Georgien 2008

Georgien 2008
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Ekklesia, la Eterna








Ekklesia, la Eterna
o le vicende di un’icona ibrida

a Macedonio Fernandez



La riunione invisibile ai partecipanti si svolse a loro insaputa sotto domestiche insegne. Nel borgo ebbe luogo, fra il mare e i monti, al crocevia triviale di sentieri dei Pellegrini. Mura di luoghi di culto sorgevano un tempo, di pietra locale, che sono oggi in completa rovina. Circondati dai rovi e ostruiti i sentieri, percorribili offrono copiosi frutti selvatici come le more e i corbezzoli mentre vi ritroverete scorticate le gambe e tutti sgarbellati – orribili. Non significa che non ne sia valsa la pena se i vostri polpacci e gli stinchi concorrono a volervene ricordare. Credete loro, siete stati in loci santi. Se ne avete avvertito la Presenza nel silenzio non vi siete allontanati dall’alone leggendario attribuito a questa riviera.

Chi salì era solo, perché: avete mai sentito che la Poesia visitasse chi non lo era? femmine o maschi, è creatura gelosa. La creatura che salì, invece prettamente umana e Dio sa cosa si volle intendere con tali parole, l’humus di terriccio che salì lassù al tempo antico sì remoto, era dotata di forme quali qualsiasi omuncolo possiede, ancor oggi, ma altresì di una luminosa aura attorno al capo e per questo non sapeva bene chi l’avesse vista definirne il sesso. Riportano le cronache che si facesse chiamare La Reùnion, l’anagrafe non era affidabile, certo era sola quando salì. Le gambe erano svelte, l’ascesa veloce e perciò vi posso dire non dimostrava più di quattordici anni, l’adolescente nel fiore delle forze. Di certo dico dovette appartenere alle schiere dei Dimentichi del Dovere, come coloro che fanno tutto per Piacere, solo per piacere, proprio e altrui. Saliva infatti sorridente, e fiduciosa, fidandosi di non essere vista fra quelle lande desertiche ed arse ma anche in cuor suo non disdegnando l’intima certezza che il suo nome e appellativo, come karma le assegnava, un giorno sarebbe stata vista.


Perché era bella, d’aspetto, e se l’aspettava. La Reùnion dunque era una ragazza come un’altra, era vergine, e, se aveva qualcosa di speciale che la distinguesse non l’aveva capito ancora nemmeno lei. Ne deduciamo che era modesta e ben allevata; e ciò non è poco. Va a suo merito e va a far sì che ce ne interessiamo. Era mattino, mattino presto; man mano che il sole saliva le inondava dolcemente le spalle, e oltrepassati ormai gli ultimi alberi la sua figura così lucente si stagliava sul terreno brullo come una lama, una scheggia del mare che brillava in fondo alla valle. Suonarono campane, risuonarono diversi colpi mentre avanzava verso il borgo a cui era diretta, dove però non si vedeva anima viva. Poco popolato, l’entroterra si offriva con alcune case sparse, fienili e muri a secco fra i campi.

Il primo essere che La Reùnion incrociò fu un giovane che camminava lento, sotto un fardello di fieno nella iuta di cui teneva strette le cocche sulla testa rozza; tutto timido ancorché bello come le parve scorgendone appena il volto. Non la degnò di uno sguardo e già si era allontanato. Lei avrebbe chiesto volentieri, se non altro perché da molte ore non scambiava parola, di un casolare che si ricordava di aver veduto da piccola, ma si rendeva pur conto di non avere elementi per ritrovarlo, se non forse come un dejà – vu, di persona.
Un poco di rammarico però le rimase, nello stupore di quell’incontro mancato. Nel tratto seguente considerò ancora, con un certo distacco, quanto le era parso bello nella figura tutto intento al suo carico e al suo incarico; ma in breve non ci pensò più. All’ingresso del paese dove le prime due case si affacciavano una sull’altra, una panca in pietra affiancava l’uscio aperto e lei si sedette.

