Riflessioni
sullo stato dell'arte
Il luogo della
trascendenza non è di qua nè di là ma è un confine.
Karl Jaspers, Phlosophie (1932-1955), III: Metaphysik
Conferenze della
Confraternita del confine, tre serate:
L’abile equilibrio labile
L’innamoramento è un
cannocchiale, l’amore un caleidoscopio
Il
sigillo del sogno
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Conferenza della Confraternita
del confine
Serata n°1:
L’abile equilibrio labile
Pregi degli equilibri precari
Canovaccio per intavolare
la conversazione, cui sarà gradito ogni e più eterogeneo contributo
Vale come invito
Virtù
estetiche e morali dello stare in bilico.
Funzione vitale di
pieni e vuoti nell'interscambio ai fini evolutivi. Dal molecolare al regionale
attraverso il personale, figure e metafore nel modello lunare.
Il
bisogno di acquisire e il bisogno di perdere.
Contenitori finiti
per trasformazioni infinite. Dalla fisica alla metafisica, e in particolare per
quanto concerne permeabilità atomica della materia, moti di adsorbimento,
trasporto, espulsione.
Pragmaticità del Do
ut des. Inspirare, espirare, reagire chimicopsichico. Nobiltà del sangue ora
arricchito ora impoverito per veicolare ossigeno. Qualità irrisolte
dell'energia viaggiante, nella luce come nel suono. Fantasie spirituali del
dolce stilnovo e indagini fondate su intuizioni. Stimoli del superfluo o di ciò
che, ancora - per ignoranza - ci pare tale.
Delineare
l'obiettivo: frammenti di economia. Dalle bilance ai bilanci sempre per
successive approssimazioni.
Continuamente e
contemporaneamente in debito e in credito verso la natura, verso la vita, verso
sé stessi. Manodopera e manovalanza nella movimentazione dei carichi. Banca
dati del passaggio di proprietà. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto è
oggetto di scambio: universalità del mercato. Quantità ingenti o infinitesime a
seconda del prodotto, ma ininfluenti di per sé sull'entità degli effetti nelle
reazioni. Un fulmine bastò a scatenare il caos; molto ci volle per disintegrare
l'atomo.
Dove
abbiamo messo certe cose non lo sappiamo più.
La casa nasconde ma
non ruba, l'universo nemmeno ( Astolfo sulla luna e Le cosmicomiche ). Valenze
sessuali del metti e leva. Oppugnabilità della sola funzione procreatrice del
seme. Impossibile tener conto di tutti i beni circolanti.
Accordo e comunanze
nella substanzialità dell'occhio spassionato di Leopardi e De Filippo.
Filosofia taoista, complementarietà yin e yang, e matematica della percezione da Goethe a Wittgenstein.
Non c'è niente di
bello così ben sistemato che non possa essere rotto; niente di prezioso così
ben piazzato che possa non venir danneggiato. Lode dell'effimero da Qohelet a
tutti i libri sacri, visto nell'ottica evoluzionista come stadio di un unico
processo.
Delle
certezze abbiamo imparato a fare a meno.
"Dove andremo a
finire?" e di quanto questa domanda non interessi più di tanto né a
Queneau né tantomeno a Rabelais. Gode chi vuole godere, chi vuol esser lieto
sia. Anzi, il dubbio, il tarlo erosivo, è fattore onnipresente e generatore di
ulteriori curiosità, quindi generatore per eccellenza. Il beneficio del dubbio
non è una concessione.
Ciclicità
e abitudine come base fondante per i moti sia fisici che dell'animo.
Data una tavola di
legno massiccio. Data la realtà tale e quale ce la troviamo, per quanto sia
dato accorgersene. Dato un pensiero catturato, sviscerato, articolato e
compiuto. Occorre la terraferma per ballare; almeno la corda tesa per
l'acrobata.
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Conferenza della Confraternita del
confine
Serata n°2:
L’innamoramento
è un cannocchiale, l’amore un caleidoscopio
Di
come sia difficile vivere (essere all’opera) senza binocoli.
