Georgien 2008

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Northern good feeling (per chi non lo conosce)















Benessere nordico





Tutti i punti sono cardinali.
Al nord volto le spalle e inclino anche la testa,
all’indietro, al vento un po’ freddo
delle solitudini archetipiche,
degli interni caldi
circondati da distese vaste e silenzi,
dove il fuoco è uno unico
in vivo contrasto, incontrastato.
Altrove, sì, guardo, ogni tanto,
al rigoglioso sud;
o mi aggiro sfrondando
nei giardini variformi, variopinti
eppure sotto un unico sole,
di cui dicono nasce sempre a oriente
e viaggia a morire in occidente.
Io lo sento sulla pelle da dietro,
conciliante richiamo.
Dovunque mi trovi è unica la direzione verso l’interno,
antica, comune; e ce n’è tante quanti i nuovi punti,
lontani tuttattorno, quelli che solo sola
posso eventualmente occupare.
Non so la mia appartenenza
se non a questa posizione,
né mi curo d’altro.




Northern good feeling




Every point is compass true.
I turn my shoulder to the North and nod my head,
backwards, to the wind, the somewhat cold,
to the archetypical solitudes,
to the warm interior,
surrounded by vast plains and stillnesses,
where the fire is one
in living difference, undiffered.
Elsewhere, yes, I look, sometimes,
to the lush South;
or I roam, stripping leaves,
through gardens, protean, changing colors,
but under a single sun
that, they say, is always born in the East
and journeys to die in the West.
I feel it on my skin, from behind,
the reconciling call.
Wherever I am, the only direction is inward,
old, customary; and there are so many of them, like new points
worldwide, round about, those that only I alone
can possibly occupy.
I don’t know where I belong,
if not in this spot,
and nothing else worries me.




*

Bild
ovvero come venimmo a chiedere il significato.




Kiwi di un altro gusto, in Australia.
Il frutto nella terra d’origine,
assaggio in un uomo mille universi.
A compor vita la luce convoglia 

riverbero! Ovunque, sulla mia pelle,
sulle tele e i pigmenti. Ad un riflesso
mille concorrono. Ai bordi, verbosi,
secenteschi colori di Pontormo.

Si riversa sulla città notturna,
sarà un gas, è espanso, sarà dannoso...
di maniera è, e come inquietante.
Colore separato da materia.

Immagini irradiate. Non cielo
l'azzurro diuturno, come saprai,
immagine d'immagine; perlustra
da Plotino a Platone su Plutone

attraverso gli empiristi Saturno,
da Cezanne agli impressionisti, via via...
fra loro cercare, per noi, per stare, 
per patria, accorati, tutti i confini




Bild
how it simply came to ask about the meaning




Kiwi with its own flavor I ate in Australia.
In a man, I tasted a thousand universes.
To compose life, light set reflection!

Word-filled reflection on board the skin,
at the edge of an untouched cheek,
most likely a gas, but now touch after all.

Reflection thrown rearward onto its back,
on the nocturnal city, probably full of damage.
It’s manner. And so like exciting.
Color separated out of matter.

Appearing pictures. Not sky
of the day-long blue, one knows,
the picture’s picture, further, further…

Searching through from Plotinus to Plato Pluto,
through the Empiricist Saturn,
from Cezanne to Impressionists

among them, for us, to remain,
as a homeland, heart-moved, all borders.




*




Differenza assimi-labile





Toccato da sorte felice l'uomo,
- dev'esser successo, a quei tempi -
sentì cantare le donne in attesa,
tornò all'improvviso. Riferì agli altri,
da allora resta o va sol chi ne ha voglia.
Femminile ingegnera in America 
non trova, ancora, un consesso che canti.




Compatible (unstable) difference





Touched by a fortunate fate, the man –
it must have happened in that time –
heard the women singing, in expectation,
suddenly he returned. Told the others; 
since then, he who will goes or stays.
Finds a female engineer in America,
still, not a coming together that sings.




