Due parole sugli aeroporti
Si può alzarsi come al solito al mattino e andare
all'areoporto.
Non ha importanza se vi lavori o voli da qualche
parte.
L'aeroporto è un buon posto per pensare.
In un certo senso attrae più l'aeroporto del volo.
A questo mondo sono i più prossimi al cielo.
Al primo sguardo la parola principale là è volare.
Pure nei fatti sopravanzano qui, perfino quando è
in volo,
le parole amore e assenza.
L'aeroporto è simile a un falò di purificazione,
in conseguenza dell'essere l'attesa un piccolo
volo e che il volo stesso può essere disdetto,
non sei lì ancora nell'aria, ma bene un po'
sospeso.
Là è così bello che la strada che vi porta pure è
bella
e il mezzo di trasporto altrettanto bello, con cui
viaggi,
e il guidatore pure che ti porta,
e pure tu sei bello, a fianco o dietro di lui.
Durante il trattenimento all'aeroporto, se almeno
un poco non ti volgi al bene
dovresti rivolgerti allo psicologo o al prete.
Significa - tu non senti né comprendi neanche
l'elementare.
Significa - tu hai seri problemi interni.
Mi ha sempre interessato come sia il dipendente
d'aeroporto
fuori dell'aeroporto, ove si voglia,
che domande discuta, quando rida, quando pianga,
da cosa sia magato all'amore.
Non dev'essere gente così semplice, penso a volte.
Simili a medici che trattano a corrente d'aria,
o musici di sciolta da tempo orchestra,
più di altri consapevoli.
Agiato se in generale puoi volare, ma non voli.
Agiato, trovarsi all'aeroporto e riflettere,
la terra in ultima analisi null'altro
che un aeroporto gigante.