Dalla finestra al primo piano si affacciò una donna scostando una tenda senza apparire scostante né affabile si ritirò subito. La Reùnion non se ne stupì, non che avesse ancora molto viaggiato, non che avesse dimorato nella città, ma afferrò in un lampo che tutto il mondo è paese e se ne stette, ferma. Poco dopo sgattaiolò sulla strada senza parere e senza colpo ferire quello che lei reputò un oste; fingendo di non guardarla, prima, e poi tornando sui suoi passi per rientrare, facendole un breve cenno piuttosto insignificante. Dotato di due non insipidi occhi era bello in carne, di colorito gradevole, senza che data l’ora si potesse dedurre quanto beveva, aveva l’aria di chi ci sa fare nel suo commercio ovvero le ispirò una qualche fiducia. Si affrettò quindi a seguirlo anzi che scomparisse per potergli rivolgere una richiesta qualsiasi. Ma costui fu pronto, com’è d’uopo, a parlarle per primo e nel parlare le aveva già messo una mano grassa sulla spalla esile. Lei era entrata nella tana ma fece dietrofront senza esitare. Vagamente irritata proseguì con l’idea ingenua di sbucare in una piazza principale. Infatti così accadde ed era splendidamente principesca la grande piazza della chiesa, del comune, del mercato e delle case dei ricchi. Ora si sedette sul sagrato perché era molto bello, tutto sassolini bianchi e neri a forma di una grande M, per Maria, com’era facile indovinare. Imponente, qualunque cosa qui, era affascinata. E abbacinata dalla luce, mentre dal portale aperto filtrava oltre il buio profondo la fiamma di qualche candelina d’altare. La Reùnion entrò, si segnò, prese posto su una delle panche centrali e per alcuni minuti pregò. Però non si vide nessuno, né da questo né dall’altro lato della balaustra. Non mancavano fiori, freschi.


Uscì quasi di corsa, di fretta come decisa ad adempiere non sapeva che cosa e si diede a girare in esplorazione le viuzze del centro. Qualcuno qui c’era ma faceva i fatti suoi e di nuovo nessuno le badò finchè in piedi in un angolo, a fianco di un pilastro scrostato del porticato ma con occhi fissi su di lei, immobile e senza disagio stette, o si trovava là o vi si trovava da sempre, una figura, lei lo vide e tutto era già confuso. Figuratevi cosa possa dirvi io. Chi passò poco più tardi dice di averli visti abbracciati. Una nelle braccia dell’altro. Ma chi può dirlo, se loro non lo dissero. La Reùnion, lei nessuno l’aveva mai vista, a quel punto. Chi credeva di averla vista ora non lo poteva più affermare. Chi non l’aveva conosciuta finallora, la denigrava. Chi ne udiva parlare solo dopo gli ultimi fatti, non sapeva cosa pensarne. Onesto che fosse non se la sentiva di rilasciare dichiarazioni ammesso che gliele chiedessero. Ma credete che La Reùnion alla sua giovane età se ne preoccupasse? Non se ne dava pensiero affatto, nata era – già imparata: le icone ibride parlano da sé, dicevano ridendo lei e lui, e: questa storia avrà un seguito. Fine.


*

Robert Louis Stevenson


Robert Louis Stevenson (1850-1894)





The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde




Mr. Utterson the lawyer was a man of a rugged countenance that was never lighted by a smile; cold, scanty and embarrassed in discourse; backward in sentiment; lean, long, dusty, dreary and yet somehow lovable. At friendly meetings, and when the wine was to his taste, something eminently human beaconed from his eye; something indeed which never found its way into his talk, but which spoke not only in these silent symbols of the after-dinner face, but more often and loudly in the acts of his life. 

He was austere with himself; drank gin when he was alone, to mortify a taste for vintages; and though he enjoyed the theatre, had not crossed the doors of one for twenty years.
But he had an approved tolerance for others; sometimes wondering, almost with envy, at the high pressure of spirits involved in their misdeeds; and in any extremity inclined to help rather than to reprove.


Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde


L'avvocato Utterson era un uomo d'aspetto ispido, che non era  mai illuminato da un sorriso; freddo, scarno e imbarazzato nel parlare; guardingo nei sentimenti; magro, lungo, polveroso, tetro, eppure in qualche modo amabile. Nelle riunioni di amici, e quando il vino era di suo gusto, qualcosa di eminentemente umano gli si accendeva negli occhi; qualcosa che in verità non trovava mai la via nel suo discorso, e si esprimeva invece non solo in quei silenziosi simboli del volto del dopocena, ma più spesso e chiaramente negli atti della sua vita.
Era austero nei propri riguardi; beveva gin, quando era solo, per mortificare l’inclinazione verso i buoni vini; e sebbene il teatro gli piacesse, non ne aveva varcato la porta da vent’anni.
Nei riguardi del prossimo era tuttavia di una grande indulgenza; talvolta si meravigliava, quasi con invidia, della forza con la quale alcuni animi potevano venire spinti alla malvagità; e in ogni occasione era più disposto ad aiutare che a disapprovare.


To my wife (Weir of Hermiston)
so now, in the end, if this the least be good,
if any deed be done, if any fire
burn in the imperfect page, the praise be thine.

A mia moglie (Weir of Hermiston)
e ora infine se questo sia minimamente buono,
se qualche azione sia compiuta, se qualche fuoco
bruci nella pagina imperfetta, il merito sia tuo.


