Georgien 2008

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morte necessaria e vita eterna, e mettiamo pure ..




E mettiamo invece che abbiano ragione quelli che dicono che dopo la morte, per chi muore, non c’è niente. Visto che la morte non è qualcosa di casuale piovutoci da un cielo distratto, ma è necessaria all’evoluzione, anzi tutt’uno con essa, poiché per evolvere ci vogliono sempre nuovi individui, e devono morire i vecchi, allora è indubitabile anche questo: che in quanto preciso, unico elemento della macchina evolutiva, in quanto attore dell’evoluzione, l’individuo viene a essere come un organo di un organismo, come l’elemento di un composto, e dunque a partecipare con la sua piccola vita, della grande vita. Ecco allora che dire “dopo la morte non c’è niente” viene a essere qualcosa di insufficiente, e un po’ in malafede anche. L’individuo che nasce e muore, è come se avesse incisa, in una sua medaglietta, una particolare entità matematica, che significa una identità identica solo a sé, come un certo preciso numero, quello e non altro, e proprio per questo, cioè essere un preciso numero, dà a lui l’appartenenza a tutta la realtà dei numeri, l’essere lui anello di una grande catena, significa che se non ci fosse, la catena si spezzerebbe, e sprofonderebbe nell’abisso.

Cieli celesti 

Il fico sulla fortezza





Così la strada va, una volta,
e ancora andrà, per sempre.
In alcuni punti è franata, non importa,
si crea un sentiero più piccolo
che ricollega i punti.
Così la strada va fra le pietre, sola,
e sembra quasi scolpita
da uno scalpello attento,
e come una statua sta ferma
e ti guarda stupita.
E prima di una curva ha un’espressione
e dopo la curva un’altra.







Il fico sulla fortezza

ha vita molto precaria

perché quando faranno i restauri

sarà certamente tagliato.

Però sta tranquillo sotto la luce del sole

distendendo il suo ampio mantello

disuguale, incurante dell’estetica,

se ne frega di stare così in alto

non soffre di vertigini

si lascia accarezzare
dalla luce e dalle brezze tiepide

sente la nebbia, sente gli uccelli

che parlottano tra i suoi rami.





Cara poesia, se tu vuoi venire vieni,
se non vuoi venire non vieni,
fa’ come fossi a casa tua,
con me devi fare così;
solo, non posso io non venire qui
monte, e non posso non ammirare le tue spalle
e non posso non respirare, qui, la tua aria
che mi nutre e senza la quale
non potrei vivere,
non posso non respirare i tuoi colori
che ti circondano, come vestiti
sempre diversi,
e sentire l’odore delle tue piante, e della tua terra,
e con la mano sentire calda
la tua pietra, come testa d’un bimbo.
*****
Bisogna avere un cuore di ferro
come Ulisse, per vivere.
Penelope è davanti a noi e piange
e noi dobbiamo tacere, non possiamo dire niente,
non possiamo commuoverci.
È tutto così chiaro
eppure non possiamo rivelarci.
*****
La citazione

«Dal mio piccolo punto di vista
vedo l’universo. Un rettangolino.
Il mio terrazzo. È la notte di maggio calda
e fresca, una brezza mite spira
che mi rinfresca dalla giornata afosa.
L’universo non credo sia tanto diverso
dal nostro mondo: dopo tanto pensare,
tanto meditare sono convinto non solo
che quel che sta sulla terra sia un po’ dovunque nel cielo
ma anche che quello che sta nel cielo
sta un po’ qua e là sulla terra.
Allora dico: non ci immaginiamo cose tanto strane
ma guardiamo quello che ci sta vicino,
lasciamoci ferire dalla sua bellezza
e nella sua sapienza riposiamo il cuore».