Georgien 2008

Georgien 2008
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Quanto sento se vago così, incorporeo e umano





 



Ho sperimentato in me, con me, le aspirazioni di tutte le epoche, e con me hanno passeggiato, sulle rive ascoltate del mare, le inquietudini di tutti i tempi. Quello che gli uomini hanno voluto e non hanno realizzato, ciò che facendo hanno ucciso, quello che le anime sono state e nessuno ha detto: di tutto questo si è formata l’anima sensibile con cui di notte ho passeggiato in riva al mare.
Siamo chi non siamo e la vita è breve e triste. Il rumore delle onde di notte è un rumore della notte; e quanti lo hanno udito nella loro anima, come la speranza costante che si disfa nell’oscurità con un rumore sordo di spuma profonda! Quante lacrime hanno pianto quelli che hanno ottenuto, quante lacrime hanno perduto quelli che hanno vinto! E tutto questo, nella passeggiata in riva al mare, è divenuto per me il segreto della notte e della confidenza dell’abisso. Quanti siamo! In quanti ci illudiamo! Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere, nelle spiagge che sentiamo nelle alluvioni dell’emozione! Quello che si è perduto, quello che si sarebbe dovuto desiderare, quello che si è ottenuto e soddisfatto per errore; ciò che abbiamo amato e abbiamo perduto e che, dopo averlo perduto, amandolo per averlo perduto, abbiamo capito che non lo avevamo amato; quello che credevamo di pensare quando sentivamo; ciò che era un ricordo e credevamo fosse un’emozione; e il mare tutto, che arrivava, rumoroso e fresco, dalla grande profondità della notte, ad agitarsi vivace sulla spiaggia, durante la mia passeggiata notturna in riva al mare…Chi sa almeno cosa pensa o cosa desidera? Chi sa cosa siamo per noi stessi? Quante cose la musica suggerisce, e per noi ha un sapore buono il fatto che non possano esistere! Quante ne evoca la notte e quante ne rimpiangiamo e che non sono mai esistite! Come una voce liberata dalla estensione della pace, il rotolare dell’onda si infrange si spegne e c’è una salivazione udibile su tutta la spiaggia invisibile. Quanto muoio se sento per tutto! Quanto sento se vago così, incorporeo e umano, con il cuore fermo come una spiaggia, e tutto il mare di tutto, nella notte in cui viviamo, che batte forte, satirico, e si calma, nella mia eterna passeggiata notturna in riva al mare!


Il libro dell'inquietudine



*

Todas as cartas de amor são ridículas, e ancora due











Todas as cartas de amor são 
Ridículas. 
Não seriam cartas de amor se não fossem 
Ridículas. 

Também escrevi em meu tempo cartas de amor, 
Como as outras, 
Ridículas. 

As cartas de amor, se há amor, 
Têm de ser 
Ridículas. 

Mas, afinal, 
Só as criaturas que nunca escreveram 
Cartas de amor 
É que são 
Ridículas. 

Quem me dera no tempo em que escrevia 
Sem dar por isso 
Cartas de amor 
Ridículas. 

A verdade é que hoje 
As minhas memórias 
Dessas(*) cartas de amor 
É que são 
Ridículas. 

(Todas as palavras esdrúxulas, 
Como os sentimentos esdrúxulos(**), 
São naturalmente 
Ridículas.)





Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'e' l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verita' e' che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).


*
da Poemi di Alberto Caeiro:



O amor é uma companhia.
Já não sei andar só pelos caminhos,
Porque já não posso andar só.
Um pensamento visível faz-me andar mais de pressa
E ver menos, e ao mesmo tempo gostar bem de ir vendo tudo.
Mesmo a ausência dela é uma coisa que está comigo.
E eu gosto tanto dela que não sei como a desejar.

Se a não vejo, imagino-a e sou forte como as árvores altas.
Mas se a vejo tremo, não sei o que é feito do que sinto na ausência dela.
Todo eu sou qualquer força que me abandona.
Toda a realidade olha para mim como um girassol com a cara dela no meio.



L’amore è una compagnia.
Non so più andare solo per le strade,

perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutto me stesso ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.





Traduzione di Pierluigi Raule





*






Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.