The Master of Ballantrae, a winter's tale


The full truth of this odd matter is what the world has long been looking for, and public curiosity is sure to welcome. It so befell that I was intimately mingled with the last years and history of the house; and there does not live one man so able as myself to make these matters plain, or so desirous to narrate them faithfully. I knew the Master; on many secret steps of his career I have an authentic memoir in my hand; I sailed with him on his last voyage almost alone; I made one upon that winter's journey of which so many tales have gone abroad; and I was there at the man's death.


As for my late Lord Durrisdeer, I served him and loved him near twenty years; and thought more of him the more I knew of him. Altogether, I think it not fit that so much evidence should perish; the truth is a debt I owe my lord’s memory; and I think my old years will flow more smoothly, and my white hair lie quieter on the pillow, when the debt is paid.

Il Maestro di Ballantrae, un racconto d'inverno


L'intera verità su questa strana faccenda è cosa che il mondo ha cercato a lungo e che riuscirà senza dubbio gradita alla curiosità pubblica. Il caso volle ch'io mi trovassi intimamente immischiato nella storia degli ultimi anni della casata; e non vive altro uomo in grado quanto me di chiarire queste cose, o altrettanto desideroso di narrarle fedelmente. Io conoscevo il Maestro; un autentico memoriale di molti passi segreti della sua carriera è in mano mia; veleggiai con lui nella sua ultima traversata e fui quasi l’unico; presi parte a quel viaggio invernale dal quale tante leggende sono scaturite; e fui presente alla sua morte.
Quanto al defunto Lord Durrisdeer, l’ho servito e amato per circa vent’anni; e lo stimai sempre più, via via che imparai a conoscerlo. Tuttosommato non mi pare giusto portar meco nella tomba tanta conoscenza dei fatti: la verità è un omaggio che devo alla memoria del mio Signore; e ritengo che la mia vecchiaia trascorrerà più tranquilla e la mia testa canuta riposerà meglio sul capezzale, quando avrò soddisfatto quest’obbligo.


Kidnapped


I will begin the story of my adventures with a certain morning early in the month of June, the year of grace 1751, when I took the key for the last time out of the door of my father's house. The sun began to shine upon the summit of the hills as I went down the road; and by the time I had come as far as the manse, the blackbirds were whistling in the garden lilacs, and the mist that hung around the valley in the time of the dawn was beginning to arise and die away.

  Rapito



Inizierò la storia delle mie avventure con un certo mattino di inizio giugno, l'anno di grazia 1751, quando trassi per l¹ultima volta la chiave dalla porta della casa paterna. Il sole cominciava a splendere sulla sommità delle colline mentre io  scendevo lungo la strada; ed ero quasi arrivato alla canonica, quando i merli presero a fischiare tra i lillà del giardino, e la nebbia, che al sorgere dell’alba era appesa intorno alla vallata, cominciò ad alzarsi e a dissolversi.

The island nights entertainments


There was a man of the Island of Hawaii, whom I shall call Keawe;for the truth is, he still lives, and his name must be kept secret; but the place of his birth was not far from Honaunau, where the bones of Keawe the Great lie hidden in a cave. This man was poor, brave, and active; he could read and write like a schoolmaster; he was a first-rate mariner besides, sailed for some time in the island steamers, and steered a whaleboat on the Hamakua coast. At length it came in Keawe's mind to have a sight of the great world and foreign cities, and he shipped on a vessel bound to San Francisco.

Gli intrattenimenti delle notti sull'isola

C’era un uomo delle isole Hawaii che chiamerò Keawe; perché la verità è che vive ancora e il suo nome dev’essere tenuto segreto; ma il luogo della sua nascita non era lontano da Honaunau, dove le ossa di Keawe il Grande giacciono nascoste in una grotta. Quest’uomo era  povero coraggioso e attivo; sapeva leggere e scrivere come un maestro di scuola; era un marinaio di prima classe fra l'altro, inoltre navigò per un certo periodo sui battelli a vapore delle isole, e aveva timonato una baleniera lungo la costa di Hamakua. Alla fine venne in mente a Keawe l'idea di dare un'occhiata al grande  mondo e alle città straniere, e s'imbarcò su un vascello diretto a San Francisco.


In the South Seas


For nearly ten years my health had been declining; and for some while before I set forth upon my voyage, I believed I was come to the afterpiece of life, and had only the nurse and undertaker to expect. It was suggested that I should try the South Seas; and I was not unwilling to visit like a ghost, and be carried like a bale, among scenes that had attracted me in youth and health. I chartered accordingly Dr. Merrit's schooner yacht, the 
Casco, seventy-four tons register; sailed from San Francisco towards the end of June 1888, visited the eastern islands, and was left early the next year at Honolulu.