*

Landa desolata




Siccità aspetta un grido che laceri
l'afa. Ma tuona e fulmina senz'acqua.
Udrei il lungo sospiro: sto bene,
eppure, dopo tutto, finalmente.

Una speranza solo è naufragata,
non ho perso altro. Tanta paura.
Amara, ròsa da pena cocente,
rosolata. Frutto dell'esperienza.




Waste plain



The desert’s drought awaits a scream that would tear apart
the mugginess. But thunder and lightning come without water.
I would hear the long sigh: I’m doing fine,
anyway, in the end, finally.

Only a hope has failed,
I have lost nothing else. Such fear.
Bitter, gnawed by burning sorrow,
seared. Fruit of experience.



*

Di chiar' azione




Fu una sensazione particolare,
un fagiolo. Mi credevo malato,
sottoterra sforzavo la gravità,
dovevo solo nascere. Il calore
non era statico, chè trasformavo
in varco energie intorno transeunti.
Mi dico forte nell'attesa verde.

Ora so che qualcuno mi ha visto,
un dolce attimo memorabile,
la prima luce diretta, un paradiso.
La sorpresa che dovesse affondare
dentro tutto il mio essere, ascoso.
Il primo colpo di vento, crudele.
Mi dico debole, impressionata.

Sembra così semplice, vegetale,
il senso della fatica. Affioro
appena e capisco: nell'aria
un procedere diverso si prospetta,
altri lavori, sebbene fiorirò
queste stesse radici. Allo scoperto
sto uscendo, mi dico sottovoce.




De clar’ ation




It was a particular feeling,
a bean. I thought I was ill,
twisted under the earth the heaviness…
I was only supposed to be born. The warmth
was not static, since all around
I transformed passing energy into a gait.
I declare myself strong, in green waiting.

Now I know that someone saw me,
a sweet, noteworthy moment,
the first direct light, a paradise.
The surprise that it should sink,
deep within my being, hidden.
The first gust of wind, cruel.
I declare myself weak, impressed.

It seems so simple, plant-like
the sense of the effort. I emerge,
hardly, and understand: a different kind
of approach lays itself in the air,
other works, although I will bloom
from the same roots. I rise into open space,
declare myself in an undertone.



*


Conversione all’universo




Le speranze di vita
si sono trasformate
in fede nella morte.
E la carità è rara.

L’anima prepotente,
durevole esercizio,
le ho dato l’anima.
A Cesare... giustizia.

Dal mondo sensoriale
varchi, è necessario
come al bosco il mistero,
in zone temperate.

Le pensi o non le pensi,
per quel po’ che m’è dato,
sappia o no di pensarle...
emanano profumi.





Conversion to the Universe



The hopes of life
have transformed
into belief in death.
And brotherly love is rare.

The arrogant soul,
constant practice,
I gave it my all,
to Caesar… justice.

From the world of the senses
pass over, it is necessary
– as its secret for the forest –
in temperate zones.

Whether I think them or I don’t,
with the little that is given to me,
whether or not I know that I think them…
they exude fragrance.



*


Benedizione




Sorridenti a reciproche carezze,
inanellate, umide di odori,

trasfusioni di coraggio e fermezza
in tenebrosi sguardi infuocati.

Sì dolcemente tremando, tramando
esiti per rispecchiare il sorriso.




Blessing



Smiling to mutual caresses,
ringed, moist with scents;

Transfusions of courage and strength
behind bushy gazes, glowing ones.

So sweetly trembling, inciting
results to reflect the smile.



*


In omaggio a Mirò



La luna la maschera tragica ha indossato,
una guancia antica le ha sfumato il cielo.

Saltuarie osservazioni premestruali
i lineamenti, scarsi tratti scuri.
Eppur si muove, senza batter ciglio,
solleva a suo capriccio vaporoso
l'orlo, ad alterni passaggi, maree.

La dedizione ricorrente, il bel sonno,
attira all'alba canti di uccellini alacri.




Homage à Mirò



The moon put on its tragic mask,
heaven tinted one of its old cheeks.

