Senza motivi apparenti, d’un tratto un Emanglone
si mette a piangere, sia perché vede una foglia tremare o un po’ di polvere
cadere, oppure perché una foglia cade nella sua memoria, sfiorando altri
ricordi diversi, lontani, e sia perché il suo destino d’uomo rivelandosi lo fa
soffrire.
Il
lavoro non è ben visto dagli Emangloni, e, se prolungato, presso di loro porta
spesso dei malanni.Dopo alcuni giorni di fatica sostenuta, succede che un
Emanglone non riesca più a dormire.Quell’uomo è esausto. Non ha neanche più la
forza di dormire. Poiché dormire è una reazione. Bisogna anche essere capaci di
questo sforzo, e ciò in piena fatica. Il povero Emanglone dunque deperisce.
Come potrebbe non deperire, insonne, in mezzo a gente che dorme a più non
posso? Qualcuno però, se abita in riva al lago, si riposa alla bell’e meglio
contemplando le acque e i disegni senza motivo composti dalla luce della luna,
e riesce a vivere qualche mese, per quanto mortalmente travolto dalla nostalgia
d’un sonno profondo.
Gente così si riconosce facilmente dagli
sguardi vaghi e insieme insistenti, sguardi che assorbono il giorno e la notte.
Imprudenti che hanno voluto lavorare! Ormai è
troppo tardi.
Nessuno gli chiede spiegazioni. Tutti
capiscono, e per simpatia si girano dall’altra parte perché sia a suo agio.
Ma, spesso colti da una specie di sfaldamento
collettivo, se la cosa si svolge in un caffè, certi gruppi di Emangloni si
mettono a piangere silenziosamente, le lacrime rendono confusi gli sguardi, e
la sala e i tavoli spariscono dalla vista. Le conversazioni rimangono sospese,
senza più nessuno che le porti a termine. Una specie di disgelo interiore,
accompagnato da brividi, li occupa tutti. Ma in pace. Poiché ciò che sentono è
uno sgretolamento generale del mondo senza più limiti, non tanto della loro
semplice persona o del loro passato: uno sgretolamento contro cui proprio
niente, niente si può fare.
Si entra così, fa bene certe volte entrare così
nella Grande Corrente, nella Corrente vasta e desolante.
Tali sono gli Emangloni, senza antenne, ma commoventi
al fondo.
Poi, quando è passato, riprendono le loro
conversazioni anche se fiaccamente, e senza mai alludere all’invasamento avuto.
Le immagini, le forme dei personaggi, vi
appaiono grazie a un gioco di specchi (gli attori recitano in un’altra sala), e
vi appaiono più reali che se fossero presenti, più concentrati, più purificati,
più definitivi, sbarazzati di quell’alone che produce sempre la presenza reale
faccia a faccia.
Parole, discese dal soffitto, sono pronunciate
a nome loro.
L’impressione di fatalità, senz’ombra di
pathos, è straordinaria.
***
A circondare il paese della Magia, dei
minuscoli isolotti: sono delle boe. In ogni boa un morto. Questa cintura di boe
protegge il paese della Magia, serve da ascolto agli abitanti del paese,
segnala loro l’avvicinarsi degli stranieri.
Poi non resta che disorientarli e ricacciarli
lontano.
Non ha nessuna utilità, non costituisce un
gioco.
È un caso di spontaneità magica.
*
Il bambino, il bambino del capo, il bambino del
malato, il bambino del bracciante, il bambino dello stupido, il bambino del
Mago, il bambino nasce con ventidue pieghe. Si tratta di spiegarle. Allora la
vita dell’uomo è completa, sotto questa forma muore. Non gli resta nessun piega
da disfare.
È raro che un uomo muoia senza avere ancora
qualche piega da disfare. Ma è accaduto.
***
A Huina, ai primi segni di vecchiaia, le
persone anziane sono rieducate, in quanto divenute inadatte a sentire il
Presente.
Se le si lasciasse andare, senza metodo, in
breve tempo sarebbero totalmente irrieducabili.
I vecchi tentano, come si può ben immaginare,
per orgoglio, di marinare la scuola.
Peggio per loro. E anche se qualcuno esibisce
un diploma di rieducato, ottenuto per pietà o per favore, questa protezione non
lo coprirà impunemente. Provi soltanto a lasciarsi sfuggire qualche
dimostrazione di vecchiaia, ad esempio dichiarando che gli si manca di
rispetto, oppure che i giovani sono più superficiali che ai suoi tempi, e
subito lo si chiuderà nella camera dell’oblio. Lì finisce ogni discussione.
Molti di loro, di fronte a questa minaccia,
diventano alquanto prudenti e, tenendo più alla vita che al rispetto,
acconsentono a tutto, ripassando fino a tre volte gli “esami di sensibilità”.
Quando sono bocciati è per zelo, per il loro eccesso di volontà, di cui danno
prova maldestramente (questa volontà ossuta dei vecchi, fonte di durezza).
E quando il risultato è favorevole? Ebbè,
questo ti fa dei vecchi proprio simpatici, accidenti! all’occasione anche
soccorrevoli, perché forse si sorvegliano un po’ troppo.