Nei mari del Sud


Da una decina d'anni la mia salute era andata peggiorando; e per un po’, prima di mettermi in viaggio avevo creduto di essere arrivato all'ultimo atto della vita, e poter aspettare solo un'infermiera e un becchino. Mi suggerirono di provare i mari del Sud; e non mi dispiaceva l'idea di vagare come un fantasma, trasportato come merce, nei luoghi che mi avevano attirato  quando ero giovane e  in salute. Noleggiai quindi lo shooner del dottor Merrit, il Casco, registrato come settantaquattro tonnellate; salpai da San Francisco verso la fine di giugno del 1888, visitai le isole orientali, e fui lasciato all'inizio dell'anno seguente a Honolulu.


The black arrow


On a certain afternoon, in the late springtime, the bell upon Tunstall Moat House was heard ringing at an unaccustomed hour. Far and near, in the forest and in the fields along the river, people began to desert their labours and hurry towards the sound; and in Tunstall hamlet a group of poor country-folk stood wondering at the summons.
Tunstall hamlet at that period, in the reign of old King Henry VI., wore much the same appearance as it wears today. A score or so of houses, heavily framed with oak, stood scattered in a long green valley ascending from the river. At the foot, the road crossed a bridge, and mounting on the other side, disappeared into the fringes of the forest on its way to the Moat House, and further forth to Holywood Abbey. Half-way up the village, the church stood among yews.

La freccia nera



Un certo pomeriggio di primavera inoltrata, la campana di Moat House a Tunstall fu udita suonare a un'ora insolita. Lontano e vicino, nel bosco e  nei campi lungo il fiume, la gente incominciò ad abbandonare le sue fatiche per affrettarsi verso il suono; e nel borgo di Tunstall  un gruppo di povera gente di campagna stava lì a stupirsi dell’appello.
Il borgo di Tunstall a quel tempo, nel  regno del vecchio re Enrico VI, aveva press'a poco la stessa apparenza che conserva oggi. Una ventina circa di case rivestite pesantemente di legno di quercia, sorgevano sparse in una lunga vallata verde che saliva dal fiume. Alla base la strada  attraversava  un ponte e salendo  dalla parte opposta scompariva tra le frange del bosco per giungere a Moat House, e più in là all'Abbazia di Holywood. A metà strada verso il paese, si trovava la chiesa circondata da tassi.




Treasure Island


Squire Trelawney, Dr. Livesey, and the rest of these gentlemen having asked me to write down the whole particulars about Treasure Island, from the beginning to the end, keeping nothing back but the bearings of the island, and that only because there is still treasure not yet lifted, I take up my pen in the year of grace 17... and go back to the time when my father kept the Admiral Benbow inn and the brown old seaman with the sabre cut first took up his lodging under our roof.

L'isola del tesoro


Poiché Lord Trelawney, il dottor Livesey, ed altri gentiluomini mi hanno chiesto di scrivere tutti i dettagli riguardo all'Isola del Tesoro, dall'inizio alla fine, senza tralasciare nulla se non la posizione dell'isola, e questo solo perché esiste là tuttora un tesoro non ancora emerso, prendo in mano la penna nell'anno di grazia 17... e torno al tempo in cui mio padre era proprietario della locanda Ammiraglio Benbow ed il vecchio abbronzato lupo di mare con la profonda cicatrice, prese alloggio per la prima volta sotto il nostro tetto.


Story of the young man with the cream tarts


During his residence in London, the accomplished Prince Florizel of Bohemia gained the affection of all classes by the seduction of his manner and by a well-considered generosity. He was a remarkable man even by what was known of him; and that was but a small part of what he actually did. Although of a placid temper in ordinary circumstances, and accustomed to take the world with as much philosophy as any ploughman, the Prince of Bohemia was not without a taste for ways of life more adventurous and eccentric than that to which he was destined by his birth. Now and then, when he fell into a low humour, when there was no laughable play to witness in any of the London theatres, and when the season of the year was unsuitable to those field sports in which he excelled all competitors, he would summon his confidant and Master of the Horse, Colonel Geraldine, and bid him prepare himself against an evening ramble.

Storia del giovane con le paste alla crema


Durante il suo soggiorno a Londra, il Principe Florizel di Boemia, di forbite maniere, s'era guadagnato l’affetto della gente di tutti i tipi con la seduzione dei suoi modi e un'accorta generosità. Era un uomo notevole già per quel che si sapeva di lui, e questo era solo una piccola parte delle sue imprese effettive. Per quanto di temperamento tranquillo in circostanze comuni, e abituato a prendere il mondo con tanta filosofia quanto ogni contadino, il Principe di Boemia non era privo di una propensione per modi di  vivere più avventurosi ed eccentrici di quanto gli fosse destinato per nascita. Di tanto in tanto, quando cadeva in preda alla malinconia, quando nei teatri londinesi non andava in scena alcuna commedia divertente, e quando la stagione dell’anno non era adatta a quegli svaghi all'aperto in cui non aveva rivali, convocava il suo confidente e Maestro Scudiero, il Colonnello Geraldine, e gli ingiungeva di prepararsi per una spedizione notturna.