*

piuttosto azzeccato, secondo me



La pazzia, lungi dall'essere un'anomalia, è la normale condizione umana. Non esserne consapevole, se essa non è grande, significa essere normali. Non esserne consapevoli, se essa è grande, significa essere pazzi. Esserne consapevoli, se essa è piccola, significa essere disillusi. Esserne consapevoli, se essa è grande, significa essere geni.

le colpe dei genitori




Nella sera vaga e vasta,
fuori colma di voci
in cui l'umano contrasta
con la carezza dell'ora,
da me si innalza
un brivido dell'anima
un disagio come
d'aver perduto la calma,
e l'ansia di abbandonare
tutto quanto amai,
di andare al di là del mare
senza casa né patria,
soffre in me un momento
il dolore di non poter essere.
Ho nel pensiero
il non poter convivere.
E, goccia a goccia, un pianto
quasi senza causa accarezza
il mio tremulo malessere,
e allaga il mio cuore.
Cuore indeciso,
chi volle tu vivessi?

leggere di tutto



Un uomo deve leggere di tutto, un poco o quel che può, da lui non si pretenda più di tanto, vista la brevità delle vite e la prolissità del mondo. Comincerà da quei titoli che a nessuno dovrebbero sfuggire, i libri di studio, così comunemente chiamati, come se non lo fossero tutti, e questo catalogo sarà variabile in base alla fonte della conoscenza a cui si va a bere e all’autorità che ne governa il flusso, nel caso di Ricardo Reis, alunno che fu di gesuiti, possiamo farci una certa idea, pur essendo i nostri maestri tanto diversi, quelli di ieri e quelli di oggi. Poi arriveranno le inclinazioni giovanili, gli autori prediletti, le passioni temporanee, i Werther per il suicidio o per sfuggirne, le serie letture della maturità, finché non si giunga a un punto della vita in cui ormai tutti, più o meno, leggiamo le stesse cose, anche se il primo punto di partenza non perderà mai la sua influenza, con quell’importantissimo e universale vantaggio che hanno i vivi, vivi per ora, di poter leggere quel che altri, morti prima del tempo, non sono arrivati a conoscere.

L'anno della morte di Ricardo Reis

con un verso ingrandire l’universo



Trasformandomi così, come minimo in un folle che sogna ad alta voce, come massimo non in un solo scrittore, ma in tutta una letteratura, anche se ciò non servisse che a divertirmi, il che sarebbe per me già tanto, contribuisco forse a ingrandire l’universo, perché colui che, morendo, ha lasciato scritto un solo verso bello ha reso i cieli e la terra più ricchi e più emotivamente misterioso il fatto che esistano stelle e gente.

Livro do desassossego por Bernardo Soares


Entrei no barbeiro no modo do costume, com o prazer de me ser fácil entrar sem constrangimento nas casas conhecidas. A minha sensibilidade do novo é angustiante: tenho calma só onde já tenho estado.

*

Depois que os últimos pingos da chuva começaram a tardar na queda dos telhados, e pelo centro pedrado da rua o azul do céu começou a espelhar-se lentamente, o som dos veículos tomou outro canto, mais alto e alegre, e ouviu-se o abriu de janelas contra o desesquecimento do sol. Então, pela rua estreita, do fundo da esquina próxima, rompeu o convite alto do primeiro cauteleiro, e os pregos pregados nos caixotes da loja fronteira reverberavam pelo espaço claro.

*


Um sopro leve de vento, que por trás da janela não sinto, rasga em desnivelamentos aéreos a queda retilínea da chuva. Clareia qualquer parte do céu que não vejo. Noto-o porque, por trás dos vidros meio-Hmpos da janela fronteira, já vejo vagamente o calendário na parede, lá dentro, que até agora não via. Esqueço. Não vejo, sem pensar. Cessa a chuva, e dela fica, um momento, uma poalha de diamantes mínimos, como se, no alto, qualquer coisa como uma grande toalha se sacudisse azulmente dessas migalhinhas. Sente-se que parte do céu está já azul. Vê-se, através da janela fronteira, o calendário mais nitidamente. Tem uma cara de mulher, e o resto é fácil porque o reconheço, e a pasta dentifrícia é a mais conhecida de todas.