Georgien 2008

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abbinamenti 8-9 cento e agganci arbitrari (autori sempre in fondo) / dicesi associazionelibera



ph: Chian Tsun Siung, Taiwan






Leicht muß man sein:
mit leichtem Herz und leichten Händen,
halten und nehmen, halten und lassen …

Lievi si deve essere:
con lieve cuore e lievi mani,
tenére e prendere, tenére e lasciare…


tr. chad





La conoscenza non è mai sovrana: per essere sovrana dovrebbe prodursi nell’istante. Ma l’istante resta al di fuori, al di qua o al di là di ogni sapere. 
[…] 
Tuttavia noi abbiamo anche coscienza dell’istante. Ma la coscienza è nello stesso tempo fuga dall’istante, nella misura in cui si vuole chiara e distinta, non vaga conoscenza di sé ma sapere di un oggetto: infatti il sapere di un oggetto vuole afferrare questo oggetto incatenato nella durata, al di là dell’attimo presente. 
La coscienza dell’istante non è veramente tale, non è sovrana se non nel non-sapere. Solo annullando, o per lo meno neutralizzando, in noi stessi ogni operazione di conoscenza ci situiamo nell’istante, senza fuggirlo. Ciò è possibile sotto lo choc di emozioni forti che spezzano, interrompono o respingono sullo sfondo lo svolgimento continuo del pensiero.
 […] 
Questi moti, come i moti profondamente ritmati della poesia, della musica, dell’amore, della danza, hanno il potere di prendere e riprendere l’istante che conta, l’istante della rottura, dell’incrinatura. 
[…] 
L’istante miracoloso in cui l’attesa si risolve in NIENTE, distaccandoci dal suolo su cui strisciavamo, incatenati all’attività utile.




La sovranità
traduz. L.Gabellone

è la mia chance





Di fronte a coloro che hanno un motivo, una ragione, non rimpiango nulla, non invidio nessuno. Li spingo invece a condividere la mia sorte. Considero felici il mio odio dei motivi e la mia fragilità. L’estrema difficoltà della mia situazione è la mia chance. Me ne inebrio.

*
 Ma porto in me stesso, mio malgrado, e come una carica esplosiva, una domanda: CHE COSA PUO’ FARE A QUESTO MONDO UN UOMO LUCIDO DI MENTE? UN UOMO CHE PORTA IN SE’ UN’ESIGENZA SCONSIDERATA?

Su Nietzsche