Thrawn Janet 


The Reverend Murdoch Soulis was long minister of the moorland parish of Balweary, in the vale of Dule. A severe, bleak-faced old man, dreadful to his hearers, he dwelt in the last years of his life, without relative or servant or any human company, in the small and lonely manse under the Hanging Shaw. In spite of the iron composure of his features, his eye was wild, scared, and uncertain; and when he dwelt, in private admonitions, on the future of the impenitent, it seemed as if his eye pierced through the storms of time to the terrors of eternity.

Janet la storpia


Il reverendo Murdoch Soulis fu a lungo curato della parrocchia nella brughiera di Balweary, nella valle del Dule. Vecchio severo, dall'aspetto desolato, che incuteva timore ai suoi ascoltatori, trascorse gli ultimi anni della sua vita senza parenti, domestici, o altra umana compagnia, nel piccolo e solitario presbiterio sotto il Boschetto Pendente. Nonostante la ferrea compostezza dei suoi lineamenti, il suo occhio era selvaggio, spaventato, incerto; e quando si soffermava, durante le raccomandazioni in privato, sul futuro di un impenitente, sembrava che il suo occhio bucasse le tempeste del tempo per i terrori dell'eternità.
 

Weir of Hermiston


The Lord Justice-Clerk was a stranger in that part of the country; but his lady wife was known there from a child, as her race had been before her. The old "riding Rutherfords of Hermiston," of whom she was the last descendant, had been famous men of yore, ill neighbours, ill subjects, and ill husbands to their wives though not their properties.
Tales of them were rife for twenty miles about; and their name was even printed in the page of our Scots histories, not always to their credit.

Weir di Hermiston


Il Lord Giudice della Corte Suprema, era uno straniero in quella parte del paese, ma sua moglie vi era conosciuta fin da bambina come, prima di lei, tutta la sua genìa. Gli antichi "cavalieri Rutherford di Hermiston", di cui era l'ultima discendente, erano stati un tempo uomini famosi, cattivi  vicini, cattivi sudditi e cattivi mariti, per le loro mogli, ma non per le loro proprietà.
Leggende su di loro furono narrate per venti miglia intorno; e il loro nome fu persino stampato nelle pagine della nostra storia di Scozia, non sempre a loro credito.



The wrong box


How very little does the amateur, dwelling at home at ease, comprehend the labours and perils of the author, and, when he smilingly skims the surface of a work of fiction, how little does he consider the hours of toil, consultation of authorities, researches in the Bodleian, correspondence with learned and illegible Germans - in one word, the vast scaffolding that was first built up and then knocked down, to while away an hour for him in a railway train!










The Rajah’s diamond



Up to the age of sixteen, at a private school and afterwards at one of those great institutions for which England is justly famous, Mr. Harry Hartley had received the ordinary education of a gentleman. At that period, he manifested a remarkable distaste for study; and his only surviving parent being both weak and ignorant, he was permitted thenceforward to spend his time in the attainment of petty and purely elegant accomplishments. Two years later, he was left an orphan and almost a beggar. For all active and industrious pursuits, Harry was unfitted alike by nature and training. He could sing romantic ditties, and accompany himself with discretion on the piano; he was a graceful although a timid cavalier; he had a pronounced taste for chess; and nature had sent him into the world with one of the most engaging exteriors that can well be fancied. Blond and pink, with dove’s eyes and a gentle smile, he had an air of agreeable tenderness and melancholy, and the most submissive and caressing manners. But when all is said, he was not the man to lead armaments of war, or direct the councils of a State.






The isle of voices



Keola was married with Lehua, daughter of Kalamake, the wise man of Molokai, and he kept his dwelling with the father of his wife. There was no man more cunning than that prophet; he read the stars, he could divine by the bodies of the dead, and by the means of evil creatures: he could go alone into the highest parts of the mountain, into the region of the hobgoblins, and there he would lay snares to entrap the spirits of the ancient.




Markheim



‘Yes,’ said the dealer, ‘our windfalls are of various kinds. Some customers are ignorant, and then I touch a dividend on my superior knowledge. Some are dishonest,’ and here he held up the candle, so that the light fell strongly on his visitor, ‘and in that case,’ he continued, ‘I profit by my virtue.’



















La cassa sbagliata


Quanto davvero poco l'amatore, standosene a casa comodo, comprende le fatiche e i pericoli dell'autore, e mentre sorridendo sfiora la superficie di un’opera di finzione, quanto poco considera le ore di lavoro,   consultazione di esperti, ricerche alla Bodleiana, corrispondenza con tedeschi eruditi e illeggibili - in una parola, l'enorme impalcatura ch'è stata prima eretta e poi abbattuta per far passare a lui un'ora in treno!










