Georgien 2008

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Visualizzazione post con etichetta Roberto Nespola. Mostra tutti i post
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sono qui, sono io, sono proprio io, Viva Dio vivaddio

 



Ph: @RN, Merlo alla Caffarella











Cosa dice poi il merlo la mattina

alla merla sua che parla per prima

senza gallo o che lo anticipa tanto

da dover farsi ragione alle quattro..

ciu cìu ci ci cìu, sono qui son qui io

ancora son qui io viva Dio e adDio..












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tocchino con i pollici i pollitici

 





ph: @RN, Fettina al tramonto






La compagniaerea paga fior di soldi

- per inquinarmi -

conosce i tuoi pollitici del popolo

- dice la luna.














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Una recensione critica accurata e accorata, su Disertare







Dialettica e pensiero non-duale: la poesia di Chiara Adezati



V’è nella poesia di Chiara Adezati una forte propensione, una tensione - anche -, a sviluppare il lato in ombra del significato e della sintassi, del dis-corso insomma.

Si tratta di un adombrare, certo, ma quest’ombra non copre affatto, anzi, toglie per aggiungere; si tratta di un segreto per dire di più, per usare le sue stesse parole. Segreto e secreto, il significante come ombra perturbatrice del significato.

La sua è una poetica in cui tutto si gioca sul filo dell’impalpabile, sul fine esperire dei sensi e il ricamìo speculativo del logos, per far affiorare alla coscienza quei labili momenti di pienezza vitale dell’esistenza, quella forza di senso e di significato, che tendono sempre a sparir via da una pur lieve consapevolezza; un chiaroscuro molto più che una luce, per dare volume al fendere l’aria della parola: un vuoto risonante. Poiché il senso è anche questo, il Tao, un “mantice che colmando svuota”, una via fatta di sviamenti; poiché ogni suo testo fermenta di profonde dialettiche interne.

Ecco, mi pare che la poesia di Chiara Adezati si ponga proprio su questa linea estetica, sulla dialettica continua tra dentro e fuori; una dialettica che è anche osmosi. Si potrebbe prendere in prestito, qui, il termine di “iperdialettica” coniato da Merleau-Ponty (Il visibile e l’invisibile) con l’intento di significare una dinamica dialettica priva di qualsiasi sintesi finale; non lineare e aperta al molteplice. Una dialettica non duale, aggiungerei, nel caso specifico di questi versi.

Poesia interstiziale, dunque, che si situa nella fenditura tra aperto e chiuso, sigillato e disperso; poesia sempre in embrione, sempre presa dal tormentato intreccio di suono e silenzio. Vi è dentro una levità musicale di poesia fisiologica che può ricordare Patrizia Cavalli ma anche una sorta di cadenza sorda in dura corazza che può far venire in mente, invece, certe movenze delle poesie di Amelia Rosselli.

Della Rosselli, poi, c’è anche una volontà di addomesticare l'indomesticabile, una pervicacia della metafora del muro: l'alterità come “scarto” in cui tutto si decide.

Nel giocare molto tra l’implicito e l’esplicito, tra screziature oracolari e indeterminatezza semantica, allora, la materia lirica si mostra come qualcosa di molto più sottile che l’emotivo puro. Senz’altro Chiara Adezati preferisce una certa oggettività di matrice quasi scientifica in cui però la rêverie s’insinua a tratti, come una sorta di presenza fantasmatica, mai piena ma sempre assai pervasiva. La sua è una chiarezza deittica che va al di là di ciò che viene mostrato, il “monstrum” rimane a guardare dall’esterno del testo ma si sente che ci sbircia dentro, che vuole sbirciare dentro noi che leggiamo, anche.








http://disertare.altervista.org/dialettica-e-pensiero-non-duale-la-poesia-di-chiara-adezati/?fbclid=IwAR1fo1FB2ayOzVxSprsRanrKp-veUwvwP3DUVwuMVdi82MUYrwPqKox3yqg&doing_wp_cron=1619871810.6321508884429931640625


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un coagulo coacervo convergente