Un gioco di lenti d’ingrandimento solo in parte regolate
manualmente e dalla volontà; in parte regolate o sregolate dal giocherellare
della mano sinistra, o dalla futilità.
Una
persona passa in primo piano mentre è nella folla. E' stato detto
suggestivamente “sopravvalutazione delle differenze marginali che esistono fra
una e l’altra”.
Ma non pare l’innamorato uno che dà giudizi di merito su
quali che siano differenze: a suo dispetto - a volte - per lui ha scelto il cuore. Peggio o meglio
ancora, per lui ha scoccato una freccia al cuore Cupido. Dopodichè
mitologicamente qualcuno è cieco.
Neanche accade così spesso che i difetti dell’innamorato
siano trasfigurati stendhalianamente. Coglie più nel segno, per la passione,
l’amo e odio di Catullo.
La lente d’ingrandimento non cambia l’oggetto, solo da
quest’ultimo orizzonte il guardo esclude, come leopardianamente sappiamo.
L’atto di concentrare lo sguardo. Se poi, oltre a un
sentire leopardiano, abbiamo la possibilità di vivere il nostro sentire, ecco
che in breve ricaveremo dall’esperienza questo dato: la predilezione di una
parte - in questo caso, dell’umanità - rispetto alla visione d’insieme, non sarà
una perdita.
Anzi sarà come un riconoscimento dei propri limiti:
riconoscere il limite di essere una sola persona, porsi a tu per tu di fronte a
un’altra.
La spia fatta di vetri, come gli indigeni ‘battezzarono’ il
cannocchiale, diventa per gli innamorati un ottimo strumento di circospezione.
Siamo tanti, siamo soli, e poi siamo meno soli. A volte
sembra di essere in due, ma siamo sempre in tanti. Siamo quasi tutti convinti
di essere in due almeno in certe occasioni, eppure non è così. Non tardiamo ad
accorgerci che c’è sempre almeno un neonato, che sbircia sulla sua occasione di
essere concepito. Ammettiamolo. E’ dura ma è così.
In
mezzo alla folla uno si può sentire molto solo se gli manca qualcuno in
particolare.E quando sembra di essere soli? Ci sentiamo proprio soli, è sicuro
che non c’è nessuno nel raggio di molti passi. Ma, senechianamente,
necessariamente, capita a tutti: male o non male, gaudio o non gaudio, non
saremo mai i soli a sentirci soli.
Ciò
nonostante è terribile sentirsi soli; è terribile come non poterlo essere quando si vorrebbe; ma,
assolutamente, ci si sente lo stesso soli.
Il
lato buono è quando si comincia a capire che, magari la sensazione è tutto, ma
non sempre coincide con le cose come stanno, con quello che è. Capire che, per quanto fisico e fisiologico e sensoriale
sia il sentire, non si sente sempre quello che c’è, ma anche quello che non
c’è. Naturalmente non c’è ma ci circonda, perchè così ci immaginiamo. Abbaglio,
illusione, evocazione. Effettivamente.
La sensazione più facile è avvolta in un alone di fantasia.
Possiamo solo riconoscerlo, in parte è sempre così. Come un’ombra, la fantasia,
lo vogliamo o no, non possiamo spiccarla da noi. Montalianamente.
Nemmeno
nel supremo tentativo di essere per una volta razionali, sappiamo prescindere
dalla fantasia. Non saremo mai puri, perché siamo un imprescindibile misto. La
fantasia dentro di noi, non sappiamo nemmeno bene dove finisce, dove comincia
qualcos’altro. Stiamo parlando di introspezione.
“Rammento che neppure sono stata mai quello che si dice
un’osservatrice. Sempre meravigliata di chi sa fissare i particolari,
descriverli. Un’ulteriore spinta a imparare a scrivere.
Ho capito che ho carpito, per natura, tendenzialmente, ho
carpito altro dall’immagine; sotto l’immagine, dentro l’immagine, non
l’immagine. La sensazione.
E scrivere cura: perché per essere comprensibile, bisogna
almeno in parte rendere l’immagine.
Del resto, tutto questo guardare immagini moderno,
esagerato, esteriore, non mi cattura. Se ho un amore, mi basta. Tanto è dono.
