Georgien 2008

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Nika Jorjaneli, EIN PAAR WORTE ÜBER DIE FLUGHÄFEN






Due parole sugli aeroporti



Si può alzarsi come al solito al mattino e andare all'areoporto.
Non ha importanza se vi lavori o voli da qualche parte.
L'aeroporto è un buon posto per pensare.
In un certo senso attrae più l'aeroporto del volo.

A questo mondo sono i più prossimi al cielo.
Al primo sguardo la parola principale là è volare.
Pure nei fatti sopravanzano qui, perfino quando è in volo,
le parole amore e assenza.

L'aeroporto è simile a un falò di purificazione,
in conseguenza dell'essere l'attesa un piccolo volo e che il volo stesso può essere disdetto,
non sei lì ancora nell'aria, ma bene un po' sospeso.

Là è così bello che la strada che vi porta pure è bella
e il mezzo di trasporto altrettanto bello, con cui viaggi,
e il guidatore pure che ti porta,
e pure tu sei bello, a fianco o dietro di lui.

Durante il trattenimento all'aeroporto, se almeno un poco non ti volgi al bene
dovresti rivolgerti allo psicologo o al prete.
Significa - tu non senti né comprendi neanche l'elementare.
Significa - tu hai seri problemi interni.

Mi ha sempre interessato come sia il dipendente d'aeroporto
fuori dell'aeroporto, ove si voglia,
che domande discuta, quando rida, quando pianga,
da cosa sia magato all'amore.

Non dev'essere gente così semplice, penso a volte.
Simili a medici che trattano a corrente d'aria,
o musici di sciolta da tempo orchestra,
più di altri consapevoli.

Agiato se in generale puoi volare, ma non voli.
Agiato, trovarsi all'aeroporto e riflettere,
la terra in ultima analisi null'altro
che un aeroporto gigante.



Nika Jorjaneli, SOMMERERWARTUNG








In attesa dell'estate


Ora  arriva la mia estate dello scorso anno dal retro
della casa di fronte.
Enterà dalla finestra - aperta come le mie mani,
siederà su tutte le sedie contemporaneamente
e mi chiederà un bicchier d'acqua.
Mi saluterà poi con calore,
mi ascolterà incoraggerà
andrà a far la doccia.

Allora metterò la stessa musica
ascoltata la scorsa estate
e ancora una volta saprò
avere ciascuno la propria estate
e che la mia - nacque con me
invecchierà con me.

Te la presento,
e quando la tua la mia non incontrerà più,
apprendi prima d'altri che non vivo più.


Nika Jorjaneli, Kehre nicht in die Stadt zurück,




Non tornare in città, ora che la lasciasti.
Nello stato originario si trova il legno difronte a te.
La schiera di case sputaci su. Vero, è difficile: in una nascesti.
Eppure le attraversavi ed eri la tua ombra.

Non tornare in città. Pensa di non sapere più la via
e, perduto senza fretta,
altro non ti resti che sedere al buio su un tronco caduto.
La città ti lasciò andare. Le fosti sempre superfluo.

Non tornare in città. Cercati altro destino!
Se ti manca il coraggio, non rinfacciare ad alcuno la sorte infelice.
Non guardare invano le more pupille, mangia piuttosto more di campo.
Non tornare in città. Nemmeno in paese.

Sfiora delicato l'erba, l'albero, la foglia. Con cura, altrettanto delicato
struggiti poco a poco fino alla fine
Nel verde del luogo, divertiti, godi l'ebbrezza dell'essersoddisfatto,

di esserti alleggerito, per non essere tornato.


Nika Jorjaneli, POSTLUDIUM





Probabile avrei
volatile odore
di eclatanti e truccate scemenze aspirato
ma non sono in grado
comprendo a caro prezzo
al mondo un unico odore -
tomba smossa, -
offuscato di odore di vecchi e simile sporco
e di me.
Respiro i colli di tombe
battaglie di bande dove lo sconfitto

rinvenuto a pena sniffa cocaina di bassa qualità.



Nika Jorjaneli, Schatten der Spatzen







Nell'aria invernale volano ombre di passeri.
L'esseresoli allontana la sua ultima maschera,
il volto non più detestabile delle maschere.
Giganti stanno le case d'ambo le parti.
Per quanto ci riguarda - come se non ci fossimo.

Ma esistiamo. Questo è il punto.
Venissimo al mondo bevessimo il thè
passassimo il tempo sui libri,
accoglienti comodi caffè per tranquilli discorsi tirati in lungo,
a casa mature ortiche dell'indisposizione.

Venissimo al mondo.
E ci veniamo. Fiocchi di neve giganti.
Continueremo fino a trovare il tesoro,
sepolto anticamente dagli dèi
nel preciso luogo scordato.



