ultimonato per chi non spera di vedermi presto e riceverlo in dono,
Convalescenza e altre
é in vendita sul sito https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/560532/convalescenza-e-altre-2/
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Ph: @RN, Merlo alla Caffarella
Cosa dice poi il merlo la mattina
alla merla sua che parla per prima
senza gallo o che lo anticipa tanto
da dover farsi ragione alle quattro..
ciu cìu ci ci cìu, sono qui son qui io
ancora son qui io viva Dio e adDio..
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ph: @RN, Fettina al tramonto
La compagniaerea paga fior di soldi
- per inquinarmi -
conosce i tuoi pollitici del popolo
- dice la luna.
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Dialettica e pensiero non-duale: la poesia di Chiara Adezati
V’è nella poesia di Chiara Adezati una forte propensione, una tensione - anche -, a sviluppare il lato in ombra del significato e della sintassi, del dis-corso insomma.
Si tratta di un adombrare, certo, ma quest’ombra non copre affatto, anzi, toglie per aggiungere; si tratta di un segreto per dire di più, per usare le sue stesse parole. Segreto e secreto, il significante come ombra perturbatrice del significato.
La sua è una poetica in cui tutto si gioca sul filo dell’impalpabile, sul fine esperire dei sensi e il ricamìo speculativo del logos, per far affiorare alla coscienza quei labili momenti di pienezza vitale dell’esistenza, quella forza di senso e di significato, che tendono sempre a sparir via da una pur lieve consapevolezza; un chiaroscuro molto più che una luce, per dare volume al fendere l’aria della parola: un vuoto risonante. Poiché il senso è anche questo, il Tao, un “mantice che colmando svuota”, una via fatta di sviamenti; poiché ogni suo testo fermenta di profonde dialettiche interne.
Ecco, mi pare che la poesia di Chiara Adezati si ponga proprio su questa linea estetica, sulla dialettica continua tra dentro e fuori; una dialettica che è anche osmosi. Si potrebbe prendere in prestito, qui, il termine di “iperdialettica” coniato da Merleau-Ponty (Il visibile e l’invisibile) con l’intento di significare una dinamica dialettica priva di qualsiasi sintesi finale; non lineare e aperta al molteplice. Una dialettica non duale, aggiungerei, nel caso specifico di questi versi.
Poesia interstiziale, dunque, che si situa nella fenditura tra aperto e chiuso, sigillato e disperso; poesia sempre in embrione, sempre presa dal tormentato intreccio di suono e silenzio. Vi è dentro una levità musicale di poesia fisiologica che può ricordare Patrizia Cavalli ma anche una sorta di cadenza sorda in dura corazza che può far venire in mente, invece, certe movenze delle poesie di Amelia Rosselli.
Della Rosselli, poi, c’è anche una volontà di addomesticare l'indomesticabile, una pervicacia della metafora del muro: l'alterità come “scarto” in cui tutto si decide.
Nel giocare molto tra l’implicito e l’esplicito, tra screziature oracolari e indeterminatezza semantica, allora, la materia lirica si mostra come qualcosa di molto più sottile che l’emotivo puro. Senz’altro Chiara Adezati preferisce una certa oggettività di matrice quasi scientifica in cui però la rêverie s’insinua a tratti, come una sorta di presenza fantasmatica, mai piena ma sempre assai pervasiva. La sua è una chiarezza deittica che va al di là di ciò che viene mostrato, il “monstrum” rimane a guardare dall’esterno del testo ma si sente che ci sbircia dentro, che vuole sbirciare dentro noi che leggiamo, anche.
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