Georgien 2008

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Pallaksch


 







Tubinga, gennaio





A cecità con-

vinti occhi.

Il loro - “ un

rebus è puro

sgorgo” - , il loro

ricordo a 

natanti torri di Hòlderlin, da gabbiani

circondate.


Visite di affogato falegname a

queste

affioranti parole:


Venisse,

venisse un uomo,

venisse un uomo al mondo, oggi, con

la barba di luce di

patriarchi: potrebbe,

parlasse di questo

tempo, egli

potrebbe

solo ninnare e ninnare,

sempre, sempre

nin nan









Concerto alla stazione / Bahnhofkonzert

 












Bahnhofkonzert




Kein Atmen mehr. Das Firmament – voll Maden.

Verstummt die Sterne, keiner glüht,

Doch über uns, Gott siehts, Musik, dort oben −

Der Bahnhof bebt vom Aonidenlied,

Und wieder ist die Luft, zerrissen von Signalen,

Die Geigenluft, die ineinanderfließt.

Der Riesenpark. Die Bahnhofskugel, gläsern.

Die Eisenwelt – verzaubert, abermals.

Und feierlich, in Richtung Nebel-Eden,

Zu einem Klang-Gelage rollt die Bahn.

Ein Pfauenschrei, Klaviergetöse.

Ich kam zu spät. Ich träum ja. Mir ist bang.

Der Glaswald rings, ich habe ihn betreten.

Der Geigen-Bau – in Tränen, aufgewühlt.

Der Duft der Rosen in den Moder-Beeten;

Der Chor der Nacht, der anhebt, wild.

Der teure einst, der mitzog, er, der Schatten…

Sein Nachtquartier: ein gläsernes Gezelt…

Die Eisenwelt, sie schäumt, schäumt vor Musik −

Mir ist, als bebte sie am ganzen Leibe −

Ich steh im Glasflur, lehne mich zurück.

Wo willst du hin? Es ist die Totenfeier

Des Schattens, der dort ging. Noch einmal war Musik.



Übersetzt von Paul Celan







Concerto alla stazione




Più nessun respiro. Il firmamento - pieno di larve.

Ammutolite le stelle, nessuna brace,

eppure su di noi, Dio lo vede, musica, lassù -

la stazione pulsa del canto degli eonidi,

e ancora l’aria, strappata da segnali,

l’aria dei violini, che scorre una sull’altra.

Il parco gigante. La sfera della stazione, vitrea.

Il mondo ferreo - incantato, da sempre.

E cerimonioso, in direzione Eden nebbioso,

verso un deposito di suoni rotola il binario.

Un grido di pavone, irrompere di pianoforte.

Giunsi tardi. Sto sognando. Impaurisco.

Il bosco di vetro intorno, lo traversai.

La costruzione di violini - in lacrime, riesumata.

Il profumo delle rose nelle aiuole marcescenti;

il coro della notte, che si erge, selvaggio.

Il prezioso Untempo, che mi accompagnò, egli, l’ombra…

Il suo quartiere notturno: accampamento vitreo…

Il mondo di ferro, schiuma, schiuma per la musica -

mi pare pulsi in tutto il corpo -

io in piedi nel vitreo corridoio, appoggio indietro.

Dove vuoi andare? E’ la festa dei morti

dell’ombra, che andò là. Ancora fu musica.






dalla traduzione in tedesco di Paul Celan





*

Lippen, Schwellgewebe der Du-Nacht / Labbra, Trama di gonfiori della tu-notte



















LIPPEN, SCHWELLGEWEBE der Du-Nacht:

Steilkurvenblicken kommen geklettert,
machen die Kommissur aus,
nàhn sich hier fest - :
Zufahrtsverbote, Schwarzmaut.

Es mùsste noch Leuchtkàfer geben.








LABBRA, TRAMA DI GONFIORI della tu-notte:

Sguardi in ripide curve giungono arrampicandosi,
decidono l’annessione,
si cuciono qui stretti -:
divieti di accesso, pedaggio nero.

Dovrebbero ancora esistere lucciole.

















*

Deutlich, weithin, das offne / Evidente, fin da lungi, l’aperto










Deutlich, weithin, das offne
Umklammerungszeichen,


entlassen die Liebenden
auch aus der Ulmwurzel-Haft,


Schwarz -
züngiges, reif, am Sterben
wird abermals laut, Beglänztes
rückt näher.





Evidente, fin da lungi, l’aperto
segno dell’abbrancare,


rilasciano gli amanti
anche dalla prigionia di radice d’olmo,



Nero -
linguato, maturo, morente
torna il suono forte, il lucente
viene più vicino.







