Georgien 2008

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brani da sbranare (it/de) : la tolleranza all’ambiguità




ph: Stefano Fera, Ermes Trismegisto

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Un libretto apparso di recente presso le ed. Reclam, Thomas Bauer, La riorganizzazione del mondo, della perdita di multisignificazione e diversità plurale, (104 pag, 6 eu), constata che la tolleranza di ambiguità (un concetto in origine derivato dalla psicologia) diminuisce continuamente e che le conseguenze per la politica, la società e l’arte sono fatali. Mentre l’ambiguità presa di per sè non sarebbe nè cattiva nè buona bensì inevitabile, la perdita della capacità di tollerarla, condurrebbe o a fondamentalismi di ogni sorta, o, come retrofaccia della stessa medaglia, all’indifferenza: all’ambiguità del reale si può sfuggire appunto o dichiarando che una cosa abbia precisamente un solo significato, o nel sostenere che non ne abbia affatto.
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Dietro la molteplicità, di cui tanto in occidente si tenne conto, si noterebbe una tendenza in crescita  alla negazione di essa, della tolleranza al molteplice in tutte le forme in cui essa compare: il valore sovversivo di questa tesi è ancora più supportato dal fatto che l’autore T. Bauer non è il solito critico culturale bensì uno studioso dell’Islam, il quale in un libro precedente, proprio nella storia delle culture islamiche aveva constatato una notevole tolleranza all’ambiguità. Nel periodo tra il 1100 e il 1500, su cui il testo si concentrava, sarebbero state accolte contemporaneamente e indifferentemente interpretazioni coraniche molto svariate; sarebbe stato esattamente guardato con favore all'idea che Dio possa parlare con plurisignificazione.
Una comunicazione pubblica che si vietasse in tal modo ogni spassionato, amichevolmente empatico interesse, delegherebbe la responsabilità di un accordarsi e accantonare possibili malintesi, ad una norma astratta. Sempre più a labbra strette, formale e devitalizzata - in una parola: comunicazione irresponsabile ne sarebbe la conseguenza [...]
Tollerare l’ambiguità significa assumere la responsabilità nell’avere a che fare con insicurezze e contraddizioni, nelle situazioni e in altre persone - e in se stessi. Cosa che porterebbe oltre che più rilassamento anche più benvolere. 
E quindi anche umorismo (“ L’umorismo, in quanto contrario di rilassamento, annienta non il singolo ma il termine ultimo mediante il diverbio dell’idea.” Jean Paul, „Vorschule der Ästhetik“).
Tempo più che imminente quindi di introdurre la tolleranza all’ambiguità anche nelle scuole come meta di insegnamento. Si potrebbe apprenderla attraverso letteratura, arte, musica [...]



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Ein kürzlich erschienenes Reclam-Bändchen (Thomas Bauer: „Die Vereindeutigung der Welt. Über den Verlust an Mehrdeutigkeit und Vielfalt“, Reclam, 104 Seiten., 6 Euro) konstatiert, dass die „Ambiguitätstoleranz“ (ein ursprünglich der Psychologie entlehnter Begriff) ständig abnimmt und dass die Folgen für die Politik, die Gesellschaft und die Künste fatal sind. Während Ambiguität für sich genommen weder gut noch schlecht, sondern schlicht unvermeidlich sei, führe der Verlust der Fähigkeit, sie auszuhalten, entweder zu rigiden Fundamentalismen aller Art oder aber, als Kehrseite derselben Medaille, zur Gleichgültigkeit: Der Ambiguität der Wirklichkeit kann man eben entweder dadurch ausweichen, dass man erklärt, eine Sache habe nur genau eine einzige Bedeutung, oder indem man behauptet, sie habe gar keine.
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Hinter der Vielfalt, auf die man sich im Westen so viel zugute halte, mache sich heute ein zunehmender Unwille bemerkbar, „Vielfalt in all ihren Erscheinungsformen zu ertragen“: Die subversive Tücke dieser These kommt noch mehr dadurch zum Tragen, dass ihr Autor Thomas Bauer nicht der übliche Kulturkritiker ist, sondern ein Islamwissenschaftler, der in einem früheren Buch ausgerechnet in der Geschichte der islamischen Kulturen eine ausgeprägte Ambiguitätstoleranz festgestellt hatte. In der Zeit von 1100 bis 1500, auf die sich das Buch konzentrierte, seien ganz unterschiedliche Interpretationen des Korans gleichzeitig akzeptiert worden; es sei geradezu als wertvoll erachtet worden, dass Gott mehrdeutig sprechen kann.
Eine öffentliche Kommunikation, die sich so auch jedes arglose, freundlich anteilnehmende Interesse verbieten würde, würde die Verantwortung für eine Verständigung und ein Ausräumen möglicher Missverständnisse an eine abstrakte Norm delegieren. Eine immer schmallippigere, formellere und leblosere – mit einem Wort: unverantwortlichere Kommunikation wäre die Folge[...]
Ambiguitätstoleranz bedeutet, die Verantwortung zu übernehmen im Umgang mit Unsicherheiten und Widersprüchen von Situationen und bei anderen Menschen – und bei sich selbst. Was neben mehr Gelassenheit auch mehr Wohlwollen mit sich bringen würde. Und also auch Humor („Der Humor, als das umgekehrt Erhabene, vernichtet nicht das Einzelne, sondern das Endliche durch den Kontrast mit der Idee.“ Jean Paul, „Vorschule der Ästhetik“).
Höchste Zeit also, Ambiguitätstoleranz auch als Lernziel an den Schulen einzuführen. Man könnte sie durch Literatur, Kunst, Musik lernen [...]


