Georgien 2008

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MAXIMIN: Dem bist du kind · dem freund. / Bambino per qualcuno – ad altri amico.








ph: FrançoisTruffeau, Zerò de conduite






MAXIMIN 



KUNFTTAG  I · II · III



Dem bist du kind · dem freund. 
Ich seh in dir den Gott 
Den schauernd ich erkannt 
Dem meine andacht gilt.

Du kamst am lezten tag 
Da ich von harren siech 
Da ich des betens müd 
Mich in die nacht verlor:

Du an dem strahl mir kund 
Der durch mein dunkel floss · 
Am tritte der die saat 
Sogleich erblühen liess.

Wie einst das dumpfe volk 
Nach dem Befreier schrie · 
Die fenster offen tat · 
Ihm tisch und bett gedeckt ·

Von vielem warten wild 
Dann fiel in grimm und hohn – 
So sank mein blick hinab: 
>Der sich zum dritten trog ·  

Als kind sein bild nicht fand · 
Als jüngling sehnend brach · 
Der heut die mitte tritt 
Ist satt noch zu vertraun.<

Nun wird es wieder lenz ... 
Du weihst den weg die luft 
Und uns auf die du schaust – 
So stammle dir mein dank. 

Eh blöd der menschen sinn 
Ihm ansann wort und tat 
Hat schon des schöpfers hauch 
Jed ding im raum beseelt. 

Wenn solch ein auge glüht 
Gedeiht der trockne stamm · 
Die starre erde pocht 
Neu durch ein heilig herz.









MAXIMIN



GIORNO D’ARRIVO  I  ·  II ·  III



Bambino per qualcuno – ad altri amico.
In te io vedo il Dio
Riconosciuto in brivido,
Per lui vive il mio culto.

Eri arrivato tu l’ultimo giorno
A chi sperava macro
A chi pregava fioco
Perso dentro la notte:

Tu noto a me dal raggio
Che in me buio fluiva ·
Al passo di chi fa
Fiorire mentre semina.

Come il popolo oscuro
Invocava Chi libera ·
Apriva le finestre ·
Faceva mensa e letto ·

Selvaggio per l’attesa
Poi cadde in pena e in boria –
Così affondai il mio sguardo:
>Chi si ingannò tre volte · 

Da bimbo non ne trovò figura ·
Da ragazzo bruciò sé nell’anelito ·
Chi oggi va nella media via
È sazio di affidarsi.<

Di nuovo primavera..
Tu santifichi l’aria
E noi col tuo sguardo –
Te ne rendo grazia.

Prima idiota il senso
Parola azione ammira
Poi l’alito creatore
Anima ogni cosa.

Se tale occhio arde
Vale il secco tronco ·
Ferma terra spira
Nuova in cuore santo.








*


El siglo de oro: Don Francisco de Quevedo y Villegas, sei sonetti : versione originale e italiana (degli ultimi due anche la versione inglese)










ritratto di Velasquez








  • A Roma sepultada en sus ruinas
  • Desde la torre
  • Goza el campo de primavera templada y no el corazòn enamorado
  • Amor constante màs allà de la muerte
  • Significa la propia brevedad de la vida sin pensar y con padecer, salteada de la muerte 
  • A Dafne, huyendo de Apollo









A Roma sepultada en sus ruinas



Buscas en Roma a Roma, oh peregrino,
y en Roma misma a Roma no la hallas:
cadaver son las que ostentò murallas,
y tumba de sì proprio el Aventino.

Yace donde reinaba el Palatino;
y limadas del tiemplo las medallas,
màs se muestran destrozo a las batallas
de las etades que blàson latino.

Sòlo el Tiebre quedò, cuya corriente,
si ciudad la regò, ya sepoltura
la llora con funesto son dolente.

Oh Roma, en tu grandezza, en tu hermosura,
huyò lo que era firme, y solamente
lo fugitivo permanece y dura.



A Roma sepolta nelle sue rovine



Cerchi Roma a Roma, o pellegrino,
e in Roma stessa Roma non la trovi:
cadaveri sono quelle che ostentò mura,
e tomba di sè stesso l’Aventino.

Giace dove regnava il Palatino;
e limate dal tempo le medaglie,
più si mostrano distruzione di battaglie
delle età che blasone latino.

Solo il Tevere restò, la cui corrente,
se l’irrigò città, ora sepolcro
la piange con funesto suon dolente.