*

sostengo "sali verso" non "imponiti"! "gegen" non è solo avversativo! è anche "di fronte".. n.d.t.


ph: salsel, Spruzzi - aldilà





SCHREIB DICH NICHT
zwischen die Welten,

komm auf gegen
der Bedeutungen Vielfalt,

vertrau der Tränenspur
und lerne leben.



NON SCRIVERTI
tra i mondi,

sali verso 
la varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.








*







Neben mir lebst du, gleich mir: als ein Stein / Accanto a me tu vivi, uguale a me: come un sasso





ph Roberto Nespola, Fori romani




Neben mir lebst du, gleich mir:
als ein Stein
in der eingesunkenen Wange der Nacht.

O diese Halde, Geliebte,
wo wir pausenlos rollen,
wir Steine, von Rinnsal zu Rinnsal.
Runder von Mal zu Mal.
Ähnlicher. Fremder.

O dieses trunkene Aug,
das hier umherirrt wie wir
und uns zuweilen
staunend in eins anschaut.






Accanto a me tu vivi, uguale a me:
come un sasso
nella guancia scavata della notte.


Oh questa china, amore,
dove noi senza sosta rotoliamo,
noi sassi, da un rigagnolo all'altro.
Sempre più rotondi.
Più simili. Più estranei.


Oh quest'occhio ebbro,
che in questi luoghi come noi va errando
e su di noi insieme posa
di quando in quando lo sguardo, e si stupisce.






versione Maurizio Monina

ein Wort nach dem Bilde des Schweigens, (Strähne / Ciocca)








Strähne, die ich nicht flocht, die ich wehn ließ,
die weiß ward von Kommen und Gehen,
die sich gelöst von der Stirn, an der ich vorbeiglitt
im Stirnenjahr –:
dies ist ein Wort, das sich regt
Firnen zulieb,
ein Wort, das schneewärts geäugt,
als ich, umsommert von Augen,
der Braue vergaß, die du über mich spanntest,
ein Wort, das mich mied,
als die Lippe mir blutet’ vor Sprache.
Dies ist ein Wort, das neben den Worten einherging,
ein Wort nach dem Bilde des Schweigens,
umbuscht von Singrün und Kummer.
Niedergehn hier die Fernen,
und du,
ein flockiger Haarstern,
schneist hier herab
und rührst an den erdigen Mund.


Von Schwelle zu Schwelle




Ciocca, che non intrecciai, che lasciai al vento,
che si fece bianca per il suo andare e venire,
che si staccò dalla fronte da me sfiorata
nell’anno delle fronti – :
questa è una parola che si muove
per amore dell'abete,
una parola che affisò lo sguardo alle nevi,
quando io, recinto da un’estate di occhi,
scordai il sopracciglio che tu spiegavi sopra di me,
una parola che mi evitò
quando il labbro mi sanguinava di linguaggio.
Questa è una parola che si aggirava accanto alle parole,
una parola sul modello del silenzio,
recinta da cespugli di pervinca e di afflizione.
Qui calano giú le lontananze,
e tu,
un fioccoso astro di capelli,
qui scendi come neve
fino a toccare la terrosa bocca.




Di soglia in soglia


Traduz. Giuseppe Bevilacqua


*

rara traduzione ineccepibile: Francesco Marotta



Sprich auch du,
sprich als letzter,
sag deinen Spruch.
Sprich –
doch scheide das Nein nicht vom Ja.
Gib deinem Spruch auch den Sinn:
gib ihm den Schatten.
Gib ihm Schatten genug,
gib ihm so viel,
als du um dich verteilt weißt zwischen
Mittnacht und Mittag und Mittnacht.
Blicke umher:
sieh, wie’s lebendig wird rings –
Beim Tode! Lebendig!
Wahr spricht, wer Schatten spricht.
Nun aber schrumpft der Ort, wo du stehst:
Wohin jetzt, Schattenentblößter, wohin?
Steige. Taste empor.
Dünner wirst du, unkenntlicher, feiner!
Feiner: ein Faden,
an dem er herabwill, der Stern:
um unten zu schwimmen, unten,
wo er sich schimmern sieht: in der Dünung
wandernder Worte.



Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.
Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.
Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.
Guàrdati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.
Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stella:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti.




Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia), 1955.
Traduzione di Francesco Marotta





Paul Celan


Deutlich, weithin, das offne
Umklammerungszeichen,


entlassen die Liebenden
auch aus der Ulmwurzel-Haft,


Schwarz-
züngiges, reif, am Sterben
wird abermals laut, Beglänztes
rückt näher.




Evidente, fin da lontano, l’aperto
segno dell’abbrancare,


rilasciano gli amanti
anche dalla prigionia di radice d’olmo,


nero-
linguato, maturo, morente
torna il suono forte, illuminato
viene più vicino.