Il diamante del Rajah

Fino all'età di sedici anni, prima in una scuola privata e poi in uno di quei grandi istituti per i quali l’Inghilterra è giustamente rinomata, il Signor Harry Hartley aveva ricevuto la normale educazione d’un gentiluomo. A quell'epoca cominciò a mostrare una notevole avversione allo studio; e poiché il solo genitore che gli restasse, era persona incolta ed inetta, gli fu permesso di impiegare il suo tempo a raggiungere vane e del tutto frivole inclinazioni alla mondanità. Due anni dopo restò orfano e quasi mendico. Per occupazioni attive e industriose Harry non era portato, sia per indole che per abitudine. Sapeva cantare romanze, e accompagnarsi con garbo al pianoforte; cavalcava con grazia, ma anche timidezza; aveva una grande passione per gli scacchi; e la natura lo aveva mandato nel mondo con un aspetto dei più graziosi che si potessero immaginare. Biondo e roseo, con occhi di colomba e un sorriso gentile, aveva un’aria di accattivante tenerezza e di malinconia, e le più sottomesse e carezzevoli maniere. Per farla breve, non era il tipo da guidare un’armata o dirigere un consiglio di stato.









L'isola delle voci



Keloa era marito di Lehua, figlia di Kalamake, lo stregone di Molokai, e viveva con il padre di sua moglie. Non c’era persona più astuta di quel profeta; leggeva gli astri, sapeva trarre gli auspici dai corpi dei morti e con i metodi degli spiriti maligni: era capace di inerpicarsi da solo fin sulle vette più alte delle montagne, nelle regioni dei folletti e là tendere trappole per catturare gli spiriti degli antichi.








"Si" disse il mercante “i nostri guadagni inaspettati sono di varie speci. Certi clienti sono ignoranti, e allora riscuoto un dividendo per la mia scienza superiore. Alcuni sono disonesti” e qui sollevò la candela, in modo che la luce cadesse direttamente sul suo visitatore “e in questo caso” continuò “metto a profitto la mia virtù.”

IN MISERO TONO SEMISERIO, bizzebizzarre






Invito personale, trasmissibile o meno a Vs. scelta

S.P.V.R.




Riflessioni sullo stato dell'arte

Il luogo della trascendenza non è di qua nè di là ma è un confine.
Karl Jaspers, Phlosophie (1932-1955), III: Metaphysik





Conferenze della Confraternita del confine, tre serate:


 Labile equilibrio labile

Linnamoramento è un cannocchiale, lamore un caleidoscopio

Il sigillo del sogno        

           


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Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°1:



Labile equilibrio labile 

Pregi degli equilibri precari






Canovaccio per intavolare la conversazione, cui sarà gradito ogni e più eterogeneo contributo
Vale come invito


Virtù estetiche e morali dello stare in bilico.
Funzione vitale di pieni e vuoti nell'interscambio ai fini evolutivi. Dal molecolare al regionale attraverso il personale, figure e metafore nel modello lunare.

Il bisogno di acquisire e il bisogno di perdere.
Contenitori finiti per trasformazioni infinite. Dalla fisica alla metafisica, e in particolare per quanto concerne permeabilità atomica della materia, moti di adsorbimento, trasporto, espulsione.
Pragmaticità del Do ut des. Inspirare, espirare, reagire chimicopsichico. Nobiltà del sangue ora arricchito ora impoverito per veicolare ossigeno. Qualità irrisolte dell'energia viaggiante, nella luce come nel suono. Fantasie spirituali del dolce stilnovo e indagini fondate su intuizioni. Stimoli del superfluo o di ciò che, ancora - per ignoranza - ci pare tale.
Delineare l'obiettivo: frammenti di economia. Dalle bilance ai bilanci sempre per successive approssimazioni.
Continuamente e contemporaneamente in debito e in credito verso la natura, verso la vita, verso sé stessi. Manodopera e manovalanza nella movimentazione dei carichi. Banca dati del passaggio di proprietà. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto è oggetto di scambio: universalità del mercato. Quantità ingenti o infinitesime a seconda del prodotto, ma ininfluenti di per sé sull'entità degli effetti nelle reazioni. Un fulmine bastò a scatenare il caos; molto ci volle per disintegrare l'atomo.