Volatile premenstrual observations,
the lines of the face, sparse dark strokes.
And yet it moves, without batting an eyelid,
capriciously lifts the redolent
hem, while passages and tides shift.

The recurring devotion, the beautiful sleep,
lures the song of avid little birds at dawn.



*

Lucciole superstiti




Visioni d'interni, raro giubilo.
La membrana è poco permeabile.
E rara sia la rappresentazione.
Paesaggio delicato, porta stretta.

Viscerali residui sviscerati,
esseri indifesi, non resistono
l'esterna atmosfera rarefatta,
le intemperie accidentali del tempo.

Si disfa, si decompone, svanisce.
Battaglie nel mondo muscolare.
Pesce fuor d'acqua l'emozione senza
pensiero. Navigato resoconto.

In forme decenti riesce il trasporto.
Cura, fatica sia, non idolo.
Testimone profeta l'allusione,
augure messaggero il segno.

Invito ripetuto
l'involucro-finzione!




Surviving glowworm




Views of the interior, rare jubilation.
The membrane is hardly permeable.
And let the depiction be more seldom.
Delicate passageway, narrow door.

Interior remnants plumbed,
defenseless beings, don’t withstand
the outer, thin atmosphere,
the unforeseen inclemencies of the time.

It dismantles itself, dissolves, disappears.
Battles in the muscular world.
Fish out of water, feeling without
thinking. Seefarer’s report.

In fitting forms, the transport succeeds.
Let it be worry, effort, not idol.
Witness, prophet be the allusion,
augur, messenger, the sign.

Repeated invitation
the fiction of sheathing.




Giuria clemente


La mia bellezza - decreto inutile -
m'ha dato tante preoccupazioni
finchè queste, stanche, l'hanno abrogata.
Ora che saprei mostrarla, il processo,
ho solo rughe per sottolineare.
Missione compiuta se ne va a spasso.
Oggi allo specchio preferisco il sole:
non dimentica, nonostante gli anni. 


Mild jury

My beauty - useless decree –
has brought me so many worries
until these, tired, have abolished her.
Now I would know how to display, the process,
I have only wrinkles to underline, to stress her.
Mission accomplished, she wanders about.
Today to the mirror I prefer the sun:
It doesn’t forget, despite the years.



CONVALESCENZA, Edizioni Ripostes, 1984




































Indice



Un sole di mezzogiorno
Venerabile in tonalità maggiore
Formulare minuziosamente
Rigenerazione a pagine di sacro
Càpita diventando vecchi
Benessere nordico
Insostituibile ti individui
Genova
Congiuntivo sospiroso
Strategia campagnola
Senza titolo
Occasione
Distinto d'istinto
Mica sempre
Erica
Romper le fila in soluzioni macromolecolari
Il mio io sei per sei
Lucciole superstiti
Sane consuetudini
Animale d'ombra
Antidoto
Uscita
Didascalia esemplare
Intermezzo
Differenza assimi-labile
Invocazione per necessità
Progetto temerario
Lo storico
Senza scampo
Mobilità moderata
Dolce conquista
Landa desolata
Nocciolo secco
Congiunzioni platoniche
Ninfa abbastanza amabile
Supplica non di perdono
Relativi spazi e tempi
Perorazione
Frammento
Intùito e ragione: tener d'occhio per veder chiaro
Il nostro
Immergersi, quest'inverno















Un sole di mezzogiorno


Temo mi accechi,
lo sguardo di uno che vede.
Sgomento di Saulo
cavaliere nel deserto;
dubbio che Icaro cada
perché ha osato desiderare.

Ma è un attimo, il tempo…

raccogliere un mazzolino
di coraggio. Palpebre mie
di occhi che ignoravo
si aprono a ricambiare
lo sguardo bruciante
di chi mi ha reso la vista.