O Roma, nella tua grandezza, nella tua bellezza,
fuggì ciò che era fermo, e solamente
ciò che è fuggitivo permane e dura.



Desde la torre



Retirado en la paz de estos desiertos,
Con pocos, pero doctos libros juntos,
vivo en conversaciòn con los difuntos
y escucho con mis ojos a los muertos.

Si no siempre entendidos, siempre abiertos,
o enmiendan, o fecundan mis asuntos;
y en mùsicos callados contrapuntos
al sueno de la vida hablan despiertos.

Las grandes almas que la muerte ausenta,
de injurias de los anos, vengadora,
libra, oh gran Josef, docta la emprenta.

En fuga irrevocable huye la hora;
pero aquella el mejor calculo cuenta
que en la lecciòn y estudios nos mejora.



Dalla torre



Ritirato nella pace di questi deserti,
con pochi, però dotti, libri per compagni,
vivo in conversazione con i defunti,
e ascolto coi miei occhi i morti.

Se non sempre intesi, sempre aperti,
o correggono o fecondano i miei assunti;
e in musicali silenti contrappunti
al sogno della vita parlano svegli.

Le grandi anime che la morte rende assenti,
dalle ingiurie degli anni, vendicatrice,
libera, o gran don Josef, dotta la stampa.

In fuga irrevocabile fugge l’ora;
però quella il miglior calcolo conta
che nella lezione e negli studi ci migliora.



Goza el campo de primavera templada
y no el corazòn enamorado



Ya titulò el verano ronca sena;
vuela la grulla en letra, y con alas
escribe el viento, y en parlerai galas
Progne cantora su dolor desdena.

Semblante azul y alegre el cielo ensena,
limpìo de nubes y impresionas malas ;
y si a estruendo marcial despierta Palas,
Flora convida al sueno en blanda grena.

La sed aumenta el sol creciendo el dìa;
de la càrcel del yelo desatado,
templa el arroyo el ruido en armonia.

Yo solo, oh Lisi, a pena destinado,
y en encendido inverno l’alma mia,
ardo en la nieve y yèlome abrasalo.



Gode il campo della primavera temperata
e non il cuore innamorato



Già annunciò la primavera un rauco segno;
vola la gru come una lettera e con le ali
scrive nel vento, e in ciarliere gale
Progne canora il suo dolore disdegna.

Sembiante azzurro e allegro il cielo mostra,
limpido da nubi e impressioni cattive;
e se a insegnamento marziale sveglia Pallade,
Flora invita al sonno, in modo blando acconciata.

La sete aumenta il sole al crescere del giorno;
dal carcere del gelo liberato,
tempera il ruscello il rumore in armonia.

Io solo, o Lisi, alla pena destinato,
e in incendiato inverno l’anima mia,
ardo nella neve e mi gelo bruciato..

Amor constante màs allà de la muerte



Cerrar podrà mis ojos la postrera
sombra que me llevare el blanco dìa,
y podrà desatar esta alma mìa
hora a su afàn ansioso lisonjera;


mas no, de esotra parte, en la ribera,
dejarà la memoria, en donde ardìa:
nadar sabe mi llama la agua frìa,
y perder el respeto a ley severa.


Alma a quien todo un dios prisiòn ha sido,
venas que humor a tanto fuego han dado,
medullas que han gloriosamente ardido,


su cuerpo dejaràn, no su cuidado;
seràn ceniza, mas tendrà sentido;
polvo seràn, mas polvo enamorado.



Amore costante ben oltre la morte



Chiudere potrà i miei occhi l’estrema
ombra che mi toglierà il bianco giorno,
e potrà slegare questa anima mia
l’ora che il suo affanno ansioso lusinga;

ma non da questa parte della sponda
lascerà la memoria di cui arse:
nuotare sa la mia fiamma l’acqua fredda
e perdere rispetto di una legge severa.

Anima per la quale tutto un dio è stato una prigione,
vene che umore a tanto fuoco han dato,
midolla che gloriosamente arsero,

il loro corpo lasceranno, non la loro passione;
saranno cenere, ma avranno sentimento;
polvere saranno, ma polvere innamorata.    



Significa la propia brevedad de la vida, sin pensar y con padecer, salteada de la muerte



!Fue sueño ayer; mañana será tierra!
!Poco antes, nada; poco después, humo!
!Y destino ambiciones, y presumo
apenas punto al cerco que me cierra!

