Georgien 2008

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incantevole chi sensibile al paesaggio e alla musica... scrive bene!

 









ph: chad, La via di casa







Posa il vento a sera. La spiaggia in ombra

è una striscia fioca d'argento. Appena

s'ode l'eco della risacca: lieve

ritmo frusciante.


Guardi come attonito il mare intorno     

che si muove appena oscillando. Il cielo

più e più si oscura: le prime stelle

tremano chiare.


Così entri immemore, a poco a poco,      

nella notte, come ad un sonno quieto

ci si apre docili, già sognando             

sogni velati.














*

solo di poesia



ph: Giangiacomo Amoretti, Genova













LXXV

Se il cuore vive solo di poesia,
perché togliergli sillabe ed accenti?
Perché affogarlo dentro i suoi lamenti,
che san d’angoscia e di malinconia?
Il resto è solo riso d’idiozia
che finge di tener tutti contenti!
Di tanta vanità se pena senti
perché non far volar la fantasia?
Del cuore è ogni verso una carezza,
e baci son le rime che, tremando,
ti schiudono le labbra poco a poco.
Se la scintilla, poi, diventa un fuoco,
e vibra il corpo intero sillabando,
d’amore senti dentro la certezza!








*

Amoretti tre







ph salsel, Battente di porta, Portovenere







C'è questa luce blanda che si occulta
dietro i cespugli, dove l'erba sale
come un ricordo. C'è
questo muoversi lento di radicole
e di dita sottili e fili su
dalla fanghiglia. Un guizzo di farfalla

quieto resiste al primo vento. C'è
questo spasimo lungo e senza fiamma
nel cuore dell'esistere.






*






Settembre. Le ali porpora dei cirri
sfatti nell'alto, gli esodi infiammati
fra cielo e cielo dei rondoni, i voli
e i silenzi e gli spazi,
le albe, i non ritorni
per sempre – 
ed i ricordi, 
i ricordi che straziano.







*



Acrostico



Sono queste folate alte che fanno
E disfanno le nuvole di rosa
Tinte e di sangue, sono questi voli
Tesi di uccelli neri, questi lunghi
E dorati crepuscoli, e nell'ora
Muta dell'alba questa pace, senza
Brividi o attese, appena inquieta: segni
Rari di un tempo che, lo sai, trapassa
E quietamente si allontana e muore.















*


imo – nel micro

























I miei confini, le mie ombre... Un corpo
che pare d’aria – filamenti e labbra
e labili membrane e lunghi tendini –
e mani trasparenti
come sospese in alto, che si aprono
e chiudono, così
lente nel vuoto da
sembrare quasi immobili. Non io
semicelato qui, dove più diafane
si fanno le parvenze
di un corpo-anima – non
io più: tra queste fibre esangui solo
un’aura illividita, un‘impalpabile
fosforescenza come di oltretomba.

*


Quale parola sarà viva quando
la prima luce filtrerà dell’alba
domani tra gli ulivi e sarà ovunque
silenzio, in mare e lungo le pendici
delle colline in ombra? quale sillaba
inudibile quasi e fioca? Noi
che già ne percepiamo a tratti l’eco
franta, semicelata fra gli sbuffi
di questo vento, a notte…



*


Nel corpo e non nel corpo, da lungi, a poco a poco, 
si palesò in silenzio, con ansiosa cautela, 
più leggero dell’aria, a fior di pelle – o piuma 

o soffio inavvertibile. – Poi fu 
come un brivido lungo, stupefatto – un prurito 
sottile – poi un dolore brevissimo, uno scatto 

sordo, attutito, senza un’eco. Tale 
il suo passo felpato e incerto. 
Come
riconoscervi – certo – il male?



*



Porgo le mani alla tua assenza. Veli
si aprono ad un àlito
di vento impercettibile. Si muovono
fiocchi di nebbia, esausti. Sono io
che li scosto da me e avanzo sulla
via tortuosa del sogno? O sei tu, che da lungi
li richiami al tuo nulla? Tu magnete invisibile,
tu non essere - alto, più alto del mio essere.



*


Infimo è il risucchio ove, contratta, 
materia sé al vuoto astringe e sé 
fa vuoto e quasi nulla. E pur vi brucia  
ancora – grumo, lampo 
di fotone, scintilla   
bianca di Ade – un lume 
esiguo, che è del grande  
cerchio degli astri. 
Si
raffila ancora il cielo
nel profondo più fosco.
Ha il suo riscatto
il vertice nel fosso
imo – nel micro
il macrocosmo.





*