Venerabile in tonalità maggiore


Il mio spirito ha una brulicante
sua vita di sottobosco,
per me di gran lunga determinante,
seguendo la quale si sviluppa la mia.
La macroscopica, la effettuale intera.
Posso procurare intorno un bosco consono,
eventuale opera mia, come può accompagnare
una mamma vecchia che persegue
la valorizzazione, incoraggia per potenziare.
Ma è là dove tutto succede, in embrione,
dove si produce il seme in esclusiva;
e gli altri eventi giungono per lo più
come ariette e brezzoline. Persino
le tempeste lasciano del substrato
preesistente qualcosa di intatto.






Formulare minuziosamente


Stupisce me stessa desiderare
il tragitto a piedi. Innanzitutto
non preoccuparmi di essere vista;
voltarmi tra i 180 gradi orizzontali
e anche in alto lungo i palazzi,
verso il cielo, riappropriarmi
della luce e della tradizione,
del consueto solitamente sorvolato;
lasciarmi persino incuriosire
dalle persone e merci esposte.
La mia camera fa già parte
del circondario. L'aggiunta
è solo apparente: non è sminuita
la mia solitudine signora.



Rigenerazione a pagine di sacro


Maestoso e regale, tranquillo
come un papa, beato come un pascià,
sorseggia il suo the nella stanza
dagli scuri abbassati. Secolare
e temporale, fresco come una rosa,
a ciel sereno, siede nella penombra
irradiata a strisce da infiltrazioni
di corpuscoli luminosissimi.

Se vuoi bere il the devi essere regolare
come una macchina, mi disse una volta…
in tono allegro, forse mezzo scherzoso.
Come se mi invitasse, in una stanza mia
o che considero tale pur osando di rado
varcarne la soglia: e lui non si muove di lì.
D'altronde è mio ospite permanente
per ricevere mie brevi visite.

C'è qualcosa di reciproco, che ci confonde.
In tutto e per tutto mi rimetto nelle sue mani.
Italia mista d'antico, sparso ma costante;
interpretazione segnica: sono io a guardare,
io colpita che scelgo, e il significato è in me.
Con sua buona pace, rispettabile Mister Inc!
Mi parli, di quel che vuole, mi fa bene.
Libero è così amabile. Sconosciuto così desiderabile.

Il segreto è che sentiamo molto di più
di quanto riusciamo a notare. Segreto
perché non detto e segreto per dire di più.
Avviene palesemente sotto occhi altrui,
mentre ne cogliamo segreti…
che ci riveliamo alla luce del sole.
Quello che so è che lavora per me,
solo per me, e si diverte.




Càpita


Càpita diventando vecchi
di stare più che quieti
a lungo nella stessa posizione
sulla panchina e
forse è rattrappirsi che invecchia.
Senza batter ciglio pensavo
alle mie ossa e
càpita un pettirosso, arzillo.
Saltella e mi occhieggia
mostrando un profilo poi l'altro.
Motivo in più per non spostarmi.




Benessere nordico



Tutti i punti sono cardinali.
Al nord volto le spalle
e inclino anche la testa,
all’indietro, al vento
un po’ freddo delle solitudini
archetipiche, degli interni caldi
circondati da distese vaste
e silenzi, dove il fuoco
è uno unico, in vivo
contrasto, incontrastato.
Altrove, sì, guardo, ogni tanto,
al rigoglioso sud; o mi aggiro
sfrondando nei giardini
variformi, variopinti eppure
sotto un unico sole; di cui dicono
nasce sempre a oriente
e viaggia a morire in occidente.
Io lo sento sulla pelle da dietro,
conciliante richiamo.
Dovunque mi trovi
è unica la direzione verso l’interno,
antica, comune; e ce n’è tante
quanti i nuovi punti, lontani
tuttattorno, quelli che solo sola
posso eventualmente occupare.
Non so la mia appartenenza
se non a questa posizione,
né mi curo d’altro.





Il nostro

                                            



Al chiaro di sole, e a quello della luna,
alcuni gesti: a svelare, quand'è sottile,
scoprire, quando è inverno, scoperchiare
cosa bolle in pentola o persino i sepolcri,
per resuscitare. In simili musiche danzate
si risveglia attivo, e sta il nostro poter fare.

