Georgien 2008

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distruggere per purificare o anche solo ricostruire




ph salvia selvatica, Angelo di calderina




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Distruggere e dimenticare? Deleuze non ha praticamente mai parlato di Nabokov, e ancor meno di Ada o Ardore, il suo capolavoro assoluto, che racconta gli amori proibiti e perfettamente consumati dell’irresistibile, meravigliosa, sensuale, leggera, «supererudita», pigra, languida, campionessa di Scarabeo e di farfalle, eternamente fedele, sempiternamente infedele Ada, e di suo cugino e fratellastro Van, quasi altrettanto seducente e volteggiante benché in qualche caso più oppresso dai vecchi valori dello spirito di serietà (onore, virilità, gelosia). È un fatto strano, la cui stranezza resiste a ogni giustificazione empirica volgare (Deleuze ne avrebbe ignorato l’esistenza, o non l’avrebbe letto, o l’avrebbe letto troppo in fretta ecc.). E questa stranezza dipende dal profondo richiamo alla filosofia di Deleuze della parola d’ordine di Ada, detta a nessuno in particolare da una ragazzina di dodici anni, a piedi nudi, mentre sfoglia un vecchio erbario della madre ritrovato per caso in un vecchio baule, e che dà una delle chiavi essenziali dell’opera: «distruggere e dimenticare». Bisogna distruggere perché bisogna che la bellezza e gli amori muoiano, per rinascere altrove, più tardi e a volte addirittura, quando la vita è ben fatta, nelle stesse condizioni. E bisogna dimenticare perché non c’è vita nella memoria che si ripeta sempre uguale, perché bisogna andare di continuo al di là, attraversare, passare oltre per vivere ancora.
Tuttavia, il genio di Nabokov sta nel precisare la sua parola d’ordine in questo modo. A Van che le propone di sotterrare o di bruciare il più presto possibile quell’erbario feticcio del passato – «immediatamente» dice lui – Ada risponde: «D’accordo. Distruggere e dimenticare. Ma abbiamo ancora un’ora prima del tè». Non lo si potrebbe dire meglio; ecco lo splendore delle esperienze passate: in nome della vita presente, bisogna distruggerle e dimenticarle, ma prendendosi il proprio tempo e cogliendo in modo chiaro il carattere irrisorio delle esigenze di oblio del presente.
La vita vera è in questa sospensione del tempo, non nella sua abolizione né, al contrario, nell’esaurimento del suo senso estatico o profetico. E le vie che autorizzano tale sospensione sono qui meravigliosamente esplicitate: sono quelle dell’umorismo, della leggerezza, dell’impertinenza e dei discorsi senza capo né coda. Non ne esistono altre...

(Le Libéralisme est-il une sauvagerie? Bayard, Montrouge 2007 forse? o da qualche parte)
via Dal Bon

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ri-posto; Nabòkov de'preferi; ringraz. e rimembro me a 10 anni richiesta dai genitori impegnati a fare ordine, che facciamo dei tuoi disegni di quando "eri piccola" (sic, sigh) ? - Al fuoco i ricordi! Invece tenni religiosamente e segreti quelli della mia bambina.

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