Breve combate de importuna guerra,
en mi defensa, soy peligro sumo;
y mientras con mis armas me consumo,
menos me hospeda el cuerpo, que me entierra.

Ya no es ayer; mañana no ha llegado;
hoy pasa, y es, y fue, con movimiento
que a la muerte me lleva despeñado.

Azadas son la hora y el momento
que, a jornal de mi pena y mi cuidado,
cavan en mi vivir mi monumento.



Indica la propria brevità della vita, senza pensare e con sofferenza, sorpresa dalla morte



Fu sogno Ieri; Domani sarà terra!
Poco fa niente; poco dopo fumo!
E destino le ambizioni, e presumo
solo attorno al cerchio che mi serra!

Breve combattimento di importuna guerra,
in mia difesa son pericolo sommo;
e mentre con le mie armi mi consumo,
meno mi ospita il corpo che mi interra.

Non c’è più Ieri; Domani non è ancora arrivato;
Oggi passa, ed è, e fugge, con movimento
che mi porta alla morte a capofitto.

Spade sono l’ora e il momento
che, salariati dalla mia pena e dalla mia paura,
ricavano nel mio vivere il mio monumento.



A Dafne, huyendo de Apolo



«Tras vos un alquimista va corriendo,
Dafne, que llaman sol ¿y vos, tan cruda?
Vos os volvéis murciégalo sin duda,
pues vais del sol y de la luz huyendo.

Él os quiere gozar a lo que entiendo
si os coge en esta selva tosca y ruda,
su aljaba suena, está su bolsa muda,
el perro, pues no ladra, está muriendo.

Buhonero de signos y planetas,
viene haciendo ademanes y figuras
cargado de bochornos y cometas».

Esto la dije, y en cortezas duras
de laurel se ingirió contra sus tretas,
y en escabeche el sol se quedó a oscuras.



A Dafne che fugge da Apollo



Dietro di voi un alchimista corre,
Dafne, che chiaman sole, e voi? tanto crudele?
Certo diventerete pipistrello,
perché andate fuggendo sole e luce.

Egli vuole godervi, a quanto intendo,
se vi prende in questo bosco selvaggio,
fischia la faretra, la borsa è muta,
il cane se non latra sta morendo.

Ambulante tra i segni ed i pianeti,
viene gesticolando le figure
carico di vampate e di comete.”

Questo le dissi, e in cortecce dure
di lauro si trasformò contro i trucchi,
piccato, il sole fu lasciato in ombra.






Sonetti amorosi e morali


*


Versioni metriche (sonetti numerosi ma solo in italiano): 
STAMPA SALVA
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2018/02/sal.pdf




*

He indicates the brevity of life, unthinking and suffering, 
surprised by death

Traduz. A.Z.Foreman



My yesterday was dream, tomorrow dirt,
Nothing a while ago, and later smoke.
My pitiful ambitions I exert
All to strike what destroys me with one stroke.

The skirmish of a war I cannot win,
I am the weakness of my strategy,
And while my very cannons do me in,
My body does not bear but buries me.

Yesterday's out, tomorrow yet unplayed.
Today runs by and it is and was and flings
Me headfirst into death without delay.

The moment and the hour are but a spade
Salaried by my fears and sufferings
To dig my monument from my live day.



To Daphne, fleeing from Apollo

Traduz. Alix Ingber



"An alchemist is running after you,
Daphne, he's called the sun, and you're so rude?
Without a doubt you're acting like a bat,
since Sun and light you so swiftly elude.

He plans to have you, as I understand it,
if he can catch you in this forest dark:
his quiver's noisy, but his purse is voiceless;
the dog must be near death, since it won't bark.

A hawker of the signs and of the planets,
he's making funny faces, gesturing,
all laden down with steamy days and comets."

This I said; and to stiff laurel bark
she grafted herself on, to flee his wiles,
and the sun, pickled, was left in the dark.





*

un regalo ricevuto:





ph salsel, altare di marmo di Portovenere



ROMANCE 


foto: Madame Muette
a cura di Massimo Sannelli

*




https:
//chiaraadezati.files.wordpress.com/2018/08/romance.pdf



Presagio, Libro delle figure



Vorgefühl
Das Buch der Bilder




Ich bin wie eine Fahne von Fernen umgeben.
Ich ahne die Winde, die kommen, und muß sie leben,
während die Dinge unten sich noch nicht rühren;
die Türen schließen noch sanft, und in den Kaminen ist Stille;
die Fenster zittern noch nicht, und der Staub ist noch schwer.