Il catalogo di Hans Werner Henze è sterminato, attingendo ad esso si fanno sempre delle belle scoperte:
"Heliogabalus imperator" è propriamente una “allegoria in musica” per orchestra ma, in effetti, lo si può considerare una sorta di poema sinfonico “cinematic, circus like”, come lo ha definito lo stesso autore.
Composto nel 1972 e dedicato a Luigi Nono e al poeta cileno Gaston Salvatore, ha per tema il tanto breve quanto turpe regno dell’adolescente Eliogabalo, imperatore romano del terzo secolo. Le fonti d’ispirazione sono l’Héliogabale di Antonin Artaud e la silloge Algabal di Stefan George. Riporto dal primo un breve passo in cui Artaud mette in chiaro il nucleo simbolico che sta alla base del suo testo: “Ma se, in tutti i paesi in cui si cerca di porsi direttamente in comunicazione con le forze separate di Dio, vi sono dei templi per il sole, e dei templi nemici per la luna, e altri templi per il sole e la luna mescolati, in nessun momento della Storia, e su un così ristretto spazio di terra, che quelle lotte hanno sconvolto, si trova mai, come in Siria, una simile concentrazione di templi in cui il maschio e la femmina contemporaneamente si divorano, si mescolano, e separano le loro facoltà.
La vita d'Eliogabalo mi sembra essere il tipico esempio di questa specie di dissociazione dei principi; ed è l'immagine eretta e portata al più alto punto della mania religiosa, dell'aberrazione e della follia lucida, l'immagine di tutte le contraddizioni umane, e della contraddizione nel principio, che io ho voluto descrivere in lui, come si vedrà nel capitolo seguente.” (Antonin Artaud, Eliogabalo o l’anarchico incoronato, Adelphi, Milano 2007 - a cura di Albino Galvano)
L’inventiva timbrica di Henze è sempre strabiliante, piena d’espressività e di vis drammatica. Basti dare solo un’occhiata all’immenso apparato di percussioni. Esso è diviso in cinque sostanziosi gruppi all’interno dei quali possiamo trovare il flexaton di shostakoviciana memoria, due tipi di richiamo per uccelli, ruggito, campana da elefante, campane da gregge, sirena di battello, lastra di latta, etc etc, tanto per citare le più stravaganti. Gli strumenti, poi, sono suonati con le più svariate tecniche e modi di attacco del suono (tra i tanti il pizzicato alla Bartok, quello in cui si lascia rimbalzare la corda sulla tastiera). Nell’evocare l’esotismo barbarico dell’argomento, insomma, la follia e la decadenza della corte di Eliogabalo, la sua fantasia si scatena in una miriade di sonorità dalle armonie vischiose, in segni e gesti sonori evocativi che, in mancanza di un referente descrittivo preciso, si possono definire onomatopee astratte. La temperie “cinematografica” di questo pezzo, nella sua ricchezza orchestrale, rievoca in più punti il Firebird stravinskiano (e c’è anche una lieve citazione del Ballet mécanique di Antheil) mentre la parte circense, più sperimentale -credo-, è affidata alle parti improvvisate ed aleatorie. Parti che nella revisione della partitura del 1986 sono state notevolmente sfrondate perché giudicate dallo stesso Henze “maldestre”.





https://www.youtube.com/watch?v=LTm-ysvHu9w&list=WL&index=10&fbclid=IwAR2sGoxma2rCoMtA7GOGoXuu_HOAxk64RWuH-dyf852oJHuMNWYs6S2h1zw

https://www.youtube.com/watch?v=xieSi8Bz8lo&list=WL&index=9&fbclid=IwAR3oyCaGWB0IsMEtyGEEcgznoaBxcM1mS9KD-nFtAVBaOFc8EQtTfZvaUew











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in risp a un gustosissimo nespolo, RN, et a lui con episodio telepatico in addition




ph: TroveRete, S. Rosalia a Palermo, tre giorni l'anno dal 10 luglio al 13






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Spesso anche l'indeterminato ha una sua chiarezza e si chiama “poesia".

@RN


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La mia conseguente "poesia" in risposta: 


Titolo: Articolo
Testo: Un Una 


vers inglese dell’autore: 
Title: Article
Text: A, An 


vers tedesca dell'autore: 
Tittel: Artikel
Text: Ein Eine Eins. 


n.d.a.: e alla napoletana: QUESTO E'.



















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Diario indiano accosta Nugae




Persino i monti là sembrano fragili, corrosi come sono e dilavati in forme lunari e profili imperfetti; rocce comprese che a volte trapelano dall'alto di un pendio esattamente come enormi scheletri di mani.




καί στόμα τοῦτο, χθών τις ἐρρωγυῖα,
ἄλλῃ ἀεί κεχηνός·
χάσμα τι θάλλων, βάραθρον τι σήπων,
χαράδα καί κρημνός.
καί χαίνον χάος τοῦτο 
ὡς κάτοπτρον ἀντί τοῦ στόματος
σκάπτει ὀρύττει τε
θάπτει στέργει τε - ἀσπαζόμενον
πάσχει φθείρει τε.

E questa bocca, terra spaccata,
rimane spalancata perennemente altrove;
vuoto fiorente, voragine marcescente,
burrone e precipizio.
E questo caos che si spalanca
di fronte alla bocca, come uno specchio,
scava e scava,
seppellisce ed ama – in un solo abbraccio
soffre e distrugge.



CONVALESCENZA E ALTRE - scelte da Elio Grasso - a cura di Roberto Nespola



un possibile libro da pubblicare post mortem, tanto per essere in buona compagnia, è invece ora in vendita sul sito: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/560532/convalescenza-e-altre-2/
oltre che qui per chi vuole solo leggerlo.





https://chiConvalescenza e altre, chiaravaga a c. di Elio Grasso













E sempre grazie di leggere!



(Id est: pdf, pubblico dono fattooo! con un click è vostro.
Dono a chi se lo viene a prendere, nuovo, mica usato.
Sembra Natale ma forse non lo è ancora, solo Digitale:
qui parecchie poesie, per chi vuole chiamarle così.)













ph: grafica Anselma Lovens












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sentire il tempo - con Antonia Pozzi, Jarbas Agnelli e Roberto Nespola






dove vogliono arrivare



perversi pappagalli imperversano
versano ghigni e schiamazzi avversi
vanno in visibilio alle grondaie
volano disperati sulle antenne
e ammutoliscono in assemblea



(salviaselvatica, I versi dei volatili)
Lo spartito qui diventa dodecafonico...

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ph Antonia Pozzi


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Jarbas Agnelli, J'espere.
Birds of the wires
http://www.youtube.com/watch?v=LoM4ZZJ2UrM


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ph: Roberto Nespola

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https://www.wired.de/collection/latest-articles/das-internet-der-tiere-soll-uns-mit-technologie-die-natur-wieder-naherbringen


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e finiamo in bellezza:
ph: Alfred Hitchkock, Uccellacci, uccellini








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