Uno
di questi doni di libertà consiste in ciò, che i figli degli Uomini rimangono
solo per breve tempo nel mondo vivente, e a esso non sono legati, e ben presto
se ne dipartono: per andar dove, gli Elfi non sanno.
Invece
gli Elfi rimangono sino alla fine dei giorni, e il loro amore per la Terra e
per il mondo tutto è tanto più unico e profondo, e con il trascorrere degli
anni sempre più intriso di malinconia. Gli Elfi infatti non muoiono finché il
mondo non muore, a meno che siano uccisi o si struggano di dolore (e a
entrambe queste morti apparenti sono soggetti); né l'età ne diminuisce le
forze, sempreché non si stanchino di mille e mille secoli; e, se muoiono,
vengono accolti nella aule di Mandos in Valinor, donde col tempo possono
tornare.
Ma
i figli degli Uomini muoiono per davvero e abbandonano il mondo; per cui son
detti Ospiti ovvero Stranieri. Morte è il loro destino, il dono di Ilùvatar,
che, col passare del tempo, persino le Potenze invidieranno.
Ma
Melkor lo ha aduggiato della propria ombra e mischiato con la tenebra, e dal
bene ha estratto male, e paura dalla speranza. Pure, nei tempi antichi i Valar
dichiararono agli Elfi in Valinor che gli Uomini avranno parte nella Seconda
Musica degli Ainur; ma Ilùvatar non ha rivelato quali siano i suoi propositi
per ciò che attiene agli Elfi una volta che il mondo sia finito, e Melkor non
li ha scoperti.
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La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.
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trad. Massimiliano, uno dei massimi esperti di Tolkien, grazie a Claudia Bovero, la sua mamma fiera.

