
mondo esteriore che di quello interiore" quando "l'uomo è abbracciato
alla donna"; viene posta, in un certo modo, un'analogia fra tale
esperienza e quella che interviene al manifestarsi dell'Atma, cioè dell'Io
trascendente ("così lo spirito, quando è abbracciato all'Atma, che è la
conoscenza stessa, non vede più nè le cose esterne nè le cose interne").
Quando, nel 'Werther', l'eroe del romanzo dice: "Da allora, il
sole e la luna e le stelle possono tranquillamente continuare il loro corso, io
non so se sia giorno o notte, e l'universo intero mi scompare davanti", si
è sul piano della letteratura romantica, ma vi è anche qualcosa di più, perchè
la direzione a raptus indicata è identica a quella che si concretizza e avvera
nell'amplesso, secondo quel passo upanishadico. All'inizio dell'orgasmo
sessuale avviene un cambiamento di stato - ulteriore potenza di quello
intervenuto tendenzialmente già con l'innamoramento - e, al limite, nello
spasimo, si ha un trauma nell'individuo, un intervento subìto, anzichè assunto,
del potere "che uccide". È però qualcosa che attraversa l'essere,
invece di venire afferrato e assimilato.
*
Come nelle braccia di una donna amata
perdiamo ogni distinzione fra l’esterno e l’interno, così l'Uomo (purusha) abbracciato
dall’Assoluto Onniscente (prajnatmana) è soddisfatto in ogni suo desiderio
(kama); solo il desiderio dell’assoluto persiste, ogni altro sparisce, così
come sparisce ogni dolore.
Brhadaranyaka
Upanishad IV.3.21
*
Con l’animo raccolto e armonizzato da questo yoga, egli vede che il proprio Sé è lo stesso Sé che dimora in tutti gli esseri, così dappertutto vede l’Unità.
Colui che vede Me in ogni cosa e ogni cosa in Me, mai diviene separato da Me né Io sono mai perduto per lui. Questo mistico votato all’Unità, che partecipa sempre in Me che sono in tutti gli esseri, qualunque sia il suo modo di vivere, egli vive in Me.
VI. 29.30.31
Bhagavadgita
