Georgien 2008

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Visualizzazione post con etichetta Chiara Adezati. Mostra tutti i post
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il mio giorno mi accoglie la mia Genova



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Videoregistrazione, Flavia Di Giorgio:

https://youtu.be/RTTWLhybST8




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Indice dei testi letti



GENOVA 

IMMERGERSI QUEST' INVERNO  

UN SOLE DI MEZZOGIORNO 

AUTUNNO 

CASE ASIMMETRICHE 

LANDA DESOLATA 

GIURIA CLEMENTE 

PAESAGGIO AUTUNNALE LIGURE 

MICA SEMPRE 

ASTRONOMI RIVOLUZIONARI 

SENZA TITOLO 

MOBILITA’ MODERATA 

ORA DI PUNTA REGOLARE 

FORMULARE MINUZIOSAMENTE

CAPITA 

DIDASCALIA ESEMPLARE 

DALLE NOSTRE PARTI  

OCCHI DI GENZIANA 










*


 

sono qui, sono io, sono proprio io, Viva Dio vivaddio

 



Ph: @RN, Merlo alla Caffarella











Cosa dice poi il merlo la mattina

alla merla sua che parla per prima

senza gallo o che lo anticipa tanto

da dover farsi ragione alle quattro..

ciu cìu ci ci cìu, sono qui son qui io

ancora son qui io viva Dio e adDio..












*

tocchino con i pollici i pollitici

 





ph: @RN, Fettina al tramonto






La compagniaerea paga fior di soldi

- per inquinarmi -

conosce i tuoi pollitici del popolo

- dice la luna.














*

per il suo compleanno, ci muova ancora al riso






Fremd ist der Fremde nur in der Fremde.

Der Mensch is guad, de Leit' san schlecht!

Die Zukunft war früher auch besser.

Es ist schon alles gesagt, nur noch nicht von allen.

Kunst ist schön, macht aber viel Arbeit.

Gar nicht krank ist auch nicht gesund.

Heute ist die gute, alte Zeit von morgen.

Mögen hätt' ich schon wollen, aber dürfen hab ich mich nicht getraut.

Das muß man dem Frühling hoch anrechnen: Jedes Jahr besingen ihn die Dichter, und trotzdem kommt er immer wieder.







Estraneo è un estraneo solo nell’estraneità.

L’uomo è buono, le sue guide sono cattive!

Il futuro prima anche lui era migliore.

Tutto è già stato detto, solo che non ancora da tutti.

L’arte è bella, ma dà tanto lavoro.

Niente affatto malato, anche questo non è sano.

L’oggi è il buon tempo antico di domani.

Desiderare avrei voluto, ma potere non ho osato.

Bisogna dare gran credito alla primavera: ogni anno la cantano e inneggiano i poeti, e nonostante tutto essa torna.


 

da Gianni Rodari, Le cose che non si dovrebbero fare mai

 










Siamo onesti! facciamo la pace


Sono solo quei quattro str*nzi che vogliono le guerre

e i loro  - molti - amici, che ci guadagnano soldi.

E mandano al macello, andiamo e combattete.


Posate, siate sereni e posati.


Forchette, cucchiai e cucchiaini,

posate i coltelli e le armi e le forche

e solo davanti ai fotografi, posate.












*

Gli alberi danzano

 
































Gli alberi danzano


Gli alberi hanno un certo aspetto

quando cadono loro le foglie.

Non si curano

di esser nudi nel freddo -

inizia l’inverno,

e prima del grande sonno,

prima di sprofondare in sogni vasti,

iniziano a danzare.

Che pensi?

Sinceramente confusero anche te?

Vieni, allarghiamo le braccia,

andiamo fuori

e mostriamo a noi

che sebbene divisi,

ci sentiamo a vicenda

quando la luce del tramonto raccoglie i rami verso l’alto

e narra storie quotidiane ai tetti delle case.

Anche io vivo da qualche parte in una casa,

e non c’è un altro albero danzante presso di te

con corpo nudo pieno di colore?

Suvvia, andiamo,

andiamo fuori




















*












Μέρες / Giorni / Tage

 






ph: Avtandil Varazi









Μέρες


Δεν είναι οι μέρες που θα 'ρθουν τις άλλες τρέμω

Που ήρθαν και θρονιάστηκαν την αίγλη επετείων

διεκδικώντας

Αυτές που δεν βολεύτηκαν ανάμεσα στο χθες και

στο αύριο

Δεν χώρεσαν στο ημερήσιο σώμα τους

Το φως και το σκοτάδι τους δεν έλιωσε

Μες στην τακτή διάρκεια της ταφής τους.





Giorni



Non i giorni che devono giungere gli altri temo

che vennero e si allargarono e assunsero il lustro dei festivi

Che non si accomodarono fra l’ieri

e il domani

che non erano adatti ai loro quotidiani corpi

La cui luce e oscurità non svanirono

nella spanna fissata delle loro sepolture.





Tage


Es sind nicht die Tage die noch kommen die anderen fürchte ich

die kamen und sich breitmachten und den Glanz der Feiertage

einforderten

Die es sich ni

cht bequem machten zwischen dem Gestern

und dem Morgen

die nicht passten in ihren täglichen Körper

Deren Licht und Dunkelheit nicht vergingen

innerhalb der festgelegten Spanne ihrer Bestattung.









trad. dal greco al tedesco, Dirk Uwe Hansen und Jorgos Kartakis

trad. dal tedesco, Chiara Adezati


https://signaturen-magazin.de/edition-metafrasi---kostas-papageorgiou-.html?fbclid=IwAR1UGl7GFGiW15gkf--U1WzqT9ZlVE-jP5ODT_lkWcTq66uiiR0RRfqqdiI












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Nous nous sommes cachés de la pluie dans une cabane - (Fr & It, orig. Georgian) - Recours au poème N°200

 



ph: TroveRete, bosco in Polonia






La capanna




Ci siamo nascosti alla pioggia in una capanna.

