Ekklesia,
la Eterna
o
le vicende di un’icona ibrida
a Macedonio Fernandez
La riunione invisibile ai partecipanti si svolse
a loro insaputa sotto domestiche insegne. Nel borgo ebbe luogo, fra il mare e i
monti, al crocevia triviale di sentieri dei Pellegrini. Mura di luoghi di culto
sorgevano un tempo, di pietra locale, che sono oggi in completa rovina.
Circondati dai rovi e ostruiti i sentieri, percorribili offrono copiosi frutti
selvatici come le more e i corbezzoli mentre vi ritroverete scorticate le gambe
e tutti sgarbellati – orribili. Non significa che non ne sia valsa la pena se i
vostri polpacci e gli stinchi concorrono a volervene ricordare. Credete loro,
siete stati in loci santi. Se ne avete avvertito la Presenza nel silenzio non
vi siete allontanati dall’alone leggendario attribuito a questa riviera.
Chi salì era solo, perché: avete mai sentito che
la Poesia visitasse chi non lo era? femmine o maschi, è creatura gelosa. La
creatura che salì, invece prettamente umana e Dio sa cosa si volle intendere
con tali parole, l’humus di terriccio che salì lassù al tempo antico sì remoto,
era dotata di forme quali qualsiasi omuncolo possiede, ancor oggi, ma altresì
di una luminosa aura attorno al capo e per questo non sapeva bene chi l’avesse
vista definirne il sesso. Riportano le cronache che si facesse chiamare La
Reùnion, l’anagrafe non era affidabile, certo era sola quando salì. Le gambe
erano svelte, l’ascesa veloce e perciò vi posso dire non dimostrava più di quattordici
anni, l’adolescente nel fiore delle forze. Di certo dico dovette appartenere
alle schiere dei Dimentichi del Dovere, come coloro che fanno tutto per
Piacere, solo per piacere, proprio e altrui. Saliva infatti sorridente, e
fiduciosa, fidandosi di non essere vista fra quelle lande desertiche ed arse ma
anche in cuor suo non disdegnando l’intima certezza che il suo nome e
appellativo, come karma le assegnava, un giorno sarebbe stata vista.
Perché
era bella, d’aspetto, e se l’aspettava. La Reùnion dunque era una ragazza come
un’altra, era vergine, e, se aveva qualcosa di speciale che la distinguesse non
l’aveva capito ancora nemmeno lei. Ne deduciamo che era modesta e ben allevata;
e ciò non è poco. Va a suo merito e va a far sì che ce ne interessiamo. Era
mattino, mattino presto; man mano che il sole saliva le inondava dolcemente le
spalle, e oltrepassati ormai gli ultimi alberi la sua figura così lucente si
stagliava sul terreno brullo come una lama, una scheggia del mare che brillava
in fondo alla valle. Suonarono campane, risuonarono diversi colpi mentre
avanzava verso il borgo a cui era diretta, dove però non si vedeva anima viva.
Poco popolato, l’entroterra si offriva con alcune case sparse, fienili e muri a
secco fra i campi.
Il
primo essere che La Reùnion incrociò fu un giovane che camminava lento, sotto
un fardello di fieno nella iuta di cui teneva strette le cocche sulla testa
rozza; tutto timido ancorché bello come le parve scorgendone appena il volto.
Non la degnò di uno sguardo e già si era allontanato. Lei avrebbe chiesto
volentieri, se non altro perché da molte ore non scambiava parola, di un
casolare che si ricordava di aver veduto da piccola, ma si rendeva pur conto di
non avere elementi per ritrovarlo, se non forse come un dejà – vu, di persona.
Un
poco di rammarico però le rimase, nello stupore di quell’incontro mancato. Nel
tratto seguente considerò ancora, con un certo distacco, quanto le era parso
bello nella figura tutto intento al suo carico e al suo incarico; ma in breve
non ci pensò più. All’ingresso del paese dove le prime due case si affacciavano
una sull’altra, una panca in pietra affiancava l’uscio aperto e lei si sedette.
Dalla
finestra al primo piano si affacciò una donna scostando una tenda senza
apparire scostante né affabile si ritirò subito. La Reùnion non se ne stupì,
non che avesse ancora molto viaggiato, non che avesse dimorato nella città, ma
afferrò in un lampo che tutto il mondo è paese e se ne stette, ferma. Poco dopo
sgattaiolò sulla strada senza parere e senza colpo ferire quello che lei reputò
un oste; fingendo di non guardarla, prima, e poi tornando sui suoi passi per
rientrare, facendole un breve cenno piuttosto insignificante. Dotato di due non
insipidi occhi era bello in carne, di colorito gradevole, senza che data l’ora
si potesse dedurre quanto beveva, aveva l’aria di chi ci sa fare nel suo
commercio ovvero le ispirò una qualche fiducia. Si affrettò quindi a seguirlo
anzi che scomparisse per potergli rivolgere una richiesta qualsiasi. Ma costui
fu pronto, com’è d’uopo, a parlarle per primo e nel parlare le aveva già messo
una mano grassa sulla spalla esile. Lei era entrata nella tana ma fece
dietrofront senza esitare. Vagamente irritata proseguì con l’idea ingenua di
sbucare in una piazza principale. Infatti così accadde ed era splendidamente
principesca la grande piazza della chiesa, del comune, del mercato e delle case
dei ricchi. Ora si sedette sul sagrato perché era molto bello, tutto sassolini
bianchi e neri a forma di una grande M, per Maria, com’era facile indovinare.
Imponente, qualunque cosa qui, era affascinata. E abbacinata dalla luce, mentre
dal portale aperto filtrava oltre il buio profondo la fiamma di qualche
candelina d’altare. La Reùnion entrò, si segnò, prese posto su una delle panche
centrali e per alcuni minuti pregò. Però non si vide nessuno, né da questo né
dall’altro lato della balaustra. Non mancavano fiori, freschi.
Uscì
quasi di corsa, di fretta come decisa ad adempiere non sapeva che cosa e si
diede a girare in esplorazione le viuzze del centro. Qualcuno qui c’era ma
faceva i fatti suoi e di nuovo nessuno le badò finchè in piedi in un angolo, a
fianco di un pilastro scrostato del porticato ma con occhi fissi su di lei,
immobile e senza disagio stette, o si trovava là o vi si trovava da sempre, una
figura, lei lo vide e tutto era già confuso. Figuratevi cosa possa dirvi io.
Chi passò poco più tardi dice di averli visti abbracciati. Una nelle braccia
dell’altro. Ma chi può dirlo, se loro non lo dissero. La Reùnion, lei nessuno
l’aveva mai vista, a quel punto. Chi credeva di averla vista ora non lo poteva
più affermare. Chi non l’aveva conosciuta finallora, la denigrava. Chi ne udiva
parlare solo dopo gli ultimi fatti, non sapeva cosa pensarne. Onesto che fosse
non se la sentiva di rilasciare dichiarazioni ammesso che gliele chiedessero.
Ma credete che La Reùnion alla sua giovane età se ne preoccupasse? Non se ne
dava pensiero affatto, nata era – già imparata: le icone ibride parlano da sé,
dicevano ridendo lei e lui, e: questa storia avrà un seguito.
Fine.
*