Dove abbiamo messo certe cose non lo sappiamo più.
La casa nasconde ma non ruba, l'universo nemmeno ( Astolfo sulla luna e Le cosmicomiche ). Valenze sessuali del metti e leva. Oppugnabilità della sola funzione procreatrice del seme. Impossibile tener conto di tutti i beni circolanti.
Accordo e comunanze nella substanzialità dell'occhio spassionato di Leopardi e De Filippo. Filosofia taoista, complementarietà yin e yang,  e matematica della percezione da Goethe a Wittgenstein.
Non c'è niente di bello così ben sistemato che non possa essere rotto; niente di prezioso così ben piazzato che possa non venir danneggiato. Lode dell'effimero da Qohelet a tutti i libri sacri, visto nell'ottica evoluzionista come stadio di un unico processo.
Delle certezze abbiamo imparato a fare a meno.
"Dove andremo a finire?" e di quanto questa domanda non interessi più di tanto né a Queneau né tantomeno a Rabelais. Gode chi vuole godere, chi vuol esser lieto sia. Anzi, il dubbio, il tarlo erosivo, è fattore onnipresente e generatore di ulteriori curiosità, quindi generatore per eccellenza. Il beneficio del dubbio non è una concessione.

Ciclicità e abitudine come base fondante per i moti sia fisici che dell'animo.
Data una tavola di legno massiccio. Data la realtà tale e quale ce la troviamo, per quanto sia dato accorgersene. Dato un pensiero catturato, sviscerato, articolato e compiuto. Occorre la terraferma per ballare; almeno la corda tesa per l'acrobata.







[salto pag]

Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°2:


L’innamoramento è un cannocchiale, l’amore un caleidoscopio

Di come sia difficile vivere (essere all’opera) senza binocoli.






Un gioco di lenti d’ingrandimento solo in parte regolate manualmente e dalla volontà; in parte regolate o sregolate dal giocherellare della mano sinistra, o dalla futilità.

            Una persona passa in primo piano mentre è nella folla. E' stato detto suggestivamente “sopravvalutazione delle differenze marginali che esistono fra una e l’altra”.
            Ma non pare l’innamorato uno che dà giudizi di merito su quali che siano differenze: a suo dispetto - a volte -  per lui ha scelto il cuore. Peggio o meglio ancora, per lui ha scoccato una freccia al cuore Cupido. Dopodichè mitologicamente qualcuno è cieco.
Neanche accade così spesso che i difetti dell’innamorato siano trasfigurati stendhalianamente. Coglie più nel segno, per la passione, l’amo e odio di Catullo.
La lente d’ingrandimento non cambia l’oggetto, solo da quest’ultimo orizzonte il guardo esclude, come leopardianamente sappiamo.
L’atto di concentrare lo sguardo. Se poi, oltre a un sentire leopardiano, abbiamo la possibilità di vivere il nostro sentire, ecco che in breve ricaveremo dall’esperienza questo dato: la predilezione di una parte - in questo caso, dell’umanità - rispetto alla visione d’insieme, non sarà una perdita.
Anzi sarà come un riconoscimento dei propri limiti: riconoscere il limite di essere una sola persona, porsi a tu per tu di fronte a un’altra.
La spia fatta di vetri, come gli indigeni ‘battezzarono’ il cannocchiale, diventa per gli innamorati un ottimo strumento di circospezione.
Siamo tanti, siamo soli, e poi siamo meno soli. A volte sembra di essere in due, ma siamo sempre in tanti. Siamo quasi tutti convinti di essere in due almeno in certe occasioni, eppure non è così. Non tardiamo ad accorgerci che c’è sempre almeno un neonato, che sbircia sulla sua occasione di essere concepito. Ammettiamolo. E’ dura ma è così.
In mezzo alla folla uno si può sentire molto solo se gli manca qualcuno in particolare.E quando sembra di essere soli? Ci sentiamo proprio soli, è sicuro che non c’è nessuno nel raggio di molti passi. Ma, senechianamente, necessariamente, capita a tutti: male o non male, gaudio o non gaudio, non saremo mai i soli a sentirci soli.
Ciò nonostante è terribile sentirsi soli; è terribile come non  poterlo essere quando si vorrebbe; ma, assolutamente, ci si sente lo stesso soli.
Il lato buono è quando si comincia a capire che, magari la sensazione è tutto, ma non sempre coincide con le cose come stanno, con quello che è. Capire che,  per quanto fisico e fisiologico e sensoriale sia il sentire, non si sente sempre quello che c’è, ma anche quello che non c’è. Naturalmente non c’è ma ci circonda, perchè così ci immaginiamo. Abbaglio, illusione, evocazione. Effettivamente.
La sensazione più facile è avvolta in un alone di fantasia. Possiamo solo riconoscerlo, in parte è sempre così. Come un’ombra, la fantasia, lo vogliamo o no, non possiamo spiccarla da noi. Montalianamente.
Nemmeno nel supremo tentativo di essere per una volta razionali, sappiamo prescindere dalla fantasia. Non saremo mai puri, perché siamo un imprescindibile misto. La fantasia dentro di noi, non sappiamo nemmeno bene dove finisce, dove comincia qualcos’altro. Stiamo parlando di introspezione.

