Georgien 2008

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per sé tutte le grazie rubò






LXXXIII
Lesbia, presente il marito, di me dice male parecchio
e quel vanesio ne trae massima felicità.
Mulo, t'accorgi di nulla? Se mi si scordasse e tacesse,
sana starebbe: se ormai brontola e sparla di me,
oh, non soltanto mi pensa, ma cosa che è assai più importante,
è incollerita: perciò mormora e brucia: tant'è.

LXXXV
Odio e poi amo. Perché io lo faccia forse mi chiedi;
non so, ma sento che accade ed è un tormento per me.

LXXXVI
Quinzia è per molti stupenda; per me invece è candida, snella,
dritta: confesso così singole sue qualità.
Nego però tutto quello "stupenda": eh già, un po' di bellezza,
anche un granello di sale in quel gran corpo non c'è.
Lesbia è stupenda davvero, che in quanto è bellissima tutta,
unica a tutte per sé tutte le grazie rubò.

XCIII
Cesare, non mi ci impegno poi tanto a volerti piacere,
non a sapere se poi candido o nero sia tu.


***

O genitrice di Eneadi, delizia di uomini e dèi,
Venere lieta, che sotto gli erratici segni del cielo
il mare corso da navi, le terre che portano frutto
fai brulicare, poiché per te di creature viventi
nasce ogni genere e sorge a vedere i raggi del sole: 5
te, dea, te anche il vento rifugge e te i nembi del cielo
e il tuo avanzare, per te la dedàlea terra soavi
fiori fa crescere, a te sorridono i piani del mare,
rasserenato risplende il cielo di luce soffusa.
Già, poiché appena il tepore vernale del giorno si schiude, 10
s'apre e ha vigore la brezza del rigenerante favonio,
prima nell'aria gli uccelli di te del tuo incedere, dea,
dànno significazione, percossi nel cuore al tuo impulso.
quindi le fiere e le greggi percorrono i pascoli lieti 15
passano i fiumi impetuosi: rapita così dalla grazia 14
segue bramosa ogni vita te dove ti spingi a guidarla. 16
Ecco che poi per i mari e i monti e nei rapidi fiumi
e le dimore frondose d'uccelli e le verdi campagne
a tutti quanti nei petti instillando tenero amore
fai propagare secondo le specie le generazioni. 20
Ecco perché poiché sola tu domini sulla natura
e nulla mai senza te alle chiare sponde di luce
sorge né nulla di lieto o amabile mai si produce,
la mia alleata vorrei fossi tu, nel tessere versi,
questi che io sto tentando di scrivere sulla natura 25
per il Memmiade nostro, che tu, dea, in ogni stagione
sempre hai voluto eccellesse ornato di tutte le doti.
Tanto di più dea, al mio dire, concedi perciò la tua grazia.
Fa' che frattanto le prove terribili della milizia
per tutti i mari e le terre s'acquietino, trovino requie; 30
certo tu sola ai mortali potresti concedere pace
placida, già, che le prove terribili l'armipotente
Marte le domina, lui, che sovente sopra il tuo grembo
vinta com'è da ferita eterna d'amore si giace,
e nel guardarti dal basso, posando il suo collo tornito 35
pasce i suoi cupidi sguardi d'amore, a te, dea, sospirando,
pende il respiro del dio resupino dalle tue labbra.
tu su di lui, mentre sopra il tuo corpo santo riposa,
chinati dea ad abbracciarlo, soavi parole dal labbro
spandi, o gloriosa ai Romani implorando placida pace; 40
compiere l'opera in questa età così atroce alla patria
io non potrei di buon animo e il seme glorioso di Memmio
alla salvezza comune non può in questo tempo sottrarsi.
E' necessario difatti che ogni natura divina
goda di vita immortale insieme alla pace perfetta 45
tanto è remota dai nostri affanni e del tutto disgiunta;
già poiché priva di tutti i dolori e priva di rischi,
forte del proprio potere qual è, né di noi bisognosa,
né per i meriti è resa benigna, né all'ira è soggetta.
Quando l’umana esistenza agli occhi appariva vilmente
vinta, soggetta com’era in terra a una fede oppressiva,
che dagli spazi del cielo veniva ostentando il suo volto
e sui mortali incombeva con terrificante sembianza,
ecco che un Greco da prima osò sollevarle di contro
gli occhi mortali e così per primo resisterle contro,
l’uomo che né diceria sugli dèi, né fulmini o cielo
dal mormorio minaccioso oppressero - e tanto più l’aspra
forza dell’animo accesero in lui, sì che volle per primo
frangere i saldi serrami alle porte della natura.
Dunque per vivo vigore dell’animo ha vinto, e più oltre
anzi s’è spinto, al di là delle fiammee mura del mondo,
e ne riporta per noi, vittorioso, quel che può darsi,
quel che non può, come infine ha per suo criterio ogni cosa
sia potestà definita sia termini ben ancorati.
La religione, perciò, sotto i nostri piedi, a sua volta
giace abbattuta e ci fa pari al cielo tanta vittoria.