http://www.faz.net/aktuell/feuilleton/debatten/ambiguitaetstoleranz-gegen-die-ideologie-der-eindeutigkeit-15609070.html#void


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Filologo islamista Università di Mùnster:


La cultura dell’ambiguità. Una diversa storia dell’Islam.

Die Kultur der Ambiguität. Eine andere Geschichte des Islams. 

   Berlin: Verlag der Religionen im Insel Verlag 2011.

Jean Paul

(Johann Paul Friedrich Richter),
(1763-1825)





Des Luftschiffers Giannozzo Seebuch




Trefft ihr einen Schwarzkopf in grünem Mantel einmal auf der Erde, und zwar so, daß er den Hals gebrochen: so tragt ihn in eure Kirchenbücher unter dem Namen Giannozzo ein; und gebt dieses Luft-Schiffs-Journal von ihm unter dem Titel "Almanach für Matrosen, wie sie sein sollten" heraus. Wahrlich, wär' ich ein säkularischer Mensch wie Shakespeare: ich riebe mich vor Ärger auf, daß die Wochenmenschen, die Allermannsseelen mich nur angreifen dürften mit ihren schmutzigen Augen; die ersten Christen, die Griechen, die Ägypter hatten mit größerem Rechte Verbote der heiligen Bücher, als wir letzten Christen Verbote der unheiligen. Ich aber als ein schlechter Monatsheiliger mag mich allenfalls mit den Monatsrettichen, die unter mir grünen und feststecken, und mit den Mai-, Junius- und Juliuskäfern, über die ich hinfliegen und mit den Unterhaus-Gemeinen gemein machen und verunreinigen und kann ohne Schaden allgemein gelesen werden. Nähr' ich doch dabei die Hoffnung, daß ich die Allermannsseelen recht damit in Ärger setze. Euch, ihr Brüder meines Herzens, aber lass' ich den Matrosen-Almanach als einen Ordensbecher nach, woraus ihr den Labe- und Leichentrunk nehmen sollt, wenn ihr lange Flöre aufsetzt und umbindet, bloß weil euer Giannozzo den Hals gebrochen.







Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo 



Se un giorno sulla terra trovaste un tale testa nera avvolto in un mantello verde e che si sia rotto l'osso del collo, iscrivetelo nei vostri registri parrocchiali sotto il nome di Giannozzo: e pubblicate questo suo giornale di bordo d'aeronauta con il titolo "Almanacco per marinai come dovrebbero essere". In verità, se fossi un uomo secolare come Shakespeare: mi roderei di rabbia al pensiero che uomini da giorni feriali, anime di gente qualunque mi possano anche soltanto toccare coi loro sudici occhi; ai primi cristiani, ai greci, agli egiziani erano vietati i libri sacri con maggior ragione di quanto a noi, ultimi cristiani, siano vietati quelli empi. Io invece, mediocre santo mensile, posso mescolarmi e contaminarmi, se è il caso, anche con i ravanelli mensili piantati nella terra verdeggiante sotto di me, e con i maggio-, giugno-, e luglio-lini sopra i quali io volo e posso fare comunella con i comuni della Camera dei Comuni e posso essere letto da tutti senza danno. Nutro buone speranze infatti di mandare in bestia le anime qualunqui. Ma a voi, fratelli del mio cuore, lascio in eredità questo Almanacco per marinai come fosse il calice di un ordine cavalleresco, da cui potrete bere una bevanda di lutto e di conforto, quando vi metterete in testa e addosso lunghi veli, soltanto perché il vostro Giannozzo s'è rotto l'osso del collo.