La vita è ‘soffio’, respiro (quel pneuma che nel pensiero degli
Stoici arriva a coincidere con lo spirito); è sincronizzandosi con il ritmo di
tale respiro, che il vivere trova (o ritrova) senso, posizione, ragione. Tutto
si sfiora e si compenetra, ogni cosa si ingloba reciprocamente, in un
incessante inspirare e subito poi tornare a sé, dentro sé, alla propria
singolarità, uno spazio intimo nel quale ecco convergere mondi altrui, le ‘vite
degli altri’ […] Ecco l’evidenza che le piante, con
il loro silenzioso, inoffensivo, inesauribile ossigenarsi e ossigenare,
intendono trasmetterci. Il valore dell’essere fluidamente tutti connessi al
resto dell’atmosfera. Senza perciò temere di venire invasi da niente e nessuno
(nessun ‘prossimo’), poiché anche di quel prossimo siamo composti, nello stesso
momento in cui noi pure contribuiamo alla sua composizione.
Recensione a Emanuele Coccia, La vie des plantes.
Une métaphisique du mélange