“Rammento che neppure sono stata mai quello che si dice un’osservatrice. Sempre meravigliata di chi sa fissare i particolari, descriverli. Un’ulteriore spinta a imparare a scrivere.
Ho capito che ho carpito, per natura, tendenzialmente, ho carpito altro dall’immagine; sotto l’immagine, dentro l’immagine, non l’immagine. La sensazione.
E scrivere cura: perché per essere comprensibile, bisogna almeno in parte rendere l’immagine.
Del resto, tutto questo guardare immagini moderno, esagerato, esteriore, non mi cattura. Se ho un amore, mi basta. Tanto è dono. Tanto dono è. Me lo godo e basta. Come se altro non esistesse, investo tutta la mia attenzione in   questa meraviglia della natura. E facoltà contemplativa, e studio.
Me ne sto nella vita come all’opera, come in un teatro, intenta a far buon uso dei binocoli, a mettere a fuoco ora un punto ora l’altro della scena, a regolare le distanze, per trovarmi più vicina alla nota che sento più vicina, che sento che mi vuole più vicina.”  (Una degli autori del Canovaccio proposto.)






Conferenza della Confraternita del confine

Serata n°3:

Il sigillo del sogno

Meditazione su una famosa farfalla




La verità, come il suono della sveglia, interrompe il sogno. Deleteria, importuna, mortifera. Come le critiche suonano i suoi squilli sadici. Occorre. Occorre, percepire la verità, per poterla tacere. Occorre, ma soprattutto esiste. E il sogno! Quanto più ci occorre il sogno! Sentirsi accolti, accettati e cullarsi. Un modo in cui possa valer la pena stare vicini a un qualsivoglia dissimile, o fra sé e sé reggere il confronto senza annoiarsi troppo.
Con tutta la sua forza di autodistruzione, dentro di noi, nella nostra coscienza fa anticamera il sabotatore; per mestiere, purtroppo, critica il sognatore dalla soglia del salotto buono, dove costui mollemente si sdraia. L’uno convinto che la verità vada detta, l’altro taciuta. Quello, purtroppo sempre vigile, ci affanna a rincorrere intelligenza razionale, l’altro, sornione ma a suo modo ben presente, assapora la sensazione e la cela in immagine.
Uno presiede alle parole, l’altro al pensiero, ai gesti meno appariscenti che lo rivelano, alle intuizioni. Uno dei due, forse a turno, si illude, finge; chi, onesto quanto l’altro, limitato nella conoscenza, a differenza dell’altro non sa di esserlo. Uno non accetta neppure che ci sia limite, l’altro lo dà per scontato sebbene non gli interessi quantificare. Il confronto non è dei più morbidi; può avvantaggiarsi solo chi è socratico, e rimane doveroso ricordare che la prepotenza è sempre in agguato.
Riconoscono che la verità non è una scienza esatta; non lo è la matematica e non lo è la storia. In altre parole sanno che la scienza non è mai più esatta di un’approssimazione. Indagare, nobile occupazione, del cervello; imparare a tacere, e quando, nobilissima della mente col cuore.
Inutile aspettare, il sabotatore non cede: è un organo come un altro, involontario, non si lascia costringere con la forza. Solo a tratti blandire dal sonno, è umano, se pure è omerico sonnecchiare.
Vivere con intelligenza è parziale; in effetti come amputarsi, e delle parti più sensibili, più vitali.
Alla luce di una lezione romantica amiamo in mancanza d’altro la decadenza; intervenuta, inarrestabile, dalla caduta illusione di progresso a non so qual scoperta ancora da riconoscere.
Vedere la verità, uno stadio, cui segue quell’arduo, non congeniale, consapevole imparare a mentire: “Se è pena del bugiardo non esser creduto quando dice il vero, gloria del veritiero è esser creduto quando mente.” Cervantes docet.
Solo a patto di non conoscere la verità, l’ipocrita mente. Nemmeno una piccola porzione, che compete a quella menzogna a sé stesso, affiora. Solo a patto di celarla, se non di affatto ignorarla, possiamo illuderci, dare tregua all’affanno del vivere, sognare in pace.
L’autore di finzione, come il saggio cinese che sognò di essere una farfalla, poeta, fiorisce la narrazione; e come i sogni i fiori non sono mai di uno stesso colore. Il viaggio nella meravigliosa meridionale terra dei fiori, l’essenza.

(Chuang-Tsu, Nan-hua chen-ching.  Cfr.Versione inglese di M. Palmer, 1995;
 v. anche Prefazione di L. Arena, 1998)