Gaius Valerius Catullus, Carmen 46






Iam ver egelidos refert tepores,
iam caeli furor aequinoctialis
iucundis Zephyri silescit aureis.
Linquantur Phrygii, Catulle, campi
nicaeaeque ager uber aestuosae:
ad claras asiae volemus urbes.
Iam mens praetrepidans avet vagari,
iam laeti studio pedes vigescunt.
O dulces comitum valete coetus,
longe quos simul a domo profectos
diversae varie viae reportant.



Già primavera ridice il tepore
già del cielo il furore equinoziale
zittito da gioconde arie di Zefiro.
Devi lasciare Catullo i frigi campi
e i nicei fertili coltivi rigonfi:
via alle chiare asiatiche città.
Già trepido l'animo di vagare
già lieti non sanno star fermi i piedi.
Dolci compagni addio state bene
che da lontana casa insieme giunti
diverse vie ora riportano.





Now spring retrieves the warm heart of the year,
as equinoctial blusters of the heavens
are hushed at last in Zephyr's tender breezes.
Catullus, time to leave the plains of Troy
and the rich lands of sweltering Nicaea:
Off now, to the famed cities of the Agaean!
The mind is fluttering with wanderlust,
These eager feet cannot stay still, and dance.
So now it is farewell to dear companions
who from a faraway home set out together,
whom several roads now separately return. 



Translated into English by A.Z. Foreman

Catullus, Carmen CI


Gaius Valerius Catullus, Carmen CI




Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem.
Quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum
Heu miser indigne frater adempte mihi,
nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frater, ave atque vale.



Molte genti attraversai e molte acque
fratello son qui per gli ultimi riti,
gli ultimissimi doni per i morti,
parlare invano alle ceneri mute.
Poi che il destino ti ha tolto a me
sfortunato fratello a me tolto
per fare al modo dei nostri padri
porto i tristi doni per i riti,
tu ricevili con molto mio pianto,
e per sempre fratello stai bene, addio.



Translated by A.Z. Foreman
Click here to hear me recite the original in a reconstruction of the urban pronunciation of about 50 B.C.

Driven through many a nation, out over many an ocean,
I am now here for these last rites of passing,
To offer you, dead brother, the last gifts of the living,
To speak in vain at your unspeaking ash
Since bitter fortune barred me, stole you to a shadow,
Poor brother taken, cruelly taken, from me.
But now to celebrate grief in custom of our fathers
I bring small foods to you who starve below,
Small gifts damp with a brother's tears. Take them and this
Into eternity: hail and farewell.



Catullus, 32





Amabo, mea dulcis Ipsitilla,
meae deliciae, mei lepores,
iube ad te veniam meridiatum.
Et si iusseris, illud adiuvato,
ne quis liminis obseret tabellam,
neu tibi lubeat foras abire,
sed domi maneas paresque nobis
novem continuas fututiones.
Verum si quid ages, statim iubeto:
nam pransus iaceo et satur supinus
pertundo tunicamque palliumque.


Ti voglio amare mia dolce Ipsitilla,
mia delizia, mio piacere, ordina
che io ti raggiunga di pomeriggio.
E nel caso fammi questo favore
che qualcun altro non chiuda la porta,
non ti vengano a dire di uscir fuori,
resta a casa e preparati per noi
a nove coiti uno dietro l’altro.
Davvero se vuoi dev’esser ora:
infatti sto coricato per pranzo
e buco sia la tunica che il pallio.




Translated by A.Z. Foreman

I beg you, be a sweetheart Ipsitilla,
my darling, my experienced beauty, call me
over to join your nap this afternoon,
and if you're willing, do me this huge favor:
Don't let some other client lock the door,
resist the urge to try and cruise the streets,
but stay at home and get yourself prepared
for nine successive screws - a fuckathon. 
If you'd have me at all, the time is now.
I'm on my back in bed, digesting lunch,
and my junk's jutting through my cloak and tunic.
 


