Georgien 2008

Georgien 2008
Visualizzazione post con etichetta Marco Maio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Maio. Mostra tutti i post

Divertiti a contare le formiche, Pinocchio





Sappiamo che la “storia di un burattino” è un pretesto per parlare in modo semplice del percorso di individuazione. Questo è il segreto del successo di Pinocchio, la fiaba italiana più famosa al mondo: ci mette sulla buona strada per diventare noi stessi.
Rileggiamola e ascoltiamo quello che ci dice nel profondo.
La “cieca” emozione (il Gatto) e la “zoppa” razionalità (la Volpe), non possono essere buone guide, ci spiega Collodi. Sentimento e ragione vanno a braccetto, si reggono una sull’altra, insieme non fanno che ingannarci. Sono loro che ci fanno rimanere dei semplici burattini, senza respiro, senza spirito.
In questa condizione siamo tirati di qua e di là: sedotti da Lucignolo (Lucifero), che ci porta nel paese dei Balocchi con le sue luci colorate, attirati come zanzare;ingannati dalla promessa di vedere moltiplicati i nostri risparmi nel Campo dei Miracoli; imbambolati dal Teatro dei burattini di Mangiafuoco, dal po’ di celebrità che sentiamo di meritare.
Quanto sono attuali queste false promesse: i “piaceri della carne”, la ricchezza, la fama. Eccole tutte e tre, nella fiaba.
Guidato dalla ragione e dal sentimento Pinocchio è spaesato, confuso, deriso, e quando denuncia il Gatto e la Volpe, il giudice punisce lui che è vittima, e non loro, i colpevoli! Come dire: non è dal giudice che dobbiamo andare per salvarci! Non è ad un criterio oggettivo, la Legge, che si gioca l’individuazione, la maturazione psicologica. No, le nostre offese, le ferite dell’animo, non possono essere ricompensate da nessuna legge terrena. Cerca un criterio diverso per salvarti la pelle!
E allora chi, che cosa, salva Pinocchio?
La bambina dai capelli turchini, la fata, l’Anima, colei che continua a credere in Pinocchio, colei che muore dal dolore nel vederlo perdersi, è lei che lo trasforma in bambino, in umano, dopo essere stato burattino, asino, per diventare, quasi, una pelle di tamburo. È lei che lo salva, ma l’umanità, Pinocchio, l’aveva fin da subito. Da subito si commuove per il gesto di suo padre Geppetto, che vende la sua giacca per comprargli l’abbecedario. Gli salta al collo, lo bacia. Pinocchio èumanissimo! Ma, come tutti noi, è tirato di qua e di là, dagli impulsi, dalla stupidità, dalle promesse di felicità.
Per togliersi di dosso tutto questo e liberarsi, Pinocchio compie un percorso avventuroso, che è in realtà un percorso di individuazione, un cammino di trasformazione. È questo, di fatto, a salvarlo.
Le tappe principali sono:
  • L’incontro con la propria Anima, la fata dai capelli turchini.
  • La morte per impiccagione, che nella fiaba originale chiudeva il racconto (!). Il suo significato iniziatico rimanda ad una trasformazione. La carta deitarocchi dell’impiccato rappresenta il capovolgimento di prospettiva, cioè la nuova visione di sé e delle cose.
  • Il ritrovamento del padre Geppetto nella pancia del Pesce-cane. Pinocchio tira fuori il padre, lo salva, lo libera, lo cura e lo guarisce. In questo processo c’è l’esito finale di tutta l’avventura. Quello che tira fuori dalle profondità del mare dell’inconscio è lo Spirito, il Sé (Jung).
  •  Il piccolo Pinocchio diventa un bambino vero e accanto il burattino accasciato per terra, come avesse cambiato pelle. “Com’ero buffo quando ero un burattino”, dice. Anche noi quando guardiamo indietro, proviamotenerezza per le nostre fragilità.
Queste sono le tappe della trasformazione. Ma quali sono le “opere” compiute da Pinocchio? Cosa fa per meritare la trasformazione di sé?
  • Salva Arlecchino, compagno burattino, dalla condanna brutale di Mangiafuoco: Pinocchio dimostra di possedere un senso di fraternità.
  • Pinocchio versa una lacrima quando ritrova Lucignolo oramai morente, sotto le sembianze di asino. Povero Lucignolo! L’eroe sa commuoversi e provare pena anche verso chi gli ha fatto del male.
  • Si sottomette al giogo per aiutare il povero Geppetto: decidere di farsi animale, consapevolmente questa volta, per tirare su, dalla cisterna, cento secchi d’acqua, per un solo bicchiere di latte da portare al padre ammalato.L’orgoglio fa spazio al sacrificio: solo quando mettiamo da parte l’orgoglio possiamo amare, sembra dirci la fiaba.
  •  Infine, il Grillo parlante, la coscienza che vorremmo mettere a tacere ogni tanto. Pinocchio alla fine riconosce di aver avuto torto a non averlo ascoltato e chiede pietà, non per sé ma per il suo babbo. È facile chiedere perdono (si fa per dire) quando sbagliamo, è molto più difficile accettare dipoter non essere perdonati per quello che abbiamo fatto. Questo è quello che fa Pinocchio, chiede un aiuto per il suo babbo non per sé. Così si salva. La salvezza non è qualcosa che egli conquista, è qualcosa che glicapita, dopo un cammino lungo, virtuoso, dove impara a distinguere quello che dura da quello che non può durare.
La lumaca è il personaggio chiave della storia (chi la ricorda?): quando Pinocchio torna per l’ennesima volta dalla fata trova la porta chiusa, la lumaca si sporge dalla finestra e dice a Pinocchio di aspettare che scende ad aprire la porta; Pinocchio ha fretta, inizia a tirare calci, tanto che gli rimane il piede conficcato nella porta. Urla, si dimena, prega la lumaca di chiamare la fata. Non può, la fata dorme e non vuol essere svegliata. “Ma che cosa volete che io faccia, inchiodato tutto il giorno a questa porta?” chiede il burattino. “Divertiti a contare le formiche che passano per la strada”, risponde la lumaca. Risposta saggia. Smettila di dimenarti inutilmente in mille peripezie che non portano a nulla, conta le formiche, diventa umile, guarda le cose piccole, quelle che non vedi mai.

La Bella e la Bestia. Alcune elaborazioni


Quando l'uomo si indurisce diventa una bestia (la Bestia), quando la donna si indurisce diventa una statua (le sorelle di Bella).
La bestia è cieca nei confronti dell'amore, la statua è muta di parole d'amore.
Per salvarsi l'uomo dovrà incontrare la propria anima Bella, accettare il legame con lei, e così sarà libero (dall'incantesimo della strega). La donna dovrà riconoscere la gentilezza dietro le false apparenze (la bestia) così come la falsa bontà (delle sorelle).
La Bestia perde la propria brutalità quando è capace di soffrire la perdita della propria anima Bella.
La Bella guadagna la propria vita quando non si limita ad essere brava ma sfida il buon senso comune, l'Animus, accettando di seguire quello che i suoi sogni le ripetevano.
La donna e l'uomo, la bella e la bestia, diventeranno Re e Regina, ma solo dopo aver superato delle prove, difficili quanto inevitabili.
Questo è il destino di ogni uomo e di ogni donna.
 


Laboratorio sull'Immaginario - CdL Scienze e Tecniche Psicologiche, Università di Genova.