Da weiß ich die Stürme schon und bin erregt wie das Meer.
Und breite mich aus und falle in mich hinein
und werfe mich ab und bin ganz allein
in dem großen Sturm.








Presagio
Libro delle figure




Sono come un vessillo in mezzo al vuoto.
Ho presagio dei venti che verranno, e li vivrò,
mentre le cose sono ancora immote;
ancora le porte si chiudono lievi e nei camini è la calma;
non tremano ancora finestre, e ancora la polvere pesa.

Io so già le tempeste  e sono eccitato come il mare.
E mi dispiego e ricado in me
e mi distacco e sono tutto solo
nella grande tempesta.


*
Arnold Schoenberg: Four Orchestral Songs Op. 22 (4. Vorgefuhle)
https://www.youtube.com/watch?v=evkhwdzEcW4



Aquarelle en cinq minutes






Oh ! oh ! le temps se gâte,
L’orage n’est pas loin,
Voilà que l’on se hâte
De rentrer les foins !…

L’abcès perce !
Vl’à l’averse !
O grabuges
Des déluges !….

Oh ! ces ribambelles
D’ombrelles !….
Oh ! cett’ Nature
En déconfiture ! ….

Sur ma fenêtre,
Un fuchsia
A l’air paria
Se sent renaître….




Acquarello schizzato



Oh! Oh! Si guasta il tempo,
È vicino lo scempio,
Si corra come il treno
A ritirare il fieno.


L'ascesso scoppia!
Toh lo scroscio!
O diverbi
Dei diluvi!


Oh! I ruscelli
Di ombrelli!...
Oh! 'sta Natura
Nella rottura!...

E alla finestra
Una fucsia
Dall'aria paria
Si sente desta.



Hôtel de la Croix de Malte, una torre ospitale.

HÔTEL DE LA CROIX DE MALTE. GÊNES



C’era una volta un grande albergo, a Sottoripa. Era in un "gigantic
palace", come ha scritto Henry James, e comprendeva anche la Torre dei
Morchi. Si chiamava Hôtel de la Croix de Malte – il nome francese era
scritto sulla facciata – o Croce di Malta. Siamo tra i secoli XVIII e
XIX. L'Hôtel de la Croix de Malte ha ospitato Mary Shelley,
Montalembert, Ricardo, Coulmann, Smollett, Roland, Babington, Dickens,
Trelawny, Flaubert, Bournonville, Hawthorne, Michelet, Paul de Musset,
Stendhal, Fenimore Cooper, Twain, Henry James, Verdi... Questo libro è
il romanzo di una torre ospitale.







A cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli
prefazione di Giuseppe Marcenaro
Tormena Editore, Genova 2016.
Pp. 84, illustrato.
ISBN: 978-88-8480-129-6

italian sample of accuracy




Hey Joe, pick me right now
(scarica gratis le versioni, vedi qui in fondo)


*




Musica sei e triste ascolti musica?
Dolce non odia dolce, gioia si gode gioia.
Perché ami quanto accogli non felice,
o con piacere prendi la tua noia?

Concordanza di sposi temperati,
suoni uniti, se offende a Te l’orecchio,
è un rimprovero dolce a chi divide
le parti che dovresTi avere unite.

Nota: una corda dolce sposa all’altra
risuona sempre in mutua vibrazione,
come mamma felice, babbo e bimbo

ad una voce cantano una nota.
È non vocale, è varia, e sembra una,
Ti canta: «singolo, non sei nessuno».


https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2016/06/bellamico.pdf


Music to hear, why hear’st thou music sadly?
Sweets with sweets war not, joy delights in joy.
Why lov’st thou that which thou receiv’st not gladly,
Or else receiv’st with pleasure thine annoy?
If the true concord of well-tuned sounds,
By unions married, do offend thine ear,
They do but sweetly chide thee, who confounds
In singleness the parts that thou shouldst bear.
Mark how one string, sweet husband to another,
Strikes each in each by mutual ordering,
Resembling sire and child and happy mother
Who all in one, one pleasing note do sing:
 Whose speechless song, being many, seeming one,
 Sings this to thee: «Thou single wilt prove none».



*