Giulio
Cesare Croce (1550-1609)
Le sottilissime astuzie di Bertoldo
Nel tempo che il Re Alboino, Re dei Longobardi si era insignorito quasi di tutta Italia, tenendo il seggio regale nella bella città di Verona, capitò nella sua corte un villano, chiamato per nome Bertoldo, il qual era uomo difforme e di bruttissimo aspetto; ma dove mancava la formosità della persona, suppliva la vivacità dell'ingegno: onde era molto arguto e pronto nelle risposte, e oltre l'acutezza dell'ingegno, anco era astuto, malizioso e tristo di natura. E la statura sua era tale, come qui si descrive.
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Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino, figliuolo del già
astuto e accorto Bertoldo
Dopo la morte dell'astutissimo
Bertoldo essendo restato il Re Alboino privo di così grand'uomo, dalla cui
bocca scaturivano detti tanto sentenziosi e che con la prudenza sua aveva
scampato molti strani pericoli nella sua corte, gli parea di non poter vivere
senza qualcheduno il quale, oltre che gli desse consiglio e aviso nelle sue
differenze, come facea già il detto Bertoldo, gli facesse ancora con qualche
piacevolezza passare tal volta l'umore; e pur s'andava imaginando che della
razza di esso Bertoldo vi fusse rimasto qualchedun altro, il qual, se bene non
fusse stato così astuto e accorto come il detto, avesse almeno avuto alquanto
di quel genio e di quella sembianza, per tenerlo appresso di sé, come faceva la
buona memoria di esso Bertoldo.