Catullus, 33



O furum optime balneariorum
Vibenni pater et cinaede fili
Nam dextra pater inquinatiore
Culo filius est voraciore:
Cur non exilium malasque in oras
Itis, quandoquidem patris rapinae
Notae sunt populo et nates pilosas
Fili, non potes asse venditare.

O ottimo ladro di tutti i bagni
Vibennio padre e puttano figlio
infatti ha mano più rapace il padre
di quanto il culo del figlio è avido:
perché non in esilio e in malora
andate, ora che le rapine
note a tutti, le natiche pelose
non potete continuare a vendere.




Translated by A.Z. Foreman
Click to hear me recite the original Latin in reconstructed classical pronunciation

O greatest of all grabbers at the bathhouse,
Vibennius and his son, that little bitch!
Father whose hand is as rapacious
As his boy's asshole is voracious!
Why don't you two leave town, and head for hell

Now that the whole town knows of daddy's thefts,
And you, son, have no chance of any buyer
Paying one penny for those hairy buttcheeks.



Catullus, 34





Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.
Dicit; sed mulier cupido quod dicit amati,
in vento et rapida scribere oportet aqua

Dice di non preferir nessuno a me
la mia donna, non se Giove la voglia.
Lo dice; ma detto di donna all’amato
si scrive nel vento e nella corrente.


Translated by A.Z. Foreman

My girl says there's no one she'd rather wed
    Than me. "Not even Jupiter"
Says she. But things a woman says in bed
    To please her lover are as sure
As any contract scribbled out on air. 
Or you could find a sea, and write it there.
 

Catullus, 75





Huc est mens deducta tua mea Lesbia culpa
atque ita se officio perdidit ipsa suo
ut iam nec bene uelle queat tibi si optima fias
nec desistere amare omnia si facias.



Tanto in basso per tua colpa mia Lesbia
la mia mente per servirti è caduta
che non posso per ottima che fossi
amarti né smettere per quel che sei.


Translate by A.Z. Foreman
Click to hear me read the original in a reconstruction of what educated Romans sounded like

My mind's been laid so low through no fault but yours,
Has lost so much of itself through duty to you
That I can't like you, not for the best you could be,
Nor cease to love you, not for the worst you could do.

Catullus, 105



Mentula conatur Pipleium scandere montem.
Musae furcillis praecipitem eiciunt.


Il cazzo cercava varcare il monte.
Musa con forcina lo precipitò.



Catullus, 16 (delicato)





Pedicabo ego vos et irrumabo,
Aureli pathice et cinaede Furi,
qui me ex versiculis meis putastis,
quod sunt molliculi, parum pudicum.
Nam castum esse decet pium poetam
ipsum, versiculos nihil necesse est;
qui tum denique habent salem ac leporem,
si sunt molliculi ac parum pudici,
et quod pruriat incitare possunt,
non dico pueris, sed his pilosis
qui duros nequeunt movere lumbos.
Vos, quod milia multa basiorum
legistis, male me marem putatis?
Pedicabo ego vos et irrumabo.



Io voi vi fotto e vi vengo in bocca,
l’anale Aurelio e il pederasta Furio,
che dai miei versicoli giudicaste,
me tenerello perché sono molli.
Vero dev’esser casto il pio poeta,
ai versicoli non è necessario;
allora che siano piccanti e salaci,
se essi son molli e di un tenerello,
e possono eccitare quel che prude,
non dico i bambini ma i pelosi
che i lombi duri non posson muovere.
Voi che le molte migliaia di baci
leggeste, mi giudicate malmaschio?
Io voi vi fotto e vi vengo in bocca.



Translated into English by A.Z. Foreman
Click to hear me recite the Latin in a reconstruction of late classical pronunciation

I'll fuck you up the ass and down the throat,
Anal Aurelius and facial Furius,
For deeming me indecent and effete,
A pansy author writing small soft verses.
A goodly poet's life must needs be pious,
But it's unnecessary in his verses.
Lines lie unspiced, unwanton and unwitty
Until they get indecent, with small, soft
Ticklings enough to stoke the nether needs
Not in young boys, but aged and bushy-backed
Men with arthritis of the crotch. You read
The thousand kisses from one woman packed
In my tight lines, and call me girl? Take note: 
I'll fuck you up the ass and down the throat.