LXXXIII
Lesbia, presente il marito, di me dice male parecchio
e quel vanesio ne trae massima felicità.
Mulo, t'accorgi di nulla? Se mi si scordasse e tacesse,
sana starebbe: se ormai brontola e sparla di me,
oh, non soltanto mi pensa, ma cosa che è assai più importante,
è incollerita: perciò mormora e brucia: tant'è.
e quel vanesio ne trae massima felicità.
Mulo, t'accorgi di nulla? Se mi si scordasse e tacesse,
sana starebbe: se ormai brontola e sparla di me,
oh, non soltanto mi pensa, ma cosa che è assai più importante,
è incollerita: perciò mormora e brucia: tant'è.
LXXXV
Odio e poi amo. Perché io lo faccia forse mi chiedi;
non so, ma sento che accade ed è un tormento per me.
non so, ma sento che accade ed è un tormento per me.
LXXXVI
Quinzia è per molti stupenda; per me invece è candida, snella,
dritta: confesso così singole sue qualità.
Nego però tutto quello "stupenda": eh già, un po' di bellezza,
anche un granello di sale in quel gran corpo non c'è.
Lesbia è stupenda davvero, che in quanto è bellissima tutta,
unica a tutte per sé tutte le grazie rubò.
dritta: confesso così singole sue qualità.
Nego però tutto quello "stupenda": eh già, un po' di bellezza,
anche un granello di sale in quel gran corpo non c'è.
Lesbia è stupenda davvero, che in quanto è bellissima tutta,
unica a tutte per sé tutte le grazie rubò.
XCIII
Cesare, non mi ci impegno poi tanto a volerti piacere,
non a sapere se poi candido o nero sia tu.
non a sapere se poi candido o nero sia tu.
***
O genitrice di Eneadi, delizia di uomini e dèi,
Venere lieta, che sotto gli erratici segni del cielo
il mare corso da navi, le terre che portano frutto
fai brulicare, poiché per te di creature viventi
nasce ogni genere e sorge a vedere i raggi del sole: 5
te, dea, te anche il vento rifugge e te i nembi del cielo
e il tuo avanzare, per te la dedàlea terra soavi
fiori fa crescere, a te sorridono i piani del mare,
rasserenato risplende il cielo di luce soffusa.
Già, poiché appena il tepore vernale del giorno si schiude, 10
s'apre e ha vigore la brezza del rigenerante favonio,
prima nell'aria gli uccelli di te del tuo incedere, dea,
dànno significazione, percossi nel cuore al tuo impulso.
quindi le fiere e le greggi percorrono i pascoli lieti 15
passano i fiumi impetuosi: rapita così dalla grazia 14
segue bramosa ogni vita te dove ti spingi a guidarla. 16
Ecco che poi per i mari e i monti e nei rapidi fiumi
e le dimore frondose d'uccelli e le verdi campagne
a tutti quanti nei petti instillando tenero amore
fai propagare secondo le specie le generazioni. 20
Ecco perché poiché sola tu domini sulla natura
e nulla mai senza te alle chiare sponde di luce
sorge né nulla di lieto o amabile mai si produce,
la mia alleata vorrei fossi tu, nel tessere versi,
questi che io sto tentando di scrivere sulla natura 25
per il Memmiade nostro, che tu, dea, in ogni stagione
sempre hai voluto eccellesse ornato di tutte le doti.
Tanto di più dea, al mio dire, concedi perciò la tua grazia.
Fa' che frattanto le prove terribili della milizia
per tutti i mari e le terre s'acquietino, trovino requie; 30
certo tu sola ai mortali potresti concedere pace
placida, già, che le prove terribili l'armipotente
Marte le domina, lui, che sovente sopra il tuo grembo
vinta com'è da ferita eterna d'amore si giace,
e nel guardarti dal basso, posando il suo collo tornito 35
pasce i suoi cupidi sguardi d'amore, a te, dea, sospirando,
pende il respiro del dio resupino dalle tue labbra.
tu su di lui, mentre sopra il tuo corpo santo riposa,
chinati dea ad abbracciarlo, soavi parole dal labbro
spandi, o gloriosa ai Romani implorando placida pace; 40
compiere l'opera in questa età così atroce alla patria
io non potrei di buon animo e il seme glorioso di Memmio
alla salvezza comune non può in questo tempo sottrarsi.
E' necessario difatti che ogni natura divina
goda di vita immortale insieme alla pace perfetta 45
tanto è remota dai nostri affanni e del tutto disgiunta;
già poiché priva di tutti i dolori e priva di rischi,
forte del proprio potere qual è, né di noi bisognosa,
né per i meriti è resa benigna, né all'ira è soggetta.
Quando l’umana esistenza agli occhi appariva vilmente
vinta, soggetta com’era in terra a una fede oppressiva,
che dagli spazi del cielo veniva ostentando il suo volto
e sui mortali incombeva con terrificante sembianza,
ecco che un Greco da prima osò sollevarle di contro
gli occhi mortali e così per primo resisterle contro,
l’uomo che né diceria sugli dèi, né fulmini o cielo
dal mormorio minaccioso oppressero - e tanto più l’aspra
forza dell’animo accesero in lui, sì che volle per primo
frangere i saldi serrami alle porte della natura.
Dunque per vivo vigore dell’animo ha vinto, e più oltre
anzi s’è spinto, al di là delle fiammee mura del mondo,
e ne riporta per noi, vittorioso, quel che può darsi,
quel che non può, come infine ha per suo criterio ogni cosa
sia potestà definita sia termini ben ancorati.
La religione, perciò, sotto i nostri piedi, a sua volta
giace abbattuta e ci fa pari al cielo tanta vittoria.