Fa immagini riflesse nello specchio,
labili e per occhi abbagliati, fa
di anime che sono come sempre,
il come ora si compongono, alternate evidenze.
Per noi è tutta qui la decisione,
tutto è l’accurato uso, l’arte.

Precisi, morbidi e duri, sono i destini.






Genova


Se ho voglia di una poesia
e abbastanza tempo
e cibo da smaltire,
infilo carruggi
in guisa articolata,
dalle gambe quasi solo,
e raccolgo le fantasie
intricate dai miei predecessori,
disbrogliando nomi in alto,
anneriti. Scorci di antichità,
fettine di cielo, sbirciate.
Completo con lo stradario
e qualche memoria. Della Rosa,
del Pepe, della Luna, del Duca,
del Tempo Buono, della Scimmia,
dell'Amor Perfetto!
Senza neanche tralasciare
Droghieri, Orefici, Macelli
e un Campetto. Croce Bianca,
Fava Greca, seguite,
Dietro il Coro, Quattro Canti…
Orgoglio di una razza
una patria che mi elegge.





Congiuntivo sospiroso


Niente d'interessante.
Non è un aggettivo.
Può darsi, magari…

M'interesso
compatibilmente.
Al tempo del verbo.

Al giorno d'oggi,
quel che succederà domani,
data dell'altroieri.

Non sto più male,
fatico - spesso.
La fatica maggiore,

non ultima, può venire,
so qual è. Fatico,
sì e no disinteressata:

per la gloria pura!
Semino poesia a manciate.
Impalpabile, il polline d'oro.




Strategia campagnola



In questo esercizio si protrae.
Cauta, distesa, l'avanzata. Fiera.
La ritirata si raggomitola,
a scatti, ancora felina, superba.

Ritrosia acquisita: fra debolezza
e forza, chiave di moderazione.
Strisce di nuvole coadiuvanti,
ora il silenzio fruscia, reclama.

Cieli so immaginarne quanti voglio,
però quelli che vedo sono altri.
Minuziosi illustrano il momento.

D'altronde i gatti stessi hanno facce.
Quel grande ricamo in ferro battuto,
aperto o no, s'intravede il giardino.

Non occorre oltrepassare il nesso...
Sto in bottega; dalla soglia guardo.







Occasione


Vale, opale ovale!
Tu, arcobaleno fra le nuvole,
mi portasti un pegno.

"O" per stupore
di bagliori e colori del fuoco,
"pale" thy milky surroundings.

Rosso e multicolore sfolgorio,
bianco, perciò multicolore,
incarnato cangiante.

Valida promessa, vali responso-abile.
Siimi rispondente - pronta e delicata -
come alla luce.






Insostituibile individuo


Possono scorgersi molte rovine.
Disabitare un angolo è la fine,
sì. Conoscendoti,
ha aggiunto nuove stanze al palazzo.
Più specifico di un enzima, sei.







Distinto d'istinto
(voce dell’archivista)

 I find that the longer I know people
 the more they puzzle me.
                                                            W.S.Maugham, A friend in need



Finchè la conoscenza è nuova,
classifico,
finchè speci di sottospeci
moltiplicate,
sbalzi in rilievo dalla gabbia
il singolo, atipico.

La massa mi giace in scomparti
Di cassetti;
di una persona più ne so,
meno inquadro.
Solo l'ignoto è anonimo.
Diversa solitudine

più in là ritorna, un caso a sé.
Tempo dopo.
Vago ricordo l'ascendenza,
"chi somiglia".
Agli albori del primo incontro,
già mitico!

Cimeli di fotostatica
In soffita
le sottigliezze smussano
fisionomie.
Il corpo ora è movenze,
distribuzione in peso.





Mica sempre


Ho bisogno del vestito buono.
Designato per i giorni più luminosi
e le notti più buie.
Con tutti i suoi colori e delicatezze
starà più spesso riposto,
eppur nei miei vagheggi.