Tanto dono è. Me lo godo e basta. Come se altro non esistesse, investo tutta la
mia attenzione in questa meraviglia
della natura. E facoltà contemplativa, e studio.
Me
ne sto nella vita come all’opera, come in un teatro, intenta a far buon uso dei
binocoli, a mettere a fuoco ora un punto ora l’altro della scena, a regolare le
distanze, per trovarmi più vicina alla nota che sento più vicina, che sento che
mi vuole più vicina.” (Una degli autori
del Canovaccio proposto.)
Conferenza
della Confraternita del confine
Serata n°3:
Il sigillo del sogno
Meditazione su una famosa farfalla
La verità, come il suono della sveglia, interrompe il
sogno. Deleteria, importuna, mortifera. Come le critiche suonano i suoi squilli
sadici. Occorre. Occorre, percepire la verità, per poterla tacere. Occorre, ma
soprattutto esiste. E il sogno! Quanto più ci occorre il sogno! Sentirsi
accolti, accettati e cullarsi. Un modo in cui possa valer la pena stare vicini
a un qualsivoglia dissimile, o fra sé e sé reggere il confronto senza annoiarsi
troppo.
Con tutta la sua forza di autodistruzione, dentro di noi,
nella nostra coscienza fa anticamera il sabotatore; per mestiere, purtroppo,
critica il sognatore dalla soglia del salotto buono, dove costui mollemente si
sdraia. L’uno convinto che la verità vada detta, l’altro taciuta. Quello,
purtroppo sempre vigile, ci affanna a rincorrere intelligenza razionale,
l’altro, sornione ma a suo modo ben presente, assapora la sensazione e la cela
in immagine.
Uno presiede alle parole, l’altro al pensiero, ai gesti
meno appariscenti che lo rivelano, alle intuizioni. Uno dei due, forse a turno,
si illude, finge; chi, onesto quanto l’altro, limitato nella conoscenza, a
differenza dell’altro non sa di esserlo. Uno non accetta neppure che ci sia
limite, l’altro lo dà per scontato sebbene non gli interessi quantificare. Il
confronto non è dei più morbidi; può avvantaggiarsi solo chi è socratico, e
rimane doveroso ricordare che la prepotenza è sempre in agguato.
Riconoscono che la verità non è una scienza esatta; non
lo è la matematica e non lo è la storia. In altre parole sanno che la scienza
non è mai più esatta di un’approssimazione. Indagare, nobile occupazione, del
cervello; imparare a tacere, e quando, nobilissima della mente col cuore.
Inutile aspettare, il sabotatore non cede: è un
organo come un altro, involontario, non si lascia costringere con la forza.
Solo a tratti blandire dal sonno, è umano, se pure è omerico sonnecchiare.
Vivere con intelligenza è parziale; in effetti
come amputarsi, e delle parti più sensibili, più vitali.
Alla luce di una lezione romantica amiamo in mancanza
d’altro la decadenza; intervenuta, inarrestabile, dalla caduta illusione di
progresso a non so qual scoperta ancora da riconoscere.
Vedere la verità, uno stadio, cui segue
quell’arduo, non congeniale, consapevole imparare a mentire: “Se è pena del
bugiardo non esser creduto quando dice il vero, gloria del veritiero è esser
creduto quando mente.” Cervantes docet.
Solo a patto di non conoscere la verità,
l’ipocrita mente. Nemmeno una piccola porzione, che compete a quella menzogna a
sé stesso, affiora. Solo a patto di celarla, se non di affatto ignorarla,
possiamo illuderci, dare tregua all’affanno del vivere, sognare in pace.
L’autore di finzione, come il saggio cinese che sognò di
essere una farfalla, poeta, fiorisce la narrazione; e come i sogni i fiori non
sono mai di uno stesso colore. Il viaggio nella meravigliosa meridionale terra
dei fiori, l’essenza.
(Chuang-Tsu,
Nan-hua chen-ching. Cfr.Versione
inglese di M. Palmer, 1995;
v. anche Prefazione di L. Arena, 1998)