Nika Jorjaneli, Il congiuntivo




In summa si conclude
il congiuntivo bella cosa stramba!
Il discorso volga su felicità disattese,
lui è nel suo elemento.
Si tratti di mali incurabili -
lo stesso.
Non si lascia afferrare, aria ma sentire, fuoco.
Decostruisce l'atto, fa impazzire il soggetto.
Pattuglia dell'indice gli incroci.
Cuore della lingua e misura di realtà.
Generalmente impermeabile.
Convincente suona ad esempio quanto segue:
fosse esploso un paio di secondi prima,
non ci sarebbe stato sacrificio di morti,
o seguiamo ipotesi:
tu avessi i soldi, saremmo (stati) senza fallo insieme.
Il congiuntivo!
Desiderio, dubbio, possibilità…
Certo. Ma anche quest'una cosa ancora: verità.
Quel che auspichiamo eppure non accade
e quel che non vogliamo eppure fu -
tutto controllato dal congiuntivo.
Qui pone i paletti,
troppe condizioni,
a noi aspiranti alla felicità.
Da lui fu deviato l'indicativo,
attraverso di lui stimabile solo come comparsa.
Sprofondati nell'indicativo lo vedremo per accertamento di felicità
poco credibile,
risultato
d'inadempienza alle condizioni congiuntive.
Cantiamo allora il congiuntivo!
Ammorbidirlo!
Sua curatela indebolire
lo statico pendente indicativo!
Onde non si destino sospetti
divertiamolo con miseri imperativi!
Non si offenda mutevole contesto di parvenze.
Non sia invocata invano l'ira.
Non decliniamoci.



Nika Jorjaneli, EXKURSUS






I

Il sole si trascina per la strada.
Stretto si tiene ai raggi
come chioccia ai pulcini.

II

Tutto tanto chiaro,
come se, non illuminato
rivestito di cuoio giallo.



Nika Jorjaneli, Du lässt dich nicht mehr täuschen




Non ti lasci illudere - diventi vecchio.
E nulla ne può l'esperienza.
La pellicola fra te e la realtà
man mano si assottiglia
e l'effetto di realtà
si fa sempre più diretto.
Prima anche vedevi il male
che allora c'era uguale
ma in nessun modo lo volevi vero,
lo escludevi e in spirito gridavi:
impossibile, non può affatto essere!
Più il tempo passa più diviene chiaro
che così è

come già un tempo fu.

Nika Jorjaneli, Die Menschenmenge




La folla è un vuoto.
Impenetrabile vuoto.
Guardo la folla e ti attendo.,
vedo un vuoto dei più impenetrabili
e attendo il tuo arrivo,
per facile che appaia questa cosa
ad un primo sguardo.
Pure non uscirai fuori dalla folla.
Non può lasciarti uscire dal suo interno.
Nel muschio di un arco di notte piovosa appari
custodito da due vecchi cavalieri del vento
da un anello di fuoco scorrerai,
come stanca tigre,
da fonda scura crepa incederai
assetata d'aria Euridice,
mai mi volterò
pur di avvertirti ancora alle mie spalle.

Nika Jorjaneli, Il tempo



Il tempo è merce scadente.
Chiunque ne sappia il limite di potere
tenta di ammanettarvi.
E il tempo non fa eccezione,
regolato sottosta e impone.
Non ha un re manette
più strette che le ore.
Immaginate la microscopica esiguità dei re
ora che persino il tempo è una bolla di sapone.

Il tempo è merce scadente.
Amici, il suono più triste al mondo è il ticchettìo,
il passo più triste - quello di un orologio.
Indossato al polso, appeso al muro.
Ci spiano dalle vetrine e accumulano tragedie,
gli orologi - depositi di inanità.
Il tempo balla negli orologi,
un magro vecchio nella discoteca deserta.

Le inaffidabili catenine
sono fili esili di minuti, giorni, anni.
Appendetevi addosso - chi lo può - diamanti e perle,
o se no monete, ossicini bucati,
ma non confidate nelle catene del tempo -
lo strappo è inevitabile.
Non si paghi caro
partecipare allo spettacolo
poco spirituale - che ha nome Il tempo!

Il tempo è merce scadente.
Infatti: non fossimo nemmeno mai arrivati in ritardo,
alla fine vedremmo che mai siamo stati
nel luogo giusto all'ora giusta.
Questa visione vale la pena.
Solo una cosa raggiungiamo,
solo una a tempo debito, per così dire: morire.
Pure anche in questo punto
per alcuni non siamo puntuali.

Il tempo è merce scadente,
per questo ci cattura un discorso sull'eternità.
Eppure un bel giorno ci pare
di aver sprecato il tempo e che sia tardi.
Di questo su tutti i flauti si suona.
Da questi pensieri ci facciamo influenzare,
come cadono nelle fosse gli elefanti.
Che peccato!

Talvolta il bisogno del tempo è sì evidente
che occorre inventare il surplus.
Ai supplementari diverse gare scadenti
come il tempo, se gli interessi personali sono in gioco.
Tutta qua l'essenza dei supplementi.
Nessuno di questi
potrà supplire alla mancanza di tempi regolari.

Voi - che di fretta andate per le strade -
dove arriverete? A passo lento!
solito, calmo il cammino,
eviterete l'affanno,
e la probabilità di caduta,
diventerete l'un l'altro più attraenti.
Chi giunge a tempo,
non avrà più di chi si attarda.