Ho bisogno del vestito frusto,
elevato a dignità dal logorio,
macchie d'abitudine;
con falsa noncuranza, affezionato.
Informe su gagliardi impulsi,
morbido, liscio e spento.

Osé in un modo o all'altro,
di fascino velato,
gorgheggio eppure curo
non me lo si porti via.
Smodato e fuori moda,
è la mia dote eccelsa
e resti patrimonio di mia figlia.


(N.d.A.: scritta e pubblicata anni prima del parto)



Erica


Io sono un libero pensatore.
Cittadino del mondo, ben pensante.
Miro al successo, non alla fama.

Mi occupo di leggere.
Di tanto in tanto scrivo.
E infatti ne viviamo

io e i miei congiunti.
Solo dopo morta mi divulgherò,
per distrarmi solo dalla tomba.





Romper le fila in soluzioni macromolecolari


Se qualcuno dei pensieri vigenti
rimane non pensato
se ne va il suo vigore;
ci si trova un peso incomprensibile
e ostruisce il corso.
Non sa dove attaccarsi,
altri girotondi s'ingarbugliano,
ripiega su sé stesso
senza capo né coda,
cerca un pretesto che gli corrisponda,
vaga mortificato.
Né cederà al suo sonno.




Il mio io sei per sei


Non sarebbe da me.
Grido, o anche urlo;
non modulo: ascolto
in me e chissà chi
provenire ignoto.
Sentimi ma sappi.




Antidoto


Erba del vicino, inaccessibile.
Come da proverbial definizione.
Avvicinabile, o dolci visite,
la si riscontra simile alla propria:
si tratta qui di fiori intercalati,
coglier scorci più unici che rari,
avvicinare il colore, aspirare.
Fruirne oltre il limite, se invitati,
risulta stabilirsi in casa d'altri.
Regale discrezione, per lo meno
in tempo di pace, senza invidia.
Piuttosto comune a noi regine,
se ben guardiamo, certa unicità.




Lucciole superstiti


Visioni d'interni, raro giubilo.
La membrana è poco permeabile,
e rara sia la rappresentazione.
Passaggio delicato, porta stretta.

Viscerali residui sviscerati,
esseri indifesi, non resistono
l'esterna atmosfera rarefatta,
le intemperie accidentali del tempo.

Si disfa, si decompone, svanisce.
Battaglie nel mondo muscolare.
Pesce fuor d'acqua, l'emozione priva
di pensiero e navigato racconto.

In forme decenti riesce il trasporto.
Cura, fatica sia, non idolo.
Testimone profeta l'allusione,

augure messaggero il segno.
Invito ripetuto, acceso e spento,
l'involucro che adorna la finzione!




Sane consuetudini


Una parola è in auge,
una alla volta;
se l'intuizione riesce
ad afferrarla,
dev'esser quella sola
nel suo retino,
anche se sfarfalleggia
fra tante altre.
Non distingue colori,
a tuttaprima.
Se l'osservo, trionfo
ma è per copiare
Il suo. Ricamo lenta:
resta vicino
più a lungo, l'essenza,
l'aria ricorda
che già l'ho rilasciata.





Intùito e ragione: tener d'occhio per veder chiaro



Il soggetto pensante, confinato all'estremo esterno,
abbarbicato a cinque sensi e qualcosa, frazionarii,
alerte vedetta, spalle al muro, s'ostina a spiare
l'intimo possedimento che ancora non ha nome,
il cui perpetuo attrito sprigiona scintille di brama.




Animale d'ombra


Non solo lenta va la tartaruga,
anche paziente, carica di tempo.
Quando sbircia sull'orlo di un burrone
allunga il collo, il percorso, mai il passo.

Il tramestìo il rumore improvviso
gli affollamenti…la cattura evita.
L'alito di follia, carogne, puzza
non la trattengono un minuto di più.

Tortuosa per attributo intrinseco,
dura corazza. Però non sorvola.
Gira e rigira si fa i fatti suoi
e forse sa che può finire in brodo.