Prima camminavamo insieme nella foresta;

Guardavamo, ascoltavamo tutto con gioia.

Guardavamo gli alberi e i fiori,

ascoltavamo i canti degli uccelli e il fruscio delle foglie,

eravamo tanto felici dell’aria fresca, dell’acqua chiara e l’uno dell’altro…

Ci siamo nascosti alla pioggia in una capanna.

La pioggia ci ha seguito passo passo e ci ha bagnato,

ma è rimasta alla porta

e non è entrata

con noi

dove il nostro riso batteva

contro i  muri.

Poi ci asciugammo

i capelli, gli occhi, i visi con un solo asciugamano.

Pioveva ancora e la pioggia faceva rumore sul tetto della nostra capanna

e bussava alla porta.

Dopo cadde la notte ma potevamo ancora vederci l’un l’altro.

Ma infine in piena oscurità

le tue spalle, i tuoi seni, le tue anche rischiaravano le tenebre.

Faceva fresco, ma le tue braccia erano calde

e le tue labbra ardenti,

e nella capanna il letto era di legno,

era largo e dolce…

A poco a poco la pioggia si tacque.

La pioggia ci lasciò e se ne andò.

E noi ci ascoltammo respirare in quel silenzio.

E sentimmo battere i nostri cuori

e a un tratto, poco a poco, iniziò a rischiarare,

attraverso una finestrella della nostra capanna, la luna abbassò gli occhi

e sussurrando condivise con noi questo segreto:

“ nulla di meglio né di più importante

vi è sulla terra…”

Intanto ci svegliamo in città diverse,

lontane di centinaia di chilometri,

in due città diverse.

Ci svegliamo nello stesso momento, ma soli:

Apriamo gli occhi senza gioia.

Alziamo le nostre teste da un cuscino senza gioia,

ci alziamo senza gioia.

E ci vestiamo.

Nello stesso tempo ma lontani uno dall’altro

apriamo le nostre finestre in città diverse.

Una giornata soleggiata in ambedue.

Guardiamo dalla finestra

e vediamo diverse immagini

in due città lontane di centinaia di chilometri,

vediamo cose diverse,

ma pensiamo la stessa cosa,

ci sentiamo gli stessi,

e abbiamo gli stessi ricordi:

Ci siamo nascosti alla pioggia in una capanna.




Temur Chkhetiani

versione in It. di @chad

dalla versione in Fr di Ketevan Kokozashvili pubblicata qui: https://www.recoursaupoeme.fr

riportata qui:




La cabane




Nous nous sommes cachés de la pluie dans une cabane.

Avant cela, nous marchions ensemble dans la forêt;

nous regardions, écoutions tout avec joie.

Regardions les arbres et les fleurs,

écoutions le chant des oiseaux et le bruissement des feuilles,

nous étions si heureux de l' air frais, de l' eau claire et l'un de l'autre…

Nous nous sommes cachés de la pluie dans une cabane.

La pluie nous a suivis pas à pas et nous a mouillé,

mais elle est restée à la porte

et n' est pas entrée

avec nous

où notre rire battait

contre les murs.

Puis nous nous essuyions

les cheveux, les yeux, les visages avec une seule serviettes.

Il pleuvait encore et la pluie faisait du bruit sur le toit de notre cabane

et claquait à la porte.

Après cela, la nuit tombait mais nous pouvions toujours nous voir l’un [l’autre.

Mais enfin en pleine obscurité

tes épaules, tes seins, tes hanches éclairaient les ténèbres.

Il faisait frais, mais tes bras étaient chauds

et tes lèvres étaient brûlantes,

et dans la cabane le lit étroit en bois

était large et doux…

Peu à peu, la pluie s'est tue.

La pluie nous a quittés et s’en est allée.

Et nous nous écoutions respirer dans ce silence.

Et nous sentions battre nos cœurs

et ensuite, peu à peu, il a commencé à s’éclaircir,

a travers une petite fenêtre de notre cabane, la lune baissa les yeux

et chuchotant, elle partagea avec nous ce secret:

“Il n' y a rien de meilleur ni de plus important

sur la terre…”

Maintenant nous nous réveillons dans des villes différentes,

éloigné par des centaines de kilomètres,

dans deux villes différentes.

Nous nous réveillons au même moment, mais seuls:

nous ouvrons les yeux sans joie.

Nous levons nos têtes d' un oreiller sans joie,

nous nous levons sans joie.

Et nous nous habillons.

Dans le même temps mais loin l'un de l'autre

nous ouvrons nos fenêtres dans des villes différentes.

C’est une journée ensoleillée dans les deux.

Nous regardons par la fenêtre

et voyons différentes images

dans deux villes éloignées par des centaines de kilomètres,

nous voyons différentes choses,

mais nous pensons à la même chose,

nous nous sentons les mêmes,

et nous nous rappelons les mêmes souvenir: 

nous nous sommes cachés de la pluie dans une cabane.








*

Pallaksch


 







Tubinga, gennaio





A cecità con-

vinti occhi.

Il loro - “ un

rebus è puro

sgorgo” - , il loro

ricordo a 

natanti torri di Hòlderlin, da gabbiani

circondate.


Visite di affogato falegname a

queste

affioranti parole:


Venisse,

venisse un uomo,

venisse un uomo al mondo, oggi, con

la barba di luce di

patriarchi: potrebbe,

parlasse di questo

tempo, egli

potrebbe

solo ninnare e ninnare,

sempre, sempre

nin nan