Feroce se procede o si ritrae,
sotto le foglie; forma di relitto.
Usa cautela, ancora è curiosa:

chi ne catturi soltanto lo sguardo,
lo punta umido l'occhio vigile…
perenne mistero, si ferma, è dolce!








Didascalia esemplare


Per quanto liscio il mare è sempre orlato
di crestine spumeggianti sull'onda.
Nel caso la veduta fosse aerea,
complessiva, da distante la costa
è sempre frastagliata:

la terra sa che il mare è suo,
e solo i confini comuni.
Così quel che sappiamo,
interdetto ai limiti del sapere,
allunga il perimetro.

Si sofferma fra ottantamila veli.





Intermezzo


In the morning when it comes
a completely different day
I'm having my free wheels thoughts
for breakfast but if
you laugh at me or pull
my leg or whatever,
I tell you - listen -
I won't tell you to listen.



Differenza assimi-labile


Toccato da sorte felice l'uomo,
dev'esser successo, a quei tempi,
sentì cantare le donne in attesa,
tornò all'improvviso. Riferì agli altri;
da allora resta o va sol chi ne ha voglia.
Femminile ingegnera in America
non trova, ancora, un consesso che canti.



Invocazione per necessità


Distanza! Propria di cose simili,
appropriata a buon vicinato.
Gli estremi davvero si toccano
in quanto non lascino vie di mezzo.

Benchè, se follia imperversa, non potrei
sentirmi più lontana; pur, memore,
considerata, se quieta. Pur sana,
fragile. La minaccia mi sa in guardia.

Teorema di geometrie, dedurre
quant'io ne sia intrisa.




Progetto temerario


Amo le montagne, parentali,
che mi costrinsero in paesaggi,
a fantasticarne gli orizzonti.

Meta il cielo se le nubi sottili,
le nuvole se il cielo offre sfondo.
Ma c'è chi mi costringe in una stanza

dove il tesoro è localizzato,
a dissotterrarlo, e ripulito
lasciar luccicare oro zecchino.

Non so tanto di lui, tuttavia,
quanto di ciò che provo intorno.
Stringer legami sciogliendo nodi

Penelope attende.




Congiunzioni platoniche


Al concreto penso in astratto.
Solo il binomio non perde fascino.
Non mi astrarrò dal sensibile,
pur pauroso. Non da un oggetto al mondo.
Risalirò - per aspera - agganciando parole,
funi del simbolo polivalente.
Or l'una or l'altra stella.



Lo storico


Non m'adopero a cercar felicità,
che san trovarmi, come gli altri eventi.
Or m'alletta e m'allieta, di mercato,
convegno ai bordi appartati di piazza.

Tacito accordo di saggi discerne
incantate realtà incartate: fatti,
da empiriche percettività, anch'esse
pulite ad altri scambi, soggettive.

Scarni nuclei uniscono gli incontri;
nominarli fa sì che s'avverino
appieno, conclamati. Riferire.







Senza scampo


Confesso, ammetto, assolvo:
inferiore a nessuno
nell'essere me stessa.
Ben meglio di chiunque.

Da i talenti il compito.

E dubito che alcuno
sia in sé più che io in me.
Par'agone fra pari.
Quantità di qualità…

effimero numero.







Mobilità moderata


Lo sguardo coglie fiori, in basso
raso terra, sottofondo di salici piangenti.
Ma in alto gli olmi ondeggiano:

ripetuti inchini di cime e tronchi,
moto comune al gruppo. Sciolti
distacchi appena trattenuti

di fronde carezzevoli, individuali.
Foglioline oscillano tremule
al sorriso accennato del vento.






Dolce conquista


Ogni giorno umori, buoni e cattivi,
a sottomettermi. Lena tenace,
l'umorismo compatibile allaccia
girovaghi arabeschi capricciosi.
Placido, senz'affanno, brama indizi
per tener dietro a quel che a mia insaputa
trama e fermenta chi più non sospetto.

Alchemia odorosa, dietro le quinte,
pretende la resa incondizionata,
guai all'apprendista che metta naso,
o lingua, di rospo, una fattucchiera.
Sommo tributo, me condiscendente,
sia il subito accorgersi, la puntuale
gratitudine per le apparizioni.





Landa desolata


Siccità aspetta un grido che laceri
l'afa. Ma tuona e fulmina senz'acqua.
Udrei il lungo sospiro: sto bene,
eppure, dopo tutto, finalmente.

Una speranza solo è naufragata,
non ho perso altro. Tanta paura.
Amara, ròsa da pena cocente,
rosolata. Frutto dell'esperienza.






Nòcciolo secco


Il meglio, assoluto di circostanza,
invano sembra eludere il calcolo.
Si insinuano a tratto fine decime
e decimali a sottilizzare
i volumi di tali recipienti.

Della presentazione repellente
(dare quasi dispera, e il compenso)
tuttavia cerco, fisica o morale,
alla maniera d'Esopo, sincera
almeno la somiglianza animale.






Ninfa abbastanza amabile


Vieni presso la fonte, tu che puoi!
Il fiume è anche altrove conosciuto.
Turbolenta in virtù dell'intimità,
sia pure torrentizia; mi do cieca,
non calcolo sassi, quale il cammino.
Prerogativa non sempre facile,
il mio signore mi accoglie scontrosa:
se non disseto do una rinfrescata.
Il cuore è stretto prima che si apra.





Uscita


Tegole di absidi
o bifore di torri
a voltarmi la testa.
Passeggio selettiva:
strade già frequentate,
ricordo dettagliato,
non saprei ritrovare.
A sproposito pesa
l'occhio fotografico.
Poi colgo l'occasione,
lo riempio di un tesoro.
Effetto alleggerente!



Supplica non di perdono


Nel cielo ancora azzurro beata ho visto
la rotondità obliqua della luna
tosto emergere disincantata
da un arcipelago di nuvolette
e bianca come loro; damigelle,
che l'hanno accompagnata sulla scena,
si sono ritirate in trasparenza.
Lascia qualche grappolo di collera
intricato offuscare vicinanza,
la nostra stretta, primadonna in auge.





Perorazione


Nel contenuto sarò breve, dico;
sia contenuto, la forma fiorisce.
L'orecchio interno è un condotto ristretto
mentre l'occhio, impudico, ama i fiori:
non si limitano in appariscenza,
pur se ha qualcosa di austero il biglietto,
romanico contenuto in barocco.




Relativi spazi e tempi


Non il corpo è impedimento, portato
a raggiungerti in altri continenti.
Enormi uccelli in transito, materia
nuvolosa, seguon fili di baci
che ti ho mandato, code di aquiloni.
Quando, non visto, ne vuoi uno, alzi
la testa, apri un po' la bocca: ce n'è.

Resto ad aspettarti, sostanzialmente,
con la dispensa piena di provviste.
Ormai riposo sulla sicurezza
di incontri volanti, quando vogliamo,
possibilità duratura, appena
differenti, se pur tu sia in faccende.
Parto lontana, forse mi trasformo…







Frammento


Se ammutolisco,
con tutto quello che avrei da dire,
ricorda Saffo.
Poco funzionale, al telefono,
pur emozione.






Immergersi, quest'inverno


Sole pallido eppure generoso
di tepore che ancor più scalda, l'aria
pura per la recente nevicata;
fra pozzanghere luccicanti a macchie
nel parco senza tempo, controluce,
imito l'irregolare staccarsi
di spesse gocce all'angolo di fronte:
s'infittisce, qualche flam, qualche rullo.
Certo mi sciolgo come neve al sole.

Dall'orlo della coperta ieri sera,
posate sulla tristezza sommesse
tue parole, d'un tratto hanno affrettato
i battiti dei cuori. Ho risposto
in silenzio, gravida ancora intatta.
Mi piaci e mi spavento; e mi piace
lo spavento che ci rallenta, amore.
Lenta una gioia come largo lago
s'impone. Al nostro prossimo ritorno.




*